Cuore di Neve” di Debora Mayfar, Dark zone editore. A cura di Alessandra Micheli

 

Cuore di neve. Il viaggio attraverso le fasi della crescita, di Alessandra Micheli

In un bellissimo libro Donne che corrono con i lupi, Clarissa Pikola Estes una straordinaria analista junghiana, fornì la chiave interpretativa tutta al femminile per poter leggere le fiabe in un modo totalmente diverso. Che le fiabe, le storia i racconti mitologici parlassero dell’uomo e della società era oramai nel mondo accademico un fatto scontato. Ma fu grazie a Propp che si iniziò a comprendere che esse potevano rivolgersi anche al microcosmo uomo, fornendo una mappa del suo percorso attraverso la vita. Una delle fiabe che più assomigliano al libro della Mayfar è sicuramente la fanciulla senza mani, che condivide con Bianca la sua condizione particolare, ossia di essere Regina incontrastata degli Spiriti e il sacrificio supremo per combattere il male. Che non è semplicemente male.

Ma andiamo con ordine-

Cuore di neve incentra la sua trama nel tentativo di rispondere a una domanda fondamentale che aleggerà per tutte le pagine, ossia non più cos’è l’uomo, ma è formulata in questo modo:

non è quello che sono a essere importante ma chi voglio diventare

E’ spostando il contorno del discorso e del quesito che ci si avvicina sempre di più al contesto formativo e di apprendimento comune a ogni storia, e che troviamo persino nei vangeli sotto forma di:

Cosa cerchi?

Ecco la base su cui poggia tutta la trama, che si snoda attraverso azione e formazione, romanticismo e a volte tragedia.

Bianca è una regina degli Spiriti, di quel mondo numinoso che fa parte di ciascuno di noi. È la dimensione dove dominano i sogni, la creatività la forza pure delle idee, delle potenzialità inespresse. In questo luogo ctonio si trova di tutto e soprattutto si trovano i riflessi di sé stessi, non del sé sociale ma dell’io profondo. Ed è in questo universo che parte la storia di Bianca come secondo atto di nu percorso alla ricerca, nientedimeno che del proprio volto. Bianca cerca di preservare i suoi ricordi, le sue emozioni minacciati da incubi malvagi abbracciando e facendosi sostenere ogni volta da uno scopo diverso, dall’amore, dal bisogno di essere protetta e dalla vendetta.  Però, quello che le manca è la visione d’insieme del perché un essere vivente deve poter abbracciare uno scopo, una motivazione una meta.  A cosa serve questo fantomatico scopo?

La motivazione che ci spinge, che sia valore o ideale, o emozione non deve diventare altro che uno degli infiniti modi in cui un io, pienamente sviluppato si mette in gioco. Mi spiego meglio. Noi non siamo e non dobbiamo essere i nostri valori, i nostri bisogni, i nostri ideali ma questo non sono altro che le modalità in cui la nostra psiche, il nostro io si manifesta nel mondo reale. Senza aver affrontato un percorso interiore in grado di contemplare anche il lato negativo di questi Valori (perdita, fallimento, sacrificio) ossia l’ombra saremo sempre persone addormentate, sedate e quasi inanimate. Il nostro io non si renderà mai manifesto nel mondo materiale e non trasformerà mai la nostra scala di ideali in azione.

Potremo camminare, parlare, muoverci, respirare, ma il nostro stato interiore rimarrà congelato e immobile. Ecco cosa rischia Bianca. Lei è rimasta allo stadio spirito (potenzialità). Ha molte doti è in grado di vedere il volto e il cuore delle persone, è in grado di andare oltre apparenza e forma ma resta immobile, bella irraggiungibile e eterea.  È una Regina senza regno, è una eterna adolescente che non riesce a fare il passo seguente quello di abbracciare totalmente la rinuncia per divenire donna.  Ecco che senza volontà di esistenza si trova schiava di un amore che la vuole eterna sposa infante, fragile, in continuo disfacimento, un disfacimento che per non essere totale ha bisogno di qualcuno di esterno che la ricomponga. Bianca è ma non esiste ancora.

