Analisi del libro: “La lettera scarlatta”. A cura di Valentina Menichini

 

La lettera scarlatta può essere definito come un “romanzo storico”. In effetti pur essendo stato pubblicato nel 1850, narra della vita delle colonie americane, in particolar modo di Boston del diciassettesimo secolo.

 L’autore adopera uno stratagemma tipico dell’800, impiegato anche da altri  autori dell’epoca come Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi, di utilizzare dei ritrovamenti casuali di documenti che attestano la veridicità di ciò che narra nel romanzo. Questa finzione letteraria, consente all’autore di estraniarsi dalla vicenda limitandosi ad esporre i fatti così come si sono presentati ai suoi occhi, liberandolo nel contempo  dalla responsabilità dei giudizi in esso pronunciati. Limitandosi a trascrivere degli avvenimenti narrati da un altro, lui non può esserne colpevolizzato.

La vicenda ruota attorno a Hester Prynne, una donna accusata di adulterio avendo avuto una figlia, nonostante il marito fosse scomparso ormai da anni. La sua condanna è quella di portare al petto per sempre, una lettera scarlatta a forma di “A” per evidenziare il suo peccato: essere Adultera. Benché tutti imponessero di confessare il nome del complice ella si rifiuterà e nemmeno in presenza di suo marito, il quale si presenterà sotto una diversa identità e solo lei lo riconoscerà, oserà confessare. Suo marito, che diverrà il dottore della città si farà chiamare Roger Chillingworth, giura che troverà l’uomo che ha spinto sua moglie all’adulterio e avrà la sua vendetta.

Ben presto si scoprirà che il complice di Hester non è altri che il prete della cittadina, il reverendo Dimmesdale, da tutto il popolo adorato e considerato quasi un santo per le sue infervorate prediche e i suoi grandi studi di teologia, e lo scoprirà proprio il dottor Chillingworth, poiché il reverendo, a causa della sua colpa inconfessata, diventerà di salute cagionevole e molto vicino alla morte.

Il racconto si concluderà con la morte di Dimmesdale, la sua rivelazione e la rabbia di Chillingworth per non essere riuscito ad ottenere la vendetta così come l’aveva progettata.

Il romanzo, pur partendo da una cornice storica e nato per contestare le forme estreme di puritanesimo, può essere definito moderno in quanto il narratore incentra tutta la storia in una visione psicologica e sulle vicende interiori dei protagonisti.

Questo tratto lo si può notare nella forza di Hester Prynne determinata a non confessare, ma in particolar modo è accentuato attraverso Chillingworth che, da uomo di studi che Hester ricordava, si scoprirà invece un vero e proprio mostro, quasi un malvagio demone persecutore del reverendo.

Chillingworth, insinuandosi nella vita del reverendo come amico, scaverà sempre più approfonditamente nel suo animo e lo porterà quasi alla follia.

 Verrà inoltre esplicitato il tormento interiore di Dimmesdale, a cui il peso della colpa inconfessata distruggerà non solo l’anima ma anche il  corpo. Egli tenterà una catarsi punendosi tramite veglie estenuanti e digiuni altrettanto assurdi, al punto tale da cadere a terra stremato per la mancanza di forze.

Argomento fondamentale è quindi l’introspezione dei personaggi. A partire proprio dalla stessa Hester, la quale, durante gli anni che passa sola con la figlia, inizierà a domandarsi se lei faccia ancora parte delle grazie di Dio. I suoi pensieri diverranno quasi ribelli riguardo la società che la circonda, le sue idee che potremmo definire “proto-femministe” le si formeranno nella mente mentre sempre più trascurerà il suo aspetto esteriore. Una crescita che finisce per involvere in qualche maniera il personaggio pur non ledendo la sua immagine “forte”.

 Se per un momento i personaggi sembrano accomunati dalla perdita di bellezza, per il personaggio di Dimmesdale questo cambiamento coinvolgerà anche il suo carattere.

 Egli, durante le sue notti di veglia, guarda la propria immagine riflessa nello specchio, simbolo della visione di sé stessi e del riflesso della propria coscienza, e la vede deturpata, diversa da come era prima di questa colpa immensa.

 E questo ci porta a parlare di un altro elemento presente nella storia: quello dei simboli. L’utilizzo dell’immagine riflessa, attraverso lo specchio su cui si riflette Dimmesdale, oppure gli stagni nei quali si vede Pearl, la figlia di Hester, che nota che il mondo riflesso è appunto un mondo fittizio.

 Un altro simbolo è rappresentato dalla natura, particolarmente il bosco, con il ruscello che ricorda un elemento che conduce verso qualcosa di nascosto, oppure nell’immedesimazione con la natura stessa che ha Pearl quando si crea un abito di fiori o racconta al governatore di essere nata sotto un cespuglio di rose.

