“Brandelli d’Italia” di Marco Crescizz, Delos Digital. A cura di Alessandra Micheli

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Basta dare un’occhiata al titolo del testo di Crescizz per domandarsi se ci si trova davvero davanti a un horror a una lucida e crudele cronaca del nostro tempo.

Lo hanno definito cattivo, eccessivo, sconvolgente e hanno spesso criticato l’ambientazione e la scelta degli espedienti letterari.

Per questi motivi ero davvero curiosa di immergermi in una lettura tanto controversa, per capire il motivo per cui il suo “splatter”, non più fastidioso di tanti altri libri, fosse cosi contestato. Capire nel profondo le motivazioni che portano un giovane autore a non scrivere di speranza, ma a delineare un tetro scenario post apocalittico.

Senza redenzione.

E sapete cosa mi ha stupito?

Che il senso del libro, si è presentato a me in tutto il suo sanguinoso splendore, un urlo che attraversava in lampi infuocati la mia mente mettendomi di fronte ai pericolo insiti OGGi, Ora e non in un fantomatico domani, nella nostra società.

E mi sono chiesta se sono io la solita esagerata, pronta a cogliere un senso etico in ogni libro, convinta che sia quello a dover creare le fondamenta del testo, o se semplicemente l’autore si è divertito a creare un clima ansiogeno senza ulteriori intenti.

Cosi ho letto e riletto Brandelli.

A ogni lettura una sottolineatura, a ogni nuova analisi una frase che spiccava tronfia e decisa a farsi notare.

Allora ho compreso.

No, non sono io esagerata, semplicemente il libro è una sorta di prova per il lettore, pronto a dargli quello che la sua evoluzione richiede. Solo i degni capiranno che, dietro l’avventura al limite, i personaggi assurdamente amorali, gli scenari tragici e il taglio crudo delle scene, Crescizz descrive una realtà sotto gli occhi di tutti. Siamo noi incapaci di vedere, talmente presi da una realtà virtuale, precostituita da non accorgerci della manipolazione che ogni giorno la nuova teocrazia ci propina.

Perché ripeto Brandelli non è un horror fantascientifico, ma una tetra allegoria di cosa accade alla nostra spaurita pseudo civiltà.

Ma andiamo con ordine.

Anche in questo testo l’ambientazione è apocalittica.

E indovinate di chi è la colpa?

Di un essere apparentemente superiore, ma che è in realtà troppo stupido per amare la vita e troppo preso da se stesso dalle sue mire espansionistiche, troppo preso dalla brama di potere, tanto da deturpare l’ambiente in cui vive e opera. Anche qua si rivela fallimentare la parabola batesoniana della finalità cosciente: l’uomo cosi convinto di essere padrone del mondo, al centro di questo blando universo tanto da reclamare come diritto assolutistico il suo potere di nominare (ossia dominare) la materia, si rivolta contro l’energia creatrice nelle sue vesti di equilibrio cosmico. Di armonia, di perfezione o per dirla come gli egizi al principio della Maat. Ma il dio ecologico, il dio che soprassiede i processi vitali, non si può beffare e si rivolta, sprofondando l’uomo in una sorta di medioevo. Ed è un medioevo più dell’animo che reale, creato e intessuto con i peggiori istinti, impulsi e oscenità umane. Tanto che in un’antica volontà di ritorno allo stato di natura, si avvera la profezia hobbesiana: homo lupis. Ed è questo che porta la lacerazione del tessuto sociale italiano (oserei dire mondiale) rendendo appunto la nostra civiltà a brandelli. O in maniera ancor più pessimistica, rendendo ovvia la vera situazione attuale: quella appunto di una compagine sociale lacerata, ridotta allo stremo che si teneva unita da pallidi e inesistenti principi.

Che il nostro paese si regga su assunti fallaci e poco sentiti, quindi decadenti perché non accettati nel profondo di noi stessi dai suoi cittadini è oramai un fatto assodato. L’Italia è un nome non una realtà, tenuta assieme da legami fittizi di convenienza e dominata da assurdi giochi di potere.

Ma badate bene, non è un risultato ma il suo punto di partenza.

Mi spiego meglio.

La storiografia ci ha fatto sempre credere che, l’idea italiana, di patria di struttura organizzata e organica fosse un sentito bisogno del popolo, portata avanti da eroi che si sono sacrificati per il bene comune.

Nulla di più errato.

L’Italia e lo stato italiano è nato da un preciso piano di dominazione che intendeva, semplicemente, sostituite il dominante. Ma non intendeva assolutamente annientare lo status di dominato. Da democrazia a oligarchia e poi successivamente da dittatura il passo è breve. Son entrambe accomunate da una falsa prospettiva, da una falsa origine e alimentati da meri interessi personalistici. La teocrazia descritta da Crescizz esiste: la si ritrova quando ogni idea diviene ideologia e serve per mascherare i veri intenti. E da qua torno a citare il mio amato Vilfredo Pareto, dietro a ogni grandioso pensiero si cela il più turpe interesse: sono i residui non logici dietro alla perfezione dei sistemi di pensiero. Cosi comunismo, socialismo, persino fascismo e nazismo, la tecnocrazia, diventano figlie aberranti di quella smania di conquistare, di primeggiare, di sottomettere per emergere. Cosi come la democrazia con i suoi comandamenti cosi rigidi tendenti ad annullare, annichilire e annientare la diversità in favore dell’uguaglianza. Fu Tocqueville a metterci in guardia dal pericolo del motto tutti uguali: ossia l’omologazione.

