Oggi il blog consiglia “Quel maledetto gioco chiamato amore” di Cristina Bruni, Triskell editore.

cover500 (1).jpg

 

 

 

Sinossi:
Se saprai tenere duro quando in te non c’è più nulla, allora sarai un uomo.
Alejandro Santiago, studente senior alla Oak River Tech in Arizona e quarterback della squadra di college football, sogna da sempre un futuro nella NFL. Ma la sua esistenza è oscurata da un’ombra pesante: a sedici anni ha assistito alla morte violenta del padre e ancora si incolpa per non essere riuscito a salvarlo.

Anche Max Mankiewicz, 36 anni, aspira a una carriera nella lega nazionale, come head coach. Si ritrova invece bloccato nel campionato universitario, in una piccola cittadina dell’Arizona, ad allenare una delle peggiori squadre della conference. L’ultima cosa che vorrebbe.
Così come perdere la testa per il suo giovane quarterback.
Ma non può farci nulla: l’attrazione è così forte da spingere l’uno nelle braccia dell’altro.
Solo che Max, abituato da sempre a vivere nascosto, ha alle spalle un passato che vorrebbe dimenticare, fatto di tradimento e umiliazione. Ha perso tutto già una volta per colpa di un ragazzino che giocava a football. Non vuole ripetere l’esperienza.

Quando viene lasciato da Max, Alejandro sente franare tutto il suo mondo: Max è la cosa più bella che gli sia capitata dopo tanti anni di sacrifici. Ma dopotutto è il destino che merita per aver lasciato morire suo padre.
Perciò, quando si ritrova tra le mani la possibilità concreta di poter realizzare il sogno di Max, non ci pensa due volte a rischiare tutto ciò che ha. Il suo futuro, la sua salute.
E la sua vita.

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 30 Luglio

COLLANA: RAINBOW

Titolo: Quel maledetto gioco chiamato amore

Serie: Maledetto amore, Libro 1

Autrice: Cristina Bruni

ISBN EBOOK: 978-88-9312-413-3

Genere: Contemporaneo, Sportivo
Lunghezza: 353

Prezzo Ebook: 5.99

 

Annunci

“Come vento sul monte” di Alessandra Carnovale, Flower ed. A cura di Almaspina

51w48ZNmYwL.jpg

 

 

Come vento sul monte (flower-ed, 2017) è la prima silloge poetica composta da Alessandra Carnovale.

flower-ed è una casa editrice indipendente fondata nel 2012 da Michela Alessandroni. Sbirciando il catalogo, si possono trovare libri di saggistica, narrativa, manualistica, poesia e diari letterari. La collana di poesia, di cui Come vento sul monte è il settimo figlio, si chiama Pegaso – il cavallo alato nato dal collo mozzato di Medusa, da sempre archetipo di libertà e forza. Una forte immagine da donare a dei testi poetici, lieri, cavalcanti le nuvole, le tempeste, nati dalla morte di un mostro leggendario (su questo ci sarebbe da ragionare parecchio!).

La scelta della Casa Editrice, per un libro, è quasi-tutto; per questo ho posto all’autrice alcune domande riguardanti la sua duplice esperienza (con flower-ed e con Eretica Edizioni, con cui ha pubblicato nel 2018 La scorza delle parole).

Hai pubblicato nel 2017 la tua opera prima con flower-ed. Puoi raccontarci la tua esperienza con questa Casa Editrice? La stessa si definisce una “Casa Editrice indipendente”; questo che cosa significa?

Ho partecipato nel 2017 al Premio Parole Magiche indetto da flower-ed. La vittoria al concorso ha avuto come riconoscimento la pubblicazione di una mia raccolta poetica; e così è nata Come vento sul monte. È una casa editrice molto attiva sul piano digitale, con la realizzazione di ebook e presentazioni online, conversazioni su Facebook con l’editrice, che consentono a chiunque sia interessato di intervenire e fare domande agli autori.

A: Essendo colleghe di catalogo, so che l’anno successivo alla pubblicazione di Come vento sul monte hai dato alla luce una nuova creatura, La scorza delle parole, edito da Eretica. Vuoi raccontarci quale è stata la differenza di esperienze tra le due C.E.?

Per quanto riguarda La scorza delle parole, questa è stata in realtà la mia prima raccolta realizzata, anche se ha visto le stampe dopo Come vento sul monte. L’avevo inviata ad alcune Case Editrici, ma non se ne era fatto niente, finchè non ho firmato il contratto con Eretica. Oltre alla differenza di iter nella pubblicazione, le due raccolte sono differenti in parte per il contenuto, più concentrato su tre temi Come vento sul monte, mentre La scorza delle parole spazia tra molti argomenti; inoltre la differenza di formato: digitale il primo (con possibilità di print on demand), cartaceo il secondo.

