Analisi del testo. “Le streghe di Salem” di Bruno Sebastiani, Mezzelane edizioni. A cura di Vito Ditaranto

 

La storia delle streghe nasce dalla paura dell’uomo per ciò che non si conosce poi la chiesa e la religione hanno demonizzato tutto quello che a parer loro non era caratteristica d’uomo.

Non è vero che le streghe chiamano ‘l’uomo’ il diavolo?

Non è vero che lo chiamano così quando appare nel cuore della notte e le induce in tentazione?

Una strega è una persona che può attrarre e manipolare forze invisibili. Questa è la nostra definizione. Può andar bene anche per mago e veggente.

Tutto ebbe inizio in quello che oggi chiamiamo Medioevo, molto prima delle persecuzioni contro le streghe.

Tutto, forse, ebbe inizio da un mago, un alchimista, come si definiva, che incominciò i suoi studi in una località solitaria e raccolse in un grosso tomo tutte le storie sovrannaturali che aveva letto e ascoltato.

Il suo nome e la storia della sua vita non hanno importanza. Ma quel che caratterizza la sua esposizione è che per quei tempi era stranamente laica. Fu forse l’unico storico che scrisse dell’occulto, dell’invisibile e del misterioso senza pronunciarsi sull’origine demoniaca di apparizioni, spiriti e simili. E al suo piccolo gruppo di seguaci chiedeva la stessa mentalità aperta.

 

‘Limitatevi a studiare l’opera del cosiddetto incantatore’ raccomandava. ‘Non presumete di sapere da dove proviene il suo potere’.

 

Ancora oggi seguiamo gli stessi principi.

Siamo dogmatici solo quando si tratta di difendere la nostra assenza di dogmi. La nostra passività e i nostri metodi lenti e meticolosi, troveranno l’investigazione dell’occulto affascinante- come il potere che ognuno ha nelle sue mani…

Oserei definire il testo di Sebastiani un saggio storico di nobile fattura (per rimanere ironicamente nel tema).

Il testo è la storia di donne etichettate con il nome di “STREGA”.

“Le streghe di Salem” è solo un modo di dire: la ricerca spasmodica ad ogni costo di un responsabile per tutto quello che accade intorno e che non vogliamo spiegare come naturale e/o casuale.

Il testo di Bruno Sebastiani risulta molto utile a tutti coloro che hanno voglia conoscere, comprendere, una delle storie più distorte del quale solo pochissimi autori hanno avuto il coraggio di accennare come realmente si sia svolta. L’opera è un perfetto e giudizioso testo storico.

Ma perché Salem è famosa?

Perché è chiamata “la città delle streghe”?

Cosa spinse al massacro?

Andiamo con ordine e caliamoci nel processo più sanguinoso della storia.

Salem era un villaggio del New England, regione degli Stati Uniti d’America, nel lontano 1692. Per i coloni di quell’epoca, Salem era l’ultimo avamposto civilizzato. Gli abitanti della colonia inglese si sentivano quindi sperduti e vulnerabili, in un contesto di precarietà, caratterizzata da continui scontri tra i coloni e le tribù di nativi, che aveva fatto vacillare i principi e la rigorosità puritana. Sentendosi abbandonati dalla benevolenza di Dio, gli abitanti di Salem furono portati a vedere Satana in ogni dove.

Ma chi erano i puritani?

I seguaci del puritanesimo sostenevano la purificazione della Chiesa da tutte le forme, gli usi e i costumi non previsti dalle Sacre Scritture.

Secondo i puritani la Chiesa doveva essere svincolata dal potere politico in quanto Cristo era e doveva essere l’unico vero capo della comunità, per questo motivo l’autorità veniva racchiusa nelle mani di pochi “anziani” eletti direttamente dai fedeli. Il cristiano puritano doveva condurre una vita umile e obbediente, poiché doveva concentrarsi nella lotta contro il peccato insito in se stesso.

Quindi: rigidità morale e di costume, vulnerabilità, guerra, scontri con gli indiani confinanti…la tensione doveva essere alta, dare la colpa delle disgrazie a un essere soprannaturale ma eliminabile, come le streghe, avrebbe riavvicinato i fedeli alla Chiesa e allontanato la paura grazie all’azione e al sangue versato.

Nell’inverno fra il 1691 e il 1692 Elizabeth Parris, “Betty”, ed Abigail Williams, due ragazze parenti del parroco di Salem, iniziarono ad avere dei disturbi: si nascondevano dietro alcuni oggetti, strisciavano per terra, smisero di parlare. I medici non riuscirono ad identificarne le cause e si pensò al “malocchio” e, quando l’idea di una strega si diffuse nel villaggio, scoppiò l’isteria di massa. La caccia alla strega cominciò dai popolani, più che dalle autorità giudiziarie. Una donna di Salem, Mary Sibley diede in pasto a un cane una focaccia impastata con la segale e l’urina delle possedute affinché quest’ultimo scovasse la strega, ma la missione non ottenne risultati.

