Oggi il blog consiglia: “Irresistibile tentazione” Quixote editore. Imperdibile!

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TRAMA:
Due amici improbabili – l’innocente brava ragazza e il famigerato bad boy. Una sera il destino li ha messi sulla stessa strada e tra loro si è creato un legame tanto saldo da essere indistruttibile, fino alla notte in cui hanno ceduto alla tentazione.
Cinque anni più tardi, Jaxson è tornato per riparare agli errori che ha commesso con l’unica ragazza che per lui abbia mai contato qualcosa. Solo che qualcuno non è felice del suo ritorno, qualcuno che considera Julia come sua, e non si fermerà davanti a nulla per assicurarsi che la cosa resti così – per sempre.
Jaxson dovrà lottare per proteggere Julia, ma dovrà anche fare i conti con i demoni, vecchi e nuovi, che infestano la sua anima, con la morte, la corruzione, la distruzione e la guerra

 

L’autrice

KC Lynn, best selling author delle serie Men Of Honor – Acts Of Honor – The Sweet, è nata e cresciuta nel Canada Occidentale in una famiglia di quattro figli, con due sorelle e un fratello. Sua madre era conosciuta come la signora che aveva sempre qualche prelibatezza cucinata da lei per i vicini di casa, mentre il padre era un membro molto rispettato della Royal Canadian Mounted Police (RCMP). Ora lui è in pensione e lavora per il sistema di giustizia penale. Probabilmente è stato proprio il lavoro del padre che ha dato a KC l’ispirazione giusta per scrivere romantic suspense, descrivendo le prove di coraggio e i trionfi di uomini che diventano eroi.
K.C. ha sposato il suo fidanzato storico del College e insieme hanno formato una bellissima famiglia: hanno due figlie femmine e una coppia di gemelli maschi. KC, il marito e i figli abitano ancora nella stessa piccola cittadina, ma il cuore di KC sogna di trasferirsi al sud, dove la tradizione è di mangiare biscotti a colazione.
L’amore per la lettura ha dato a KC la spinta giusta e il coraggio per sedersi e scrivere il suo primo romanzo. Quando questo è successo le si è aperto un mondo e ha capito che scrivere era tutto ciò che aveva sempre desiderato fare.
Quando KC non è con la sua meravigliosa famiglia, la si può trovare nella sua writing cave, luogo dove prendono vita i suoi personaggi e le loro incredibili storie.

 

Dati libro

TITOLO: Irresistibile Tentazione
TITOLO ORIGINALE: Fighting Temptation
AMBIENTAZIONE: North Carolina
AUTORE: K.C. Lynn
TRADUZIONE: Mary Durante
COVER ARTIST: Angelice Graphics and Book Cover
Designer
SERIE: Men of Honor #1 GENERE: Romantic Suspense
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 399
PREZZO: 4,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google
Play, Store QE
DATA DI USCITA: 29 Maggio 2018

 

 

 

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“Wihte lies” di Isabel Del Greco, Eroscultura editore. A cura di Raffaella Francesca Caretto

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L’uomo si differenzia dal resto della natura soprattutto per una viscida gelatina di menzogne che lo avvolge e lo protegge. (Hermann Hesse)

Vivere la propria sessualità alla luce del sole e senza inibizioni, le proprie pulsioni e le passioni in modo equilibrato, appagante e soprattutto libero, sciolti da quelli che sono i vincoli che ci siamo imposti per preservare l’immagine “limpida” che gli altri hanno di noi.

Ma qual è la chiave adatta, quella che consente di avere una buona consapevolezza, una visione positiva della propria sfera erotica, che consente di sentirsi a proprio agio, con se stessi in primis e poi con gli altri?

Abbiamo tutti questa capacità? Ne siamo tutti dotati?…o è qualcosa che va fatta solo emergere? E come farlo?…

Tanti perché, e forse qualche risposta o qualche riflessione, possono emergere, in modo forse anche prepotente, leggendo questo romanzo erotico “targato” ErosCultura e scritto dalla penna interessante e intrigante di Isabel Del Greco.

