“Pirin. Libro terzo. Le gesta di Nhalbar” di Sebastiano Brocchi. A cura di Francesca Giovannetti. Introduzione a cura di Alessandra Micheli

 

Quando un libro riesce a raccontarsi, lasciarlo è sempre un lieve, silenzioso dolore.

Ed è quello che capita alla nostra Francesca cosi affascinata dal fantastico mondo creato dal bravissimo Sebastiano. Sarà difficile tronare su questa terra arida dopo aver sfiorato la bellezza. Eppure, per ironia della sorte, quelle emozioni, quel mondo di incanto ci aiuteranno a vivere meglio questi anni disperati. Perché saranno il porto sicuro a cui tornare nei sogni notturni, e la linfa vitale a cui attingere per ritrovare la forza eroica per combattere ogni demone di questa società dalle mille orripilanti testa.

La saga di Pirin ci ha ricordato la nostra vera essenza e dimostrato come, ognuno di noi, in fondo resta un vero eroe.

La magia è dentro di voi e la spandete attorno. Sta alla vostra responsabilità decidere se si vesta di oscurità o di luce. Forgiate le vostre armi, e andate incontro alle tenebre sapendo che, basta una piccola fonte di luminosità per sconfiggerle.

Buona lettura.

Alessandra Micheli

Ultimo capitolo: l’epica saga giunge al finale.

La corona di Sibereht è forgiata, si cerca il suo legittimo destinatario.

Nel frattempo il mondo crolla. La profezia di avvera: i figli di Helewen e Hairam porteranno allo stesso tempo immensa distruzione e inestimabile luce nel mondo. Così ha decretato il destino. Inkahal, il Fato supremo, l’entità che si erge persino sopra gli dei, da lui tutto proviene, a lui tutto torna, la singola vita, l’insieme di ogni forma vivente. A tratti ricorda il Fato della mitologia greca, al quale neanche gli dei dell’Olimpo potevano opporsi, a tratti familiarmente ricorda il creatore della religione cristiana, che dona il libero arbitrio, che plasma il mondo ma non ne controlla il flusso.

L’opera ha sicuramente la sua trama fantasy che cattura e rapisce, il buono contro il cattivo, il mondo che deve essere salvato dalle tenebre, i re, le alleanze, i tradimenti, i sotterfugi, gli eroi, i maghi e gli stregoni, gli dei che rivendicano i loro adoratori. Si svela l’identità del giovane Domenir, lo scriba al quale Helewen affida il memoriale, si scopre la meta verso la quale sono diretti i suoi genitori, che abbiamo conosciuto nelle pagine iniziali del primo capitolo. Si portano alla luce i legami di sangue rimasti sotto un filo nascosto.

Potrebbe bastare questo per renderlo un libro accattivante e per invogliare alla lettura ma qui, come sempre, si va oltre. L’eroe non è sempre sicuro e irreprensibile, è umano e tentato, e l’antieroe perde le certezze della malvagità, si interroga sulla catastrofe che ha portato; niente è fermo, i personaggi crescono e si formano, capiscono e dubitano, perdono le primarie certezze per conquistarne di nuove.

È un insegnamento prezioso quello che ricaviamo. Acquistare la libertà significa liberarsi dai legami imposti dalla società, dal rapporto re- suddito. Scompaiono tutte le divinità alla luce di una nuova Era, dove la conoscenza libera dal giogo della sudditanza e riconosce ogni essere vivente sovrano di se stesso, e ogni essere vivente è sacro ai propri occhi e quelli altrui. Senza dei, sacerdoti e altari. È il tempo dell’alleanza, dell’equità, della comprensione, della libertà suprema.

La consapevolezza di se stessi, del proprio essere, del qui e ora, dello spogliarsi per rivestirsi con nuovi panni.

E dopo tale, potente messaggio, niente altro dovrebbe essere aggiunto…ma…

…le gesta dei Pirin non sono terminate con una trilogia letteraria. L’autore ha creato intorno a essi un vero e proprio universo multimediale che consiste in un blog dedicato, in un vocabolario della lingua di Lothriel, in un videogioco che costituirà uno spin off della trilogia.

Un progetto e un’opera come poche se ne incontrano.

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