Dopo le prime due ragazze anche Betty Hubbard, Mercy Lewis, Ann Putnam, Mercy Short, Mary Warren e Susannah Sheldon diedero dimostrazione di avere qualche disturbo, forse solo presunto, e quindi furono incalzate a dire il nome della strega che le stava possedendo. Fu così che il potere del processo passò dagli adulti alle ragazzine del villaggio. Ciò che stupisce di più della vicenda è infatti questa fiducia nella parola di queste giovani ragazze, che sfruttarono il potere a loro dato accusando le persone a loro probabilmente “scomode”. Le vittime furono infatti soprattutto donne adulte, magari quelle donne che fino a prima dell’isteria avevano un potere su di loro, ma molte di loro erano anche anziane signore povere e che vivevano al margine della società e che quindi non poterono difendersi in alcun modo.

Dopo le accuse fu istituito un tribunale giudiziario e i processi ebbero inizio. I sospettati vennero prima interrogati, anche sotto tortura, messi alla prova nella recitazione delle preghiere cristiane e posti al cospetto delle ragazze che dichiaravano di essere possedute. A quel tempo si pensava che le streghe non potessero recitare le preghiere senza sbagliare e che le vittime del malocchio avessero visioni in presenza delle streghe che le perseguitavano.

In tutto furono arrestate 200 persone per stregoneria. La prima fu Tituba Indians, una schiava indiana, ma non fu la prima ad essere giustiziata. Il 10 giugno 1692 iniziarono le esecuzioni: la prima fu Bridget Bishop per impiccagione. Il luogo della sua morte è ancora oggi conosciuto come Witches’ Hill (la collina delle streghe).

Dal 10 giugno al 22 settembre 1692 furono processate 144 persone, 54 di loro confessarono sotto tortura di essere streghe, ne vennero giustiziate per stregoneria 19.

La caccia alle streghe di Salem ebbe fine solo quando i pastori più influenti della regione si lamentarono e tennero sermoni contro il tribunale incaricato dei processi, non perché troppo sanguinario o perché non riconoscessero la stregoneria, ma solo perché la raccolta delle prove era per loro insufficiente e sommaria. Contestarono in particolare l’uso delle visioni delle vittime come prove per l’accusa, poiché le visioni non erano verificabili da terzi.

Furono i puritani e i popolani a dar vita alla mattanza, furono i giudici ad annodare i cappi e furono i pastori protestanti a fermare la caccia quando ormai si stava tramutando in una strage.

Bruno Sebastiani mette bene in evidenza anche il ruolo del pastore calvinista Samuel Parris. Quest’ultimo nato inizialmente come imprenditore locale iniziò poi a predicare nelle chiese locali sino ad essere poi nominato pastore. Era un uomo avido e con molta sete di potere non proprio benvoluto dall’intera comunità, ma oserei dire molto temuto.

L’estetica del testo esposto da Sebastiani è a dir poco affascinante le descrizione sono minuziosamente curate evidenziando un lungo lavoro di ricerca.

Il testo storico esposto diviene una rivelazione che attende noi tutti, e deve essere valida quanto i nostri ideali e la nostra filosofia migliore. Sicuramente la natura deve includere il visibile e l’invisibile, e non può essere inferiore a noi. Ciò che fa schiudere i fiori e cadere i fiocchi di neve deve contenere una saggezza e un segreto finale, bello e complesso quanto la camelia in fiore o le nubi, bianche e pure nell’oscurità.

Se non è così, allora siamo prigionieri di un’ironia sconvolgente. E tutti gli spettri dell’inferno possono danzare in salotto. Può esistere un diavolo. Possono esserci coloro che bruciano vivi gli altri. Può esserci qualunque cosa. Ma il mondo è troppo bello perché questo sia possibile. Almeno, così mi sembra da qui, sotto il portico, seduto sulla sedia a osservare le nubi in cielo, e quando arriva la sera e scrivo nella luce della lampada del salotto. Solo la nostra capacità di operare il bene è splendida come la brezza vellutata che giunge dal sud, come l’odore della pioggia che sta incominciando a cadere con un lieve scroscio e batte sulle foglie lucenti, gentile quanto la stessa visione della pioggia sgranata come argento nella trama dell’oscurità che abbraccia ogni cosa.

Ciò che aiuta il nostro presente è anche la conoscenza del nostro passato e in tutto questo ci corrono in aiuto autori come Bruno Sebastiani.

