“Dimmi la verità, tutta la verità” di Jane Lythell, Newton e Compton editore. A cura di Natascia Lucchetti

dimmi-la-verita-tutta-la-verita_7639_x1000.jpg

 

 

Ho letto questo libro praticamente tutto ad un fiato e nella recensione voglio partire proprio dallo stile. Sì, perché lo stile conta moltissimo quando si legge un’opera. Le frasi che descrivono le vicende, i pensieri e i gesti, sono precise e scandiscono un ritmo veloce, quasi serrato.

L’approfondimento psicologico, necessario per il genere, è completo e fornisce un quadro ampio dello schema di pensiero delle due protagoniste, analizzando fino alla radice il motivo dei loro comportamenti. Heja e Kathy sono realisticamente costruite pezzo per pezzo, a partire dall’infanzia e al loro rapporto con la famiglia.
Ma ora voglio andare per gradi ed analizzare i vari temi che più mi sono sembrati in evidenza.

La figura di Kathy è incentrata su un rapporto morboso con il suo lavoro. La donna, infatti, nonostante abbia partorito da poco, preferisce non godersi nemmeno i primi mesi di suo figlio per mantenere un ruolo di rilievo all’interno della redazione. E’ stata promossa editor ed è pronta a sacrificare la maggior parte del suo tempo per la sua realizzazione professionale. In un certo senso, utilizza il lavoro come un palliativo per dimenticare i suoi problemi, lasciarli sospesi lì, relegati a quel poco tempo che passa a casa.

Una frase in particolare mi ha colpita:
Ora penso che ci sono molte, molte persone che si alzano ogni mattina con i cuori pieni di odio o di dolore, vanno al lavoro, svolgono le loro mansioni, mantenendo la loro integrità.

Il lavoro è uno scudo, quando si sta con gli altri si indossa una maschera che copre tutte le insicurezze, e si finge che vada tutto come deve. In realtà, è proprio sul lavoro che incontra il maggiore ostacolo alla sua felicità, che fa acqua da tutte le parti. Heja fa parte del suo team, nonostante lei non la desideri tra i piedi. Come se avesse avuto un acuto di sesto senso, Kathy la vede come inopportuna. Heja è praticamente il suo opposto: controllata, sofisticata e molto misteriosa. Inizia a darle sui nervi soltanto dalla sola presenza. Sa che è finlandese e che nella sua terra natia è piuttosto famosa e decide di approfondire il discorso con il marito, Markus. Egli si rivela da subito sfuggente sull’argomento e questo sarà il primo input che farà preoccupare Kathy, le farà avere grossi dubbi sulla stabilità su quel matrimonio arrangiato in fretta e furia in vista del parto imminente. Sembra che la nascita del piccolo Billy abbia fatto da collante tra i due, che abbia restituito loro quel minimo di felicità appena accennata durante la gravidanza. Markus, tuttavia, continua ad essere sfuggente e schivo relativamente a tutto ciò che ha fatto parte della sua vita in Finlandia e più tempo passa, più Kathy sente il peso di quelle grosse omissioni, soprattutto quando si sente sotto pressione per tanti problemi inspiegabili avuti sul lavoro.

Heja invece ha un obiettivo ben preciso. Al contrario dell’entropia che domina la vita di Kathy, la finlandese fa capo ad una freddezza, ad un ordine e una determinazione che le fa vedere chiunque come un mero strumento. I colleghi, l’amante Robert e tutti quelli che la incontrano, servono egregiamente al suo scopo. Lei è cresciuta a fianco di Markus e l’ha amato con tutto il cuore ed è stata ricambiata fino a quando non è divenuta ossessiva, gelosa da fargli paura. In un primo momento decide di minare la vita lavorativa di Kathy e tenta di sabotare la sua iniziativa maggiore, ma vede che questo non riesce a farle compiere altri passi verso Markus e così decide di agire, di rischiare, introducendosi più volte nell’appartamento che quest’ultimo condivide con la moglie e il figlioletto. Heja diviene una stalker anche se è così abile da non farsi mai scoprire da Kathy. Con Markus è tutto diverso invece. Ecco che la Regina dei Ghiacci abbassa le difese fino ad umiliarsi, a prostrarsi. E’ l’unica occasione in cui lei è veramente se stessa, dove la paura non la trasforma. Eh sì, perché Heja è paradossalmente schiava di paure e insicurezze, come ogni persona ossessivamente gelosa.

