“Il Kyls’Ahr. Il figlio dei cieli” di Marco Volpe. A cura di Alessandra Micheli

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La prima cosa che mi pregio di sottolineare, prima di iniziare la mia disanima del testo è lo stile.

Raramente inizio una recensione soffermandomi, prima di ogni dettaglio, su quest’elemento. In genere gli stili dei libri che leggo sono stili netti, immediati e quasi duri. Nonostante contengano la necessaria musicalità che la nostra bella lingua possiede già di suo, raramente essa viene esaltata disegnando abili ghirigori e abili giochi di suoni e significati. Questo non è senza dubbio un difetto, ma per molti critici è una piccola mancanza. Chi possiede lo strumento del codice linguistico e ha un discreto rapporto con la semantica e con la semiotica, può improvvisare perfetti arabeschi, perfette performance in grado di creare uno spartito musicale che fuoriesce dalle pagine e irradia le assorte anime di poveri miseri lettori.

Non è un caso che verbo (ossia parola) e musica siano da sempre interdipendenti uno dell’altro. Marco Volpe, in possesso di una perfetta struttura di significati, una conoscenza notevole dell’italiano, si può permettere questi voli pindarici di assoluta bellezza. Lo stile per i profani potrebbe apparire prolisso e pomposo, ma la sua evidente ridondanza si sposa in maniera sublime con il significato del libro ma soprattutto con il suo genere. Per chi come me è soprattutto un’esteta, questa sua prova stilistica sarà di grande fascinazione e allieterà, soprattutto, la parte più recondita della mente, quella nutrita a suono, a immagine piuttosto che a emotività. L’esperienza artistica è un riconoscere la bellezza della forma, la meravigliosa capacità di plasmare la parola, di introdurre elementi prettamente musicali all’interno del testo, per creare un’armonia delle sfere capace di vibrare e di far vibrare corde segrete dell’essere.

Non nego che la ripetizione degli arcani linguaggi ha un sapore mistico e quasi un effetto calmante sulla mente. Non nego di aver letto a voce alta alcuni passaggi, con un tono cadenzato e quasi soffuso, come a ricreare un incantesimo, ossia la meravigliosa dote umana capace di dar vita a un esperimento di alchimia semantica. È l’incomprensibile potere di proiettare magicamente il reale in una dimensione sovrannaturale o inconsueta. Ecco il perché dell’abbondanza delle descrizioni, capaci di imprimere una poeticità rara anche a scene piuttosto cupe. Si avverte la potenza delle opere wagneriane con quella capacità di sedurre con l’irresistibile capacità di usare artifizi letterari.

Per questo il suo stile narrativo diviene unico e antico; capace di trasportare letteralmente in una dimensione altra, parallela forse, ma a noi negata dalle pastoie assurde della carnalità. In tal caso libro si fa ponte, si fa portale e si fa scala giacobiana capace di coniugare cielo e terra.

 

Come in cielo cosi in terra.

 

Con la cadenza ripetitiva della preghiera, con il ritmo reiterante della richiesta del devoto verso i numi benevoli o malevoli, si entra in un campo di significati che ci portano dritti nella più valida e provetta atmosfera esoterica. Quando dico che, spesso il testo assume la portata della preghiera, intendo far cadere l’attenzione del lettore su un’immagine precisa: il testo è un protendere le braccia verso il cielo con le palme aperte a ricevere le energie mistiche e rigeneratrici del cosmo. Ma il devoto consapevole sa anche che, in quelle energie benefiche e vitali, si cela l’altra parte dell’universo, quella nata da un eccesso di protagonismo e che riversa il suo potere distruttivo per spazzare via ogni costruzione umana.

Bene e male da sempre si susseguono in ogni libro epico, si racconta l’eterna storia di redenzione dell’umanità caduta nell’errore, intrappolata nell’oblio o incatenata a una fasulla fede.