Ma iniziamo con qualche domanda, che sin da subito può sorgere al lettore:

White lies… “Bugie bianche”…quante ne abbiamo pronunciate, e quante volte abbiamo omesso di dire qualcosa riferendo, o comunque confidando solo parte di ciò che in realtà avevamo da dire…e per cosa?

“per non far soffrire gli altri”, ci siamo detti, “tanto è solo una piccola bugia innocente, che serve a procurare la minor sofferenza possibile”…

Piccole innocenti bugie che non fanno male a nessuno… se non ai nostri sensi di colpa

Ma crediamo realmente a ciò che stiamo propinando?

E poi, una bugia non è mai a fin di bene perché, prima o poi, tutto viene a galla.

Quante piccole falsità che ci costringiamo a dire a fin di bene; ma poi, il bene di chi?

Quanti cliché in queste mie parole vero?

Eppure …

Quanti interrogativi emergono, anche a seguito di una semplice lettura, come quella di un romanzo erotico ad esempio, la quale non solo prevede un “vivere” la storia narrata, ma produce degli spunti di riflessione attraverso cui il lettore riesce a osservare la realtà da un diverso punto di vista, nuovo, forte…in grado di farci mettere in dubbio tutto, anche le nostre sicurezze, soprattutto quelle che ci siamo cuciti addosso attraverso il velo di “morale”, o falsa morale, che ci ricopre.

Ciò che proteggete è l’immagine che gli altri hanno di voi, cosicché possano continuare ad amare chi fingete di essere

White Lies” è una lettura da affrontare senza preconcetti e con la mente aperta per poter entrare appieno nella testa dei personaggi, vivendo i loro stessi dubbi, le loro stesse sensazioni, le paure che emergono quando si inizia ad affrontare un viaggio verso la conoscenza di sé, del proprio io, liberandosi da quei veli di perbenismo e ipocrisia usati per vestirci agli occhi inquisitori di chi abbiamo vicino o di chi non potrebbe comprendere quella “spregiudicatezza”, perché mentalmente chiuso, bigotto, o che comunque non riesce a vivere la propria sessualità alla luce del sole e senza costrizioni morali…conducendo tutto nei limiti del rispetto delle libertà altrui…

Le chiamano White Lies, bugie bianche, perché sono piccole, innocenti deviazioni dalla realtà, create al solo scopo di non ferire le persone che ami, e in teoria non dovrebbero lasciare il segno. Ora vi svelerò un segreto: le bugie bianche non esistono, la menzogna non è mai innocente.

Si può avere un talento innato per la menzogna(come la protagonista del libro, Annalisa)…che quasi diviene una droga,

…prima che me ne rendessi conto la menzogna mi scorreva nelle vene, velenosa e irrinunciabile come eroina non tagliata.

un qualcosa di cui non riesci a fare a meno, che ti porta a creare nuove bugie a sostegno delle precedenti, in un circolo vizioso quasi asfissiante e soffocante… ma poi, alla fine , scatta sempre qualcosa che fa crollare il castello di bugie che si è costruito, vuoi per i sentimenti, per un senso di oppressione, ma anche la semplice presa di coscienza di sé che conduce a fare delle scelte vincolanti, o meno, il proprio futuro, la propria esistenza, la propria coscienza.

Eppure ciò che dovremmo chiederci sin da subito è : “Perché sentirsi oppressi da qualcosa che non ci appartiene, come l’immagine che gli altri hanno di noi, creata a dovere per non deludere le aspettative o le illusioni degli altri?”

White lies ci conduce nella vita di Annalisa, che può essere la vita di una qualsiasi giovane donna (o anche non più giovane, ma che attraverso l’autocoscienza si riappropria di sé e della propria vita, percependo nuovi punti di vista, libera da costrizioni, catene e vincoli morali ed emotivi…) che è alla ricerca di sé stessa, e lo fa attraverso tappe di un’evoluzione che la conduce a liberarsi da tutte quelle maschere che avevano coperto la sua anima, a scavare sotto la coltre che le convenzioni sociali hanno costretto a vestire, liberando la sua vera essenza, fino a condurla all’accettazione di sé.

…ogni mia bugia non aveva fatto altro che scavare solchi nella mia anima, liberandola a poco a poco dalle sue maschere fino a rivelare una me stessa più autentica.