Come dicevo prima, le protagoniste sono definite benissimo sin dalla loro infanzia.
Kathy ha avuto tutto l’amore possibile dalla sua famiglia e la serenità avuta in gioventù le ha dato una visione più dolce della vita, più positiva. Il ritratto della sua famiglia infatti è tinteggiato con i colori vividi del Portogallo in estate, con l’animosità e il calore di quella mamma mediterranea, con la dolcezza pacata del papà inglese. Kathy pensa positivo e si fida delle persone. Di tutti quelli che hanno a che fare con lei, soltanto Heja rappresenta una minaccia inevitabile, una persona sbagliata che non si impegna nemmeno di comprendere. Lei si chiude e pretende che ogni cosa vada come desidera, precludendosi anche la possibilità di capire quel marito taciturno che lentamente si allontana da lei.

Rivali in amore mosse da sentimenti diversi.

Io ho un grosso difetto e tendo a schierarmi sempre dalla parte di chi sbaglia, se questo qualcuno è ben motivato e sì, Heja è ben motivata. Lei è una pazza, non c’è che dire, ma la sua follia trae radici da un’infanzia terribile. Amata dal papà, ma completamente dimenticata dalla mamma, lei continua a sentire il peso della mancanza di quell’affetto. La sua maschera gelida non le permette di esternarlo con nessuno, ma la realtà è che lei desidera soltanto essere il mondo di qualcuno.

 

Mi chiese cos’era che mi piaceva del mio lavoro e ricordo molto bene la nostra discussione.
«Mi piace sentirmi al centro delle cose. Lavorando in una redazione, vieni a sapere cosa succede nel mondo prima che gli altri lo sappiano. E sì, mi piace l’apprezzamento. L’adulazione, come l’ha definita una volta Markus!».
«Ti piace? O ne hai bisogno?», disse Arvo. «Forse la televisione è come la luce negli occhi di una madre».
Ero perplessa e mi ripeté la frase.
«Sei attirata dalla televisione perché è come la luce negli occhi di una madre». Ci pensai su per qualche minuto. Arvo sapeva che gli occhi di mia madre non si illuminavano mai quando guardava me.

Il romanzo è scritto in prima persona e le realtà da esso narrate sono vivide e credibili, tanto da far provare al lettore i sentimenti e le angosce dei protagonisti. Le descrizioni sono dettagliatissime soprattutto nella morfologia delle città, negli odori e nei sapori tipici di ogni luogo. Jane Lythell è capace di farci percepire la realtà in cui si muovono i personaggi, le loro angosce, la loro paura. Il sentirsi braccati e il braccare. L’ossessione e la follia, come la paura sono ben motivati e realistici, tanto che con lo scorrere del romanzo e il delinearsi delle vicende, non è più tanto semplice attribuire il ruolo di vittima e carnefice.

E’ un thriller psicologico stupendo, con un’introspezione che convive perfettamente con le vicende, l’intreccio. Il punto di vista duale è vincente e piacevole, soprattutto quando parla di Heja. Kathy è l’ordinario, Heja è lo straordinario, è una meravigliosa e motivata follia condivisibile dai sognatori, visto che la bellissima Regina dei Ghiacci è una sognatrice che non si arrende mai e che, nella sua disperazione e determinazione, passa per metodi esasperati e scorretti, talvolta estremamente dannosi, pericolosi. Più si sente a rischio di perdere quell’amore che vuole a tutti i costi, più è audace e terribile.

Consiglio questa lettura a tutti gli amanti dell’introspezione e di un realismo vivo che riesce a mettere in dubbio la concezione di giusto e sbagliato che, in questo romanzo, sono separati da un filo sottilissimo, facile da spezzare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...