“Luce e Tenebre. Portali” di Mariano l Lodato. A cura di Alessandra Micheli

 

Avevamo lasciato il primo capitolo della saga Equilibri alle prese con una rivelazione importante, che riguardava il destino del protagonista. Questa sua missione aveva poi un retroterra concettuale più profondo e riguardava l’arduo problema espresso dal salmo otto, ossia cos’è l’uomo, quale è il suo compito sulla terra e cosa davvero significa la famosa universale lotta tra bene e male. In questo secondo scorcio dei misteri che hanno stravolto la vita dell’ardimentoso Matteo, Lodato ci porta per mano attraverso un altro intrigante argomento, unito e al tempo stesso autonomo dalla filosofia che indaga l’essere che noi chiamiamo umano. Apprese le sue potenzialità, il suo ruolo in quest’ordine cosmico, la sua utilità nel mantenimento degli equilibri, il lettore esplorerà cosa questa straordinaria creatura ha prodotto: sto parlando della scienza sacra tanto amata da Renè Guenon.

Perché non basta capire di cosa è fatta la creatura terrestre e come essa sia stata plasmata, ma occorre comprendere l’epistemologia intrinseca a questo straordinario prodotto. Una volta scesa sulla terra l’entità persona inizia a scoprire il mondo e il cosmo. Lo trova talmente immenso, talmente imperscrutabile che tende a dargli un ordine preciso, tende a interpretarlo e comprenderlo attraverso vari strumenti. Uno è la conoscenza materiale, quella oggettiva che rappresenta il fulcro di quella che più tardi conosceremo come scienza. È da queste interazioni che nasceranno astronomia, chimica, fisica e biologia con tutta la loro portata ontologica che distaccherà l’uomo dalle sue probabili, ma non dimostrabili origini divine. Con il rischio che quegli stessi concetti, ricavati dall’osservazione, divengano non più mere categorie ma stereotipi. L’altra metodologia riguarda la parte di quel sistema cerebrale, pare situato nella regione occipitale (la ghiandola pineale) chiamata “intuizione”. Essa si basa su una sorta di gnosi interiore, effettuata tramite strumenti soggettivi, creati dalle favolose e intricate doti della percezione, dell’interpretazione e persino dell’illusione. Sono queste le basi di quelle conoscenze umane che danno al mondo fisico struttura e coerenza in grado di tenere assieme i diversi pezzi che scaturiscono dall’interazione noi/mondo. Grazie all’intuito più che all’istinto (o se vogliamo essere più precisi, grazie ai doni della mente) noi coloriamo anche i fenomeni fisici di una certo alone mitologico, direi quasi sognante rappresentato dal folclore, dai miti e dalle leggende.

In questo secondo lavoro del Lodato è a queste epistemologie inconsce e non dimostrabili che si rende omaggio. Pertanto, avremo elementi esoterici puri, come il mistero del Graal. Elementi già abbozzati nel precedente scritto, con l’intenzione di ricalcare in chiave moderna il dramma dell’uomo precipitato nella caverna dell’oscurità abissale dell’ignoranza: una caverna platonica irta di ostacoli, il cui ultimo obiettivo è raggiungere la luce, ossia la capacità di sciogliere i nodi dell’illusione.

In questo secondo caso è la cerca dell’oggetto sacro per eccellenza a spronare i nostri eroi, poiché è soltanto trovando la radice del mistero, ossia la rinascita, che si possono aprire i portali con l’altro mondo.

Del resto cos’è il Graal se non il portale per eccellenza?

Infatti, non è un caso che accanto agli echi di quest’antico mistero si accosti una filosofia arcana esplicata tramite la sapienza runica, antico e complesso metodo non tanto divinatorio, quanto custode dei segreti del percorso interiore che da apprendista portano direttamente al rango di maestro.

Non a caso, Lodato inserisce un’altra arcana corrente sapienzale sotterranea, malconosciuta e spesso distorta dai giochi economici, ossia la massoneria. Essa più che organismo di potere sarà sempre, nell’immaginario collettivo, fonte di rinnovamento e di ideali che da sempre accompagnano l’uomo lungo il suo apprendistato su questa terra. Sono quelle concezioni che volenti o nolenti, hanno fondato la nostra modernità. Uguaglianza, fraternità, libertà, così come il deismo, furono gli sproni per l’indipendenza morale prima che fisica di molte civiltà. Prendiamo la concezione deistica dell’illuminismo che molto deve, se non tutto, alla filosofia massonica. Essa non era che la speranza che, un giorno, la luce della vera sapienza si scagliasse contro gli oscurantismi delle religioni monoteistiche. Non a caso fu la massoneria e la sua ala più spirituale (il rosacrocianesimo) a portare agli occhi degli intellettuali i temi che fondarono poi rinascimento e risorgimento. E non è un caso che la patria ideale fu realmente ideata in America, come un pregiato tentativo di rendere quei valori, tangibili.

Ma le rune hanno un altro valore ontologico che riguarda la mitologia dei Norreni. Le popolazioni scandinave, quei vichinghi che tanta presa hanno sull’immaginazione collettiva, furono non un popolo barbaro o retrogrado, ma una cultura sciamanica dai complessi concetti e dalle complesse filosofie.

