“Il lato oscuro dei frutti di mare” di Giovanni Nikiforos. A cura di Andrea Venturo

 

Le vongole sembrano pacifici mitili grandi amici degli spaghetti.

Ma

Provate a fare apprezzamenti su una Cosmovongola verde di Filomitile e i guai che vi capiteranno tra capo e collo non avranno nulla da invidiare a quelli del protagonista. E sì che lui non ha fatto apprezzamenti sulla Cosmovongola in questione, li ha fatti un suo amico… che ha rischiato di finire in pasto alle alghe carnivore ed essere da loro divorato nell’arco di alcuni anni.

Una prospettiva spiacevole.

La morale? Mai, mai fare apprezzamenti su una Cosmovongola: sono come le formiche terrestri: nel loro piccolo si arrabbiano e quando succede… meglio essere altrove.

La Trama

Si tratta di space-opera ovvero una di quelle storie dove la tecnologia è talmente evoluta che le astronavi sono come le navi da diporto, facili da guidare, ma spesso con una personalità inversamente proporzionale alla massa.

Insomma più son piccole e più l’intelligenza artificiale che le controlla è difficile da interfacciare.

Nonostante il finale prevedibile, quello che sorprende è l’enorme inventiva dell’autore che sforna, di pagina in pagina, decine di trovate, gag esilaranti, battute, situazioni che non mancheranno di strappare qualche sana risata anche al più serio dei lettori.

L’universo

In teoria dovrei parlare di ambientazione, ma qui si tratta dell’intero universo col suo carico di ammassi stellari, galassie, ammassi di galassie e compagnia bella. Effettivamente ci sarebbe un difettuccio: è quasi impossibile che forme differenti di vita possano coesistere nel medesimo habitat, ma è un “difetto” che il pubblico apprezza e comprende. Nessuno ha gridato allo scandalo davanti al bar di Mos Eisley o alle avventure del capitano J T Kirk. Insomma un 21% di ossigeno unito al 75% di azoto non ha mai ucciso nessuno, va bene così. A parte questo la coerenza tra gli elementi inventati, come il colorante dei graffiti spaziali (che a me ricorda tanto la marmellata che Stella Solitaria usa per nascondersi ai radar… anzi, al Mr. Radar dello Spaceball One) o i gusti sessuali di una Cosmovongola è a dir poco spettacolare. Ogni elemento dell’ambientazione si incastra perfettamente nella trama e contribuisce ad esaltare la narrazione coinvolgendo il lettore come se fosse davvero lì.

I Personaggi

Come ogni scrittore che si rispetti Giovanni Nikiforos riesce a gestirne molti con la sua penna. Non è facile descrivere una forma di vita aliena nel libro sono presenti decine di razze differenti, ognuna con le sue peculiarità e spesso necessarie per la trama. L’evoluzione dei personaggi è tuttavia meno curata e limitata al protagonista il cui arco narrativo lo vede alle prese con i propri demoni interiori, come se quelli esteriori non fossero sufficienti. Attorno a lui due comprimari dotati di pancia e muscoli e poi un esercito di altri che si schiereranno al suo fianco oppure lo combatteranno senza quartiere.

Lo stile

Irriverente, vivace, talvolta un poco sboccato, Giovanni sfrutta il ben gestito teatrino di astronavi e razze aliene per prendere in giro situazioni e personaggi che nulla hanno a che vedere con lo spazio e le astronavi, quanto con politica, mafia, calcio, spettacolo e in generale quei temi che affollano la cronaca e il gossip di radio, giornali e televisione. La scelta dei termini è cesellata ad arte e, salvo sviste da parte mia, sempre calzante alla situazione. Farebbe pensare ad un editing molto curato, ma a quanto sembra solo l’autore ha messo mano al testo. La narrazione, da un punto di vista tecnico, è portata avanti dal protagonista che riporta dei fatti di cui è o pensa di essere a conoscenza, un narratore onnisciente “alla Manzoni” che conosce tutto di tutti, anche i loro pensieri più reconditi, e ne fornisce una descrizione puntuale e precisa. Forse l’unica cosa che mi ha lasciato perplesso è proprio questa scelta. Tuttavia gli stacchi sono gestiti molto bene: quando c’è un cambio ci si accorge subito perché il modo di parlare dei personaggi e il ritmo della narrazione si adatta al nuovo punto di vista. Insomma: il narratore sa immedesimarsi bene. Nel mio personale mi sono abituato subito a questo modo di gestire gli stacchi e non l’ho trovato pesante, solo molto differente da quel che ho trovato tra i libri di altri autori. Inoltre la quasi totale assenza di refusi (ne ho contati un paio legati ad un accento mancante e un aggettivo non declinato correttamente) e un testo sintatticamente ineccepibile rendono la lettura fluida, scorrevole e in ultima analisi piacevole.

In sintesi
Una Space Opera scritta a maniera, divertente, a tratti esilarante e che nasconde in modo neanche troppo velato le storture della nostra società.

Pro:
una storia spassosa e ben strutturata

Testo curato e scorrevole.

un fuoco d’artificio di trovate comiche e geniali.

Contro:

nulla da segnalare