Un libro una storia. Da non perdere se si vuole arricchire il proprio bagaglio storico.

 

 

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

“Tombini in fuga” di Francesco Ceccamea, David Ghaleb editore. A cura di Frank Slade

 

Prima di addentrarci verso questo particolarissimo romanzo, vorrei che leggeste cosa ha da dire il nostro autore sul legame esistente tra questo libro e “Silenzi vietati”, scritto in tempi non sospetti.

A lui la parola:

 

“Silenzi vietati è la storia di uno che non riesce a vivere la sua vita mentre Tombini in fuga è l’inizio di quella vita… Silenzi finisce parlando di un funerale. Tombini comincia che i funerali sono diventati il mestiere del protagonista. Entrambi i libri sono lettere disperate a ogni lettore. Così disperate che fanno morir dal ridere”.

 

Cari lettori, come ben sapete, la linea temporale del ciclo della vita è il cardine fondamentale dell’esistenza di ognuno di noi, rappresenta il nostro, personale, comune denominatore:

Nascita, somma di eventi della vita, morte.

Francesco Ceccamea, utilizzando un linguaggio diretto e straordinariamente ironico, è riuscito ad invertire gli elementi della linea temporale, senza intaccare, in nessun modo, il suo senso logico della stessa, ovvero:

Muori, vivi, nasci.

So che adesso sarete, incredibilmente, curiosi di sapere il libro di Francesco dove vuole andare a parare e se mi date 5 dei vostri preziosi minuti, ve l’anticipo personalmente.

Immaginate un giovane uomo, schietto, spiritoso ed amante dei cimiteri, sulla soglia dei 30 anni, che lavora in un impresa di pompe funebri di un paesino del laziale. Codesto ragazzo, tutte le sere, appunta su un diario gli eventi della sua vita lavorativa e non.

Quindi, questo romanzo rappresenta il frutto squisito di questo diario, iniziando con il raccontare le varie vicissitudini del suo lavoro, morti di ogni genere, funerali di ogni tipo, differenze tra l’avere a che fare con i morti rispetto ai vivi.

Successivamente, lo scenario si evolve ed il diario ci racconterà del rapporto del ragazzo con la sua fidanzata Chiara, dal modo in cui è nato, alla ricerca di una casetta per vivere, sotto lo stesso tetto, la loro storia d’amore.

Entrambi i ragazzi, verranno etichettati dal libro, come maniaci depressivi: lui che vive con perenni attacchi di panico, che lo portano ad allontanarsi da tutti per una buona mezz’ora e lei che somatizza con malattie i propri disagi interiori. In tutti e due i casi, il motivo di tutto ciò, fa capo al rapporto con i rispettivi genitori.

Di certo, i problemi economici che affrontano e l’inaspettata gravidanza di lei non gioveranno al loro rapporto, che verrà messo a dura prova ma loro, nonostante tutto, si amano e la nascita di Alice darà una svolta alla forma mentis del ragazzo, che lascerà il suo lavoro, per tenere, il più possibile, metaforicamente lontana la morte dalla sua bambina.

 

“Dovrai occuparti di tutto: traccerai una linea intorno alla tua donna e il tuo bambino; ti appartengono chiaro? Sei tu il capo famiglia. Prenditi le tue responsabilità, però, non significa comandare, ricordatelo”.

 

Nel bel mezzo di tutto ciò, il nostro diario ci illustra come i pettegolezzi di un paesino di provincia possano influenzare in maniere consistente, il punto di vista della popolazione verso una determinata persona del paese stesso.

Questo libro evidenzia anche il rapporto genitore-figlio adulto, con tutte le paure che ha il primo di vedere il proprio figlio andare via di casa definitivamente. Ma anche la paura che ha il figlio stesso che, da un momento all’altro, vede trovarsi il proprio genitore ad un passo dalla morte.

 

“Se vuoi portarmi dei fiori vai nel bosco e li metti dove vuoi tu. Io sono dovunque ed è giusto che sia così perché dovrei essere nel tuo cuore”.

 

Come vedete amici miei, questo libro, mantenendo sempre lo stesso tono scherzoso e popolare, prende i connotati di un vero e proprio romanzo di formazione, perché ci mostra l’evoluzione socio-psicologica di questo giovane uomo, toccando tematiche di una profondità senza precedenti: morte, crescita, cambiamento, nascita, amore, tutti elementi che messi insieme rappresentano la cosa più preziosa che noi possediamo, ovvero la vita.

Prima di lasciarvi a questo meraviglioso libro, vi lascio con un consiglio dell’autore che nessuno dovrebbe mai scordare:

 

“…non dobbiamo farle mai guardare la televisione ma comprarle solo libri illustrati, così aumenterà le sue potenzialità mentali…”

 

Buona lettura…