“Caligo. La prima avventura di Barbara Ann” di Alessandro Scalzo, Vaporteppa, Antonio Tombolini Editore. A cura di Alessandra Micheli

 

Potrei iniziare la recensione, semplicemente affermando come Caligo, sia il classico steampunk pieno di tecnologia, vapore e una città sull’orlo dell’abisso che resiste strenuamente.

Ma per fortuna il decadimento cerebrale non mi ha ancora colpita e non ho intenzione di iniziare cosi banalmente la recensione di un testo che innova e rinnova, persino un genere così moderno come quello del mio amato Steam. L’autore, beffardo e divertito, inserisce tra le righe di corse mirabolanti, zombie affamati e robot preoccupante, quasi delle nemesi di una civiltà che, nonostante il suo impegno verso il progresso, resta terrificantemente sull’orlo del baratro.

Come ho già spiegato in miliardi di articoli, lo steampunk è sia novità letteraria sia una feroce critica sociale in particolare del periodo vittoriano. Feroce perché nonostante, porti avanti le scoperte di due illustri nomi del periodo, Babbage e Tesla, ne deride al tempo stesso gli assunti culturali, quelli che, forse, permisero ai due di divenire geni.

Con due notevoli differenze: Babbage era spunto dal desiderio di aumentare la produttività del nobile impero di Albione senza tuttavia spingersi oltre, e senza innovare troppo. Tesla rappresentò, invece, la creatività portata all’estremo, tanto temuta dei ligi e prodi borghesi dell’età vittoriana. Non a caso un favoloso testo come il mistero di paradise road, individua come nemico della società inglese vittoriana, proprio la creatività simboleggiata dalla poesia. Tutta la scienza che non era finalizzata alla crescita del reddito e alla prosperità dell’impero, ma rappresentava solo uno stimolo al libero pensiero e all’immaginazione a briglia sciolta, veniva ostacolata.

Perché vi racconto questo?

Per due motivi. Uno perché sono infame e amo tediarvi con dotte nozioni. Secondo e più importante perché è lo spirito di questo Caligo, questa nebbia che sale dal mare avvolgendo tutto cosi come la fantasia dello steam avvolge come un’aria venefica tutte i concetti moralistici e valoriali di qualsiasi società statica. E di moralismi, di maschere di idee che oggi ci appaiono terrificanti, Caligo né è pieno. Alterigia, arroganza, elitarismo, preconcetti, volontà di potere. Tutto questo si trova in pagine intinte con penna ironica e velenosa. Ma il genio dell’autore non si limita a descrive quest’assurda società. E a deriderla. Ma si spinge oltre, fino a creare il peggior anatema vivente, quello che avrebbe fatto impallidire e sicuramente morire di infarto la proba regina vittoria: una protagonista, scomoda, oscena, licenziosa, un vero antieroe.

La nostra Barbara Ann è quanto di più antipatico sia mai scaturito dalla fantasia di un autore. Supera in antipatia persino l’odiosa Fanny Price di Mansfield park. Di Jane Austen ovviamente. E fidatevi per declassarla ce ne vuole. Barbara è arrogante, cosciente del suo ruolo privilegiato, piena di assurdi preconcetti, terribilmente priva di empatia con il prossimo. Fantasticamente fredda di fronte alla violenza che accetta come elemento imprescindibile della società del suo tempo. E non si sente per nulla schiava di queste regole e di questa consuetudini. Anzi ne è quasi convinta tanto da muoversi sicura e tronfia in quelle strade a volte pervase da autentiche ingiustizie, perfettamente capace di voltare con alterigia lo sguardo.

Incapace di ribellarsi agli schemi gerarchici che dividono l’umanità in privilegiati e disperati. Anzi. Frasi politicamente scorrette escono con naturalezza da una boccuccia di rosa e mostrano come essa accetti pedissequamente la cultura del suo tempo.

Eppure…

Nonostante sia una degna rappresentante convinta e per nulla infastidita delle paranoie sessuali e della pruderie del suo tempo, la nostra adorata protagonista, le infrange di continuo. E’ sessualmente attiva rispetto alle sue compatriote, convinte di essere una donna in preda di quella che al tempo si chiamava isteria femminile.

E sapete cos’è era in realtà?

Quello che noi oggi rivendichiamo con ardore ossia la consapevolezza del piacere, del proprio corpo e l’uso a volte smodato che di esso ne possiamo fare. Goduriosa eppure conscia della sua colpevolezza di quella natura ombrosa e pericolosa che la donna rappresentava all’epoca soggetta a oscuri e sconvenienti, per nulla eleganti, impulsi. Che Barbara Ann vive con frivolezza e con estrema leggerezza. Eppure questo fa di lei improvvisamente, non più un soggetto perfettamente incastrato nella morale del tempo ma alieno, inquetante dissonate e deviato. All’improvviso, durante il suo percorso di vita quasi banale e scontato, la bella antieroina improvvisamente ci sciocca, divenendo un inno al piacere libero, alla ribellione contro le regole e simbolo della ricerca della propria soddisfazione personale e fisica. Ecco che il personaggio caricatura diviene qualcosa di più intenso, quasi uno schiaffo a tutti i tabù che apparentemente era rea di accettare in modo acritico, ma che snobba cercando da sola la strada verso la sua realizzazione. E cosi tra uno svenimento e una punizione scatta il lato più dissacratorio proprio dei valori che prima sembrava aver accettato, gettando la maschera e divenendo una menade, una medusa o una ninfa dei boschi.

E il risultato è che quello stesso contesto diviene privo di sostegno e di accettazione, sfaldandosi pagina dopo pagina, rivelando le sue crepe le sue frustrazioni e la sua inconsistenza. La vera vittoriosa è lei, la perfida suddita di albione che irride tutti, che tutti domina tramite una bellezza giunonica che rivendica la sua antica natura di Dea. Ed è negli ultimi capitoli che Barbara Ann diviene qualcosa di più importante nel nostro mondo, eco di antichi riti, custode di antiche conoscenze e quasi potatrice di verità occultate da troppo tempo. L’umanità diviene cosa davvero è: un figlio che ha perduto sua madre, in balia di orrori commessi da egli stesso per colpa di un abbandono, di una mancanza di educazione che sconterà con una vendetta atroce: l’uomo che sottomette l’uomo si autodistrugge. Per questo il dormiente, il vendicatore si risveglia punendo coloro che, quella Dea primordiale (la natura, la coscienza, la bellezza e l’armonia del creato) hanno tentato di gabbare.

Un libro che è godibile sia come momento di svago, ma che, come ogni gioiallo che si rispetti ha dei significato molto profondi che posso riassumere in questa bellissima, antica e importantissima frase:

 

«La Terra soffre. La Terra soffre perché il Re e la Terra sono una cosa sola, e senza il Re, la Terra muore. E anche il popolo soffre, perché non c’è più il Re a difendere i proletari dalle prepotenze dei borghesi e dai soprusi dei padroni delle fabbriche.»

 

E io solo per questa frase /( per per aver citato il mio amato Tesla) mi inchino non solo davanti alla bravura, all’originalità, al coraggio di quest’autore ma anche di fronte a una Casa editrice che finalmente non sforna testi omologati, ma piccoli indispensabili raggi di sole in questa, perdonate l’eccesso di ridondanza, valle di lacrime.

I miei omaggi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...