L’eros prende forma e aiuta Annalisa ad aprire la propria mente alla presa di coscienza di sé…impara ad assecondare le sue pulsioni i suoi desideri la sua sessualità, cresce e conosce il proprio intimo e il desiderio di piacersi, piacere e compiacere, ma non come mera sudditanza o sottomissione, ma scelta di appagare il proprio io sessuale, le proprie pulsioni, sceglie di amare me stessa anche attraverso il sesso e la voglia di un uomo e l’eccitazione nel vederlo soddisfatto e nel sentirsi soddisfatta.

Per la prima volta nella mia vita, mi ero scoperta affamata e, alla luce di quella fame, tutto il mio mondo era cambiato.

Annalisa inizia a porsi domande, e a darsi risposte; ad ascoltare ciò che emerge dal profondo, che non è la coscienza ma è istinto, pulsione, voglia, è ciò che lacera nell’intimo se non ha soddisfazione, che non può esser messo da parte, acquietato, perché è più forte il desiderio di soddisfarlo…sino a giungere a una verità che, sino a quel momento, era latente …

Avevo conosciuto un universo parallelo che esisteva e pulsava fianco a fianco con la cristallina mediocrità del mondo in cui ero sempre vissuta. [..] Io ero andata a fondo, trascinata dalle mille bugie che avevo intessuto, e ne ero riemersa con un’unica verità. Ora sapevo chi ero e che cosa volevo.

Il linguaggio è forte, diretto e senza veli, e comunque ricercato; lo stile dell’autrice è fluido ma mai banale, certo non lesina a scene forti ed eroticamente accese, liberando le fantasie anche più spinte e intriganti che stuzzicano la mente della protagonista, Annalisa; l’autrice ci pone dinanzi a una concezione dell’erotismo molto provocatoria, che può creare un diverso senso di apprezzamento a secondo della percezione del lettore, ma non può essere diverso visto che noi fruitori abbiamo concezioni e modalità differenti di approccio alla lettura…ma lo fa con uno stile accurato e ricco di dialoghi tra i vari personaggi.

Annalisa si auto-presenta sin da subito, e lo fa descrivendosi in modi schietto, quasi disarmante,

Mi chiamo Annalisa, e sono una puttanella bugiarda…

…ora che mi trovavo a risiedere in pianta stabile nell’emisfero delle canaglie, dei bugiardi e delle
puttanelle, mi sentivo attratta dai buoni più che mai

così pure vengono presentati i vari personaggi, non secondari ma tutti ben caratterizzati e mai banali, alcuni delineati in modo più strutturato, sempre rispettando le figure che rappresentano e il loro peso nella narrazione.

Tutti rientrano, se pure ognuno in modo differente, a rappresentare, attraverso l’intreccio della loro storia con quella di Annalisa, quelle tessere del puzzle che compone l’evoluzione, la crescita interiore della ragazza.

Le scene narrate sono molto coinvolgenti, ma non poteva esser diversamente, perché è tangibile e vivida la passione e la carica erotica nell’intera opera, ma al detta dei tempi di riflessione importanti, sia per la stessa protagonista che per il lettore che imprescindibilmente si lega al personaggio e lo sente suo.

L’amore nella sua visone romantica viene messo da parte e si mette in luce un nuovo aspetto della sessualità, che sino a quel momento Annalisa aveva usato in modo fine a se stesso.

Un nuovo modo di essere, una nuova essenza… forse la sua vera essenza… qualcosa da cui non si può tornare indietro

Per quanto mi fossi sforzata, nei giorni seguenti, di tornare alla mia vita di prima, sentivo che un sigillo
dentro di me si era rotto una volta per tutte, lasciando scaturire qualcosa di recondito e sconosciuto. Ero
una giovane vampira che si risvegliava alla notte.

