“L’immagine del mio sogno” di Simona Trivisani, self publishing. A cura di Alessandra Micheli

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Cosa significa educare?

Se guardiamo alla definizione classica possiamo trarre un significato etimologico troppo vago e evanescente, un concetto eccessivamente influenzato dai diversi periodi storici e dalla diversa morale che come oramai si sa, influisce profondamente sulla costruzione dei valori sociali

Quindi l’educazione è qualcosa di più profondo della formazione delle conoscenze o di nozioni comportamentali e si deve ricercare il suo significato più autentico nella costruzione, semmai, delle facoltà mentali che possono gestire e riconoscere come idonei alla propria individualità unica e originale, i comportamenti sociali e le consuetudini di una tipica cultura.

Non a caso educare deriva dal latino educere ossia trarre fuori o tirare fuori ciò che sta dentro. Altra definizione invece si colloca in un contesto più importante ossia quello di allevare che al tempo stesso la Treccani, voce autorevole, identifica con far crescere alimentando e governando, curare e custodire. Come vedete non si tratta di un mero aspetto formale, ma incide profondamente nella psiche e nella personalità del soggetto in questione.

Una piccola digressione.

La conoscenza e la curiosità verso l’etimologia della parola è un dono inestimabile. E spesso ci si rende conto come le parole che derivano dal latino, siano foriere di significati diversi e molteplici, come a cercar di dare vita e voce a diverse sfumature della realtà. E questo significa stimolare il pensiero. E forse è il motivo principale per cui il latino è definita come lingua morta, perché stimola così tanto la comprensione da essere totalmente rifiutato dal nostro post moderno ( un vero cadavere animato da non si sa quale forza oscura)

Quindi possiamo concludere questa premessa rintracciando l’educazione come un percorso atto a estrapolare e potenziare qualità e competenze necessarie non solo a vivere in società, ma a trovare un’armonica convivenza con quelle oscure e spesso terrificanti parti del nostro io che oltre all’aspetto più luminoso si nascondono in antri dimenticati, in quelli che definiamo demoni, mostri, draghi, e che sono soltanto impulsi la cui forza dovrà servire al nostro benessere.

Esiste pertanto una differenza tra acquisizione, spesso automatica di norme non necessariamente codificate ma di generale condivisione (le buone maniere, le convenzioni sociali e un certo politicamente corretto) e valori che lo stesso sant’Agostino definì verità eterne ossia la gentilezza, la compassione, il coraggio, l’amore, la determinazione e l’empatia.

E son questi a formare il futuro essere umano che da persona diviene qualcosa di più vivo, un vero cardine che mantiene viva la catena che, dovrebbe, legarci al cielo, alle stelle, considerate fonte di ogni armonia cosmica. Non a caso la Maat egizia si rivolgeva alla via Lattea e non è un caso che i faraoni egizi rivolgessero le loro preghiere alle stelle, esse immobili eppur capaci di movimenti stuzzicavano la fantasia di tutti, con le loro meravigliose forme identificabili in una notte che, senza il loro chiarore, sarebbe risultata oscura. Ed è da quelle forme che la persona, ne ha tratto insegnamenti in grado di renderlo umano”. Pertanto, il simbolo delle stelle resterà ancor oggi fisso nel cielo a guidare il nostro viaggio terreno, grazie a valori che sono da sempre fissi in quel cielo immenso, troppo per un’anima cosi imperfetta.

Ora voi direte, cosa centra la premessa con il libro della Trivisani?

La premessa è il libro. Il libro è tutto nella premessa.

Perché nell’educazione c’è un altro dato che spesso noi diamo per scontato: ossia che ne esistono tre tipi, la formale (gli istituti preposti come scuole, università e altri organismi) la non formale (attività educative organizzate” al di fuori del sistema di educazione formale) e informale che udite, udite, sono tutti quei processi per mezzo dei quali, anche inconsapevolmente, si dà vita nell’individuo a fenomeni educativi.

E cosa saranno mai?

La famiglia per esempio, il contesto sociale e i mass media!

Eh sì cari lettori.

