Undressed e Untold di Moloko Blaze, recensione a cura di Paola Garbarino

 

 

Premetto che non sono un’amante del genere erotico, la maggior parte di quelli che vengono spacciati per tali sono un’accozzaglia di rapporti a casaccio, senza alcuna trama, senza introspezione dei personaggi, senza una struttura degna di essere definita tale per identificare uno scritto col nome romanzo o novella.

Capisaldi del genere, come “Emmanuelle” di Arsan o “Paura di volare” di Jong, sono stati simbolo di una cultura: “Emmanuelle” entrò di prepotenza nell’immaginario collettivo dell’epoca come simbolo soft di quella liberalizzazione sessuale che alla fine degli anni Sessanta stava rivoluzionando i costumi della società occidentale; “Paura di volare” fu il simbolo di una generazione femminista. Romanzi come questi classici, specchi di una generazione, sono ben lontani dalla varietà che si può trovare ora in commercio, soprattutto nel self publishing, dove spesso, più che romanzi, sembrano fantasie mal scritte e mal strutturate di donne frustrate o di uomini che non capiscono nulla di ciò che faccia scattare l’eccitazione in una donna. Se lo sono, se anche questi sono lo specchio di questa generazione e tra qualche decennio ciò potrà essere analizzato in modo più scientifico, io sono contenta di essere più vecchia perché trovo molta pochezza, superficialità e rozzezza nella maggior parte dei libri, anche non erotici, che si sono riversati in commercio grazie all’avvento digitale, che ha dato possibilità ad autori validi di avere quella visibilità negata dal monopolio delle grandi case editrici ma che, come contrappasso, ha dato libero accesso anche ad autori che non possono essere definiti tali, e lo dice, con rammarico, una che è essa stessa un’autrice self (al momento per scelta e non più per necessità).

Le pruderie ci sono sempre state, non abbiamo inventato niente, l’erotismo è probabilmente nato con la cacciata dall’Eden. Dai secoli passati ci giunge testimonianza, come i graffiti erotici egiziani nella tomba rupestre incompiuta, vicino al tempio della regina Hatshepsut a Deir el-Bahari; o i tanti, licenziosi affreschi a Pompei ed Ercolano.

Non c’è bisogno di essere psicologi per sapere che maschio e femmina si eccitino fondamentalmente per cose diverse. “Il punto G è nelle orecchie, chi lo cerca più in basso perde il suo tempo.” ha detto quella talentuosa scrittrice che è Isabel Allende. Mentre un uomo è più materiale, una donna è più cerebrale. Penso sia qui, la differenza, a volte sottile, fra erotismo e pornografia. Mentre un uomo guarda un film porno (e se ci cresce penserà che quello sia il modo in cui piaccia alle donne), una donna legge romance (e se ci cresce resterà molto delusa quando gli uomini non si comporteranno come i protagonisti del genere). L’erotico dovrebbe essere una via di mezzo tra un porno e un romance.

Nel Cinema, è pornografico ciò che non si può mostrare a tutti: se ci sono certe parti anatomiche in vista, scatta il genere porno. L’erotismo è più un suggerire che mostrare. E in “Undressed” ho trovato questo, a mio avviso rientra appieno nella categoria erotica come la si intendeva, come dovrebbe essere: un suggerire, con qualcosa di profondo dietro, un messaggio.

Ho letto questo libro su consiglio di un’amica dai gusti letterari simili ai miei, mi sono fidata del suo giudizio e non mi ha delusa. La storia è coinvolgente, insomma, c’è una storia, vera, una trama ben delineata e personaggi, coi loro vizi e le loro debolezze, che ti entrano dentro. Mentre scrivo questa recensione ho già letto anche il seguito “Untold” e posso affermare che questa trilogia è un crescendo.

Il titolo inglese “Undressed” è, letteralmente, “svestito”, in italiano, ma io vi ho letto di più, penso che sia un titolo ricercato, che abbia più a che fare con “a nudo”, non solo nel senso materiale perché la protagonista diviene modella e musa di due artisti, ma soprattutto perché loro la vedono, vedono che ha un segreto, un tormento e la costringono a tirarlo fuori, a lasciarselo alle spalle, a emanciparsi, a rivendicare una libertà e una sessualità che la protagonista negava a sé stessa a causa di traumi passati.

«Fammi vedere la tua carta d’identità.»

Spalancai gli occhi, incredula. «Le ho già detto che sono maggiorenne!» sbottai.

