“Io sono Valeria” di Danilo Cristian Runfolo, Eroscultura. A cura di Milena Mannini

 

Introduzione. 

Uno dei termini maggiormente usati per screditare una donna, togliergli lo status di avente diritti e umiliarla è l’aggettivo “puttana”. Questo la relega nell’emisfero degli esclusi, di coloro che minacciano la stabilità di una morale societaria, la spersonalizzano e la mostrano agli altri come oggetto di consumo. Esclusa sì, ma non deviante, in quanto la escort, la meretrice, la puttana appunto, ha un grande ruolo nell’equilibrio societario, è la detentrice degli impulsi sessuali considerati scomodi sia dalla religiosità che dalla morale che tende a escludere il sesso come portatore di disordine. L’armonia e la struttura rigida permettono a una società di sopravvivere, e per farlo non può cambiare nè avere scossoni emotivi eccessivi. Ma al tempo stesso serve incanalare la peggiori perversioni (che poi a un attento sguardo perversioni non sono ma lo diventano in quanto eccessivamente ignorate) in qualche “oggetto del desiderio” che sia privo di limiti, di imposizioni e di regole comunicative precise. Ecco che le bocche di rosa, quelle che usano il sesso per raggiungere fini economici o solo per passione, servono per approfondire il divario tra giusto e sbagliato, tra morale e amorale, tra Madonne e Maddalene da redimere, affinché tutti trovino comodo il loro ruolo e esercitino attraverso esso, il controllo sociale.

Eppure…

Non tutti sanno che l’etimologia del termine puttana è stato abilmente camuffato dal potere.

Anticamente il termine definiva una particolare condizione prettamente sacrale. Quello che nel volgo popolare è offensivo, deriva dal latino puteus ossia quel luogo naturale, cavità o bosco, appositamente scavato per simboleggiare il grembo della rinascita. Per non parlare dei romani, o dell’avesta, dove mediante la parola putika ci si riferiva a un lago mistico di acqua rigenerante. ecco che emerge una vera distorsione del linguaggio atto a mantenere una gerarchia netta tra la femminilità sacra e ciò che è culturalmente e socialmente accettabile, rendendo l’idea di un sentimento di venerazione religiosa, alludendo a ciò che era puro e santo, qualcosa di odiato, temuto e deplorevole.

Puttana, l’insulto becero che ogni uomo senza palle rivolge a una donna è in realtà un offesa proprio per l’intenzionalità, portata avanti dal mondo vigliacco e maschile,  di distorcerne il significato. Puttana in senso offensivo è il peggior degrado per la donna.

E se vi sembra strano che la sessualità si leghi a un concetto di sacro, significa che avete davvero bisogno di staccarvi da tale preconcetto. Perché questa dicotomia non può non provocare patologia nella mente. Anticamente prima della frenesia bigotta cattolica, il sesso era una vera e propria liturgia, un atto sacramentale chiamato hierogamos che permetteva ai partner di trascendere i sensi comuni per entrare in una dimensione spirituale. Era un rito di passaggio.

Ecco in certi libri, che denunciano il declino voluto e studiato di un termine che in realtà significava altro, ci aiuta a riprendere, piano piano i fili del nostro autorevole passato, per poter divenire essere umano a trecentosessanta gradi e non più burattini, che mettono la propria coscienza nelle mani del giudice di turno.

La nostra Milena ci racconta, dunque, un libro che è molto più di un erotico, ma è un’arma per rompere il muro del becero silenzio complice.

Buona lettura.

 

Alessandra Micheli

 

 

 

C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare, come medaglie della propria mediocrità.
(Alessandro Baricco)

 

L’ulivo comincia a spegnersi da dentro.
Per questo il suo tronco si svuota e si contorce su se stesso in perenne movimento.
E più muore dentro più è maestoso fuori.
Io la dignità la racconto così.
(Monica Lazzari)

 

Questo romanzo è il racconto della vita di Valeria, ma il nome potrebbe essere benissimo uno qualsiasi, persino il mio,  una donna che ha sempre saputo cosa voleva e sopratutto come ottenerlo

 

Una puttana è, nello specifico, una scultrice di desideri sessuali che prende un pezzo di pietra privo di forma e crea al suo interno l’immagine tridimensionale che il cliente desiderava da sempre assumere o possedere. La sua opera dura una notte, o una vita intera.

