“Consigli pratici per uccidere mia suocera” di Giulio Perrone, Rizzoli editore. A cura di Andrea Venturo

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Parlare di questo libro non è semplice.

Chiarisco subito un punto: In questo libro nessuna suocera viene sottoposta a maltrattamenti.

Leo, il protagonista, ha una vita complessa. Aveva una moglie, poi l’ha tradita per un’altra e adesso tradisce quest’altra con la ex moglie.

Ha una madre assente e un padre che, in gioventù, ha fatto da controfigura a Dustin Hoffman (dice) e da allora si fa chiamare Dustin. Vita spericolata, la sua, e sempre pronto a chiedere soldi al figlio… cioè a Leo, per togliersi dai guai.

Leo ha un rapporto complesso con sé stesso, non sa decidere: meglio la ex moglie o l’amante? E perché non tutte e due? A questo so rispondere io. Leo non è un ingegnere o avrebbe ordinato all’amante di non seccarlo quando stava con la moglie punto. Leo non è neanche un’architetto che avrebbe taciuto l’una all’altra e si sarebbe goduto entrambe. Leo avrebbe dovuto rivelare alla moglie l’esistenza dell’amante e all’amante che ha una moglie. Così l’amante avrebbe pensato che lui era con la moglie,  la moglie avrebbe pensato che lui era con l’amante… e lui avrebbe avuto, finalmente, un momento di requie.

Invece fino alla fine dovrà stare sulla proverbiale graticola per risolvere i casini in cui si è cacciato cui si aggiungono quelli che gli procura Dustin.

E la suocera? Presto detto, c’è anche lei.

Leo lavora per una casa editrice e sta cercando “Consigli pratici per uccidere mia suocera”, best-seller in fieri pensato dall’editore, scritto dalla figlia e in cerca di un modo serio per portare a termine un omicidio. A chi trova l’idea vincente è offerta la vaga promessa di ottenere un posto fisso e a Leo farebbe comodo. Putroppo ricompare Dustin… cioè suo  padre e dalla burrascosa interazione con quest’ultimo si scatena tutto il conflitto primario della storia, che con la suocera dell’editore non c’entra nulla. È anche in cura presso una psicologa (ma mi domando: quanto si fa pagare? Non molto, credo) e sta tentando di risolvere l’indecisione che sta colpendo ogni aspetto della sua vita.

E qui scatta il conflitto minore, quello interno a Leo e che lo spinge a muoversi e ad agire per risolvere tanto le rogne che lo affliggono, quanto sbloccarsi e prendere finalmente (sì, è l’epilogo della storia) una decisione e che sia definitiva.

Marta o Annalisa? Il lavoro da dipendente o altro? Cambiare vita o scegliere di essere un eterno indeciso sempre ad un passo dal baratro e sempre pronto a compiere “un deciso passo in avanti”?

In questo senso “Consigli pratici per uccidere mia suocera” è un vero thriller, ricco di colpi di scena, scene ad alta tensione alternate a divertenti siparietti  per riportare la tensione a livelli accettabili prima del gran finale.

L’ambientazione

Roma, con tutte le sue bizzarrie e le sue buche per strada, fa da mero sfondo ad una vicenda che potrebbe svolgersi ovunque. L’autore non si è soffermato su questi dettagli e pure che il lettore viva altrove non avrà problemi ad immaginare una città caotica e intricata.

Personaggi

Leo è il protagonista, l’io narrante e in ultima analisi, la telecamera con cui il lettore seguirà le vicende di tutti. Dustin è il padre, ingombrante e spaccone, capace di trascinare il figlio in un vortice di vicende quasi surreali e di portarlo in una dimensione onirica molto simile ad uno di quegli incubi da cui non ci si riesce a svegliare. La relazione padre-figlio, talvolta si inverte e si ha la netta impressione che Dustin sia il figlio adolescente di Leo che deve porre rimedio ai suoi problemi.

