E oggi, 25 aprile, il blog Les Fleurs du Mal festeggia cosi “This wall, will fall” di Marco Babetti, effigi editore. A cura di Alessandra Micheli

 

Avevo solo 13 anni nel 1989.

E mi ritrovavo a vivere qualcosa di incredibile e epocale. Sotto le note dei Pink Floyd milioni di persone con picconi a rompere definitivamente il muro dell’odio. Grazie a una persona oramai dimenticata, un uomo piccolo quasi evanescente, la Russia o meglio L’URSS, mollava la sua mano d’acciaio su una parte dell’Europa rinunciando a comandarla: tutto merito di Gorbaciov.

Credo di essere fortunata a aver vissuto l’emozione di quei giorni. Una ventata di speranza e di libertà, ma anche la possibilità di conoscere, che oggi ai ragazzi è negata.

Ma io c’ero.

E posso dire che vedendo oggi persone e soprattutto giovani, inneggiare i totalitarismi mi rendo conto di quanto, in fondo, si è perso a livello di coscienza. E quella coscienza la devo a anni difficili, anni di dolore e di paura, anni di illusioni infrante dal rumore di carri armati.

La guerra fredda, il frutto di una pace mai davvero voluta, forgiarono tanti animi, forgiarono le consapevolezze di tanti di noi, convincendoci che, in fondo, nella politica non può esistere e non esisterà mai il bianco e il nero. Non esisterà mai il buono e il cattivo. Ma soltanto il gretto, orribile, dannoso potere.

Nel 1945 fini la guerra in un tripudio di colore. Carri armati visti come angeli dal cielo, le immagini antiche di soldati che regalavano cioccolata alle popolazioni festanti. L’armata rossa, bella e imponente che marciava verso Dachau per liberare il popolo ebraico e rivelare la mondo ogni orrore. E tanti, troppi giovani attratti dalle utopie, convinti che per evitare un nuovo pazzo schizofrenico ipnotizzasse le coscienze, si rivolgevano all’ideologia comunista. Bella la frase siamo tutti uguali. Ma che rivelava il suo malsano lato solo a pochi, quelli che alla libertà ci credevano e che sapevano che dietro la bontà, dietro l’umanismo di tante immagini, si celava il lupo dagli occhi famelici. Ma intanto il nemico era individuato: il nazista, bellamente identificato con un popolo tedesco reo di non aver mai detto no.

Ovviamente dimenticando di segnalare la resistenza tedesca raccontata magistralmente dal libro. Perché capite che, iniziare a demolire il primo muro di banalità e frasi fatte, significava evitare che, quel nero tentacolare iniziasse a allungarsi verso l’Europa.

Immaginate cosa sarebbe stato il dopoguerra senza le resistenze mentali al cambiamento. Senza lo spauracchio del nazismo considerato il nuovo anticristo.

Pensate cosa avrebbe significato imparare dagli errori, evitando che il senso di rivalsa, misto a vendetta, tanto patrocinato e caldeggiato dagli alleati non avesse preso piede.

Niente Sabra e Shatila.

Niente popolo identificato con le oscure armate dell’Armageddon.

E forse una vera applicazione del programma etico dei 14 punti wilsoniani.

Ma la storia la fanno i vincitori e la creano sempre per potere a se stessi i vantaggi.

Ricordo le grida di giubilo dei miei compagni, quando vedevano i film, come Jona nel ventre della balena, in cui i bellissimi russi entravano e si ponevano come i buoni contro il cattivo.

Ah che meraviglia avere di nuovo un eroe che combatteva il bieco razzismo!

Solo io osservavo in sordina perché qualcosa non mi convinceva. E poi, con gli anni spesi nell’università iniziavo a vedere che la facciata buonista era solo una bella maschera che nascondeva intenti dominatori.

Eh sì cari miei.

La dolce armata russa era la prima che si dilettava nei pogrom, ossia simpatiche spedizioni punitive contro gli ebrei. E poi si imparava che le deliranti idee hitleriane, non erano certo frutto di un pazzo. Il baffetto le aveva raccolte da anni di razzismo, da anni di accuse fallaci, dicendo a se stesso che si sarebbe fatto portavoce di un’idea che dal medioevo albeggiava nei cuori dell’Europa: ebreo come inferiore.

Sconvolgente leggere come, in realtà, il razzismo era un fatto antico, uno slogan da indossare per portare avanti individualismi o interessi privati tutti con un solo dato comune: il potere.

E come si esercita il potere?

Dividendo la popolazione e rompendo l’antica solidarietà contadina o cittadina. Un nemico è di aiuto, un nemico divide le fazioni, e un popolo diviso perde la sua sovranità.

Un certo Christian Delacampagne lo racconta in un libro che, strano ma vero, NON è studiato nelle scuole, L’invenzione del razzismo. Antichità e medioevo. E per fortuna lo racconta anche il libro in esame.

E poi il perfido dominatore diventava l’occidente con le sue contraddizioni da combattere, asfaltando con i carri armati le proteste dei dissidenti.

Pazzi e traditori.

Palach e Dubcek.

Nomi che nessuno ricorda.

E che urlerei a voce alta ogni qualvolta mi si parla di ideologia.

La verità ce la racconta Babetti e il giornalista Stein.

E leggendolo credetemi le lacrime scendevano sui sogni distrutti da una manciata di bastardi che si beffavano degli uomini, si beffavano dei tentativi dei veri eroi che combattevano davvero contro il pregiudizio. Che come Stein un grande giornalista, svelavano il marcio anche a chi non voleva vederlo perché perdere un ideale significava morire.

