“Il divino sequel” di Dario Rivarossa, il terebinto editore. A cura di Alessandra Micheli

 

E’ notte e tutto tace, in un silenzioso etereo abbraccio.

 Il reader giace inerte sul comodino, ha detto tutto quello che doveva dire ed adesso tocca a me cercare di tradurre i suoi sussurri in pensieri coerenti che possano dare vita a una recensione.

Anzi alla Recensione.

Perché ci sono libri che non sono libri ma porte cosmiche laddove possiamo ritrovare antiche lodi, racconti e leggende, possiamo danzare con le stelle e ritrovare il punto in cui il nostro universo implodendo ha dato origine alla vita. O più semplicemente ritrovare noi. La nostra anima è stata oggetto di libri e saggi, di filosofie alte di tanti autorevoli uomini da noi letti e amati o studiati e odiati. E tra questi esiste il libro dei libri, compendio ancor oggi oscuro, rilegato nel campo della letteratura colta e forse per questo cosi disonorato: ossia il divino canto.

Si, parlo proprio della Divina Commedia, del nostro Dante Alighieri, portato come esempio di pregiata letteratura italica. Ma mai inserito, come punto di inizio del cammino spirituale, quel percorso animico che ci porta tra le fauci del nostro inferno, purificandoci con il purgatorio e lanciandoci fieri verso la luce. E in fondo la luce è inizio e deve essere fine di questa straordinaria avventura chiamata vita. Di libri sequel della Divina Commedia ne ho letti a bizzeffe, varianti usate per dare senso a una protesta, per raccontare un infinito dramma, per spronare la persona a divenire, lo ripeto sempre,  uomo.

 E ogni capitolo di questa commedia che non si esaurisce con la morte di Dante, aggiunge un tassello alla mia e vostra comprensione della vita, la nostra vita, il nostro io, e la nostra ombra. Dalla selva oscura noi partiamo, circondati da fiere accompagnati dal vate Virgilio spronati dalla divina fanciulla candida e simbolo di eterno fulgore di bellezza.

Ma per andare dove?

Cosa c’è in quella Commedia di così importante per noi e per tutto il cosmo che appare quasi in attesa di una sorta di miracolo, qualora un autore coraggioso tenti l’impossibile?

Dario Rivarossa ci dà la sua visione del dantesco canto, una visione pennellata da episodi pregni di un sagace umorismo, di pagine incredibili dove fonde con maestria generi diversi, quasi un divertimento di una mente geniale tutta dedita alla sola sperimentazione stilistica.

Cosa esiste di più bello di un genio che si mostra, lusinga la mente e manifesta tutti i suoi trucchi per donarci bellezza?

Eppure le pagine cosi intinte di arte, un’arte a tratti giullaresca a tratti venata di una cultura che estasia c’è qualcosa che sussurra.

E io non posso non essere attratta da questi arcani sussurri.

Nulla da fare.

Non amo le spiegazioni convenzionali.

Non mi baso sull’ovvio che si mostra spavaldo.

Io cerco qualcosa in più perché so, sono consapevole di essere la pedina mossa da forze più grandi di me, impegnate in una lotta cosmica.

Eh sì cari lettori.

Anche la letteratura è paladina di questo eterno scontro che non è banalmente definibile con bene e male, ma con risveglio e oblio. Tra consapevolezza e fatale sonno.

E sono cosi convinta che i libri siano semplicemente spade appuntite da accogliere, in ogni testo, come il paladino di quello o l’altro schieramento.

 Sta a me decidere se abbracciare la gnosi o la cecità.

 Ecco di nuovo la parola magica.

Gnosi.

Come se ogni testo in fondo fosse parte di questa strana eppur suadente filosofia. Del resto racconta solo di Pascoli, e del suo eterno antagonista Carducci. Racconto atto a esaltare le sue opere che tanti studenti hanno tediato ma che rappresentano pur sempre il nostro patrimonio.

Racconta di Dante sì, ma del resto non è Dante l’ispiratore di ogni percorso poetico successivo?