Ogni libro diviene, quindi, un racconto esoterico nel momento in cui contiene verità tenute nascoste agli occhi della materialità convulsa ossessiva dell’uomo, convinto che soltanto il razionalismo scientifico lo possa preservare dalla caduta, dall’onnubilamento dei valori etici. E che la religione sia soltanto una pastoia inutile di una certa morale portata avanti da potere costituito. Questa è storia di oggi, laddove bestemmiamo ogni volta il legame tra noi e il cosmo (religio= legame ossia la religione vera e autentica) creando un vuoto che viene quasi sempre colmato dalla sete di sapere senza limiti e dalla classica volontà di potenza. Il Kyl’s ahr diviene, dunque, un poema in cui è raccontato il percorso della civiltà dalla sua formazione alla sua inevitabile caduta. Partendo da un principio comune chiamato Eternità, si diramano mille sfumature che, dell’eternità sono figli e custodi. E che gli antichi miti raccontano sinteticamente come acquisizione di conoscenza.

Il mondo conosciuto è nato da questo soffio divino, quest’idea incorporea bastante a sé stessa, Eternità appunto, che in mancanza di una forma e di un movimento diviene statica. Essa è ma per essere, non è capace di diventare, di creare e di generare. Ed è caratterizzata da un immobilismo immutabile. Ed è quest’immobilismo che in questa coscienza cosmica seppur ferma in sé stessa, è spinta dalla scoperta della bellezza vitale del movimento che girando su sé stessa, crea e genera mondi, eoni, arconti e universi. Questo moto rotatorio è splendidamente raccontato da Volpe come un qualcosa di gigantesco e pantagruelico.

Tutto inizia a formarsi, Eternità si scinde in tante piccole parti sempre più infinitesimali e sempre più specializzate. Ed è qua che inizia il dramma. Spezzettandosi e muovendosi si allontanano sempre di più dalla fonte arrivando a esistere senza il primo principio, non può non provare un costante senso di perdita. Da Eternità che è tutto, abbiamo tanti piccoli frammenti in continuo movimento che li porta o a avvicinarsi di nuovo al principio o semplicemente a compensare la sua perdita divenendo bramosi di potere.

È una bellissima serie di immagini quella del prologo in cui si sente tutta la forza della creazione ma anche si tocca con mano il suo dramma: da eternità si distaccano amore e odio divenendo due uniche volontà. Ed è dalla dicotomia che inizia il cammino di questa strana civiltà una volta unica, che incapace di ritornare al punto di origine lotta costantemente per ritagliarsi un posto in questo strano, incomprensibile universo. Le razze, gli elementali sono tutti piccoli grandi volti di eternità che da essa, un giorno, devono tornare attraverso il difficile oscuro passaggio da signora morte. Nella morte gli elementi o le anime purificata tornano a formare Eternità. Ma ecco il vero obiettivo del fantasy: odio e amore, luce e tenebra, Fulmine e Cielo si scontrano per difendere questo mistico passaggio:

per fare in modo che le anime possano proseguire nel loro cammino ed evitare che ritornino in questo mondo come Abomini risorti

 

Se non avessi specificato che questo è un fantasy, queste arcane parole sarebbero state scambiate per uno dei meravigliosi brani gnostici, che tanto amo, laddove il Figlio del cielo combatte le anime imprigionate dai piani spirituali devianti dominati dagli arconti, per far sì che proseguano il loro cammino ascensionale. Ed ecco un altro interessante parallelismo.

Il Kyls’Ahr come paradigma del cristianesimo esoterico.

 Tranquilli, non vi spaventate. Il cosiddetto cristianesimo esoterico è ben lontano dalla dogmatica religione che voi conoscete, ed è un percorso che ha come scopo quello di ricongiungere l’essere umano con la fonte originaria della vita, l’energia primigenia dalla quale tutto discende.

Cos’è in breve questo cristianesimo?

È semplicemente una diversa, più profonda chiave di lettura dei Vangeli che ha come scopo quello non di assicurare fedeli al dogmatismo, quanto quello di renderli perfetti agli occhi di dio. Lo stesso padre della chiesa Origene affermava nel “De Principis” che le scrittura oltre al significato letterale, possedevano un’anima ed uno spirito e soltanto coloro che avevano la mente di Cristo potevano comprenderlo.