 

Una donna che non è spaventata dalla sua sessualità ma che la asseconda

 

Ero sempre stata una gran troia, sin da piccola, sin da quando, appena undicenne, io che sono classe ‘47, scoprii la mia vera natura interiore; quel giorno in cui la bimba dai boccoli biondi e gli occhi azzurri svelò inaspettatamente a se stessa la donna che scalciava per prendersi il mondo.

 

che la vive a pieno facendone una professione, una fonte di guadagno per poter fuggire da una vita che non sentiva sua e per non doversi sentire umiliata come invece succede a sua madre costretta a vendersi al padrone di casa per pagare l’affitto

 

Non sapevo ancora come, ma decisi in quell’istante che avrei portato mia madre via da quella casa e dal cazzo schifoso di Emilio. Decisi che non le avrei permesso mai più di umiliarsi in quel modo. Lo giurai a me stessa, e ovviamente mantenni la promessa.

Aveva un’amica, una collega e un amore che rispondevano allo stesso nome, due personalità che si distinguevano anche per la clientela che avevano, ma che una nell’altra trovavano pace

 

io e lei avevamo due camere distinte perché entrambe ricevevamo separatamente i clienti, e avevamo anche voluto renderle diverse per stile e arredamento, facendo sì che ognuna di esse rispecchiasse, quanto più possibile, il carattere e la personalità di due puttane simili, ma profondamente diverse.

Valeria è una donna che non ha mai avuto paura, che era solita trasformarla in coraggio, perché ognuno di noi trova la sua forma di difesa personale e per lei era l’attacco, fino a quando la paura non si prende la sua rivincita

 

Sì, solo in quell’occasione ebbi davvero paura. Ne ebbi tanta

 

In tutti i lavori esistono pericoli, e anche le donne che fanno “la vita” ne affrontano parecchi, anche se agli occhi delle persone “normali” magari se lo meritano

 

Urlavo, come urla una puttana, ma non mi sentiva nessuno e nessuno mi avrebbe potuta salvare. Li pregavo di fermarsi, e davo per scontato lo avessero fatto da un momento all’altro. Mi sbagliavo, non lo fecero. Piangevo, non mi ascoltavano. Tremavo, mi scopavano.

 

….uomini. Una parte di essi, quella relativa alla bestialità che il sesso scatena in loro. Da quel giorno non ho più smesso di amare le donne, quelle come Luisa, quelle come mia madre, quelle come me, quelle come tutte le puttane.

 

Forse una donna debole avrebbe cambiato il suo modo di vivere, ma non Valeria, che ancora giovane rimette insieme i pezzi e va avanti, anche se adesso ha perso anche l’appoggio dell’unica amica che aveva.

 

detto sinceramente, me ne sono sempre fottuta di tutto, specie della gente e della falsa morale che copre luride coscienze.  Io ero quella, quella era Valeria e quella sarebbe rimasta, per sempre e comunque.

 

Nel corso della vita non si piega a nessuno, ottiene ciò che vuole e tutto ciò che di materiale può comprare il denaro. Ma c’è una cosa che Valeria non può fare, fermare il tempo, che inesorabile passa, per tutti, anche per chi si sente invincibile, e passando ci presenta il conto e Valeria, come chiunque, comincia a fare bilanci e ad accorgersi che è sempre più sola, che forse è venuto i momento di cambiare vita

 

Non so bene neanch’io come siano andate le cose con lui, non conosco la risposta a tanti perché, e non so neppure per quale motivo io, puttana ormai quasi del tutto sentimentalmente lesbica, abbia lasciato che quell’uomo s’insinuasse, dopo corpo e lenzuola, anche nel mio frammentato e fragile cuore che ho sempre creduto, o voluto credere, impermeabile all’amore.

 

Ci prova Valeria a cambiare vita, di trovare quella pace interiore a cui ogni uomo e donna aspira, un porto sicuro dove riposare il corpo e lo spirito

 

Ecco, Paolo era la tregua, la pace, il fazzoletto bianco, la fine delle ostilità o semplicemente la bandiera a mezz’asta di una resa parziale.  

  ma quanto può durare?

 

Beh… insomma, alla fine furono anni piacevolissimi, quelli trascorsi con Paolo, e quasi subito accettai di andare a vivere in casa sua e insieme viaggiammo moltissimo, in Europa ma anche in Asia, continente che lui adorava…………. Avrebbe fatto di tutto per strapparmi un sorriso,

 

Si trova da sola di nuovo Valeria e non ha alcun dubbio su cosa debba fare, nonostante l’età stia avanzando inesorabilmente

 

Ho continuato a scopare e a farmi scopare fino al compimento dei cinquantanove anni, poi ho smesso, ho smesso del tutto.

