“Il volo del nibbio” di Marco Maria Capponi, 0111 Edizioni. A cura di Natascia Lucchetti

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Come potrei riassumere questo libro in poche parole?

È un efficace spunto di riflessione sulle conseguenze dei totalitarismi. Questo perché l’autore ha deciso di mettere a confronto due nazioni con sistemi completamente diversi a reggerle. La Capitale Ovest è la patria del Comunismo. Questo modello politico proibisce la proprietà privata, il libero pensiero e addirittura la formazione spontanea di famiglie. Anche l’amore, in tutte le sue forme, viene praticamente bandito, poiché indebolisce l’uomo e lo astrae dal suo ruolo di “compagno”, da ingranaggio di una macchina completa che è lo Stato.

Nilats, il nostro protagonista maschile, deriva proprio da questa realtà. Egli è completamente svuotato e l’autore lo disegna esattamente come pura esteriorità e abnegazione. Obbedisce e basta, anche senza sapere il perché, senza sapersi spiegare come mai la Capitale Ovest è sempre in guerra. Proprio come tutti gli altri non so fa domande, almeno fino a quando, nella zona smilitarizzata tra la sua nazione ed Edenia, non incontra Nike, una ragazza che gli regala l’emozione di contatto umano, nonostante lei sia un’ ” usurpatrice”, un’abitante di Edenia.

Grazie a lei conosciamo l’altra faccia della medaglia. Edenia e l’estremizzazione del capitalismo. I suoi abitanti sono convinti di avere l’estrema libertà, visto il benessere in cui vivono. Benessere manipolato dai vertici del sistema, che usano la propensione all’acquisto per tenerli schiavi, uniformarli. Infatti i tanti negozi e i prodotti industriali, scandiscono la vita delle persone. Non c’è più un oggetto che ha il suo nome, tutto si riconosce con marche, slogan, motivetti pubblicitari. L’identità delle persone scompare, divorata dalla moltitudine di insegne al neon, dalla pubblicità martellante. Tutto è come la moda del momento dice che sia. Emblematico è il passo in cui Nike riceve un vecchio libro in regalo. L’oggetto, custodito con cura da lei, viene buttato dalla mamma, poiché ciò che non è nuovo e sponsorizzato non ha più alcun valore.

E questa filosofia si riferisce anche alla Storia, al passato, che è come se non esistesse.

Ciò che è stato deve essere distrutto.

Nike è stanca dell’omologazione, è stanca di quel mondo basato sull’acquisto compulsivo, è stanca di essere solo un nome tra tanti e lo stesso Nilats, anche se per lui il cammino verso la libertà è più lento. Il sentimento che lega sempre più forte i due ragazzi, li porterà alla decisione di lasciarsi alle spalle il mondo omologato dei totalitarismi per raggiungere la terra degli Uomini Liberi, dove esiste un governo democratico unito alla possibilità di essere sé stessi.

E il romanzo parla proprio di questo, di un risveglio delle coscienze, condannando pesantemente entrambi i modelli politici. È una lotta contro l’omologazione del pensiero sia attraverso la forza che attraverso l’inganno. L’autore scava a fondo nell’animo umano, spiega i diversi tipi di reazioni alla privazione della libertà scolpendo personaggi interessanti e ben caratterizzati.

Dietro nomi, volti e gesti, c’è una profonda analisi del pensiero. Il mondo de “il Volo del Nibbio” fa paura proprio perché nelle due società estreme lì presenti, possiamo ritrovare degli allacci congruenti a quello che viviamo. Guardate come mutano i tempi e come la cultura, sebbene facilmente accessibile a tutti, venga relegata nel passato. Sono più importanti i tormentoni, le mode del momento.

Conta più apparire e mostrarsi agli altri che vivere il momento.

Basti pensare al boom dei social network, più facile veicolo per imporre mode e tendenze.

Questo libro va letto, perché ha un immenso valore e fa riflettere su un tema importante, su una dinamica dalla quale è facile finire travolti in tempi come questi.

Ve lo consiglio!

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