Oggi il blog consiglia un libro importantissimo per il nostro benessere psicofisico, che ci consenta di esprimere finalmente le nostre reali potenzialità “Crea il migliore anno della tua vita” di Marco Giannecchini. Realizzate la vostra leggenda personale!

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Un manuale unico nel suo genere che a poche settimane dalla pubblicazione sta andando a ruba e che punta a diventare materiale di studio universitario

 

 

Per capire cosa ti piace fare.

Per stare bene con il vero te stesso.

Per realizzare la tua vita.

 

 

Crea il migliore anno della tua vita nasce dall’esperienza scientifica e psicologica del Dott. Marco Giannecchini, toscano di nascita e berlinese d’adozione, responsabile di progetti medico-scientifici nel campo delle neuroscienze per conto di un’industria farmaceutica internazionale e consulente in Career & Personal Brand  Coach a laureati italiani per facilitare il loro inserimento nel mondo professionale in Germania. Un’attività, quest’ultima, che lo ha portato a fondare da Berlino la CONSCIOUSNESS ACADEMY.

 “Cosa differenzia la persona che è felice, che è in piena salute ed ha successo, in senso finanziario e sociale, da quella che vive gran parte della sua vita in maniera mediocre?” E’ su questa domanda che l’autore ha basato l’intero suo lavoro, trovando risposte adeguate e adattabili a ciascuna persona in maniera semplice e concreta.

«In fondo – spiega il Dott. Giannecchini – la risposta a questo quesito dipende fondamentalmente da un 20% relativo al nostro patrimonio genetico e da un 80% collegato ad altri quattro fattori: la capacità di trasformarsi continuamente, l’avere intorno a noi una comunità di persone positive che ci sostengono nella realizzazione della nostra (nuova) visione di vita, l’essere focalizzati giornalmente sulle azioni che hanno un effetto rinforzante e positivo sul nostro progetto di vita e dalla ripetizione. Nel corso degli ultimi trent’anni di vita a Berlino ho conosciuto molte persone che considero “personalità vincenti”.

In alcuni casi le ho intervistate per capire il loro “codice di genialità” ed un giorno ho cominciato a prendere nota di tutto questo. Il libro nasce da quest’analisi e dalle riflessioni che ne sono derivate».

L’obiettivo di questo libro, quindi, è principalmente quello di aiutare il lettore a (ri)scoprire i suoi talenti nascosti, la sua vera personalità, la sua vera vocazione e la direzione da dare alla sua vita, aiutandolo ad avere successo, (re)inventando una nuova esistenza con maggiori risorse finanziarie, di tempo e relazioni positive.

Si tratta di dodici capitoli che permettono uno studio ed un’applicazione giornaliera delle materie di apprendimento in maniera consecutiva: ogni nuovo capitolo accresce le competenze e le conoscenze tratte dal capitolo precedente, supportate da risorse aggiuntive sotto forma di domande, riflessioni ed esercizi pratici.

Settembre, 2018

Per informazioni / contatti: giannecchinimarco@googlemail.com

Blog: https://marcogiannecchini.blogspot.de/

Facebook: https://www.facebook.com/MarcoGiannecchiniOfficial/

Per acquisto: https://www.amazon.it/Crea-migliore-anno-della-vita-ebook/dp/B07C2755QW/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1525266571&sr=8-1&keywords=crea+il+migliore+anno+della+tua+vita

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“Il segreto del Faraone Nero” di Marco Buticchi, Longanesi editore. Per la prima volta il Maestro italiano dell’avventura affronta i misteri dell’antico Egitto

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Giudea, ottavo secolo a.C.
Il primo raggio di sole vinse le ultime resistenze dell’oscurità. I toni rosati e incerti dell’aurora lasciarono il passo all’incedere prepotente della luce, talmente abbagliante da cancellare alla vista i profili delle montagne all’orizzonte. Il faraone si riparò gli occhi dal riverbero con la mano, quindi volse lo sguardo verso il mare che, in lontananza, si stava infiammando dei riflessi del giorno che nasceva. Il sole, in rapida ascesa alle loro spalle, allungava le ombre sul suolo brullo e sassoso del deserto. Gli animi dei soldati fremevano, in silenzio. Il contingente si era schierato nella pianura quando ancora era buio. Tra poco i fanti si sarebbero messi in marcia, affiancati dai carri da battaglia.

