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“Guardare il mondo da una Traversa. Perdersi e ritrovarsi. Una generazione alla ricerca della propria identità”

Come in una raccolta di diapositive, ciascuna con il suo nome, Ghibli, il Salvador, Cecilia, Geppy, Greg racconta da protagonista ed io narrante la loro storia e la sua storia come uno schermo bianco attraverso il quale squarci di vita di ciascun personaggio sono portavoce di una generazione anni Novanta, ragazzi di periferia, alla ricerca del proprio “io”.

“La periferia è un modo di essere nel mondo, è uno sguardo decentrato sull’esistenza. Chi la periferia se la vive dentro è disincantato, è debole , è fragile. Qui non c’è posto per chi vuole vincere, qui è già stato giocato tutto ed è già stato perso tutto”

“Nella periferia trascorriamo, trans-corriamo, inquadrati da una telecamera invisibile che trema e cambia sempre punto di osservazione, dal basso, di traverso, dietro gli angoli”

Nonostante i problemi e le tante difficoltà, tutti passano dalla Traversa, ci si incontra, ci si allontana per poi ritornare ancora come barche dopo un lungo viaggio desiderose di ormeggiare al porto d’origine. Dalla Traversa inizia la crescita e la voglia incontenibile di allontanarsi, per sentire altro, per uscire fuori dalla periferia troppo stretta e soffocante, asfissiante con i suoi palazzi di cemento, odori e le sue luci notturne.

“ Vesto largo, perché mi sento largo, nei sentimenti, nelle relazioni, nel modo di essere nel mondo”

Greg è un ”mare in tempesta”, amplessi fugaci e senza legami, il non voler essere un porto in cui tornare, solo un posto di passaggio che non lega né tiene stretto con il suo abbraccio. Anime fragili, confuse, non trovano pace. Greg e Ghibli, fratelli. Un legame che soffre per la perdita della madre, la voglia di abbandonare tutto.

La certezza per l’incertezza del domani, un grande vuoto, partire dalla Traversa per dare un senso alla propria vita?

Come in ogni viaggio, c’è chi ritorna con il suo bagaglio di esperienze e chi continua il suo viaggio altrove.

Lo stile di Paolo di Petta è sinceramente diretto, crudo e nudo, sceglie con cura parole e dettagli atti ad evidenziare stati d’animo ed emozioni. Ci si sente quasi protagonista assieme ai protagonisti nelle loro istantanee di vita.

E’ un primo esordio quello di Paolo di Petta, un sogno nel cassetto che ha respirato aria e nuova luce.

Mi auguro, dopo i-dentity gen di poter leggere ancora, una nuova storia e nuovi protagonisti a cui dar voce.

Complimenti.

Buona Lettura Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

 

 

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