“Zeitgeist Hotel. Ultimo trip di un dongiovanni perbene”, di Reda Wahbi. A cura di Vito Ditaranto.

 

Il suo ultimo ruolo sarebbe stato il più importante della sua vita.

La sua ultima entrata come spirito del tempo sarebbe stata per ironia quella allo Zeitgeist Hotel.

L’unica cosa che desiderava Willhelm Strauss, famoso attore, era morire sul palco avendo solo il tempo per un ultimo trip, cercando di recuperare il suo passato e le tracce di sua figlia scomparsa.

Noi siamo ciò che costruiamo, ma abbiamo davvero il potere di provocare ciò che immaginiamo oppure, più semplicemente, le cose accadono e dobbiamo gestirne le conseguenze?

Un mondo, quello di Willhelm Strauss, fatto di eccessi ma che in pochi giorni gli crolla addosso.

Il contenuto delle paure più grandi può tradursi in realtà ma non perché lo abbiamo immaginato, può prendere forma. Il sentimento di responsabilità, così presente nelle personalità ossessive, può ridursi attraverso il contatto con le proprie fantasie e allenandosi a immaginare qualunque genere di scenario, per poi verificare e percepire che quell’attività mentale non ha alcun potere deterministico.

Nell’ “Ultimo trip di un don Giovanni perbene”, la fantasia più catastrofica rimane nulla più di una fantasia, al pari di ogni altro esercizio di immaginazione che venga invece vissuto come più accettabile.

Siamo tutti capaci di fare del male quando lasciamo scorrere liberamente i nostri pensieri angosciati, ma solo passando all’azione diventiamo colpevoli.

Un libro che va oltre l’immaginario intrecciando la vita del protagonista con situazioni ed eventi paradossali fino a rivelarci qualcosa che non ci saremmo aspettati.

Ogni parola detta è una bugia. La storia stessa sembra una bugia.

A volte i mostri sono solo anime esaltate che vivono in catene e che cercano solo d’essere ascoltati per tornare a essere uomini terreni. E forse Willhelm Strauss, continuerà a vagare fuori dalle pagine di questo libro cercando “L’avvento del mondo nuovo”.

La scrittura del testo è sempre fluida e leggera, le pagine scorrono veloci.

Il libro in un certo senso sembra rappresentare una sorta di vita parallela, il viaggio che si concede il protagonista fuori dalla realtà. Il racconto è una finestra aperta al mondo di chi sogna o meglio rivive i suoi incubi ad occhi aperti… forse troppo in alcuni momenti.

Il libro è originale, nel senso che ha la capacità di relazionare vari generi di scrittura incrociando thriller e noir.

Comunque, anche se alcune situazioni descritte si rilevano alquanto improbabili, se si considera il libro per quello che realmente è: ossia un romanzo che descrive la mente turbata di un uomo dedito agli eccessi, posso affermare che l’opera nel complesso merita di essere letta.

La conclusione è che il bene non può esistere senza il male.

Un romanzo, con un finale a sorpresa. Un libro che scorre velocemente.

Un libro, essenziale e folgorante.

Libro da leggere se si vuole vivere situazioni oniriche e surreali.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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