“La bella e la bestia. Una favola Steampunk” di Elena Mandolini, Dario abate editore. A cura di Alessandra Micheli

 

Leggete con attenzione queste parole:

Noi non siamo esseri umani liberi. La libertà non è parte del nostro mondo. Il nostro compito è di diventare potenti, acquisirne sempre più…

E ancora:

potere e pace sono due argomenti di fronte ai quali i legami di sangue vanno in secondo piano.

E un altra:

il potere è ciò che conta, la gloria eterna negli annali della storia. Solo questo

Tranquilli miei cari lettori.

Non ho voluto iniziare questa recensione con estratti per riempire i fogli, in quanto priva di idee.

Anzi.

Questo libro è un vulcano pronto a eruttare contenuti incandescenti come lava, capaci di distruggere ogni nostra umana concezione. Ma voglio focalizzare la vostra attenzione non sul lato “romantico” della storia della Bella e la bestia, ma sulla sua rivisitazione steampunk, che la rende profondamente diversa e con una morale molto più acuta e acuminata, rispetto alla storia originale.

Tutti voi sanno l’intento di quella strana e straordinaria fiaba:l’esaltazione della diversità considerata, non più come oggetto di timore, ma soggetto su cui riversare una venerata meraviglia. Un altro significato riguarda la banale (mica tanto) scoperta che l’abito non fa il monaco, per restare nel campo del folclore popolare. Che ha il significato di andare oltre le apparenze e addirittura oltre i preconcetti e il ruolo sociale. Ecco perché Beauty and the best, resta affascinante sia dal punto di vista semantico che antropologico, in quanto, reitera i concetti portanti della cultura umana, e osa addirittura, scontrarsi con quei tabù che sembrano necessari alla conservazione della tradizione e quindi della compagine umana.

La fiaba, in fondo, non è altro che un ripetere in una nenia ipnotizzante, tutti i capisaldi rigidi e venati da autorevolezza che, nei secoli, i nostri antenati hanno costruito come un perfetto intoccabile mosaico. Nessuno osa dubitare, quindi, di quegli assunti. Le fiabe non faranno altro che confermare queste ataviche prese di posizione, tanto che gli etnologi usano le favole proprio per comprendere appieno l’ethos di un determinato popolo o di una determinata etnia. Lì, in quello scrigno riservato ai più piccoli, in un atto di socializzazione primaria, si trovano le idee sullo stato, sulla persona, sul bene e sul male, sulle leggi e consuetudini sociali e persino sulla politica.

Ed è qua che vorrei focalizzare la vostra attenzione.

Che la politica non sia solo l’esercizio pratico del potere dato dalla sovranità, è oramai di pubblico dominio. La polis è tutto, tutto comprende, dai bisogni primari e quelli più privati, dalla volontà generale a quelle più particolari, dalla sociologia alla funzione giudiziale. Dalle leggi dello stato, alle consuetudini sociali. La politica invade ogni sfera del cittadino, persino quella privata dominando o tentando di dominare impulsi, indirizzando i talenti personali sulla via della pubblica utilità.

Le fiabe, in quest’ottica, assumono il valore di osservatori del proprio tempo, innovando a volte impedendo invece l’evoluzione politica. Ogni fiaba avrà, quindi, sia un potere adattativo, ossia inserirà il soggetto a cui è destinata nel mosaico civile, oppure distruggerà tale mosaico per ricostruirlo, usando l’arte della critica.

E lo steampunk, signori miei, fa parte della seconda categoria di storie.

Innova.

Distrugge.

Contesta.

Si ribella.

Al pari della forza propulsiva di quell’energia a cui deve il nome, ossia il vapore, parte come un treno spazzando via ogni nostra acquisita concezione sulla vita, sull’amore, sulla femminilità ( a tal proposito mi permetto di ricordarvi Caligo) e sopratutto sulla società.

Il libro di Elena Mandolino non stonerebbe in un trattato di Macchiavelli, di Rosseau o del buon vecchio Saint Simon.

Non li conoscete?

Beh vi consiglio di leggerli.

Vi apriranno un mondo che prima vi era precluso, un mondo in cui voi, oggi, vivete, agite, vi muovete e che per molti resta coperto da uno strano velo, una ragnatela fitta di illusioni e di irrealtà, quasi una sorta di mondo parallelo che, con l’autentico, poco ha da spartire.

Voi oggi, vivete nella stessa illusione di Bella, convinti che, la scalata al potere sia necessaria e vitale per il mantenimento e la prosperità della vostra vita. Siete convinti che la voce dell’autorità di turno dica solo egregie verità, che sia la sola voce autorevole, sia la sola affermazione valida e vi nutrite di bugie e menzogne.