Al pari del Graal, il mito norreno del Ragnarok non è altro che la resa dei conti finale, lo scontro tra ordine e disordine per riportare fertilità e rinascita alla terra desolata, privata cioè della sua primigenia essenza, dell’energia divina che distrugge per ricreare. Non è un caso che gli angeli, ossia i messaggeri, nel testo parlino di cambiamento ed evoluzione, come se questo soggetto uomo dovesse affrontare la sua avventura terrena come un eterno apprendimento, fatto di cadute e risalite, per tornare a far parte di una condizione originaria di armonia e stasi.

È dal movimento, dallo scontro tra il Dio immobile, ossia colui che è (Jahvè) e il Dio dinamico, la forza che va oltre (Elohim) che la storia, sognata più che creata dall’energia unica, può continuare il suo ciclo.

E come si ricorda all’uomo l’importanza di percorrere strade fatte di crescita?

Tramite le storie, tramite i miti e tramite l’architettura sacra, costruzioni operate dai sapienti in grado di divenire, grazie a complesse tecniche costruttive, (la famosa arte muratoria) vere e proprie Domus Dei. In questo libro appare la porta del cielo più emblematica, sogno di tanti ricercatori: Rosslyn. La famosa e misteriosa chiesa scozzese non è altro che il tempio redivivo di Salomone fonte delle arcane conoscenze e meta e scrigno usato da un drappello di uomini straordinari: i templari.

Secondo la leggenda perfettamente raccontata dal Lodato, essi non furono semplici monaci guerrieri nati da un preciso contesto storico, permeato da oscure e pericolose insidie, ma furono custodi di arcani segreti, di saperi dimenticati e persino, secondo i più arditi come Lawrence Gardner, del vero segreto dell’umanità: la sua genesi. E qua il libro esoterico di Mariano subisce un’ardita virata, proiettandosi nella scienza (io continuo a sostenere che anche queste teorie rappresentino la parte più ribelle di quella disciplina) oserei dire di confine: la paleoastronautica. E uno dei fondatori di questa intrigante teorie è uno dei più amati e al tempo stesso detestati autori, ossia Zecharia Stichin. Non fu certo l’unico sostenitore dell’idea che la nostra civiltà non fu un frutto casuale di una lenta evoluzione biologia, ma di un ardito esperimento genetico, effettuato da progenitori…non proprio umani. Infatti, è emblematico il titolo di un libro interessantissimo e sconvolgente per tutti gli ortodossi; si tratta di Peter Kolosimo Non è terrestre. Il suo collega Erich von Daniken mise il dito nella piaga con il suo Carriots of gods, quasi a sostenere la fallacità di ogni nostra interpretazione, diciamo coerente, con la tediosa e pomposa supponenza accademica.

Cosa prende il Lodato da queste sobillatrici idee?

Che le nostre amate divinità e alcune delle più incredibili e oscure civiltà di sempre, non furono altro che un frutto alieno proveniente da un misterioso ma esistente pianeta Nibiru, (per Lodato è Tiamat dal nome di una delle loro divinità), che diede origine, a causa di una collisione, sia alla nostra terra chiamata Ki, (poi spinta nella sua orbita attuale da una successiva perturbazione gravitazionale di Nibiru) sia l’attuale fascia degli asteroidi. Gardner si spinse molto più in là sostenendo che i miti della creazione non sono altro che lontani ricordi di quando, divinità anzi scienziati all’avanguardia, usarono gli ominidi come cavie per la loro progredita scienza genetica, cercando di produrre una razza che coniugasse intelligenza elevata con un tocco di coscienza… o anima fate vobis.

L’innesto genetico sarebbe l’anello mancante che da anni i paleontologi sperano di rinvenire per completare la genealogia umana.

Cosa c’era in mezzo, prima che l’uomo primitivo arrivasse allo straordinario homo sapiens?

Forse una nanotecnologia avanzata…

E cosi anche il mito di civiltà antidiluviane, le atlantidi, e i vari continenti di Mu o Lemuria, non sono altro che fazioni, spesso in lite di questi geni, alcuni poi votati all’oscuro richiamo del potere altri fieri e leali custodi di un progetto molto più ampio. Non uomini come servi o come schiavi, ma una razza che potesse ripristinare un equilibrio frammentato e perduto a causa di quel movimento cosmico, che ho prima citato, motivo di tanti sconvolgimenti, ma segno e simbolo di un’energia superiore che in testa ha un piano ben preciso: la volontà di crescere essa stessa attraverso il progredire delle sue creature. Un piano contorto ma che addirittura i Maya avevano, pare compreso.

Almeno secondo le teorie di Maurice Cotterell.

Ecco che lo scontro a volte tedioso, tra bene e male, diviene storia stessa di quel tentativo umano di affrancarsi dal pregiudizio, ma persino dell’obnubilamento dei ricordi, causato, forse, da una distorsione mentale di chi, in fondo, ha scordato la sua vera natura, votandosi alla finalità cosciente. Soltanto con il recupero di ogni ricordo è possibile riaprire la porta che congiunge cielo e terra, quella celebrata dalla bellissima preghiera il padre nostro, usata dai cristiani ma di origine egizia, che recita un mantra… anzi una speranza per tutti:

così in cielo così in terra.

Ottimo lavoro, importante anche e soprattutto per noi oggi, così dimentichi di quanto grande sia la nostra storia, di quanto ancora l’uomo possa crescere, scoprire e operare nel mondo.

Sta a noi scegliere di essere operatori di pace o emissari delle tenebre.

 

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