“Albarosa” di Stephen Hasch. A cura di Francesca Giovannetti

 

Albarosa e Renazzola sono due località, situate nella stessa valle, a pochi chilometri di distanza. Albarosa potrebbe sembrare un paesino come gli altri ma, con il fantasioso aiuto degli abitanti e delle personalità di spicco, ha creato una storia interessante riguardo alle sue origini, facendosene vanto. Inevitabile l’invidia che serpeggia fra gli abitanti del paese rivale, che ridicolizzano tutto ciò che ruota intorno ad Albarosa.

Una gita scolastica darà nuova fiamma alla battaglia, quando una maestra, ovviamente di Albarosa, deciderà di portare in gita scolastica la sua classe proprio nel suo paese d’origine. Raccontata attraverso gli occhi di un bambino di quella classe, la storia della rivalità fra i due paesi, esce in tutta i suoi aspetti, dai più comici ai più tragici.

Benché legga da molti anni e il mio interesse spazi in tutti i generi letterari, non ho mai incontrato lo stile di Hasch. La parola che lo descrive meglio è : unico.

Una penna che riesce a raccogliere frammenti e punti di vista di personaggi di qualsiasi età, sesso e ceto sociale, li rende chiari, comprensibili e vivi agli occhi del lettore e con incredibile abilità trasforma questi frammenti in un quadro completo, sapientemente costruito.

Fra tanti nomi e personaggi ci si potrebbe facilmente perdere, ma l’autore non lo permette, assegnando a ognuno un tratto caratteristico, fisico o caratteriale, che lo rende riconoscibile per tutta la trama. Fin dalle prime righe la giostra dei protagonisti è ben delineata e d’impatto e questo è solo uno dei motivi per cui consiglio assolutamente questa opera.

Il tema principale, inoltre, è talmente tipico del nostro essere italiani, soprattutto abitanti di paesi non grandissimi, da facilitare una immedesimazione quasi spontanea: la rivalità fra paesi vicini. Credo che ognuno potrebbe fare un esempio. Nel mio piccolo vi riporto il mio : “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio!” e ti sentivi rispondere per le rime: “ che Dio t’accontenti!”. E da lì scatenate la fantasia nel vedere ogni sorta di gesto scaramantico.

Che poi, per inciso, io ai miei l’ho portato un pisano all’uscio, ma questa è un’altra storia…

L’attaccamento alla propria terra, la rinuncia ai propri sogni, le incomprensioni fra genitori e figli sono tutti temi toccati raccontando il passato e il presente dei protagonisti. E il lettore riesce a calarsi nelle pagine, perché in modo più o meno profondo, sono tematiche che fanno parte della vita di ognuno.

Il talento principale di Hasch è quello spostare l’ago della scrittura tra l’ironico e il tragico, con un tocco da maestro che lascia assaporare tutta la gamma delle emozioni, con semplicità e sicurezza, lasciando una sensazione dolce e amara che è l’essenza stessa del suo scrivere.