“Una come te” di Paoletta Maizza. A cura di Ilaria Grossi

 

Uno come me, non la può dimenticare…

Una come te!

Una come te, la porti al cinema d’estate,

dorme sul finale.

Una come te, sotto a un temporale…

Una come te, come una rondine d’aprile

 vola solo quando ha un orizzonte da inseguire

 

“Una come te” è un omaggio di Paoletta Maizza,  alla bellissima canzone di Cesare Cremonini.

Eros Canè è un musicista e cantautore bolognese, alla soglia dei 40 anni si ritrova arido di vena poetica e solo nel suo appartamento, dopo che Greta l’ha lasciato per un altro uomo e una sicura prospettiva di matrimonio.

Eros è consapevole di essere cinico e troppo “amante” della sua musica tanto da dimenticare tutto il resto, convinto di non poter cambiare e non poter offrire nulla.

Il destino ha già scritto per lui una melodia speciale che torna alla sua mente tra sogni e incubi, come se avesse già cantato quelle parole e suonato quella musica.

Un viaggio in Giappone, in occasione delle nozze tra Geppy, suo manager e Mariko, sarà l’occasione per vincere la paura di volare e di voltare finalmente pagina, guardandosi dentro, prendendo coscienza di debolezze e paure e un passato dimenticato.

Alla baia di Omura l’incontro con Cat, proprietaria dell’albergo, metterà in luce un Eros capace di sentire finalmente nuove emozioni, lei sarà in grado di risvegliare ricordi sopiti, complice la magia del luogo che profuma di leggende, sarà capace di farlo sentire semplicemente vivo.

“ Potrei anche scegliere di non essere più io al centro del mio piccolo universo di cui nessuno ha mai potuto far parte sul serio, dove ogni pensiero nascosto si è assopito nell’attesa che qualcuno di speciale lo risvegli e dove ogni mio sentimento più profondo si è rifugiato per nutrire solo il mio lavoro”

Ho letto tutti i romanzi di Paoletta Maizza e in quest’ultimo, ho riscoperto uno stile decisamente più maturo, preciso nei dettagli e nell’introspezione del protagonista maschile, voce narrante che si è messo a nudo con tutto il suo bagaglio di errori e scelte.

Mi è piaciuto leggere il romanzo attraverso i suoi occhi, perché ritengo il punto di vista maschile crudo,diretto e semplicemente profondo.

 

“ mi mancava la mia anima,

 ho scoperto di averne una fra le tue braccia proprio oggi”

 

Lo stile narrativo è assai scorrevole, così tanto da seguire il flusso narrativo con facilità senza perdersi, seguendo un preciso cammino nell’io del protagonista.

Vale davvero qui l’espressione “ Perdersi per ritrovarsi”, perché solo quando ci si perde, quando si è emotivamente fragili, quando tutto sembra non avere un senso, il senso siamo noi a darlo, ci si ritrova con qualche cicatrice, consapevoli di ripartire da “noi”

 

“ La  nostra unione è come una canzone perfetta,

quel capolavoro che avrei voluto sempre suonare”

 

Buona lettura

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

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