Tutto il mondo, la sfera emotiva ed emozionale, di Annalisa viene sovvertito quasi, sino a far emergere la sua vera personalità. Annalisa da giovane studentessa modello e giovane donna della Milano bene, vive la sua vita fatta di aspettative e agi, è una ragazza forte, intuitiva, agli occhi di tutti un modello; ha una famiglia che la ama, un fidanzato, pochi amici scelti nella sua cerchia, è prossima alla laurea…ma il mondo perfetto dell’elegante e fredda Annalisa, inizia a esser piccolo, ad andarle stretto, perché si rende conto che qualcosa manca…

Tutto inizia quando la sua amica Federica la invita a trascorrere con lei e due amici una serata in un locale, e qui Annalisa assiste casualmente a una scena dal forte tasso erotico tra estranei; questa esperienza le provoca piacere e la coinvolge, seminando in lei il germe di nuove emozioni e mettendo in luce il suo istinto voyeuristico e “perverso”.. Da questo momento in lei scatta una nuova esigenza, che la spinge a guardare oltre il suo piccolo mondo, e la porta alla ricerca di qualcosa di più, che la faccia sentire viva e che le faccia sentire il sangue ardere nelle vene…

Annalisa si fa quasi inghiottire da questo profondo e quasi oscuro desiderio che la allontana sempre più dalla sua vecchia immagine di ragazza perfetta, e le fa conoscere una nuova Annalisa, carica di desiderio e pulsioni. E lei accetta questo nuovo status; attraverso questa nuova consapevolezza, questa nuova Annalisa non si nasconde, o meglio non si maschera, ma consente a sé stessa di scegliere il proprio destino, seguire la propria indole, i propri impulsi, facendosi anche trascinare dagli eventi. É finalmente sincera con se stessa e decide di riscoprirsi attraverso la conoscenza di quello che si potrebbe definire il suo lato oscuro.

Accetta di vivere il “proibito”, rappresentato anche da un uomo che conosce da sempre e che inizia con lei un gioco di seduzione e perversione, e che lei accetta di buon grado, con tutte quelle che sono le possibili conseguenze, ma al contempo in Annalisa ha vita un dialogo interiore forte e sofferente, che mette in luce tutte le difficoltà che emergono a seguito di questa lotta interiore nel contrasto tra realtà e bugie.

Le bugie bianche di Annalisa toccano tutti i personaggi del racconto, e le loro vite. E colpiscono in modo irreversibile anche il suo fidanzato, Andrea…è lui un altro personaggio che “fiorisce”, e mostra una nuova immagine di sé e una sua evoluzione; anche Andrea apre gli occhi alla realtà, e lo fa in seguito all’allontanamento da Annalisa

È così che mi sono accorto di amarti, perché le tue bugie hanno smesso di farmi stare bene e hanno iniziato a farmi stare male.

Forse inizialmente i due ragazzi si perdono, ma questo li aiuta a crescere e a ritrovare sé stessi.

E così continua la narrazione, con un crescendo di eventi e incontri e giochi sessuali che Annalisa vive insieme al maturo Luciano, quasi incuranti anche di ciò che li circonda e di ciò che può accadere…e di chi sa.

È molto giovane Annalisa, e questa sua ricerca richiede tempo e forse qualche vittima…ma la sua personalità si fa strada prepotentemente in un crescendo di situazioni forti e dal pesante carico emotivo, sino a un epilogo che, se devo essere sincera, mi ha stupita ma si è rivelato coerente con la personalità della protagonista e con la sua voglia di crescere e aprirsi a nuovi orizzonti.

Il racconto mi ha presa a tal punto che ho continuato la lettura senza interruzioni sino alla conclusione della storia, che se pure intensa e ad alto tasso erotico, in un crescendo coinvolgente, ha presentato siparietti esilaranti che mi hanno fatto sorridere e dato anche un’idea di leggerezza…

Ma a onor del vero ciò che colpisce è la capacità di instillare nel lettore degli interrogativi che consentono riflessioni profonde…

Questa storia porta il lettore ad affrontare, forse senza che ci si renda conto da subito della cosa, un viaggio interiore alla scoperta di sé stessi, anche col rischio di perdere quella che può essere la via maestra, quella che si crede essere quella giusta…ma qual è realmente la strada corretta da intraprendere?

Ecco, la storia di Annalisa ha molto da comunicare e da dare…a chi sa leggere senza pregiudizio ed ascoltare la voce interiore.