Ed è proprio sull’esperienza mistico-simbolica che questo tipo di cristianesimo si avvicina al libro di Volpe facendolo convergere con quegli scritti che hanno, come volontà, quella di rendere, la persona un essere umano completo, Padrone del cielo e della terra. Il cristo diviene non più essere, quanto principio e aspetto cosmico con il quale la coscienza individuale deve fondersi. E per farlo ha bisogno di combattere e sconfiggere il suo alter ego, rappresentato nel libro dal dio dei fulmini.

E anche qua possiamo vedere il contrasto tra due tradizioni: quella ebraica originaria che venerava, non a caso il dio delle tempeste (Jahve) e la versione zoroastriana del Figlio di dio, il figlio del cielo che viene a perfezionare e forse sconfiggere, la versione guerresca e pregiudiziale del precedente patto. Non più religione di élite, riservata a un popolo eletto, bisognosa di affermarsi con la forza, ma esperienza sacra in cui hanno spazio e predominanza i valori che Sant’Agostino chiamava verità universali e che posso riassumere nel precetto di compassione, empatia e amore per il prossimo.

Ecco che questo testo diviene potente, una voce autorevole per quel percorso di crescita dell’eroe che da sempre è stato venerato dal fantasy, ma che qua trova il suo miglior compimento.

Bravissimo l’autore.

 

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Il Taccuino Ufficio Stampa e il blog Les Fleurs du Mal sono orgogliosi di presentarvi un grandioso e spettacolare fantasy “Il fuoco segreto di Altea. Volume I. Gli Arconti Ombra” di Isabel Harper. Lasciarselo scappare è un abominio!

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Gli Arconti Ombra, primo capitolo della saga fantasy in quattro volumi Il fuoco segreto di Altea, descrive un mondo dalle forti tinte steampunk, popolato da esseri straordinari e ricco di ambientazioni originali che contengono echi dei lavori di H.G Wells e Jules Verne. Temi come l’amicizia, il coraggio e la forza della verità e della giustizia trovano risalto nelle avventure del protagonista Ailan, nelle sue relazioni con creature bizzarre, e negli scontri con personaggi inquietanti e crudeli che determineranno ancora di più il suo percorso di crescita e di consapevolezza dell’ingannevole realtà che lo circonda.

 

 

 

http://www.isabelharper.it/

 

«[…] Con mani tremanti si mise il cannocchiale davanti agli occhi. Girò le tre ghiere, componendo una sequenza di lettere e cifre che lui solo conosceva e fece scattare una leva. Dai meccanismi scintillanti del cilindro uscirono sottili lingue di fumo che fluttuarono come serpenti e si infilarono nelle sue pupille. Midas gridò per il dolore, ma resistette all’impulso di togliersi quel macchinario dalla fronte, anche se freddi artigli sembravano frugargli il cervello, afferrare i suoi ricordi e strapparli a forza, insieme ai suoi segreti. Era quello che voleva, era la cosa giusta: cancellarli e nasconderli per sempre».

 