È questo suo permanere in uno stato di grazia embrionale senza movimento (la prima parte del testo trasmette questa stasi, e la bravura dell’autrice è quello di comunicare quasi un freddo intenso che immobilizza e rende gli eventi quasi claustrofobici) in continua lotta contro questa ombra (incubi). Ma non è lei che combatte. Sono altri al di fuori che la proteggono. Lei è in uno stato di perfezione totale, forte eppure inattiva. L’ombra raccontata dal testo è una forza così potente, così terribile che per poter vivere deve “mangiare” i ricordi. E il ricordo non è altro che un pezzo del nostro percorso, quello che ci porta a costruire piano piano la nostra identità. Ed è di questa che l’ombra incontrollata di nutre, quel legame con il reale, con la capacità di crescere, di emozionarci, di imparare: ossia con la nostra umanità. Facendosi cadere nell’abisso (il maelstrom).

Se è vero che la discesa nel mondo sotterraneo (quello degli spiriti) è un percorso necessario, Bianca ci ricorda che il restare troppo a lungo in questo luogo diventa deleterio e pericoloso. Il numinoso serve per donarci nuova energia da portare nel mondo materiale, affinché si manifesti in modo ancor più meraviglioso e terribile, la capacità di creare, di plasmare il destino e ogni cosa che ci circonda. Restare nel limbo è come scappare dalle nostre responsabilità.

Ecco che il cacciatore, ossia l’istinto alla lotta e all’autoconservazione, si stacca dalla sua psiche, e prende il sopravvento; non è più monitorato e regolato dalla razionalità, persa attraverso fiabeschi sogni.

Quando inizia a vivere davvero Bianca?

Quando soffre. Quando perde tutto. Quando incontra la morte e quando soprattutto riabbraccia il suo lupo. E credetemi il lupo è uno dei simboli più importanti in ogni percorso umano. Il lupo è istinto selvaggio, la capacità di muoversi attraverso le impervie condizioni climatiche o attraverso le difficoltà. Il lupo o la Loba, annusa il pericolo, ringhia, conosce i cicli, sa morire e rinascere. Riacquistare il lupo è il simbolo di chi diviene, finalmente padrona e padrone di sé stesso, responsabile del branco e del proprio individuale cammino. Il lupo è via e maestro.

Ecco che da evanescente Regina degli Spiriti, Bianca diviene anche cacciatrice.

Dove la porterò questo viaggio?

Verso il Ragnarok?

O verso la rinascita?

Vi invito a leggere il libro e a scoprirlo. A bearvi della sua poesia e della sua lentezza. Che non è sinonimo di noia. Assolutamente.  La giovane autrice ha compreso l’importanza di far assaporare gli eventi dando attenzione alla profondità di descrizioni, gesti e colorando di emozioni, di realismo magico, di contorni e sfumature. Ecco cos’è la lentezza non solo azione ma introspezione. Non solo fatti ma riflessioni.  Spesso le autrici sottovalutano l’aspetto psicologico per le luci della ribalta, per l’acme delle emozioni, per la frenesia e la rapidità eccessiva delle descrizioni. Come se dovessimo mordere la vita prima che questa fugga. No mie care, un libro va assaporato, va gustato in ogni frase, in ogni pagina. Va assorbito cercando di coglierne ogni sapore e ogni odore.  Dovete indagare, approfondire i personaggi, toglierli dalla carta per renderli carnali e corposi, dare almeno un assaggio della varietà complessa del genere umano.  Scrivete di persone non di cliché. E ricordate che non sempre la rapidità convulsa del tutto subito è un valore letterario.

La Mayfair lo dimostra.

Brava ragazza.

 

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