 

Alla fine Valeria è sempre più vicina alla consapevolezza, che forse, tutto quello che la rendeva felice, era solo effimero, nulla che davvero le riempisse il cuore o che la facesse sentire speciale,

 

Avevo avuto tutto, eppure, non avevo nulla.

 

Ma la dignità e il coraggio le permettono di affrontare anche quest’ultima fase della vita a testa alta

 

Sono pronta, dunque: che mi portino pure il conto. Che preparino la croce i giudici, e i chiodi, e la corona di spine, o diano al popolo le pietre per punire ancora la lurida Maddalena.

 

Per definizione un romanzo erotico è uno scritto che abbia come suo argomento principale la trattazione anche esplicita di temi legati alla sessualità e all’amore fisico, attraverso i quali vengono, non di rado, veicolati contenuti filosofici o spirituali.

Ebbene in questo romanzo già dalle prime frasi è chiaro che sia un erotico, per linguaggio e tema trattato, ma scorrendo le pagine ci troviamo a leggere e a riflettere, a farci domande e a darci risposte, a pensare che in fondo in ognuno di noi c’è una puttana anche se non vogliamo ammetterlo, perché la vita ci porta ad esserlo e non nel senso sessuale del termine, ma in senso lato, in fondo, se ci pensate, tutti ci siamo trovati a dover accettare compromessi per vivere meglio, per la carriera, per la famiglia, ecco in questo lo siamo un po’ tutti, io di sicuro

 

Milena Mannini

 

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Oggi il blog consiglia un libro che ha avuto un grande successo sulla piattaforma di wattpad “Oltre il tempo. Parte seconda vol. II” di Daria Reiani. Imperdibile!

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Si tratta del terzo libro  della quadrilogia in fase di pubblicazione integrale su Wattpad dove è possibile leggere anche i precedenti (“Oltre il tempo – Parte prima – Vol.1” e “Oltre il tempo – Parte prima – Vol.2)”.

 

 

Sinossi:

cos’è successo quel giorno? Com’è possibile che non sia morta? E che cos’ha a che fare questo con la persona che ama? Sono molte le domande alle quali Vivian cerca di trovare risposta. Per farlo dovrà abbandonare gran parte delle sue certezze, seguire il suo cuore a dispetto dei rischi e della razionalità, intraprendendo un viaggio che non poteva nemmeno immaginare…

 

 

 

L’Autrice

Ciao, mi chiamo Daria Reiani, nata nel 1990, ho una famiglia che amo e vivo in Toscana, nella provincia di Siena. Sono una ragazza qualunque, curiosa, diplomata al Liceo Socio Pedagogico, laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Ho iniziato a scrivere “Oltre il tempo” nel 2009. Da allora ci sono state diverse interruzioni ma non ho mai abbandonato davvero la mia passione. Molte cose sono state importanti per la stesura, come le esperienze personali, gli studi, il cinema, la musica, i libri che ho letto. Tra quelli del genere young adult “romantico” ho apprezzato particolarmente la celebre saga di Twilight di Stephenie Meyer che mi ha fatto sognare per la sua intensità e il modo magistrale in cui è stata scritta.

 

Il mio profilo Wattpad  https://www.wattpad.com/user/DariaReiani

 

 

Pagina Fb: https://www.facebook.com/dariareiani.romanzo.oltreiltempoquadrilogy/

 

 

 

È possibile l’acquisto in formato ebook su StreetLib (prossimamente anche in cartaceo) e nelle librerie online collegate

https://www.streetlib.com/it/librerie/

 

“Le gemme dell’Eubale”. Ananke” di Cristiana Meneghin, lettere animate editore. A cura di Alessandra Micheli

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Quando mi impegno a recensire un libro la prima cosa che pretendo da me stessa è una concentrazione assoluta, tale da permettermi di entrare direttamente e senza filtri nella testa dell’autore. Una recensione deve poter analizzare, senza preconcetti sia il significato del testo ossia l’intenzione o la percezione che lo scrittore inserisce nel racconto (sia quella manifesta ma soprattutto quella più occulta) sia la capacità del contesto di armonizzarsi con questo significato.  Non tutti i generi possono fornire lo sfondo ideale e pertinente ai mille significati che l’autore tenta di inserire nella sua opera, ed è questa l’unica “critica” possibile. Ogni passo stilistico e strutturale segue un preciso piano mentale, è mio compito individuarlo, renderlo manifesto al lettore onde guidarlo a un acquisto consapevole.