Certo esalta il latino in modo forse tronfio e vanesio. E poi si perde con il fantascientifico, blaterando di mondi che si collegano l’un l’altro, specchi del futuro e esempi del passato, di oggetti di strane figure dai nomi impossibili, tranne i due William e Sophia.

Oddio Sohpia…

Ecco quel nome che mi fa vibrare, che esalta la mia mente che accende una lampadina in me, illuminando il testo. Ecco il dualismo rappresentato dalle coppie maschio e femmina e quei mondi in cui gli eventi si succedono in corsi e ricorsi storici.

i corsi e ricorsi dei medesimi personaggi, che senza posa si incontrano, scontrano, separano, e poi rincontrano, e poi si separano ancora.

Aspetta: citi per caso il mio amato Gianbattista Vico?

Che libro sarà mai, come far convivere esoterismo, filosofia e fantascienza?

Einstein Dante e Pascoli, Vico e Virgilio; la salvezza e il concetto di anima tutti legati assieme in un filo invisibile che canta una melodia ancestrale…

Il libro che andrete a leggere non è solo un’abile esperimento letterario.

 Non è solo un egoistico desiderio di un autore la cui volontà sia di farsi ammirare, applaudire e forse invidiare. L’uomo qua raccontato è l’uomo nella sua ascesa verso la consapevolezza finale.

Lì dentro sono contenuti i grandi movimenti dell’universo. Inclusi i movimenti più profondi, più importanti: quelli nascosti

 Il ritorno all’unione con l’anima.

Immersi in questo mondo che gli gnostici chiamano materiale, formato dal tempo e dallo spazio, veniamo frammentati.

La parola “anima” contiene mille diverse caratteristiche di una persona; non è un elemento semplice. Sono invece gli infiniti elementi semplici a combinarsi tra loro in continuazione, dando origine a tutto ciò che esiste, rocce, piante, animali, uomini, stelle, entità sparpagliate tra le stelle. Un uomo, per esempio Dante, è la somma di tutti gli elementi che lo compongono; che però non rimangono identici per l’intera vita, ma si rinnovano, si sostituiscono uno all’altro. Qualcosa in effetti resta immutato, ma poco: vari segmenti di memoria, oltre alla “parte guida” dell’anima, che però è solo un puntolino indefinibile, invisibile, irrintracciabile.

Piccoli bit, di ricordi di pensieri, polvere di una coscienza molto più ampia di un umano, suoni che raccontano di un glorioso passato, che propendono per la crescita.

 

Quando una persona muore, i bit, i pezzetti, tornano a separarsi e a diffondersi per il cosmo.

Ecco cosa siamo noi appena nati, siamo ricordi del tutto.

 Siamo Dante e Virgilio.

Siamo la somma della saggezza passata e futura, pallido riflesso del nostro vero volto.

E questo volto è ingabbiato da sottili veli, da maschere, da immagini che sono solo pallide imitazioni di cosa siamo e che rappresentano le gabbie della quotidianità, della banalità della non azione. Perché è questo che rappresenta M’nox e sua moglie E. kate. Rappresentano l’oscurità che si crea quando non vogliamo cambiare, quando la pigrizia ci obbliga a star seduti.

M’nox non è cattivo, come potrebbe apparire a uno sguardo superficiale. Come hanno accennato in precedenza Sophia e William, il suo problema è l’ottusità. che gli scarseggi l’intelligenza, e la si è vista fin troppo in azione, ma la usa per scopi limitati, mediocri. Se a guastare il mondo fossero i “cattivi”, come nei film, sarebbero abbastanza facili da individuare. Di fatto, invece, M’nox  non è Hitler; è semmai simile a un impiegato pubblico che  svolga in modo approssimativo i propri compiti, perché non ha interessi superiori a quello di percepire lo stipendio con il minimo sforzo. Il guaio è che è proprio questa l’origine di infinite sofferenze, e tutte causate in perfetta buona fede, senza nessuna “cattiveria” nel senso forte del  termine.