Tanto vapore e tanta fantasia risiedono ne Il fuoco segreto di Altea. Volume 1: Gli Arconti Ombra. Un romanzo fantasy nato per i ragazzi ma godibile e interessante per tutte le età, in cui si rappresenta un mondo dominato da macchine e congegni a vapore che donano un tocco stravagante e steampunk a una storia già impreziosita da originali invenzioni narrative. Prime fra tutte, le accurate descrizioni di singolari animali quali il Mimure, piccola bestiola della famiglia degli psicoguari, in grado di comunicare telepaticamente con il protagonista Ailan, la Memostrilla, mollusco gelatinoso che riesce a imitare la forma di ciò che vede ed è anche un abile scassinatore, e poi i Tenerilli, esseri rosa e morbidissimi usati dall’arconte Vimperion come carta igienica, e ancora il Pestaduro, i Feoryn e i Narcotteri. Un vero e proprio bestiario di creature fantastiche, che prendono parte a una storia avvincente e costellata di momenti di pura creatività che suscitano stupore e divertimento nel lettore. La descrizione del Bazar delle Meraviglie di Dedalus è uno di questi momenti: un luogo labirintico in cui trovare oggetti strani e misteriosi, detti “Le Invenzioni Dimenticate”. Ailan comincia la sua avventura proprio quando scopre questa bottega incantata e il suo proprietario, un eccentrico uomo che spingerà il giovane protagonista a intraprendere un pericoloso viaggio alla ricerca di un modo per salvare il popolo di Altea. Gli Arconti Ombra non è solo un bel fantasy ricco di inventiva, è infatti anche una storia di resistenza, di coraggio e di lotta. Una storia che sottolinea come il potere posto in mani sbagliate possa generare solo infelicità e disordine. Ailan cercherà di combattere questo potere, in compagnia di personaggi pronti a sacrificare tutto per la loro missione, e che ricordano al lettore quanto sia importante il valore dell’amicizia. Questo primo capitolo della tetralogia de Il fuoco segreto di Altea pone le basi per un’avventura entusiasmante, forte di un’ambientazione ben costruita e soprattutto di una galleria di personaggi finemente tratteggiati. Nei successivi volumi: Il tesoro di Vjnlan, La regina di Keola e La nuova fiamma ritroveremo il protagonista Ailan in compagnia dei fedeli amici Marill e il mimure Zill, in viaggio in territori lontani da Altea. Tra mille peripezie e atti di estremo coraggio, i giovani eroi intrecceranno i loro destini con quelli di personaggi sempre più pericolosi e singolari che li spingeranno oltre i loro limiti, e che li costringeranno a crescere e a credere in loro stessi. E il lettore insieme a loro compirà un viaggio appassionante all’interno di una saga che riesce a mescolare sapientemente avventura, umorismo e sfrenata fantasia.

 

 

Sinossi

 Altea un tempo era un’isola felice, sostenuta da una mitica Fiamma che sprigionava energia e permetteva la vita e la prosperità al suo popolo. A seguito di un sanguinario colpo di stato orchestrato dal tiranno Vimperion, un uomo subdolo, spietato e avido di potere, la Fiamma scompare, e gli abitanti di Altea vedono pian piano esaurire la loro forza vitale. Gli Arconti Ombra Dedalus e Amandine, veri eredi del potere usurpato dal tiranno, da tempo cercano invano una soluzione per ristabilire l’ordine. Ed è così che Ailan e la sua amica Marill, pur nella confusione e fragilità dei loro giovani cuori, decidono di accettare la missione di ritrovare la Fiamma di Altea, assumendosi una responsabilità più grande di loro, per contrastare il menzognero Arconte e i suoi alleati, e riportare pace e giustizia nel loro paese.

 

 

 

BIOGRAFIA.

Isabel Harper è lo pseudonimo sotto cui scrivono due coniugi milanesi, Isabella Salmoirago e Marco Rosso. Si occupano da anni di narrativa per ragazzi e hanno vinto premi prestigiosi, tra cui il Premio Andersen Baia delle Favole nel 1993. In particolare Isabella Salmoirago ha un’esperienza ventennale in campo editoriale come autrice, editor, responsabile editoriale e illustratrice, ed è attiva nelle scuole con laboratori di promozione della lettura. È la creatrice di Storybox Creative Lab, in cui si occupa di storytelling, editing e illustrazione.

