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Quando ho letto la trama di questo libro, essa ha creato in me tantissime aspettative. Nonostante sapessi che il target di questa produzione è formato da un pubblico di ragazzi, il tema dell’importanza del ricordo nell’identità di un essere umano, mi ha rapita.
L’inizio è davvero forte. La descrizione del prelievo di Kendra, un’amica della protagonista Sloane, è veramente efficace e trasmette il senso di oppressione che il contesto in cui si muovo i personaggi dovrebbe dare. Mi ha convinto parecchio e devo ammettere che la prima parte del libro si tiene su un buon ritmo. Le vicende sono ben legate e scorrono veloci, narrate nel minimo dettaglio sia fisico, ambientale che psicologico. I personaggi vengono introdotti con ampie descrizioni caratteriali e con brevi squarci sul loro passato, nonostante siano tanti e variegati, per il momento fuori dagli stereotipi.
Con lo scorrere delle pagine, però, ho notato un esagerato rallentamento delle vicende. La trama lascia un profondo spazio al flashback, e, giunti quasi alla metà del libro, inizia a ribadire con troppa insistenza dei dettagli tralasciabili.
Comprendo che la natura di questo genere sia incentrata sulle relazioni tra i personaggi, sui loro sentimenti, ma quello che non mi ha convinto di questo romanzo è stato il passaggio brusco da una pluralità di personaggi al semplice duetto dei protagonisti e del “terzo incomodo”, classico elemento di disturbo delle storie d’amore. Purtroppo la trama subisce un brusco impoverimento. Arrivati ad un certo punto, mentre i medici del “Programma” scavano nella mente della giovane Sloane nel tentativo di strapparle tutti i ricordi, si scade nelle solite descrizioni di situazioni romantiche sempre uguali a se stesse. Avrei compreso meglio se ci fossero stati un paio di capitoli interi dedicati alla maturazione della storia d’amore tra Sloane e James, ma il continuo parlare dei soliti momenti, variati soltanto da scarse variabili ambientali risulta pesante da leggere. Sì, potrei dire che questo elemento è ridondante e sembra fatto apposta per aggiungere pagine.

Per combattere l’epidemia, il nostro distretto scolastico ha implementato un progetto pilota, il Programma: un approccio innovativo alla prevenzione. Nelle cinque scuole del distretto, gli alunni vengono monitorati per rilevare sbalzi d’umore o comportamenti insoliti, e segnalati se viene individuato un rischio. Se qualcuno esibisce tendenze suicide, la scuola non chiama più uno psicologo. Chiama gli istruttori. E gli istruttori vengono a prenderti.

Che la storia si affossi così è un vero peccato, perché la Young crea un’atmosfera molto interessante. Sa trasmettere angoscia in questo mondo dove a nessun adolescente è concesso il privilegio di piangere. Infatti solo gli adolescenti sono l’obiettivo del “Programma”, poiché risultano più influenzabili rispetto agli adulti, del triste destino di amici e parenti che hanno scelto il suicidio come via di fuga dal dolore. L’organizzazione non si accorge, però, che violando la libertà di esprimere il male, i ragazzi se lo portano dentro fino a quando non riescono più a trattenersi. Dietro la maschera, il vero cuore muore a causa dei sorrisi finti, di quei “va tutto bene”, quando invece si avrebbe solo voglia di piangere e gridare. E’ l’oppressione stessa, data dalla paura di perdere se stessi e gli affetti più cari, a torturare di più gli adolescenti. Emblematico è il suicidio di Miller, caro amico di Sloane, che decide di farla finita perché ha perso l’amore della sua ragazza, internata nelle strutture gestite dai medici del “Programma”, dopo il suo tentato suicidio. La consapevolezza di averla persa per sempre, a causa della sua memoria cancellata, lo distrugge completamente. Piuttosto che farsi prendere e farsi “resettare” dagli istruttori, preferisce portarsi tutto ciò che è nella tomba. Per lui è un grido di libertà, ma per chi resta è un atto di codardia. E’ proprio la sua morte a distruggere James e a portarlo all’interno del “Programma” e, come le tesserine del Domino, Sloane lo segue. Sì, perché Sloane, per quanto voglia esserlo, non è una protagonista forte. Lei è dipendente da James in tutto e per tutto. La sua personalità risulta il più delle volte, labile, come la sua forza di imporsi nelle decisioni. E’ una protagonista fragile, non un’eroina, che ammette da subito tutte le sue debolezze e tenta comunque di difendere con le unghie e con i denti ciò che non vuole assolutamente perdere : l’amore di James.

Non mi capacito di come facciano a non capire. Forse è perché gli adulti preferiscono dimenticare i problemi, convinti che sia meglio non pensarci. Il Programma ci strappa via i ricordi, resetta le emozioni, ci riporta intatti, immemori di aver sofferto. Ma chi siamo senza il nostro passato?

Come tutti i libri dedicati ad un pubblico giovane, il ruolo degli adulti è terribile anche in The Program. Partendo dai genitori dei ragazzi che sono i primi a segnalare i figli al “Programma” nel tentativo di salvaguardarli nel modo più sbagliato. In realtà, la minaccia della segnalazione e la successiva perdita di se stessi, non fa altro che aumentare il peso dell’angoscia sui ragazzi e quindi ad indurli al suicidio. I genitori sembrano accontentarsi di felicità finte, piuttosto che affrontare il problema. Sono disposti a cancellare anche parte di se stessi, pur di salvare quella parvenza di normalità, anonima normalità.
Altri adulti sono i medici del “Programma” e tutti i loro collaboratori, che senza remore, ignorano le grida di protesta di Sloane e gli altri. Per loro, la cura è un doveroso gesto automatico. Sono freddi, sterili, mentono sui sentimenti pur di ottenere l’obiettivo con un distacco impressionante.

In conclusione, l’opera della Young ha un’ambientazione geniale che fa riflettere il lettore sul vero significato della propria identità, sull’importanza del passato, dei ricordi, visti come tasselli che costruiscono il nostro io. L’atmosfera riesce a trasmettere angoscia, persecuzione. I personaggi si muovono sotto i mille occhi attenti di istruttori ed adulti che non aspettano altro che internarli, curarli, in modo da debellare la minaccia il prima possibile.
L’unico neo è purtroppo la ridondanza delle solite situazioni romantiche, i flashback vertono sempre nella stessa direzione e soprattutto affrontano troppe volte le stesse sensazioni, avvenimenti troppo simili, senza variare il giusto da renderle piacevoli.

Consiglio la lettura di questo libro a chi si voglia muovere in un’atmosfera ben costruita e gradisca il genere romance. Al contrario di come quest’opera viene classificata, credo che sia godibile, forse anche di più, da parte di un pubblico non più adolescente.

 

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