marco marchetta2

 

Nonno Sam portò le sue fotografie ai ragazzetti e attaccò.

Qualcuno sollevò gli occhi imploranti verso Johnny e questi ricambiò con sguardi truci: che non si permettessero di far capire al vecchio che ne avevano piene le scatole di quelle rimembranze.

Aveva anche fatto loro la lezioncina:

“Ragazzi, se andiamo da me lo sapete che ci piomba addosso il nonno. Se succede ancora non fategli capire che le sue storie non le vogliamo sentire. Quello svede per me, mi fa i regali.”

Però, pure per Johnny, sciropparselo mentre raccontava della guerra…

Non capitava sempre, però, perché il vecchietto se ne stava quasi sempre nella sua camera a sonnecchiare. Era come giocare a dadi: una volta ogni tanto usciva la combinazione, ossia il nonno che, accortosi dell’uditorio si precipitava a tormentarlo.

“E questa era la Yamato, ragazzi” continuava, implacabile; “era una corazzata, sapete? La mandammo a fondo: se avesse raggiunto Okinawa, con i rinforzi … ”

Non se ne poteva più e le facce di tutti lo urlavano.

“E qui c’è il nostro tenente O’Kelly con Buckner, il generale. Vedete le alture in quest’altra immagine? tutti nidi di topo, come dicevamo noi, con le mitragliatrici all’ingresso; qui si vede un mio compagno col lanciafiamme. Con un coso così mi lanciai contro il nido… .”

…E ciaf, ciaf” fecero all’unisono Ellen e Franky, convinti di dir bene per averlo sentito più volte, “tutto il fiammone dentro, a bruciare i musi gialli.”

Nel silenzio creatosi si vide il vecchio Sam, consapevole che gli si faceva il verso, raccogliere le foto e riguadagnare la stanza.

Johnny rimase per un po’ dietro quella porta chiusa pieno di vergogna per la petulanza del nonno, di rabbia verso i compagni e di chissà che altro. Gli sembrava di continuare a sentire, ovattatamene, ‘ciaf ciaf’ e ‘musi gialli’; ma forse era la sua immaginazione.

Nonno Sam, in verità, gira e divaga finiva per parlare sempre di quella sua azione bellica. Non era così rimbambito da aver dimenticato altri fatti di una certa rilevanza. Forse quell’unico suo atto di coraggio, fosse anche dovuto a incoscienza o disperazione, riscattava un’intera esistenza piatta e vuota.

Johnny era troppo piccolo per riuscire a fare queste considerazioni però intuiva che se fosse riuscito a dirgli: “Bravo, nonno!” quel mediocre soldato di quella battaglia di tanto tempo fa si sarebbe sentito meglio.

Forse l’elogio di un piccolo familiare avrebbe sostituito validamente una decorazione mai ricevuta.

Johnny rimase in forse per un po’; ma gli amichetti se ne stavano andando e lui corse a raggiungerli.

Annunci