 

Contatti

http://www.isabelharper.it/

http://www.story-box.it/

 

Dati libro 

Genere: Fantasy

Casa editrice: edizione cartacea Edicart

Casa editrice: edizione digitale Storybox Creative Lab

Pagine: 320

Codice ISBN: 978-8847457959

Codice ISBN: 978- 8831927000 / 978-8831927017

“Garofani di metallo” di Kati Galli, Eretica edizioni. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Ognuno di noi ha delle reazioni emotive e fisiche agli eventi condizionate dalla nostra attitudine a contrastarli o a lasciarli agire come un fiume in piena che travolge…e allora, a quel punto, sta a noi scegliere se seguire la scia di quell’onda e farsi trasportare e quasi trascinare via, o resistere e quantomeno prender memoria di ciò che ci ha colpiti e usarlo a nostro vantaggio, fortificandoci, rendendoci capaci di un’evoluzione atta a creare memoria … è opportuno fermarsi e riflettere, e chiedersi che cosa ci sta accadendo e provare a trovare un significato, un perché…

E ci chiediamo il perché di un evento, e se siamo in grado di resistere allo stesso, e cosa può essere d’aiuto per un cambiamento.

Consuetudini, simbolismo, destino, memoria, sentimenti, tradizioni e ricerca della propria origine…tutto questo e tanto altro ancora può definire gli aspetti che caratterizzano quel viaggio nella memoria, nella storia e nelle tradizioni, ma anche nelle vita…e questo è ciò che si vive attraverso quel viaggio rappresentato dalla lettura di Garofani di metallo.

Leggere le storie dei protagonisti, che si intrecciano le une alle altre, le paure, le verità, la nostalgia…il tutto accompagnato da quelle atmosfere coinvolgenti e ammalianti del Portogallo…storie di famiglie, di vite strappate, di sentimenti, di allontanamenti, di ricerca delle proprie radici attraverso i ricordi dei protagonisti e le vicissitudini che li hanno portati a delle scelte, a volte obbligate e forzate anche dagli stessi eventi.

Sentimenti che si muovono come maree, ed espressi anche con la musica, attraverso il Fado che racconta lo spirito di un popolo e le sue emozioni, la sofferenza, la nostalgia…e la memoria…

 

La memoria è tesoro e custode di tutte le cose.

(Cicerone)

Garofani di metallo è un racconto che ripercorre degli eventi storici, quelli della Rivoluzione dei Garofani che ha cambiato il volto del Portogallo nel 1974, e questa Storia ci è raccontata dalle voci di alcuni dei protagonisti del libro; questi eventi non rappresentano solo uno spaccato di vita durante quel periodo storico così recente, ma si ripercuotono nelle storie di coloro che li hanno vissuti.

Più che un racconto, o un romanzo storico che racconta anche l’amore, Garofani di metallo è un viaggio… Un viaggio nei ricordi, attraverso atmosfere forti e nostalgiche; un viaggio nel tempo, alla scoperta di verità ignorate, ma anche incentrato sulla conoscenza delle proprie origini.

Ed è nelle atmosfere dolciamare del Portogallo attraverso la sua storia, le tradizioni, il folklore, ma anche i sentimenti di un popolo, e le sue solitudini che la storia prende forma…

E’ un romanzo che descrive storie di legami famigliari spezzati, dolorosi, ma anche di nostalgie, e amore… ma al contempo è ricerca delle proprie origini attraverso le parole, che descrivono e raccontano fatti sconosciuti, tutto avvolto da quelle che sono le orme di un popolo fiero, legato alle sue radici, nostalgico ma altresì volto con lo sguardo al futuro.

E’ il racconto di quattro vite che si intrecciano, un viaggio a ritroso nel tempo e nei ricordi, nella memoria dei  protagonisti principali e in quella di chi raccoglie questi racconti di vita e li ascolta dalle loro vive voci; e forse, tutto questo consentirà di chiudere il cerchio.

“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.”

José de Sousa Saramago

 

Ed è proprio colui che si presenta alla porta di Roberto e Maria, e che è alla ricerca delle sue radici, a dare inizio a questo viaggio a ritroso nella memoria, nei ricordi, alla ricerca di verità e legami spezzati, alla ricerca di quei tasselli della vita di suo padre Ricardo, un padre che forse non ha mai conosciuto sino in fondo…

 

“È qui nella Mouraria che tutto è iniziato e finito …”

 

ma è anche un viaggio alla scoperta di un’esperienza di vita unica per comprendere appieno “chi siamo” e “da dove veniamo”.

