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Piove, ancora la maledetta pioggia.

A Genova, spesso, il rumore della pioggia è amplificato dall’acqua intorno; ogni tanto colpisce alcuni ponti e viadotti sopra la gente incurate, ogni tanto scorre veloce, come non avesse una meta, sepolta in invisibili grondaie.

Chiusi gli occhi e mi addormentai.

Feci un sogno, un mondo di petali dove bambini danzavano e c’era sempre il sole, e c’era sempre la pioggia calda e infuocata, e fiori nuovi sbocciavano ogni giorno. E mentre giacevo in un letto di petali e osservavo quel mondo, e una ragazza incantevole mi si avvicinava sorridendo attraverso i petali. Tese le mani, aprì la bocca, e disse una sola parola: “Pioggia”. Il sogno continuò, ma poi finì.

La sera, in cielo, splendeva sempre la mia stella; il sole durante il giorno danzava con le nubi gravide di pioggia, e quando pioveva, la pioggia era color porpora. C’era un corso d’acqua, il Bisagno, limpido come cristallo.

Il tempo sta diventando più freddo, forse il gelo del cadavere di una donna trovato nei pressi di quel torrente genovese ha raffreddato l’aria trasformando i cuori in ghiaccio. Con gli occhi spalancati sotto quella sozza pioggia, Alessandro Incadela, vice questore, avvertiva aspre fitte sulle guance e sulle piante dei piedi.

Mentre fuori, qui a Genova, continua a cadere la pioggia e nel mio caffè imperversa un fastidioso chiacchiericcio, le voci della gente che mormorano sull’omicidio di quella donna. Mi scopro a pensare che forse tornare indietro con la memoria potrebbe non essere l’agonia che temevo, ma quasi un piacere, come l’atto stesso di bere il sangue. Mi protendo verso una vittima che non mi è facile sopraffare, la gente è sospettosa e spesso chiacchiera a vanvera. Una pioggia di petali rossi scenderà su tutta la città.

Perché questa città tiene così nascosto un amore che genera la pioggia e gli alberi e ha sparso le stelle sopra gli uomini?

La pioggia come litania, come musica:

“…La musica era solo nella sua testa, le parole rimbalzavano

stonate, distorte. Non c’era alcuna bellezza in quella melodia…”

In un panorama letterario che vede nascere ogni giorno nuovi commissari e risolutori di omicidi, l’unione letteraria di Rita Angelelli e Antonio Lucarini si distingue per qualcosa che il lettore amante del genere fatica ultimamente a trovare: originalità.

Quel che colpisce di questo romanzo, prima di tutto, è proprio lo stile. I periodi sono brevi e di scorrevolissima lettura. Il linguaggio è lineare, pulito, efficace. Il ritmo incalzante e magnetico. Uno stile semplice, piacevole; giornalistico, forse a tratti, ma davvero emozionante. Gli stili narrativi dei sue autori si fondono perfettamente, creando un amalgama difficile da separare.

E come un’inchiesta giornalistica, in fondo, si svolge anche l’intreccio. Tutto parte dal ritrovamento del cadavere di una donna in un corso d’acqua genovese segnato da una esondazione causata dall’eccessiva pioggia.

Un’ampia vetrata si apriva su una distesa di luci in movimento. Seguì le lunghe scie che si snodavano tra case e palazzi, distorte dalla pioggia che cadeva incessante e che sembrano convogliare verso un’alta costruzione fortemente illuminata. Troneggiava su tutto come un gigantesco totem, sormontata da un faro che lanciava un fascio tutto intorno. Scrollò la testa, infastidito da tutti quei bagliori e soprattutto dall’insistenza di quel faro, che spezzava a intermittenza il nero dell’orizzonte. Sarebbe tornato volentieri nelle tenebre, nel nulla, se un moto di paura non lo avesse scosso al solo pensiero. Si guardò un’altra volta attorno. La stanza era molto grande, un open space racchiuso da vetrate all’inglese. Fermò lo sguardo sull’ampia terrazza, dove alcune poltrone in vimini e un divano erano in balìa della pioggia…”

Una trama ben congeniata e interessante, che rimane ancorata ai meccanismi del reale e i cui punti di forza sono proprio la familiarità degli autori con il mondo della carta stampata e con le atmosfere liguri. È infatti proprio nelle parole descrittive della città che, a mio avviso, si hanno le pagine più belle del romanzo. Una Genova a tinte fosche, avvolta da un grigio cielo e sferzata da una pioggia incessante. Una Genova lontanissima dai tradizionali percorsi turistici, ma piena di scorci angusti e visi minacciosi imprigionati nella pietra dei palazzi. Una Genova misteriosa. Personaggi che nascondono segreti persino a loro stessi. I misteri in questo romanzo sono tanti e non solo quello dell’omicidio della ragazza. Il mistero si cela addirittura all’interno di ogni personaggio.

Il libro rivela misteri a più livelli.

Il tutto, si svolge con l’ossessiva e insistente tematica della pioggia, da cui tutto ha inizio dal quale nasce il titolo del libro.

“…Alcuni tuoni potenti squassarono l’aria. Lampi gialli squarciarono il cielo come frecce incandescenti. La pioggia non accennava a rallentare…”

Il carattere dei protagonisti, e l’immedesimazione forte fra loro e gli autori, rendono la lettura scorrevole, vivace, piacevolissima, con una finale che mette finalmente ordine in questa storia di fantasmi e che cambia la prospettiva del lettore, portandolo a guardare l’intera vicenda attraverso la visione di una pietra angolare.

Pioggia” è un libro che va oltre l’immaginario e costruisce una bella storia intrecciando la vita dei vari protagonisti fino a rivelarci qualcosa che non ci saremmo aspettati. Molti dei protagonisti racchiudono due forze contrastanti, quella del bene e del male, mentre le loro ombre o anime cercano inesorabilmente una via d’uscita da un passato burrascoso. Tutto è già stato scritto e nulla può ostacolare il destino.

Non è esagerato definire quest’opera un elevata follia, considerando la follia come un elogio.

“…Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico…”

(da “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam)

Alcune volte l’anima, il carattere e la stravaganza vengono trasmessi di generazione in generazione e tutto ciò che potrebbe salvare un discendente, potrebbe anche ucciderlo. Drammatico, feroce e istintivo questo romanzo vi lascerà senza fiato.

I mostri si nutrono dei corpi di chi s’imbatte per la loro strada, il corpo di questo romanzo è il mondo, e il nutrimento è la paura di affrontare questo mondo.

E’ un bellissimo libro.

Gli autori hanno la capacità di sorprendere e stupire.

Un libro ben scritto, l’attenzione del lettore è sempre tenuta viva. L’azione si mescola alla suspense o a momenti di riflessione dei personaggi, tutti piuttosto ben delineati.

LETTURA CONSIGLIATA.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

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