Avendo chiarito alcune possibili curiosità sulla Casa Editrice, passiamo al testo nel suo corpo.

Come vento sul monte si apre con una prefazione di Silvia Dionisi dal titolo importante: Dell’amore (e del sesso), dell’arte e delle donne; queste parole hanno preso la mia mente e l’hanno riportata riportata subito dentro ad Arte e menzogne di Jeanette Winterson, in cui, per altro, uno dei personaggi protagonisti è proprio Saffo, che sillabò il titolo di questa silloge.

La prima parte di Come vento sul monte è intitolata in modo omonimo all’intera raccolta. A qualche studioso accorto potrà infatti tornare alla mente quel frammento 168b Voigt in cui Saffo descrive la solitudine e l’abbandono causato dal rifiuto o dalla semplice assenza d’amore in modo incomparabile ad altra letteratura; per questo ci tengo a riportare l’intero frammento:

 

Tramontata è la luna 
e le Pleiadi a mezzo della notte; 
anche giovinezza già dilegua, 
e ora nel mio letto resto sola.

Scuote l’anima mia Eros, 
come vento sul monte 
che irrompe entro le querce, 
e scioglie le membra e le agita, 
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele; 
e soffro e desidero.”

(Saffo, fr. 168b Voigt; trad. di S. Quasimodo)

Nelle poesie di questa prima parte ho trovato un’interessante utilizzo dei segni d’interpunzione e della spaziatura, che si fa sempre più piede (per fortuna!) nel linguaggio poetico. Dona al testo un ritmo completamente diverso che certamente non avrebbe in mancanza di pause visive. Un esempio lo troviamo a p. 20:


“Φάρμακον. Gift.

Poison.

Sei (in preda a)

veleno che cura

o (a) terapia

chimica che intossica?

Antidoto non è dato

per questo contrasto:

ciò che (ti) esalta

coincide

con quanto

(ti) affossa.

Sei viva

quel tanto che basta

sul crinale
della fossa.”

 

È da sottolineare come la Carnovale sia assolutamente auto-ironica – dote sempre apprezzabile nelle persone ma soprattutto negli artisti. Infatti, dopo colte citazioni, invocazioni ad Ulisse, utilizzi frequenti di richiami alla cultura greca, alle pp. 41-42 ci imbattiamo in un esilerante “Amore 3.0”, che potrebbe risultare banale alla prima lettura, ma andando a fondo genera una risata spontanea e priva di giudizio:

 


“Whatsappami tutta / la sera, non lesinare / sui giga, / fammi vibrare / di continuo / lo smartphone: / voglio sentire / il tuo trillo incalzare / a ogni nuovo messaggio. / Vedo / che sei online, / non tardare / ad arrivare / al punto, / non ti trattenere / con le icone: lo so / che ti fa impazzire / inviare faccine. / Sempre più serrato si fa / questo chattare / e la rete / diventa rovente. / Ma ecco che, all’apice / dell’interazione / (
virtuale), / si scarica / la batteria del cellulare / e ci ritroviamo, soli / a osservare / uno schermo spento. / Amore, almeno avessi avuto / con me il caricatore!”


A p. 45 si apre la seconda parte, L’Arte. In queste pagine l’autrice si lascia andare in un elogio all’Arte in quanto salvazione del sé e dell’umano tutto:

 

A parte l’arte, / di attraente, qui e ora, / c’è poco o niente.”

 

Arriviamo infine alla chiusa del libro, con un capitolo dedicato alle Donne. La Carnovale crea un quadro femminile a trecentosessanta gradi: incontriamo, infatti, da Medea, a Virginia Woolf, alla ginecologa, alla donna qualunque, alle principesse delle fiabe, Ipazia, Atena. La visione che comunque predomina è certamente femminista – si pensi a

 

“(…) con 7 nani da accudire, / Biancaneve / era la più stanca del reame (…)” (p.66). Il libro si conclude con un inno al corpo femminile – “intanto la donna lotta / con l’anoressia, la depressione, /il panico, l’ansia, la bulimia, / i disturbi del desiderio o l’anorgasmia / pagando sulla propria carne / ogni intrusione esercitata / con la pretesa / di condizionare la sua vita.” –

 

che apre visioni sulla condizione odierna della donna, sulle note positive e negative che ne conseguono dall’essere nate femmine.


Una conclusione è un po’ una preghiera. E noi preghiamo, insieme ad Alessandra Carnovale, di fronte ai corpi di donna che ci ha concesso di intravedere in queste sue parole.