Antonio è uno sconosciuto per Roberto e Maria, eppure c’è un legame

 

“Fino all’anno scorso non sapevo nemmeno che Ricardo avesse ancora parenti in Portogallo, ma dopo la sua morte, facendo ordine tra le sue cose, trovai qualche foto in bianco e nero… [..] Nelle foto si vede mio padre adolescente in famiglia e in compagnia di amici. [..] c’erano un certo Roberto e una certa Maria…”

 

…cerca loro per conoscere meglio suo padre Ricardo, in modo da far incastrare tra loro tutti quei tasselli che ancora sono buttati lì alla rinfusa, e non gli sono chiari…perché il padre non ha mai parlato della sua vita precedente? perché non ha mai accennato all’esistenza di una famiglia d’origine? eppure ciascuno di noi ha delle radici…

 

“Più ci penso e meno mi sembra di aver conosciuto davvero mio padre.”

 

E Antonio va alla ricerca di queste sue origini, e del motivo per il quale suo padre Ricardo non ne ha mai parlato…nonostante nel suo sguardo perso nel vuoto si leggesse molto altro…

Antonio è quasi uno spettatore delle vicende che riemergono vivide alla memoria di Roberto e Maria, che gliele raccontano con dovizie di particolari, trasmettendogli tutte le emozioni vissute. E attraverso gli occhi di Antonio, il lettore ha la possibilità di scoprire l’evolversi di queste storie.

Ecco, questi sono gli attori di Garofani di metallo, le cui vicende si intrecciano in un’atmosfera struggente e coinvolgente e forte, memoria di dolori e atrocità, ma anche di amore e sacrificio, in una storia che riflette la vita di un popolo. Personaggi che fanno i conti con il loro passato e le cui storie si intrecciano in modo indissolubile, vite che si accompagnano a un pesante fardello di scelte, talvolta anche sbagliate, ma le cui conseguenze sono state cruciali per il destino di ciascuno di loro.

 

“…avevo giocato col fuoco e me ne accorsi la mattina che lo portarono via. Cosa potevo aspettarmi da gente che non solo censurava canzoni, libri e giornali, ma anche parole come pace, repubblica”

 

E’ estrema la delicatezza con cui Garofani di metallo apre la mente del lettore a una nuova esperienza di conoscenza; la vita, le tradizioni, la storia, il destino e la saudade cantati attraverso il fado, la splendida descrizione dettagliata e vivida delle atmosfere portoghesi…tutto questo si affaccia all’animo del lettore, che non può fare a meno di voler vivere questo mondo.

E Kati Galli ci conduce per mano accompagnandoci nei ricordi di questi personaggi, mettendoci di fronte a delle realtà forti come la crudeltà di un regime dittatoriale e il terrore della polizia di stato, le atrocità e le ingiustizie, ma ci accarezza il cuore attraverso l’amore e i sentimenti.. e ci guida alla scoperta del Portogallo, terra ricca di tradizione: dalle tradizioni popolari a quelle gastronomiche, e delle mete turistiche, e lo fa avvicinando il lettore con un’accurata ricostruzione storica. I personaggi, tutti, sono ben caratterizzati e descritti. Facciamo quindi la conoscenza dei due fratelli, Roberto e Ricardo, che nel corso della narrazione mostrano i loro cambiamenti nel tempo e a seguito delle situazioni vissute. E conosciamo Maria, la sua dolcezza, la sua perseveranza, la sua fede, e il suo grande amore.

Kati Galli ci fa respirare amore, passione e grande sofferenza…ci fa amare non solo il libro, che nella sua breve narrazione è molto coinvolgente e scorrevole, ma fa apprezzare anche i luoghi in cui si svolgono le azioni, tutti sono descritti in modo così preciso ed evocativo che quasi sembra ci si possa immergere in quelle atmosfere.

E con Garofani di metallo ci si ritrova coinvolti emotivamente, e tanto, fino a sentire quelle sensazioni a cui, a volte, non riesci a dare un nome… eppure per i portoghesi c’è un nome: saudade. E ti entra dentro, ti spinge a riflettere, a cercare di più…a voler vivere il tempo e i ricordi…ma anche ciò che la vita ha in serbo.

