“Rouge. Il fuoco sulle labbra” di Isabel del Greco, eroscultura editore. A cura di Antonella Scarfagna.

 

Rouge sono una serie di episodi in cui il filo conduttore è un rossetto di Chanel di colore rosso con il quale la protagonista dipinge le proprie labbra prima di ogni incontro di sesso infuocato.

 

“…ero una vincente per natura, con la competizione incisa nel DNA al pari dei miei capelli rossi.”

 

Con questa semplice frase l’autrice evoca in maniera prepotente e sensuale l’immagine di una donna “pantera”, rapace, e con un forte spirito di avventura, una di quelle donne estremamente sicure di sé e con una forte personalità, che attivano i feromoni dei maschi eccitati da un femminile che li sfida e che sentono il desiderio di dominare.

Gli uomini che incontra hanno la tendenza e la volontà di sottometterla, almeno a letto visto che fuori dalle lenzuola è qualcosa che lei non permetterebbe mai. Anzi, in molti casi è lei stessa a provocarli in tal senso, in quanto eccitata oltremodo da situazioni di tal sorta.

I suoi uomini sembrano tutti dei maschi Alfa con l’attitudine al comando e al controllo sul femminile ma in realtà sono vittime del suo desiderio di essere sottomessa. Non stiamo parlando di pratiche di Bdsm, qui si tratta di quel tipo di sottomissione che molte donne amano, quella tra le lenzuola e che si concretizza nel desiderio di abbandonarsi nelle mani di un uomo che sa come dar loro piacere, che sia anche un po’ rude ma non violento, di quelli che sanno fin quando spingere il limite per poi fermarsi, che sanno domare con rispetto e sensualità.

Faccio un inciso su quanto affermato a proposito della sottomissione riportando le parole del dottor Alberto Caputo, sessuologo dello IES, Istituto di Evoluzione Sessuale. «L’istinto di dominio e sottomissione è naturale e fa parte di un corredo evoluzionistico che garantisce l’adattamento della specie, ed è insito nella nostra biologia. Queste dinamiche sono presenti in gran parte della nostra vita e in ogni tipo di relazione (genitori, scuola, amici, coppia). Quando vengono intellettualizzate, rielaborate e sessualizzate, creano una dimensione di gioco e di eccitazione, che va oltre il puro aspetto di dominanza e assume aspetti creativi… questo tipo di erotismo si basa in gran parte sull’eccitazione mentale, il che lo rende più affine alla sessualità femminile, per cui questa dimensione è predominante, oltre che necessaria. Inoltre, le donne sono più inclini a questo tipo di giochi perché hanno una capacità di intellettualizzare le pulsioni sessuali molto più articolata e vasta rispetto all’uomo. Più si investe sul desiderio e l’elaborazione delle fantasie, prolungando e mantenendo alta l’eccitazione mentale, più il rapporto sessuale viene valorizzato per la donna».

In tal caso il confine tra dominatore e dominato continua a esistere da un punto di vista oggettivo ma in realtà c’è una continua interscambiabilità dei ruoli durante tutta la durata del rapporto e soprattutto si percepisce il sottile ma forte potere del sottomesso.

Nei vari episodi il tasso di eroticità è molto elevato e a volte le scene sono descritte in maniera dura e diretta. Sembra che non ci sia una connessione tra di essi e si potrebbe pensare che l’autrice abbia voluto solo descrivere degli scenari di sesso fine a se stessi e quindi più avvicinabili al porno. Magari qualcuno si lamenterà di ciò, ma non mi stancherò mai di ripetere che l’erotismo è anche forte e che il confine tra questo e il porno è soggettivo.

Tuttavia, c’è da dire che se si legge attentamente tra le righe e si entra nella psicologia della protagonista, la storia che sottende i vari episodi e che li lega assieme esiste e si ritrova in questa frase:

 

“intrappolata in un matrimonio con un uomo che disprezzavo e in balia di un amante che non si decideva a rapirmi una volta per tutte, trovavo vaghe ed effimere consolazioni in storie di una notte che costruivo nella mia mente per renderle accettabili al mio corpo, solitamente esigente e volubile. Volevo darmi via, svendermi per provare un’emozione, ma tutto durava quanto un preservativo acquistato a un distributore.”

 

Sembra che l’insoddisfazione affettiva spinga la protagonista verso una sorta di bulimia sessuale, ricercando rapporti carnali alla stregua di un antidepressivo.

 

“nella mia testa, finché non mi fai tua, sono di chiunque”

 

Tuttavia anche dopo la separazione dal marito e aver coronato il desiderio di convivenza con l’amante, la donna continua a vivere le sue avventure, a volte coinvolgendo anche il compagno stesso. A questo punto il sesso smette di essere un tentativo di riempire un vuoto affettivo per diventare invece un sublime piacere da soddisfare.

Consigliato agli amanti dell’erotismo a tinte forti.

 

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