 Anche un libro può e deve generare un fenomeno educativo. Anzi cinema e letteratura sono fondamenti imprescindibili di questo processo che è, lo ripeto fino allo sfinimento, alla base della cultura di un popolo. E questa base può portare anche a acquisire regole molto diverse o opposte a quelle di consuetudine. Ed è questa la capacità critica che si rende necessaria alla correzione di eventuali distorsioni in seno al sistema sociale. E di queste distorsioni noi oggi, ne vediamo tante, troppe. Bullismo, mancanza di rispetto per la vita e l’uomo anche in frasi apparentemente banali, tendenza all’isolamento, all’egoismo, la volontà di emergere sottomettendo l’altro, la voglia di primeggiare, di successo, reso ancor più possibile (e quindi appetibile) grazie all’innovazione tecnologica portata da internet. Oggi l’adulto, ma soprattutto il ragazzo, ode lusinghe in ogni click e rischia di perdere il senso della realtà, considerando il mondo come un grande videogioco, laddove la responsabilità e il naturale schema di azione e retroazione, diviene totalmente svuotato di significato.

Ed ecco che mi capita tra le mani la Trivisani.

Ora, per chi si approccia a questa personalità dirompente, indissolubilmente legata alla sua arte, ci si trova di fronte una donna completa, ironica, dissacrante, una personalità effervescente e molto acuta, perfettamente tenuta assieme da un particolare collante, ossia un notevole rispetto che regge l’intera impalcatura psichica. E questo rispetto lo si avverte in ogni parola, anche in quella voce cadenzata e controllata.

Ecco cosa unisce l’autrice al testo: la volontà di donare all’altro le stesse fondamenta che reggono la sua intera psiche,  che racconta in questo testo che ha il sapore antico, eppure eterno, del romanzo classico di formazione.

Ripercorrendo e rielaborando in chiave moderna i concetti cavallereschi delle lontane storie dei cavalieri della tavola rotonda della ricerca del Graal, offre se non una soluzione una possibile lettura dei tanti drammi che affliggono la nostra strana esistenza, cosi rassicurante, cosi tecnologica, cosi civile e al tempo stesso cosi arida. I suoi personaggi sono spezzati. Alcuni hanno una notevole incapacità di interazione, avvertono la solitudine, vivono nel dramma e sono immagine speculare di ogni ragazzo di oggi. Una casistica di dolore riconoscibile in ogni volto che incontriamo sul bus, nelle strade o nei Tg. Eppure la Trivisani non ci sta a vederli perduti, senza speranza senza una direzione.

 E cosa fa?

Ci racconta una “fiaba” la storia della nostra anima che, in grado di resistere perché flessibile come l’acqua a cui deve tornare, la fonte magica, si riunirà non alla morale, ma all’etica che è alla base di quella fragile eppur dura struttura che è la nostra anima. Ragazzi che affrontano il percorso interiore (il mondo altro) per poter far nascere nuovamente la dea stellare, simbolo e contenitore di ogni armonia e di ogni speranza.

Del resto la stessa carta dei tarocchi Le stelle è pregna di bellissimi significati come pace, giustizia e armonia eventi favorevoli, prospettive rosee, il futuro rinascita spirituale, uscita da un periodo di ostacoli., il punto di arrivo, la conclusione di ciò che è stato iniziato nel passato.

E cosa è stato iniziato?

Il percorso fondamentale per divenire uomini: ossia scoprire in sé dei doni, doni importanti, valori eterni che la Trivisani sintetizza semplicemente in spirito dell’amore, della compassione, della forza e del coraggio.

Tornando a unirsi con questi temi dimenticati da una società che va troppo di fretta e unendoli appunto in un’anima integra e incorrotta, possiamo far fonte al male. Ed è nella descrizione del male che questo testo raggiunge il suo più alto valore educativo. Il male non è visto solo come una persona in carne e ossa ma si avvista come un fumo nero che avvolge l’intera vittima fino a cambiargli addirittura colore agli occhi. ecco che avvolge il drago, ecco che minaccia ogni protagonista.

E cosa si fa quando questo oscuro fumo?

Si innalza la barriera luminosa delle cose belle, dei valori buoni, dei sentimenti e dell’eticità. Solo così si abbatte il male ossia quella inquietante spira di nero che oscura il sole.

Ecco perché trovo che questo piccolo gioiello sia indispensabile non solo per gli adulti ma soprattutto per le nuove generazioni, per poter assolvere al suo unico, vero compito la scrittura, l’arte deve educare. Deve formare individui e renderli sempre meno burattini.

Pertanto grazie Simona per averlo capito e per averci dato una parte di te. Per aver voluto contribuire da cittadina e da donna, nel senso più ampio del termine, alla lotta per custodire la vera società umana e impedire il suo collasso completo.

La distruzione va combattuta con le stelle.

Oggi come ieri.

 

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