«A me sembri solo un ragazzino in technicolor che puzza ancora di latte. Mostrami un documento.»

Sollevò la mano col palmo all’insù, in attesa.

Roteai gli occhi al cielo, feci quanto mi stava chiedendo: tirai fuori dallo zaino il portafoglio e gli sbattei in faccia la mia carta di identità, ignorando la sua mano.

Appurato il fatto che il “ragazzino in technicolor” avesse detto la verità, si fece da parte per farmi entrare nel suo studio. Feci un passo avanti, ma mi bloccai poco oltre la soglia.

«Entra, forza. Sei in ritardo di almeno dieci minuti.» Parole implacabili per un tono implacabile. «Ho cacciato via la modella precedente per i suoi ritardi e la sua maleducazione. Non farmi pentire già dal primo giorno.»

Mi guardai intorno, in cerca di uno spogliatoio. Non ne trovai. Ciò che mi balzò agli occhi però era la serie di quadri di persone nude, uomini e donne, in pose trasgressive, nei toni di colore che sembravano ispirarsi alla pop art. Nulla a che vedere con l’arte di Velázquez, Goya, Tiziano, Ingres, Botticelli. Qui non c’era rispetto per alcuna regola formale, tecniche pittoriche si mischiavano con il collage, con il frottage, con la fotografia, con l’action painting, con i supporti e i materiali più eterogenei, fino ad arrivare alla sperimentazione pura. Nulla di nuovo in fondo, ero una studentessa di arte e ne avevo viste di cotte e di crude. Ma ciò che mi sconvolse erano i soggetti. Le ragazze, senza nulla addosso, erano umiliate e sottomesse nelle posizioni più perverse che avessi mai visto. Io avrei dovuto fare… questo?

E poi lo sentii, secco come una frustata sulla schiena, l’ordine a cui, da oggi in avanti, avrei obbedito ogni singolo giorno, per molto, moltissimo tempo.

«Sali su quella pedana e togliti i vestiti.»

Anche il secondo “Untold”, ossia “non detto”, riguarda i protagonisti, pieni di segreti, segreti che vogliamo scoprire per capire, per ricostruire le loro vite, cosa li abbia portati a essere ciò che sono.

«So che è difficile da capire, so che può sembrarti una cosa immorale e immonda. Ma siamo persone, ci relazioniamo con delle persone, amiamo delle persone. Io amo Charlotte, non perché è una donna, ma perché è la mia musa, nell’arte e nella vita, mi appartiene tanto quando io appartengo a lei. Questo puoi provare a capirlo?»

Scossi la testa, anche se in realtà cominciavo davvero a capire come funzionassero la sua testa e il suo cuore.

«E amo Robin perché gli ho salvato la vita. L’ho protetto ed è mio, quasi quanto lo sei tu.»

Mi divincolai. «Sei pazzo.»

Mi riacciuffò premendomi ancora al suo corpo teso. Gli leggevo una strana angoscia negli occhi, quella di chi ha paura di perdere la propria donna.

«E perché? Perché dopo che mi sono ucciso per amore non ho alcuna intenzione di legarmi a una persona in quel modo? Perché so che non mi sposerò mai, così come so che non vorrò figli? Perché non seguo l’iter convenzionale della vita sociale? Perché esprimo il mio amore non come fanno gli altri, ma in modo diverso, amorale, perverso, totalizzante? Un modo che è solo mio?»

Lo fissai sconvolta, il mio corpo agonizzante era ormai abbandonato alle sue braccia.

«Lo hai detto tu stessa. Ricordi? Sei come noi. Sì, mia cara, sei proprio come noi. Mi dici che sono pazzo. Sì, forse. Ma lo sei anche tu.» Mi afferrò un polso per sollevare il braccio e mostrarmi l’intreccio dei miei vecchi tagli autoinflitti.

Gli strappai il mio braccio dalla mano e negai: «Io non sono come te, mi dispiace.»

«Sei esattamente come me, Charlotte, per questo mi spaventi.»

Le scene di sesso sono anch’esse in crescendo, nel secondo libro le ho trovate più forti, perché è la protagonista a essere cresciuta, a essersi emancipata maggiormente, ma non le ho trovate inopportune o sopra le righe.

E l’eros si mescola sapientemente con l’amore, sia da una parte che dall’altra, anche se inizialmente può sembrare un mero rapporto di dipendenza tra un forte e un debole.

Per chi ama il vero genere erotico e vuol leggere qualcosa scritto molto bene, lo consiglio vivamente.

 

CONSIGLIATO!