Un esempio?

Sapete che la liberazione che si festeggia il 25 aprile, frutto della bontà degli alleati, è stata possibile solo da un accordo stato mafia?

Pensateci.

Noi oggi siamo una repubblica basata non sul lavoro, ma sulla malavita. Senza di loro, nessuno sbarco in Sicilia forse sarebbe avvenuto. E ancora c’è gente che non crede nelle dichiarazioni di Ciancimino.

Ma noi continuiamo a festeggiare l’inizio della decadenza, felici e saltellanti.

Aveva ragione Lando Fiorini quando nel 2009 cantava

terra de santi e poeti. De troppi mafiosi e pochissimi preti.

Del resto quando poi si crede nel prete, sbuca una figura strana come Paul Marcinkus, e allora giustamente uno molla tutto e si vede il grande fratello.

E cosa dire del comunismo?

Bella l’idea dell’uguaglianza (anche se io credo nel valore dell’equità più che su quello del siamo tutti uguali. Non siamo tutti uguali e per fortuna). Ma aveva ragione il losco figuro di George Orwell quando nella fattoria degli animali scrisse

Gli animali sono tutti uguali

Alcuni però sono più uguali di altri.

Anche io ho creduto sulla bandiera rossa. E ora so come essa è rossa, sì ma di sangue.

Anche io ho pianto vedendo come il mio occidente, con i suoi proclami di libertà se ne fregava dell’altra parte di Berlino e lasciava che giovani come me, desiderosi di vita, si immolavano come bestie da macello sull’altare dell’assurdo equilibrio.

Anche io ho pianto leggendo quelle pagine e piango tuttora, quando vedo che ancor oggi la libertà è solo la scusa per metterci un cappio al collo e condurci come pecore verso l’interesse del potere economico.

Ed è quello che in fondo era la guerra fredda. Quella volontà di imporsi come unico referente in un pessimo gioco di scacchi, le cui pedine erano semplicemente persone rese oggetti. Sia l’occidente che l’oriente erano semplicemente bambini impegnati in un gioco di tira e molla, una specie di orrido Risiko per imporsi come unica verità in un mondo troppo variegato, troppo sfaccettato per loro, cosi spaventati dal confronto.

Eh sì.

Triste dirlo ma nessuno dei loro paradigmi di salvezza ha mai davvero funzionato. La democrazia con la sua ansia di rendere tutti omologati e controllabili, il comunismo con la sua ossessiva ricerca dell’uguaglianza assoluta come ricetta per combattere le ingiustizie e le sopraffazioni.

E unico modo per evitarle era rendere omogenea la vastità umana.

E’ naturale vederci uno stesso progetto, condotto con differenti armi. Apparenza di diritti e libertà e negazione totale degli stessi. Stein lo capisce mano a mano che la sua vita prosegue e i suoi ideali si adattano all’unico davvero plausibile e capace di sconfiggere la guerra: porre finalmente l’uomo al centro di ogni azione sociale e politica. Lo stesso meraviglioso sogno che aveva un certo Wilson con i suoi 14 punti e che è stato tradito sull’altare del potere.

E’ difficile raccontarvi questo testo.

Il muro cadrà è la nostra storia, la storia di ieri come di oggi. La storia di come l’essere umano reso cittadino ami erigere muri per dividere gli altri da sé stesso, i buoni dai cattivi, i pericolosi in innocui. È la storia però di persone che quel muro lo hanno combattuto prima uccidendo in sé stessi pregiudizi, poi accettando di vedere la realtà non attraverso gli occhiali della propaganda ma semplicemente con l’umanità del famoso precetto

l’uomo è più importante del sabato.

E per me, per Stein, per Babetti, l’uomo sarà sempre al primo posto.

Sarà colui che sbaglia ma che sa anche rialzarsi. Vedete ogni orrore, ogni malvagità non può essere compiuta solo da una persona, da un popolo o da un clan. È sempre compiuta con la complicità di tutti. Ma al tempo stesso non tutti sono malvagi. Possono addormentarsi, possono momentaneamente essere imbrogliati. Ma se hanno l’anima salda, la fede ardente e credono in valori che sorpassano i tempi, si ribelleranno sempre. E cercheranno di porgere una mano all’altro, cercheranno di liberarli da stereotipi e pregiudizi, cercheranno sempre il valore dell’individuo mai del gruppo.

Ecco vorrei che questo testo ci aprisse gli occhi, perché la storia siamo noi,

La storia siamo noi

nessuno si senta offeso

siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo

la storia siamo noi, attenzione

nessuno si senta escluso

La storia siamo noi

siamo noi queste onde nel mare

questo rumore che rompe il silenzio

questo silenzio così duro da masticare

Però la storia non si ferma

davvero davanti ad un portone

la storia entra dentro le stanze e le brucia

la storia dà torto o dà ragione

la storia siamo noi

siamo noi che scriviamo le lettere

siamo noi che abbiamo tutto da vincere

e tutto da perdere

E poi la gente

perché è la gente che fa la storia

quando si tratta di scegliere e di andare

te la ritrovi tutta con gli occhi aperti

che sanno benissimo cosa fare

Quelli che hanno letto un milione di libri

E quelli che non sanno nemmeno parlare

ed è per questo che la storia dà i brividi

perché nessuno la può fermare

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