 

M’nox in sostanza rappresenta

 

l’ottusità che soffoca il bene…..era la banalità del male…… M’nox cercava di lasciare le cose nel mare di noia in cui sono immerse…. M’nox difendeva i suoi piccoli scopi

E cosa dire del conformismo?

Dell’arte snaturata posta al servizio di quell’immobilismo, simboleggiata da Carducci?

 

con un pensiero sovversivo per certi aspetti, in realtà incapace di immettere nell’universo germi di sviluppo autentico. Si fa il Gradasso spaccatutto a parole, e poi nella pratica si porta avanti l’eterno gioco delle convenienze.

Pascoli, con le sue straordinarie teorie del fanciullino, le sue opere spesso non comprese è invece la creatività che rinasce, il terreno fertile in grado di sollevare velo su velo, svelare il volto dell’arconte e conquistarsi il suo paradiso.

 

nei pensieri di Pascoli persiste una buona dose di idealismo europeo ottocentesco,  perfino melenso qualche volta.

Ma, c’è un ma. Quando la saggezza, simboleggiata dalla Divina Commedia viene vissuta, quando il pensiero si tramuta, tramite meccanismi straordinari in immagine, quando la poesia, l’arte diviene corpo vivo, l’ultimo guardiano della soglia si manifesta. La Bestia.

la Bestia è l’orrore puro….. la Bestia gode nel procurare  sofferenza  morte….. la Bestia non ha scopi.

 Ecco il lato distruttivo, il vero disordine di cui M’nox non è che una patetica imitazione. E anche lì la bestia si combatte riprendendole nel proprio io, assorbendola e digerendola affinché la sua distruttiva imprevedibilità divenga arte.

E in quel percorso scopriamo il vero segreto del sacro che la religione tiene tutto per sé.

Non esistono giusti o peccatori.

 Tutte le anime verranno liberate dal Cosmico Christos, incarnato in ognuno di noi.

nel Giorno del giudizio le cose non andranno come suppone l’opinione corrente. Di solito si pensa che in quel giorno: a) il purgatorio svanirà nel nulla; b) l’inferno e il paradiso rimarranno bloccati in eterno.  Invece tu, o meglio Dante sosterrebbe che: a) il paradiso  rimarrà immutabile, e va bene; b) del purgatorio resterà in vigore, per così dire, la vetta, dove si estende la foresta dell’Eden, e lì vivranno felici in eterno Virgilio e gli altri giusti del paganesimo, governati da Catone; c) per cui una parte dell’inferno, cioè il limbo, si svuoterà.

Cosi come ci racconta la meravigliosa Pistis Sohpia. E persino uno strano figuro un certo Origene.

I mondi scaturiti dal sogno blasfemo di un’entità che spezza l’armonia originaria, i mille mondi che formeranno il nostro cosmo verranno svuotati affinché esista solo l’eterna bellissima luce. Ma quest’immagine significa anche il fermarsi del moto, di quello che passa di poeta in poeta, di autore in autore, al quale noi siamo così legati. E’ l’arte il motore che si spingerà avanti. E’ l’arte e la bellezza immortalata ne versi che è il nostro nutrimento la spinta verso l’alto. La Divina Commedia, la poesia del Pascoli con la sua sete di ritrovare la purezza, sono la nostra gnosi.

Ed è grazie a libri come questo che le ali immaginarie della nostra fantasia creeranno le scale che ci uniranno verso il cielo, sarà il nostro movimento a plasmare il cosmo e renderlo non più dualistico ma unico e armonico. È il nostro lottare con Dio che ci renderà benedetti. È l’esempio, soprattutto l’esempio. Il fatto che almeno qualcuno esca dalla grotta platoniana che salva tutti noi. È per libri come questi che noi torneremo a rimirar le stelle.

 

Compagno, io sono venuto: guardami:

son io. Tu chiedi forse che, tacito,

che, stretto tra queste mie dita,

io stesso riguardi? La vita.

La vita, ov’arde breve ora un piccolo

fuoco che presto mutasi in cenere;

che vana, che nulla vapora,

ma un fumo esalando, che odora.

C’è qualcosa da dire ancora per costringervi a abbracciare la bellezza?

 

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