“Piedi d’argilla” di Terry Pratchet. A cura di Davide Lambiase

 

Il cielo è un misto di viola e grigio. Non si vedono né le stelle né la luna, nascoste con prepotenza dai nuvoloni di fumo che salgono dai caminetti della città dormiente. Un rumore di passi fa eco sul ciottolato scivoloso di un largo e imponente vialone. Ad accompagnarlo, il fragore di una rissa tra nani e troll in una locanda vicina. Non la riconoscete ancora l’atmosfera? Siamo tornati ad Ankh-Morpork, ancora una volta al fianco delle Guardie. Spero che vi siano mancate, perché ormai io non posso più farne a meno.

Piedi d’Argilla” è il terzo romanzo dedicato alle Guardie, nonché ultimo tradotto in lingua italiana, purtroppo (se non resistete però al richiamo di personaggi come Vimes e Carota si possono sempre recuperare i restanti libri in inglese). I personaggi continuano a vivere le loro vite, si fa per dire, tranquille: ci sono da gestire piccoli furti non autorizzati, risse da taverna o registri di cassa modificati dai furboni.

Vimes, dopo gli eventi di “Uomini d’Arme” è diventato Comandante della Guardia, un titolo riesumato appositamente per lui. Invece di abbandonare il suo lavoro è diventato persino più attivo sul campo. Il ruolo di Capitano è stato lasciato a Carota, che nel frattempo intrattiene una relazione amorosa con l’agente Angua, tra dubbi e incertezze da parte di lei. Cos’altro? Deritius è diventato caporale e la Guardia ha ampliato i suoi confini: infatti, quella Notturna e quella Cittadina si sono accorpate insieme, dimostrandosi un’unica grande forza d’azione.

Questo terzo capitolo mi è piaciuto un po’ meno degli altri. Ha un ritmo diverso, devo dire, e pur regalandomi bei momenti di lettura non mi ha emozionato più del dovuto. Lo si legge per ritrovare i personaggi amati e per l’indagine avvincente (di cui tra poco andremo a parlare) che la Guardia deve affrontare questa volta. Che cosa si può dire, sulla trama? Scopriamo tra le prime pagine che Vimes, dato che pesta i piedi un po’ a chiunque ad Ankh-Morpork, rischia perennemente la vita. Infatti, ogni giorno, assassini vengono assoldati per metterlo a tacere per sempre. Ma lui la prende con filosofia e spedisce tutti indietro a suon di ceffoni. Sembra essere un periodo florido, esente da grattacapi troppo complessi. Ci si deve preoccupare della normale routine, di problemi araldici e cosucce del genere…

E invece no. Non sarebbe la storia della Guardia se non accadesse nulla. Ankh-Morpork si macchia ancora di mistero, rischiando di sprofondare in una buia coltre abissale. Di notte, tra i vicoli nebbiosi, si riuniscono strani figuri. Due omicidi vengono commessi e l’unico indizio che li accomuna è tanto strano quanto peculiare: scie d’argilla e fango. Tutto conduce ai golem, ma questi servili uomini di pietra non dovrebbero poter uccidere. Sono solo strumenti, oggetti per i lavori più duri…o forse no?

In parallelo a questo, l’intoccabile serpe a capo della città, Lord Vetinari, viene avvelenato. Già, e il consiglio cittadino delle Gilde comincia a meditare l’arrivo di un sostituto, magari un monarca, da mettere sul trono di Ankh-Morpork e manovrare come un burattino.

Gli omicidi e l’avvelenamento, eventi apparentemente scollegati, avranno un unico e diabolico filo conduttore che affonda le sue radici nel passato di Ankh-Morpork, nella sua parte più…oscura. La mente depravata che è dietro a tutto questo è solo una, crudele…ma non posso aggiungere altro.

Ad accompagnare l’intricata indagine è soprattutto l’apparizione di nuovi personaggi. Alcuni, però, verso la conclusione del romanzo, non si sa bene che fine facciano. Abbiamo l’agente Culetto Felice (sì, avete capito bene), un nano un po’ particolare che alle asce e alle cotte di maglia predilige l’alchimia e i rossetti (capirete cosa voglio dire leggendo). E poi c’è il Piccolo Pazzo Arthur, il cacciatore gnomo di Ankh-Morpork le cui testate son capaci di spostare l’asse gravitazionale di qualsiasi cosa. Inoltre vedremo in azione, per la prima volta, il Sergente Colon! Evento più unico che raro e mezzo disastroso, per altro.

Insomma, in “Piedi d’Argilla” l’intrattenimento è assicurato. Solo che la formula è la stessa degli altri volumi e potrebbe risultare stucchevole. Inoltre si fa fatica ad ingranare, ma superato lo scoglio delle prime duecento pagine è tutto in discesa. Spetta a voi e solo a voi scegliere di fiancheggiare Deritius, Colon o qualsiasi guardia vi ispiri rispetto e simpatia. Io l’ho fatto e non me ne sono assolutamente pentito.

Buona lettura!

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