E l’omologazione, l’annientamento delle potenzialità servono per far emergere il demiurgo di turno, colui che plasma non tanto il sistema di governo ma la nostra percezione del reale.

In questo testo questa si rivolga alla tecnica più antica del mantenimento del potere ossia la creazione del nemico. Questo concentrerà attorno a se ogni terrore, ogni paura, ogni oscurità presente nella psiche più profonda, quel luogo dominio dell’ombra da cui possiamo trarre paradiso o inferno. Nel testo è ovviamente l’inferno a emergere.

Immaginate tutto questo in una situazione di totale devastamento delle certezze, in una sorta di mondo post atomico da cui ricominciare.

E come si ricomincia?

In questo ambiente fintamente multiculturale, in cui il messia prende le redini del comando e manipola le coscienze, si alimenta non il lato migliore dell’uomo ma quello oserei dire più tenebroso: le inquietudini. E queste non possono che generare divisioni, rabbia, violenza e caccia al colpevole capro espiatorio di una società che non sa o non può prendersi la responsabilità del proprio fallimento.

è necessario un nemico da temere, degli esseri inferiori che facciano stare bene gli altri.

E’ l’esaltazione dell’individualismo estremo quella descritta da Crescizz che mitizza la mancanza di responsabilità a favore della sopravvivenza.

E cosa diventa la sopravvivenza personale senza responsabilità?

Violenza. Orrore. Sangue. Blasfemia.

Senza più limiti etici l’essere umano si spinge oltre il lecito e il consentito, sfida dio con arroganza e inizia a sostituirsi a lui. Grazie a questo delirio di onnipotenza l’essere umano diviene oggetto e non più soggetto,un semplice mezzo per raggiungere i suoi fini. E rendere l’uomo svuotato di ogni diritto di ogni dignità è il passo indispensabile per dominare.

È facile muovere una rivoluzione, sovvertire il potere dominante… ma poi, figlio mio, cosa resta? Macerie… e gente pronta a ricostruire. Aspettano solo che tu dica loro in cosa credere.

Ed è una terribile verità: senza più il libero pensiero, spronato dalla dignità, senza più la capacità di autocritica, siamo solo facile preda per il dittatore di turno, che sia un leader politico, religioso, un life coach, o semplicemente uno che decide, per suoi interessi come dobbiamo usare la nostra creatività e i nostri doni.

Crescizz maschera un atto di denuncia in romanzo, conscio che è il mezzo migliore per far germogliare idee non per creare una rivoluzione, ma per stracciare questo osceno e putrido velo di Maya. Solo comprendendo cosa si cela dietro i dogmi è possibile non solo la salvezza ma anche la scelta. Chiunque creda di avere oramai la strada spianata, chiunque sia stato “clonato” per meglio assecondare le malate pulsioni di una società allo sbando, con la gnosi, con la consapevolezza può rompere questa catena che ci rende schiavi.

E scegliere.

E diventare pienamente umani.

E quando qualcuno si arrogherà il diritto di scegliere per noi, saremo protetti e capaci di lanciarci come novelli Vendicatori sulla prigione che tenta di costruirci attorno.

Io decido cosa è giusto e cosa non lo è, fiuto i bisogni del popolo, ne alimento le speranze, creo le necessità e smonto le teorie. Posso rielaborare i fatti, gestire le paure, veicolare i gusti, dare coerenza a ciò che non ne ha. Sono in grado di manipolare gli ideali e i loro simboli, come la svastica e il crocifisso, e posso reinventare il nazismo e il fascismo e mischiarli al cattolicesimo, fondere insieme scienza e religione, governando con la prima e facendo credere al popolo di vivere sotto l’ala protettrice della seconda.

Dubitate dei lupi travestiti da agnelli, degli imbonitori, di chi si sostituisce alla vostra mente, di chi vi dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi odiare, e chi amare.

Sperimentate, crescete, evolvete.

Fate domande, ascoltate la vostra voce interiore diventate capaci di buttare la cesso ogni vostra certezza.

E ricominciate da zero.

Siate coraggiosi.

E questo libro vi aiuterà.

Sapete perché?

libri sono gli oggetti più pericolosi che possano esistere per chi detiene il potere. Forniscono informazioni utili per ogni cosa, da come costruire un edificio stabile a come ricavare un farmaco dalle piante. Ma non solo, i libri muovono le coscienze, accendono gli animi, danno sfogo al libero pensiero. Lo stesso si può dire di internet e dei telefoni, dei film, dell’arte, ecco perché ho bandito le comunicazioni e anche il cinema. Queste forme di espressione portano a un massiccio scambio di informazioni e di idee, formano le opinioni, creano alternative… e io non l’ho mai permesso. Le coscienze non devono avere coscienza affinché io possa governare su di loro.

 

Ecco perché molti sono stati sordi al grido lancinante di questo libro. Ma voi tenete le orecchie bene aperte e quando Brandelli vi chiama, rispondete.

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