“America Notte” di Juri Casati, Dark zone edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

America notte è un’antologia di racconti di un autore Juri Casati con un ovvio filo conduttore: l’America.

Ma non l’America che siamo abituati a conoscere ma quella notturna, oscurata da antiche leggende provenienti dalle più disparate culture, da un ombra persistente che non ne offusca lo splendore ma anzi lo rende ancora più suadente. E leggere Juri è come sprofondare nei miei ricordi di assidua lettrice, quando di notte il terrore, ma un terrore benigno e sano, mi avvolgeva mentre divoravo letteralmente le meravigliose storia di Amborse Bierce.

La passione per l’horror ha da sempre caratterizzato questa strana terra crocevia di tante tradizioni che, volenti o nolenti hanno saputo prosperare assieme fondandosi in quello che oggi avvertiamo come ethos americano. E non è affatto un ethos tutto dedito alla razionalità, all’arrivismo, al self made man o alla becera teoria del WASP. L’America è anche la passione e l’armonia triste degli spiritauls, il fascino della morte di Edgar Lee Master e quel terrore strisciante, fondamentalmente psicologico che ha dato vita ai racconti grotteschi e orrifici di Edgar Allan Poe.

L’America è sia l’isola felice laddove le leggi sembra che funzionino almeno a noi italiani cosi immersi in un clientelismo congenito e difficile da estirpare, è la fede nell’uguaglianza, tanto esecrata da Alexis Tocqueville. Ma non scordiamoci mai che in quel dollaro, emblema del capitalismo spicca un occhio su una priamide quasi monito di quel sogno che si traduceva semplicemente con la volontà di ripudiare i privilegi, le superstizioni e i legami eccessivamente soffocanti della religiosità. Ma queste scaramanzie non possono essere del tutto scacciate. Vivranno nei racconti orali, delle leggende come quelle di Jack o Lantern, si manifesteranno nell’oscura notte di Halloween con i suoi diavoli e i suoi mostri che scorrazzeranno per le buie strade ma soprattutto nella nostra mente. Saranno i luoghi sacri dei nativi che si coloreranno di mistero e di una certa inquietudine provocata dalla volontà tutta fordista di pensare all’utile immediato.

Ecco che Casati ci porta per mano attraverso questo contraddittorio spirito sospeso tra forma e sostanza grazie a cinque racconti che non sfiorano davanti ai grandi della letteratura.

Il primo è sotto la montagna e richiama nelle atmosfere un altro grande racconto horror ossia La leggenda della valle addormentata e La valle del sonno, di Washington Irving raccolto nell’antologia Il libro degli schizzi (The Sketch Book of Geoffrey Crayon, Gent.). del 1820. In questo racconto di Casati, la pari del suo antesignano Irving, la quotidianità e la normalità viene sconvolta da un fatto apparentemente inspiegabile. E sarà dovere del medico Ron Winkler, e della sua integerrima fede nella scienza l’arduo compito di trovare la causa di strane e orribili menomazioni nella popolazione dei minatori di una cittadina, Frink. E’ la volontà sconsiderata di potere economico unita a una sconsiderata sete di conoscenza a causare l’inevitabile disastro. In questa voglia di gnosi spinta oltre i limiti del consentito ritroviamo i temi cari al nostro Stevenson nel suo doctor Jeckill e nel Frankstein di Mary Shelley. Ma c’è di più. questo racconto ben si adatta alla rottura del patto con la natura da sempre protetto dai nativi americani e distrutto senza remore dal conquistatore bianco. una rottura con il dio ecologico che no potrà che portare a conseguenze terrificanti. Il racconto non può, infatti, non ricordare il dramma subito da molte tribù autenticamente americane, che assistettero impotenti alla distruzione dei loro luoghi sacri.

Basti pensare alle Black Hills dei Lakota, soggette alla fame dell’oro che fu scoperto nel 1874 a seguito della spedizione di George Armstrong Custer. Fu così che i primi minatori invasero la zona alla ricerca del prezioso bene e il governo degli stati uniti spostò i nativi in altre riserve del Dakota del sud overst. Non è difficile immaginare il loro Dio delle montagne ribellarsi alla dominazione che sicuramente, non portò il dovuto rispetto alla sua maestosità.