Ascoltate, come ho fatto io, anche solo per mera curiosità, i canti portoghesi del fado…e rileggete questa storia.

Avrà inizio un nuovo viaggio.

Buona lettura.

 

Cuore di Neve” di Debora Mayfar, Dark zone editore. A cura di Alessandra Micheli

 

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Cuore di neve. Il viaggio attraverso le fasi della crescita, di Alessandra Micheli

 

In un bellissimo libro Donne che corrono con i lupi, Clarissa Pikola Estes una straordinaria analista junghiana, fornì la chiave interpretativa tutta al femminile per poter leggere le fiabe in un modo totalmente diverso. Che le fiabe, le storia i racconti mitologici parlassero dell’uomo e della società era oramai nel mondo accademico un fatto scontato. Ma fu grazie a Propp che si iniziò a comprendere che esse potevano rivolgersi anche al microcosmo uomo, fornendo una mappa del suo percorso attraverso la vita. Una delle fiabe che più assomigliano al libro della Mayfar è sicuramente la fanciulla senza mani, che condivide con Bianca la sua condizione particolare, ossia di essere Regina incontrastata degli Spiriti e il sacrificio supremo per combattere il male. Che non è semplicemente male.

Ma andiamo con ordine-

Cuore di neve incentra la sua trama nel tentativo di rispondere a una domanda fondamentale che aleggerà per tutte le pagine, ossia non più cos’è l’uomo, ma è formulata in questo modo:

 

non è quello che sono a essere importante ma chi voglio diventare

E’ spostando il contorno del discorso e del quesito che ci si avvicina sempre di più al contesto formativo e di apprendimento comune a ogni storia, e che troviamo persino nei vangeli sotto forma di:

 

Cosa cerchi?

 

Ecco la base su cui poggia tutta la trama, che si snoda attraverso azione e formazione, romanticismo e a volte tragedia.

Bianca è una regina degli Spiriti, di quel mondo numinoso che fa parte di ciascuno di noi. È la dimensione dove dominano i sogni, la creatività la forza pure delle idee, delle potenzialità inespresse. In questo luogo ctonio si trova di tutto e soprattutto si trovano i riflessi di sé stessi, non del sé sociale ma dell’io profondo. Ed è in questo universo che parte la storia di Bianca come secondo atto di nu percorso alla ricerca, nientedimeno che del proprio volto. Bianca cerca di preservare i suoi ricordi, le sue emozioni minacciati da incubi malvagi abbracciando e facendosi sostenere ogni volta da uno scopo diverso, dall’amore, dal bisogno di essere protetta e dalla vendetta.  Però, quello che le manca è la visione d’insieme del perché un essere vivente deve poter abbracciare uno scopo, una motivazione una meta.  A cosa serve questo fantomatico scopo?

La motivazione che ci spinge, che sia valore o ideale, o emozione non deve diventare altro che uno degli infiniti modi in cui un io, pienamente sviluppato si mette in gioco. Mi spiego meglio. Noi non siamo e non dobbiamo essere i nostri valori, i nostri bisogni, i nostri ideali ma questo non sono altro che le modalità in cui la nostra psiche, il nostro io si manifesta nel mondo reale. Senza aver affrontato un percorso interiore in grado di contemplare anche il lato negativo di questi Valori (perdita, fallimento, sacrificio) ossia l’ombra saremo sempre persone addormentate, sedate e quasi inanimate. Il nostro io non si renderà mai manifesto nel mondo materiale e non trasformerà mai la nostra scala di ideali in azione.

Potremo camminare, parlare, muoverci, respirare, ma il nostro stato interiore rimarrà congelato e immobile. Ecco cosa rischia Bianca. Lei è rimasta allo stadio spirito (potenzialità). Ha molte doti è in grado di vedere il volto e il cuore delle persone, è in grado di andare oltre apparenza e forma ma resta immobile, bella irraggiungibile e eterea.  È una Regina senza regno, è una eterna adolescente che non riesce a fare il passo seguente quello di abbracciare totalmente la rinuncia per divenire donna.  Ecco che senza volontà di esistenza si trova schiava di un amore che la vuole eterna sposa infante, fragile, in continuo disfacimento, un disfacimento che per non essere totale ha bisogno di qualcuno di esterno che la ricomponga. Bianca è ma non esiste ancora.

