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Fuoco e acqua: gli elementi simbolo del libro. Il fuoco è energia e passione. Nella tradizione greca Prometeo lo sottrasse agli dei per donarlo agli uomini; nella religione induista il fuoco è associato a una delle più importanti divinità vediche. Fuoco è forza distruttrice e purificatrice, nello stesso istante. Acqua, in antitesi al fuoco; Talete, filosofo greco, individuò nell’acqua il principio primordiale della vita. Acqua simbolo di vita, le civiltà sono nate vicino all’acqua, ma anche di morte nella misura di diluvio, allagamento, annegamento.

Il fuoco apre la narrazione, l’immagine del mare la chiude. Nel mezzo un’alternanza dei due elementi che caratterizzano sempre il buio, la disperazione, l’annientamento lo spegnersi di sogni e speranze, lo spegnersi della vita.

Una sequenza di vite brevi, infelici e incomprese, trasparenti al mondo e che il mondo ricorderà distrattamente. Luci preziose, così è ogni vita, che non sanno di esserlo, che si dilaniano e si affannano per far parte di qualcosa o di qualcuno ma inesorabilmente si arrendono all’indifferenza che hanno per se stessi e che il mondo ha per loro. Il fuoco, che spegne crepitando solitario una giovane donna che non ha più nulla, in un appartamento che odore di morte da sempre. L’acqua, che ingoia vite non sbocciate, bambini puri, senza colpa, che non cresceranno mai, immobili testimoni di una tragedia che si perderà negli anni fra le cronache delle pagine.

Un libro cupo, angosciante, che trascina nell’abisso, con violenza, senza accompagnarti. Presenta donne e uomini al confine, sull’orlo del non essere, che hanno perso il rispetto di se stessi e degli altri. C’è una unica eccezione nella trama, che lascia interdetti e spezza per un istante il racconto del male di vivere, lasciando che si affacci al suo posto la fatalità adolescenziale che rasenta la stupidità.

Personaggi tutti diversi, accomunati dalla disperazione, ma ognuno ha la sua storia, il suo perché, il suo vissuto che li ha portati su una strada senza ritorno.

Il fuoco e l’acqua li catturano, forse dando loro una pace a lungo anelata, o forse rendendoli invisibili per sempre.

He prayeth best, who loveth best

All things both great and small;

For the dear God who loveth us

He made and loveth all.”

“Prega meglio colui che più sa amare

Le grandi e le piccole creature;

poiché il buon Dio ci vuole bene,

tutto ha creato, e ciò che ha fatto Egli ama.”

La ballata del vecchio marinaio, Samuel T. Coleridge

I personaggi ricordano a metà la figura del vecchio marinaio, costretto al vagabondaggio per espiare la colpa di aver ucciso un albatros.

Chi hanno ucciso i protagonisti?

Prima di tutto la loro anima, schiacciata da personalità troppo ingombranti, sbattuta in ripetute delusioni, senza esserne artefici.

Qui non esiste espiazione, redenzione, riparazione. Solo acqua e fuoco, annientanti e distruttivi, solo buio e oblio. Sono fantasmi senza storia e senza memoria.

Un libro che descrive il male di vivere e la fatalità del male stesso. Una cruda galleria di vite disagiate che nessuno vede.

Un testo che entra nell’anima del lettore e scava in recondite emozioni che vorremmo non aver mai provato.

Una scrittura essenziale, sostanziale e, anche se può apparire contradditorio, vitale: perché la vita è anche questo, purtroppo.

 

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