Premesso ciò, cercherò ancora una volta di entrare nel mondo personale dell’autrice, scusandomi sin da ora per la mia invadenza.

Ananke è un libro scritto non per vendere (uno dei motivi che aborro) ma perché la fantasia sicuramente fertile della Meneghin è stata stuzzicata da domande anche profonde che si concentrano in una sola: può l’amore saldare qualcosa che è distrutto?

E può l’amore davvero superare ostacoli e persino pregiudizi sociali?

Per rispondere a questi quesiti si è cimentata in una narrativa rosa con due protagonisti fragili ognuno a suo modo. Ma, quando si è interrogata sulle motivazioni profonda che avrebbero dovuto separare i due futuri amanti, si è trovata a un bivio: poteva spiegare questa cesura con motivazioni classiche?

Può un dolore di un amore perduto, un tradimento, un’indecisione data dall’immaturità, o un trauma davvero spiegare le resistenze che portano due anime o due cuori all’incontro?

Lei si è risposta di no.

Pertanto ha creato un contesto complesso e intrigante con cui spiegare le difficoltà dell’incontro con l’altro, accentuando tramite la distopia questa diffidenza dell’alterità.

Se ci è riuscita o meno, sarà il lettore a deciderlo.

Pertanto, il libro Ananke parte mostrando all’attonito lettore una situazione devastante, scaturita dalle più segrete e innominabili paure dell’uomo: una nuova apocalisse.  Questo disfacimento, questa totale fine del conosciuto è spiegata con un evento neanche tanto remoto, come l’impatto di un meteorite sulla nostra (neanche più di tanto) amata terra. Un disastro apocalittico reo di aver creato un nuovo diluvio che ci fornisce immediatamente la percezione di una modifica non soltanto geografica, ma valoriale e soprattutto morale. Questo mondo, che prima sembrava, grazie alla tecnologia, senza confini, ora appare ristretto avvolto da precisi e invalicabili limiti. Ri-sottolineo non soltanto geografici. E questi stessi si ritrovano inseriti nella psiche, forse contorta del protagonista a cui subito si associa, per diritto di nascita, un rigido e anche claustrofobico ruolo sociale. In un mondo da ri-costruire e anche da difendere, consapevoli della fragilità delle nostre certezze Arhon appare il nuovo eroe, colui sulle quali si basano le speranze e le ansie di ricostruzione di un mondo sorto dal diluvio che ricorda lontanamente e neanche molto, il mito sumero.  Ecco che la terra antica, quella che avevamo imparato a conoscere e a dominare, si rivolta e si trasforma in un ambiente ostile e inquietante poiché di nuovo ignoto. Ed è questa paura di quello che non conosciamo che rende l’essere umano totalmente in balia di eventi, emozioni e terrori:

 

Fu ribattezzata con il nome Eliseia, ovvero: colei che si è salvata dalle acque, dopo che l’impatto Eubale-Terra innescò degli eventi a catena che distrussero la maggior parte delle zone emerse del nostro pianeta. E fu solo il fatto che la sua altitudine fosse di mille e duecento metri sul livello del mare a salvare Eliseia dall’inabissarsi nelle acque del Mar Adriatico e l’unico motivo della sopravvivenza dei miei concittadini e della mia stessa famiglia. Le terre di poco più a sud e quelle leggermente più a est di Eliseia non goderono di altrettanta fortuna. Quell’evento portò onore, fama e gloria alla mia famiglia.

Speranza risorta dalle acque Elisea diviene la terra promessa, emblema di inizio ma anche di debolezza del novello Noè il progenitore di una nuova razza di umani che dovranno imparare a convivere con il cambiamento totale, consapevoli della caducità umana di fronte alla terrificante forza della natura.

Cosa accade, dunque in un mondo che emerge dalle acque simbolo del disastro e che non vuole smettere né di ricrearsi né di sopravvivere?

Semplice.