Questo capita sia nella gestione del potere, nelle votazioni, nelle arti persino in questa favolosa giungla che è la letteratura, divenuta campo privilegiato per la rottura di legami di solidarietà e di mutuo soccorso. Rotta l’empatia che tiene unite le persone, quindi il micro-sistema, questa tendenza all’assolutezza del potere, all’egoismo del:

comparire negli annali della storia

invade anche le grandi idee, i gradi ideali, la grandi manifestazioni umanitarie, rendendo sempre più concrete le parole di Vilfredo Pareto quando asseriva che, dietro apparenti moti nobili dell’animo umano, come la beneficenza, la democrazia l’umanesimo, si celavano ancor più oscuri impulsi.

Questo steampunk è la prova dell’effettivo delitto avvenuto nei confronti degli ideali.

Bella rappresenta ognuno di noi, cresciuto con una ferrea disciplina ma sopratutto nutrita con il latte della fandonia.

Su tutto.

Sulla sua generazione, sulla realtà del mondo, sulla divisione in amici nemici, sulla natura intima del re considerato nemico e ingabbiato nel ruolo di cattivo.

Tanto che, il suo incontro con questo oscuro figuro, risulta strano, inquietante, oserei dire dissonante: l’immagine che le avevano fornito NON equivaleva alla realtà.

Si allontanarono con deferenza e con una sincera devozione negli occhi. Il rispetto che notò in loro la fece scuotere nuovamente. Trovava tutto questo molto ambiguo e anomalo

Vi do una dritta, custoditela in voi come un talismano: le persone non sono mai come la visione parziale delle convenzioni vogliono farci credere. Un nemico, tacciato tale dalla consuetudine e dall’apprendimento sociale, non sarà mai cosi oscuro come viene dipinto. Siamo esseri umani cosi complessi e cosi articolati, da sfuggire a ogni definizione. Queste forse ci fanno comodo per approcciarsi all’altro, costruire con lui un’interazione, per un pacato vivere civile, ma non sono mai la veridicità, non rappresentano l’interezza, non sono mai davvero fedeli al loro ruolo, sono molto di più di quanto questo tende a descriverceli.

E bella fa l’esperienza più drammatica: rompe i suoi schemi mentali. Li polverizza e li distrugge. E qua non rappresenta più il soggetto persona, ma l’ipotesi nobile di un essere umano che pensa, che elabora, che sperimenta. Tanto da abbracciare la nobile arte della domanda che ci spinge a voler sapere, a voler vedere oltre ogni aspettativa.

Ma non riguarda solo il rapporto a due, quello tra individui, ma l’approccio che essi hanno nei confronti del mondo e di quella polis sopra descritta. E cosi la nostra Elena si immerge nell’ardua riflessione sul potere e i regnanti, non prediligendo un sistema strutturale a un altro, ma mettendo la centro di questo “domino” nientedimeno che la Maat egizia.

Il mio popolo era stanco e sfiduciato e quando un popolo è stanco e sfiduciato alla fine si sfocia nella rivolta e nell’anarchia

E ancora

credo che la forza di un sovrano sia proprio nell’amare incondizionatamente la sua gente e NEL PRENDERSI CURA DI LEI

E insisto:

Molti sovrani, nella continua ricerca di accrescere domini e poteri dimenticano gli oneri verso il proprio popolo

Devo aggiungere altro?

Questa cesura sempre più profonda tra popolo, volontà popolare e sovranità, la stiamo vivendo oggi, sempre di più, sentendoci sempre più alienati. Carlo Mongardini metteva in allarme gli intellettuali e i politici, dallo svuotamento progressivo dell’istituto della rappresentanza. ( Forme e formule della rappresentanza politica, Franco Angeli editore NDR) Non ci sentiamo più cittadini ma vagabondi di passaggio. Non ci sentiamo più legati al territorio e traditi dall’istituto della democrazia rappresentativa. Noi abbiamo rinunciato a una parte della nostra libertà, e del nostro potere decisionale per far si che il bene comune promuovesse armonia, stabilità e progresso.

E non è stato cosi.

Il nostro diritto al governo è stato letteralmente infangato, deriso e ferito.

Il nostro legame con la città, con il territorio è stato reciso in modo atroce.

E siamo sperduti.

Ecco che allora, un libro può donarci una chiave di lettura.

Forse un libro può se non farci cambiare renderci almeno consapevoli di cosa davvero sta accadendo oggi.

Ed è questa la forza di questo libro, raccontare questa realtà che noi tutti viviamo ma a cui raramente diamo un nome: insoddisfazione.

Magari non avremmo Bella E Philip a darci speranza.

Magari non ci salveranno dal baratro.

Ma cavolo potremmo riflettere, sull’oggi, sulla nostra realtà, e immaginare uno scenario diverso. Ed è immaginando che davvero cambia il mondo, perché cambia la nostra percezione di esso.

Brava Elena. Altro colpo andato a segno!

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