È questo suo permanere in uno stato di grazia embrionale senza movimento (la prima parte del testo trasmette questa stasi, e la bravura dell’autrice è quello di comunicare quasi un freddo intenso che immobilizza e rende gli eventi quasi claustrofobici) in continua lotta contro questa ombra (incubi). Ma non è lei che combatte. Sono altri al di fuori che la proteggono. Lei è in uno stato di perfezione totale, forte eppure inattiva. L’ombra raccontata dal testo è una forza così potente, così terribile che per poter vivere deve “mangiare” i ricordi. E il ricordo non è altro che un pezzo del nostro percorso, quello che ci porta a costruire piano piano la nostra identità. Ed è di questa che l’ombra incontrollata di nutre, quel legame con il reale, con la capacità di crescere, di emozionarci, di imparare: ossia con la nostra umanità. Facendosi cadere nell’abisso (il maelstrom).

Se è vero che la discesa nel mondo sotterraneo (quello degli spiriti) è un percorso necessario, Bianca ci ricorda che il restare troppo a lungo in questo luogo diventa deleterio e pericoloso. Il numinoso serve per donarci nuova energia da portare nel mondo materiale, affinché si manifesti in modo ancor più meraviglioso e terribile, la capacità di creare, di plasmare il destino e ogni cosa che ci circonda. Restare nel limbo è come scappare dalle nostre responsabilità.

Ecco che il cacciatore, ossia l’istinto alla lotta e all’autoconservazione, si stacca dalla sua psiche, e prende il sopravvento; non è più monitorato e regolato dalla razionalità, persa attraverso fiabeschi sogni.

Quando inizia a vivere davvero Bianca?

Quando soffre. Quando perde tutto. Quando incontra la morte e quando soprattutto riabbraccia il suo lupo. E credetemi il lupo è uno dei simboli più importanti in ogni percorso umano. Il lupo è istinto selvaggio, la capacità di muoversi attraverso le impervie condizioni climatiche o attraverso le difficoltà. Il lupo o la Loba, annusa il pericolo, ringhia, conosce i cicli, sa morire e rinascere. Riacquistare il lupo è il simbolo di chi diviene, finalmente padrona e padrone di sé stesso, responsabile del branco e del proprio individuale cammino. Il lupo è via e maestro.

Ecco che da evanescente Regina degli Spiriti, Bianca diviene anche cacciatrice.

Dove la porterò questo viaggio?

Verso il Ragnarok?

O verso la rinascita?

Vi invito a leggere il libro e a scoprirlo. A bearvi della sua poesia e della sua lentezza. Che non è sinonimo di noia. Assolutamente.  La giovane autrice ha compreso l’importanza di far assaporare gli eventi dando attenzione alla profondità di descrizioni, gesti e colorando di emozioni, di realismo magico, di contorni e sfumature. Ecco cos’è la lentezza non solo azione ma introspezione. Non solo fatti ma riflessioni.  Spesso le autrici sottovalutano l’aspetto psicologico per le luci della ribalta, per l’acme delle emozioni, per la frenesia e la rapidità eccessiva delle descrizioni. Come se dovessimo mordere la vita prima che questa fugga. No mie care, un libro va assaporato, va gustato in ogni frase, in ogni pagina. Va assorbito cercando di coglierne ogni sapore e ogni odore.  Dovete indagare, approfondire i personaggi, toglierli dalla carta per renderli carnali e corposi, dare almeno un assaggio della varietà complessa del genere umano.  Scrivete di persone non di cliché. E ricordate che non sempre la rapidità convulsa del tutto subito è un valore letterario.

La Mayfair lo dimostra.

Brava ragazza.