Marta è la ex moglie, una donna caparbia e decisa, di quelle che uno come Leo trova affascinanti per il loro essere donna e madre allo stesso tempo. Marta ha tutte le intenzioni di riprendersi il suo uomo, ne ha percepito il valore sotto quella scorza di dubbi e indecisioni e ha deciso che ne vale la pena.

Annalisa invece è stata l’amante divenuta compagna (non moglie) di Leo. Giovane e leggera, rappresenta per Leo la Fuga (con la U, non fraintendete) da tutto ciò che è “responsabilità” e “prendere una stramaledetta decisione”.

Altri personaggi ridotti un poco a macchiette, ma non per questo meno godibili, sono la Dottoressa statuti, l’analista di Leo. La psicologa d’assalto che, con poche sentite parole, riesce a bombardare la psiche del protagonista e vedere cosa rimane in piedi. Enea Ranieri Malosi, una sorta di “Duca-Conte Serbelloni-Mazzanti-VienDalMare” e tutto il suo entourage che pare una compagine fantozziana felicemente trapiantata nella vita di Leo e nella quale si svolge una parte importante del suo Arco Narrativo. Sono caratterizzati con pochi, sapienti, battute che ne riassumono tutte le caratteristiche.

La Trama

Difficile per me capirlo subito, il libro non parla né di come uccidere la propria suocera, né dei divertenti casini in cui Dustin trascina il figlio Leo (che in certi momenti mi ricordano il Perotti e il su’ figliolo, nei film di Monicelli). La trama è tutta incentrata sulla crescita e il cambiamento di Leo. Il suo flusso di coscienza, quando Leo ci si abbandona, guida il lettore lungo il suo percorso interiore che lo porterà a raggiungere la maturità e la consapevolezza di un adulto… e potete star tranquilli che non vi ho raccontato il finale.

Tecnica e stile.

La narrazione avviene sempre in prima persona, a volte tramite la narrazione diretta da parte di Leo, a volte tramite il suo flusso di coscienza, a volte tramite gustosi flashback. Per quanto si tenti di trovarne, non ci sono mai tempi morti, ogni elemento  è inserito con cura per spiegare, raccontare, fornire i dettagli necessari a comprendere e a far arrivare quello che all’autore evidentemente importa molto: le emozioni. Difficile far provare imbarazzo, vergogna, desiderio, rabbia, terrore, invidia… o anche solo parlarne per far comprendere appieno cosa passa per la testa di Leo. L’autore ci riesce e lo fa con una naturalezza disarmante, come se non solo gli fosse perfettamente chiaro cosa prova il suo  personaggio, ma come se fosse normale che per Leo i sentimenti di tutti gli altri siano perfettamente chiari. Nella realtà accade qualcosa di differente: spesso si proietta sugli altri quello che noi proveremmo al loro posto e poi, quando alla proiezione si sostituisce la realtà (a me sembra che tu ti stia divertendo, invece ridi perché te la stai facendo sotto dalla paura…) si creano equivoci, incomprensioni e tante altre vicende che animano la vita di tutti i giorni. Leo invece possiede l’empatia a livelli semi-divini per cui sa sempre cosa provano gli altri, in modo esatto, senza proiettare. Questo aspetto sarebbe innaturale e poco credibile… ma questa enorme empatia di Leo è frenata dalla sua inusuale paura di prendere una decisione che lo riporta ad agire come un comune essere umano. L’ho trovato un ottimo espediente per aggirare i limiti della prima persona e permettere al lettore di esplorare anche i sentimenti degli altri personaggi senza il filtro della voce narrante, di poter dire “ah, io farei così”, mentre Leo preso dalle sue paure agirà in modo deliziosamente coerente e si tirerà quell’infinità di problemi la cui soluzione è il proverbiale sugo della storia.

Scheda Riassuntiva

Un libro divertente anche per chi, come me, preferisce l’azione all’introspezione.

Pro:

psicologia dei personaggi ben delineata

narrazione serrata anche nei momenti più introspettivi

Contro:

Nulla da segnalare.

 

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