Altro racconto interessante è quello del Reduce. In questo si scorgono le influenze di una grande Ambrose Bierce con una certa musicalità del testo unita a una sorte di grottesca e acuta ironia. il reduce è fondamentalmente un disadattato incapace di adeguarsi alla società a causa di demoni che, la guerra del Vietnam, ha scatenato. E’ invisibile alla stessa società e al governo che lo ha “costretto” a una guerra infausta e crudele, pertanto un morto tra i vivi, invisibile agli occhi di chi, quella colpa cerca di annullarla con l’indifferenza. Ecco che l’anziano si sentirà più vicino ai morti che alla vita reale, più compreso forse e più amato. Il dolore condiviso si sa diviene un fardello meno pesante da portare sulle spalle. vi è poi in questo racconto totalmente poetico una sorta di sottile retrogusto che ha il sapore della musica degli spiritual, unica voce degli oppressi e schiavi per secoli che solo attraverso una poesia indimenticabile, riesce a mantenere intatta un’anima costantemente violata.

Ecco l’impossibilità dell’amore diviso dalla guerra (ancora una volta ritorna un tema caro a un America ferita e distrutta dalla pazzia umana, tema caro anche la nostro Bierce

 

fra poco   deporrò il mio grave fardello..

oh l’inferno è profondo e cupa disperazione

 by an’by

 

Parole che non stonerebbero affatto sulla bocca del nostro Reduce:

 

Ma forse questa è la fine che spetta a tutti

noi: vagare soli e incontrare persone a caso.

 

In Un caso di vampirismo, ci troviamo ancora di fronte all’orrore che si riversa nella normalità, che infrange il tabù della divisione dei modi quello della materia con quello dei peggiori incubi e lo stile cambia di nuovo, dirigendosi verso l’orrore lovecraftiano che ci pone di fronte a quella completa distruzione dei confini. Ed è sempre un medico, rappresentante della parte razionale di un’America che si affacciava sul panorama europeo ponendosi come unico esempio e referente a comprendere come:

 

E fu proprio il dottor Lewis verso sera – proprio lui che era  così scettico – il primo a scorgere in lontananza un uomo che  fuggiva sulla neve. Era l’uomo che cercavano ? O era piuttosto il volo sgraziato di un pipistrello sulla neve ?

 

In questo contatto, indesiderato, con il lato terrificante del sovrannaturale, non ci resta che accettare come il mondo seppur cosi organizzato e cosi conosciuto abbia ancora enormi riserve di ignoto.

Gli ultimo racconti la Campana rotta e la Cripta sono ancora diversi e raccontano la corsa sfrenata al potere che sia la conquista di una forza in grado di dominare la materia e o semplicemente la morte e il potere che si nutre invece, della morte stessa. È vicino a altri perfetti racconti come Progenie di Strega di Henry Wire, Sekhemet di Robert Albright e l’evocazione di Thorp McClusky. Ma con una profonda differenza. Ognuno di essi, nonostante l’orrore continua a essere una fantastica e formicolante commedia umana di vizi virtù, spettrali dolenti voci di una sofferenza che si può riassumere nella perdita di un sogno americano come racconta abilmente Bruce Springsteen in the promise.

 

Per tutta la vita ho combattuto questa battaglia

Una battaglia che nessun uomo potrà vincere

Ogni giorno è sempre più difficile

Questo sogno in cui credo

Quando la promessa è spezzata continui a vivere

Ma ti occorre qualcosa che ti venga dall’anima

Come quando viene detta la verità e non fa alcuna differenza

Ma qualcosa nel tuo cuore si raffredda

Ho seguito quel sogno per tutto il sud ovest

E nei vicoli ciechi che finiscono in bar da due soldi

E quando la promessa fu spezzata ero lontano da casa

 

 

In questo Senso Juri Casati è unico seppur capace di attingere la miglior filone della tradizione letteraria britannica e connota questi bellissimi racconti di una tristezza quassi nostalgica, un qualcosa di perduto che si cerca di compensare con una corsa, assurda e senza senso verso dei miseri tristi palliativi. E’ un racconto che si nutre dell’orrore umano ma la tramuta in una bellissima e poetica canzone spiritual, che spaventa ma al tempo stesso emoziona e commuove

 

non lasciarmi andare a fondo

intendo andare in cielo

non lasciarmi andare a fondo

guardo lassù e cosa vedo

gli angeli che mi fanno cenno

non lasciarmi andare a fondo.

 

Ed è quella l’America vera, che nonostante la rottura della promessa, il dolore, il sangue che sgorga da sogni rotti, non si arrende, ma pulsa di vita e ci racconta attraverso queste pagine la storia di tutti noi, che crollati nella polvere di strade senza fine, cercano un appiglio rivolgendo gli occhi al cielo

 

Bravissimo.

 

 

 

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