Pearl stessa è un simbolo, lei è l’immagine del mistero, poiché ha un carattere imprevedibile, ma anche espressione dei paradigmi presenti in tutto il romanzo, quello tra palesamento e occultamento: Pearl è il palese segno dell’adulterio della madre e il suo carattere ambiguo ed eccentrico per l’epoca la pone in evidenza. Tuttavia molte volte non mostra quello che realmente pensa.

Questa contrapposizione si nota anche tra Hester che mostra a tutto il paese la sua lettera scarlatta e il frutto della sua colpa e  Dimmesdale che invece la nasconde, oppure la vera identità nascosta di Chillingworth, rivelata poi da Hester.

Il racconto quindi si può definire un intreccio tra mistero e rivelazione, oltre che una storia basata sulla psicologia dei personaggi che la caratterizzano.

Durante lo svolgimento della vicenda, si può notare come Dimmesdale cambi il suo aspetto da giovane e bello quale era a malato e prossimo alla morte da un momento all’altro. Questo cambiamento in negativo è causato dalla continua presenza di Chillingworth, determinato a distruggerlo psicologicamente affinchè confessi la sua complicità con Hester nell’adulterio.

Il suo carattere si modificherà e farà dei sermoni sempre più infervorati e carichi di passione in cui lui sembra quasi urlare la sua colpevolezza mascherandola con parole sacre e desideroso di essere accusato da tutti   fino a salire sul palco della gogna, sul quale anni prima era stata esposta Hester Prynne  per mostrare la lettera.

 Chillingworth si rivelerà un personaggio  “persecutore”  come lo fu Jago nella tragedia di Shakespeare Otello.

Il protagonista all’inizio descritto come solare è infatti corrotto mentalmente dal suo rivale Jago, il quale fa dubitare ad Otello della fedeltà di Desdemona nei suoi confronti mutando man mano che le scene si susseguono in un essere totalmente diverso finendo quasi per identificarsi con Jago.

 Otello impazzirà al punto tale da uccidere la sua amata donna e così impazzisce Dimmesdale, il quale dopo le sue deliranti veglie, esce dalla sua abitazione e sale sul palco della gogna urlando la sua colpevolezza, che purtroppo rimarrà segreta essendo notte fonda.

La trasposizione cinematografica omette completamente il risvolto psicologico a favore di un linguaggio più visivo. Il personaggio di Hester viene presentato come quello di una novella suffragetta che, incurante delle eventuali conseguenze anche corporali, non esita a sbandierare a cielo aperto le sue idee anticonformiste. In netta contrapposizione al personaggio forte, composto e determinato che abbiamo conosciuto nel libro.  I drammi interiori sono sostituiti da quelli di una battaglia tra nativi e bianchi inesistente nel libro e favorendo il lieto fine piuttosto che mantenere il pensiero critico di Hawtorne nei confronti di un bigottismo che cristallizza i personaggi in ruoli stantii. I sentimenti umani sottomessi alla rigida moralità dell’epoca ma che non possono essere soppressi. Nel film l’amore tra Hester e Dimmesdale viene narrato già nei primi fotogrammi, nel romanzo svelato man mano. E nei sentimenti di chi legge, la figura di quest’uomo, all’inizio inflessibile persecutore della protagonista, apparirà sempre più fragile fino a risultare vile in netto contrasto con la figura di Hester. La quale, pur non uscendo indenne dagli eventi che le precipitano addosso continua a mantenere un alone di forza, coraggio e lealtà. Nella versione cinematografica chi ne esce completamente distrutto è il personaggio di Chillingworth. Presentato come un folle tale da essere cacciato dalla tribù di nativi americani e desideroso a livello morboso dell’amore di Hester. Nel tentativo di modernizzare i personaggi e renderli più fruibili si è ottenuto lo scopo di stereotiparli facendo così perdere all’opera la vera innovazione e modernità. Favorendo la narrazione attraverso scene scontate a scapito del tormento interiore, verrà a mancare il pathos che invece permea la scrittura di Hawtorne.

Per non parlare degli stravolgimenti che fanno pensare a una vera e propria riscrittura.

Note

Nathaniel Hawthorne ( Salem 1804-Plymouth 1864)è stato uno scrittore americano. Visse vicino alla cerchia intellettuale dei trascendetalisti ( come Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson) nonostante con questi vi fosse una latente rivalità. Scrisse diversi romanzi tra cui il sorpacitato “La lettera Scarlatta” , “La casa dei sette abbaini” che assieme alle opere di  Herman Melville con il suo Moby Dick,  Henry David Thoreau con Walden e Walt Whitman con foglie d’erba sono considerate le opere più rappresentative del rinascimento americano.

 

Nel 1995 è stato tratto dal suo più famoso romanzo, la lettera scarlatta appunto, il famoso film con  Demi Moore, Gary Oldman e Robert Duvall.