Ultimo pensiero: vogliamo di più? proviamo ad abbandonarci all’istinto, infrangiamo le regole che ci hanno incatenato, apriamoci a nuove esperienze, relegando la ragione in un angolo ma lasciandole sempre la possibilità di intervenire…proviamo a togliere la maschera che ci opprime e ad afferrare ciò che vogliamo, e poi ascoltiamoci.

Proviamo a vivere anche noi questo viaggio introspettivo, e…

Buona lettura!

“Le dodici porte. L’erede” di Veronica Pellegrino. A cura di Alessandra Micheli

Ho avuto il piacere e l’onore di leggere in anteprima Veronica e di essere stata scelta per scrivere l’introduzione al secondo libro della sua saga Le dodici porte, l’erede

Voglio precisare che la scelta di Veronica nel consultarmi è stata ardita e coraggiosa perché era cosciente che, avendo apprezzato il primo testo, avrei proceduto alla lettura con un cipiglio sicuramente più puntiglioso e severo. La sua prima fatica era dotata di un alone di straordinaria maturità; sia nella trama che evocava un Egitto nebuloso appartenente alla intrigante era dello Zed Tepi (per comprendere le mie parole di invito a andare a rileggere la mia recensione del primo libro) sia nello stile che spiccava rigoglioso nel mondo, a volte tentennante, dei self e degli emergenti riuscendo a diveniregemma rara e preziosa nel panorama letterario odierno. Questa sua caratteristica, però, poteva rivelarsi un’arma a doppio taglio nel caso in cui, il secondo testo, si sarebbe rivelato o di minor impatto o non all’altezza della musicale bellezza del primo. Che la stesura di un romanzo sia dono eccelso elargito dalle muse è cosa oramai risaputa. Che un libro, esordiente o non, debba essere un organismo interconnesso dotato di volontà propria in cui stile, sintassi, semantica ma sopratutto quella capacità comunicativa in grado di raggiungere il fulcro mentale del lettore, è un dato scontatissimo, ma non ovvio. Perché è quest’armonia tra struttura e patto interpretativo che oggi scarseggia in molte rispettose fatiche letterarie e rende alcuni generi penosamente carenti di significati. E questo, purtroppo, tocca in particolare il fantasy. Genere di profondità indiscussa, erede di leggende, di miti e persino di quelle storie graaliane e celtiche che in fondo rappresentano un po’ la nostra tradizione etnologica, il fantasy è e deve restare un racconto iniziatico che ponga al centro del suo discorso stilistico e strutturale l’evoluzione dell’eroe. Ce lo racconta perfettamente Campbell nel suo eccelso saggio “Il viaggo dell’eroe” e lo dobbiamo ritrovare in ogni testo che viene posto alla nostra critica e analitica attenzione.

Il fantastico non scaturisce, dunque, soltanto dalle regioni impervie della creatività e dell’immaginazione umana, ma trova la sua giustificazione di senso nel panorama culturale, laddove valori, consuetudini, timori e interpretazione del mondo, divengono favolosi e sfavillanti archetipi. E senza la capacità di abbeverarsi a questo ribollente calderone “popolare”, un fantasy non avrà quella forza trascinante capace di raccontare sì altri mondi, ma non soltanto per diletto, ma per poter comprendere e interagire con il nostro. Che siano universi tolkeniani, arturiani, o eredi della saga di Shannara, non sono altro che immagini speculari della nostra società odierna e passata, celebranti quel legame tra noi immersi nella realtà e il mondo delle idee, dove traiamo quel patto indispensabile che fonda e deve continuare a fondare la nostra civiltà.

Pensiamo a Hobbes, per esempio, che si rispose sulla genesi della compagine statale nutrenodosi di archetipi come ad esempio il leggendario stato di natura. Altri usano la fantomatica e favoleggiata età dell’oro che la polis (e la politica) deve ricreare. E cosi dicendo.

Un fantasy, dunque, non fa che inserire nel nostro percorso evolutivo come agglomerato sociale, piccoli, importanti tasselli in grado di rinvigorire e rinnovare il nostro modus vivendi.