Bisogna adeguare la mutevole natura umana alle nuove circostanza, imparare di nuovo ad apprendere. Da un lato quindi, si creeranno barriere difensiva per tutelare ciò che rimane dell’umanità, dall’altro bisognerà imparare ad accettare, convivere e cooperare con il nuovo mondo, uscito totalmente modificato da questo tremendo impatto, modificato nella sua struttura morale e visiva, con nuove piante, nuova fauna ma soprattutto nuovi valori. E questi valori sono soprattutto di accettazione, di difesa, di purificazione dalle scorie radioattive (ma possiamo anche pensare a una purificazione dalle patologie del pensiero moderno) e scendere a patti con quell’ignoto rappresentato da queste strane mutazioni animali. È soltanto l’accettazione della diversità che può portare i benefici che la novità catastrofica apporta. Ecco che gli animaltus divengono simboli della nuova condizione umana, una via di mezzo tra l’umanità e l’istinto animale: gli shen. Eppure questa doppia e interessante natura diventerà l’unica salvezza persino per la protagonista, in quanto incarnerà la saggezza necessaria a sopravvivere anche ai drammi personali, grazie alla leggerezza. Infatti natura umana estremamente logica sposata con il puro istinto, forse dona quella soavità nel comprendere ogni evento nella perfetta ragnatela della vita.

Gli shen per questa duplice natura divengono estensioni del nuovo umano, che grazie a loro, nonostante tenti strenuamente di far sopravvivere l’illusione che nulla sia cambiato e in questo l’autrice è molto brava, inserendo elementi quotidiani in una quotidianità che non esiste più.  Ecco che nonostante la volontà di continuazione con la precedente cultura, l’essere umano post apocalittico è totalmente diverso. Non servono canzoni, macchine e gesti reiterati che però appaiono stonati per convincersi che tutto può tornare come prima dell’impatto, perché c’è il patto con gli Shen a ricordarci che esiste una reale modifica dell’esistenza di Ambra e Ahron.

Ed eccoci ai protagonisti Ambra e Arhon.  Entrambi totalmente a disagio in questo nuovo mondo, impossibilitati a riconoscervisi, Ambra con una forte menomazione al suo equilibrio che rende evidente la precarietà di questo nuovo modo di vivere e Arhon con un ruolo talmente ingombrante da cercare scappatoie spesso distruttive. eppure reazioni diverse: una guerresca e eccessivamente rabbiosa, l’altra cooperativa e creatrice ma totalmente priva di un reale centro da cui ri-costruire la sua perduta identità. E questa identità la Meneghin ce la fa trovare attraverso l’incontro, nell’infrangere i tabù che sostengono questa precaria società, nel riconoscersi come liberi solo nel toccarsi, nel guardarsi e nel porsi nudi uno di fronte all’altro. Ecco che grazie alla passione che come uno tsunami travolge tutto con sé, certezze, volontà e preconcetti che trovano in fondo la loro vera unità.  Il contesto distopico fa, quindi soltanto da sfondo e spiegazione alle difficoltà che due persone trovano nel volersi sfiorare, compenetrare e riconoscere. Pertanto il rosa inteso come indagine dei sentimenti la fa da padrone e trova anche la sua ragione di esistere individuandosi come unica e privilegiata forza per trasformare davvero l’uomo, fragile e in difficoltà davanti a una vita che per sua natura deve cambiare.  E’ un libro incentrato forse, sulla ricostruzione di se stessi, quando ci si perde lungo la strada della vita, quella piena di sassi e interruzioni, quella che non ci dona l’illusione della perfezione ma che si nutre di disequilibrio, quella forza ordinatrice che fa trovare il suo posto al caos restituendoci armonia degli opposti.

E non è un caso che il nemico più oscuro di questo mondo si chiami Seth. Seth era, infatti, nella mitologia egizia il do del disordine, in contrasto eterno con Horus incarnazione vivente dell’ordine cosmico Maat.

È sulla ricostruzione di se stessi che i due protagonisti dovranno fare i conti concentrandosi sull’incontro come unico mezzo di riconoscimento e accettazione delle diversità, delle parti oscure, delle fragilità delle imperfezioni, osservandosi e abbracciandosi e riparare attraverso l’amore quelle ferite presenti in ciascuno di noi. E cosa migliore di quella forza che:

 

che move il sole e l’altre stelle

Può portare davvero ordine nel caos?

Può farci superare pregiudizi e preconcetti?

Può restituirci la serenità perduta?

L’amore in questo testo è il vero centro, e non si tratta di un amore solo passionale, ma di quella forza che riesce a non morire mai e riversarsi come un fiume fresco a irrigare ogni campo, ogni prato, ogni terra desolata.

L’amore, guidato dalla Dea Ananke intesserà la sua tela e metterà la nostra Ambra in un dedalo di scelta importanti, apparentemente distruttive, la condurrà tra abisso e paradiso, la stordirà con i suoi soavi profumi ma la ferirà con spine acuminate fino, forse, a restituirla davvero a sé stessa.

Per scoprire cosa accadrà non ci resta che attendere i successivi capitoli di quest’avventura.