Ogni autore, degno di usufruire di quest’aggettivo si deve rendere conto della portata ontologica anche nella più misera delle opere, e dell’importanza di scovare, all’interno del calderone del mito e del senso, elementi utili non solo alla scorrevolezza della trama, ma anche alla società che leggerà e assorbirà le parole impresse come un’arcana magia, tra bianche e candide pagine. Trovare elementi consoni alla propria e unica personalità, cercare quelli che possono rinnovare la cultura popolare, e iniziare con metodicità e passione la nobile arte di interesse l’arazzo complesso e dotato di una bellezza folgorante chiamato libro.

E la Pellegrino è consapevole, molto consapevole nonostante la sua giovane età, della responsabilità che si assume scrivendo per i lettori e sperando che un testo sia di facile fruibilità anche per i posteri. Con una classe innata, uno stile pulito e elegante, mai sopra le righe ma sempre altamente avveduto, si presenta come degna erede e speranza indiscussa di un mondo artistico che perde se stesso un un turpe baratto con aspirazioni finanziarie. Il suo secondo libro offre al lettore non soltanto un contesto ricco e pieno di colori e sensazioni ma anche significati, valori, filosofie che, appagando il senso estetico, sanno anche toccare la parte più intima e nascosta del suo pubblico. Ecco che nella scoperta del segreto ogni elemento si incastra perfettamente in un armonica cornice mentre si procede a infrangere del tutto il tabù per eccellenza: il segreto.

Cosa ci sarà mai dietro l’etimologia di questa parola che evoca territori ignoti e inesplorati?

Segreto deriva dal latino secretum da secernere ossia mettere da parte composto da se e cernere con il significato di separare. Quindi nella nostra lingua assume il significato di qualcosa che viene nascosto ( tenuto separato appunto) senza essere rivelato. Il segreto è qualcosa escluso dal sapere comune, nascosto agli occhi altrui che non può, per un tabù intrinseco alla sua ambigua natura, essere condiviso. Questo perché produce cambiamento, crea il movimento quando si venera l’immobilità (pensiamo al segreto custodito nel giardino dell’eden e rappresentato dalla conoscenza del bene e del male, in una dimensione di totale benessere perché ferma e congelata in un istante eterno). Ovviamente la sua ampiezza semiotica è oggettivamente VERTIGINOSA. Può riguardare conoscenze dalla più innocue alla più complesse, può riguardare gesti riservati a una ristretta élite, possono essere quelle bugie o finzioni che possono una volta dissotterrate far vacillare intere convenzioni sociali, rapporti, e persino l’intera percezione del reale.

Ecco che la separazione è il senso ultimo del segreto.

E quale separazione è la più importante, dai devastanti effetti, dalla conseguenze assolute?

La separazione tra l’io (ciò che rappresentiamo nel mondo) e il sé (ciò che siamo davvero nel profondo di noi stessi) E mai come la protagonista questa complessa ambiguità è espressa. Aley è una creatura profondamente divisa. L’abbiamo lasciata in preda alla terrificante realtà di un mondo totalmente diverso dalle sue aspettative e dalle sue percezioni. In questo secondo capitolo la sua formazione procederà più spedita, provocandole quel dolore necessario a ogni crescita. Aley diviene separata dalla verità espressa da sua zia e la verità che si ritrova nel suo DNA. Pertanto, ogni magia, avventura ha una doppia lettura: da un lato l’esaltazione del fantastico e del terrorizzante, espresso dalla biblica frase

terribilis est locus iste

dovere terribile ha l’accezione di meraviglioso. Dall’altra una profonda, irreversibile e distruttiva crescita psicologica caratteristica dei romanzi di formazione adornata da quei simboli che sono segni e indicazioni che ci informano di essere al cospetto dell’arcano, di quella capacità dell’anima di rendersi deserto attraverso il sacrificio, ma di poter improvvisamente far germogliare questa desolazione in un oasi rigogliosa se si è in possesso del suo personale Graal: la conoscenza appunto del segreto.

Ecco che dietro prodigi magici, battaglie eroi senza tempo si insinua qualcosa di molto più intrigante per il lettore maturo, meno avvezzo a sensazionalismi di moda oggi: lo stravolgimento dei ruoli. La complessità dei personaggi li fa apparire diversi dalle aspettative, nelle loro reali azioni, se si ha la pazienza certosina di sollevare il velo dell’illusione, si ritrovano ossessioni umane, i nostri limiti, il terrore dell’ignoto, la codardia ma anche il senso dell’onore la forza della volontà che rende questo patetica creatura umana degna di imporsi su questa affranta terra.

Nella parabola dell’uomo che cede alla brama di potere, che usa le sue potenzialità, i famosi talenti di evangelica memoria non per coltivare, per seminare, per rendere fertile la terra sia simbolica che reale, la necessità di una cooperazione scevra da pregiudizi e la capacità di sacrificare la propria individualità, i personalismi e le particolarità egoistiche per il bene superiore, rende un semplice libro una sorta di vademecum per questi tempi moderni, sempre più disperati.

Mai come oggi si rendono necessari libri di cotal portata.

Mai come oggi ogni parte di questo strabiliante testo si rivela fondamentale per la crescita intellettuale e umana dell’ignaro lettore, perché dietro le emozioni, le sensazioni più belle possa brillare un valore etico che ponga la parola fine al mero interesse personale.

Compassione, il patto rinnovato tra l’umano e il mondo numinoso lacerato e agonizzante dall’angheria della volontà di possesso, viene esemplificato nel capitolo spettacolare dell’incontro tra Aley e il drago.

E non stupisce apprendere che il drago, essere sacro alla Dea Cibele di cui condivide le caratteristiche ctonie tutela la fertilità intesa come crescita e ciclo evolutivo. Non stupisce scoprire che esso è simbolo del ventre materno a cui è associato tramite la sua dimora la grotta incarnando il ciclo vitale di morte vita rinascita. Antico e saggio difensore delle soglie e dei nuovi inizi immani ricchezze etiche e valoriali conquistate solo dagli eroi che impavidi affrontano i priopri limiti e timori. Non stona questo simbolo della vera battaglia quella contro se stessi e le forze pulsionali profonde contro cui l’io e il sé devono elevarsi, fortificarsi specie durante il personale processo di individuazione che ha come meta ultima lo sviluppo della personalità unica e individuale. Ed è questo che porta all’elevazione dello spirito grazie all’ampliamento della coscienza che diventata immensa, abbraccia e si fonde con l’intero organismo cosmico. Tutto viene ri- armonizzato proprio come ci insegna il drago nella sua veste di Uruborus in cui convivono maschile ( aggressività) e femminile ( capacità di compenetrazione) dissolvendo la vecchia percezione del reale per dare vita al nuovo.

Ed è grazie all’inserimento di questo fondamentale simbolo esoterico che veronica compie un ulteriore passo verso la consacrazione come emergente talento del campo del genere grazie al sapiente uso del simbolismo.

Posso dire che non leggerete solo uno straordinario fantasy ma vivrete una maestosa e grandiosa costruzione etnologica che celebra con delicatezza grandi filosofie eterne, quelle che hanno fondato e spero continuino a sostenere la nostra forse decadente ma sempre viva, civiltà occidentale. Vi lascio con le parole che ho elargito a Veronica nella sua introduzione:

Dietro le storie che colorano di antichità e di eterno il contesto del libro, si manifesta una mitologia reale, scritta in modo comprensibile eppure mai scontato. Il racconto del dualismo tra la divinità materiale e quella spirituale non fa altro che spiegare il moto perpetuo della creazione ponendo in rilievo come sia la dinamicità degli

eventi, come sia l’azione propulsoria dell’attrito tra differenze e contrasti, la vera spinta all’evoluzione in totale e netto contrasto con l’apatia della stasi.

Senza l’altro, senza il contrario, senza quella spunta, tutto rischia di marcire, di fermarsi, di essere semplicemente il nulla. La vita nasce dal pensiero creativo che dà forma e struttura al caos, si mantiene grazie all’attrito causato dallo scontro degli opposti e si evolve tramite la loro corsa eterna che li spinge a superare i limiti imposti da loro stessi. Bene e male, Ghora e Syrio, portano avanti il cambiamento, mettono alla prova l’essere umano tirando fuori da esso il meglio, lo spingono a reagire al dolore e all’orrore cercando di superarlo con gesti di una bellezza sconcertante.

I miei omaggi e il mio rispetto per te, Veronica.