 

Marco Buticchi è stato il primo autore italiano pubblicato da Longanesi nella collana “I maestri dell’Avventura” al fianco di autori del calibro di Wilburn Smith, Clive Cussler e Patrick O’Brian. A distanza di 20 anni dal suo primo romanzo e dopo oltre un milione e mezzo di copie vendute, Marco Buticchi torna in libreria con Il segreto del Faraone Nero, in cui i celebri protagonisti dei suoi romanzi, Oswald Breil e Sara Terracini, si trovano immersi negli intrighi e nel fascino dell’antico Egitto.
Oswald Breil, in Canada come armatore del Williamsburg, si appresta a gettare l’ancora nel porto di Vancouver, dove ad attenderlo c’è sua moglie, la bella archeologa italiana Sara Terracini. Ad aspettarlo però c’è anche una terribile notizia: sua madre adottiva, Lilith, è gravemente malata. I due partono quindi alla volta di Tel Aviv dove Lilith, ormai in punto di morte, confida a Breil la verità sulla scomparsa dei suoi genitori. Sembrerebbe infatti essere connessa alle misteriose vicende di una potente famiglia, le cui radici giungono sino all’era dell’ultimo re dei Casari, popolo di stirpe turca. La scoperta delle proprie radici da parte di Breil, si intreccia con le vicende di Claude de Duras, archeologo inviato in Egitto nel 1798 per dedicarsi allo studio dei misteri e della cultura dei faraoni, al seguito dell’esercito di Napoleone.

 

 

L’autore

Marco Buticchi è nato alla Spezia e ha viaggiato moltissimo per lavoro, nutrendo così anche la sua curiosità, il suo gusto per l’avventura e la sua attenzione per la storia e il particolare fascino dei tanti luoghi che ha visitato. Nella collana “I maestri dell’Avventura” sono stati pubblicati con grande successo di pubblico e di critica Le pietre della Luna, Menorah, Profezia, La nave d’oro, L’anello dei re, Il vento dei demoni, Il respiro del deserto, La voce del destino, La stella di pietra, Il segno dell’aquila e La luce dell’impero. Nel 2008 Buticchi è stato nominato Commendatore del Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua italiana e della letteratura italiana anche all’estero. Nel 2012 si è aggiudicato il premio Emilio Salgari ed è stato finalista al Premio Bancarella.
In libreria dal 27 settembre 2018

Ufficio Stampa Longanesi – Tel 02 34597621 – Mail: ufficiostampa@longanesi.it

 

“Miss detective: In vacanza con il morto” di Robin Stevens, Mondadori. A cura di Milena Mannini

 

Non ho particolare talenti, sono soltanto appassionatamente curioso

Albert Einstein

Molto spesso vediamo intorno a noi ragazzine felici, ben inserite, che mostrano sicurezza in tutto ciò che fanno, e poi ne vediamo altre più timide che non emergono per carattere ma per meriti scolastici o perché sempre disponibili verso gli altri. Molto spesso questi due tipi di ragazzine diventano amiche perché i loro caratteri, complementari, fanno sì che diventino migliori nonostante non manchino gli scontri che però, così come nascono, spariscono.
In questo secondo capitolo l’Autrice ci svela molto della piccola Daisy e delle dinamiche della sua famiglia, attraverso gli occhi della nostra narratrice, Hazel. La piccola Daisy, suo malgrado, dovrà affrontare la delusione di scoprire che la percezione che aveva della sua famiglia non corrisponde alla realtà.

A preoccuparmi ancora di più, tuttavia, era il modo in cui il signor Curtis sorrideva alla madre di Daisy, e il modo in cui indugiava con la mano sul suo braccio… molto più a lungo del necessario. Era quel nauseante modo di fare da adulti che non capivo… o forse capivo, ma avrei preferito non capire.

Attraverso la piccola Daisy, le piccole lettrici a cui il libro è dedicato, si trovano a riflettere su un tema non facile per loro, i sentimenti che uniscono i genitori e che spesso non coincidono con quelli che i ragazzi idealizzano.

«Dovremmo tenere d’occhio il signor Curtis questo fine settimana» ha continuato Daisy. «Potrebbe non essere niente, come dice lo zio. Ma se si sbaglia… be’, non voglio scoprirlo troppo tardi. Il signor Curtis non può fare nulla se gli teniamo gli occhi addosso, giusto?»

A complicare maggiormente le cose è il luogo in cui si svolgono le indagini delle nostre investigatrici e i personaggi coinvolti. Il romanzo ha subito un colpo di scena che lascia tutti sorpresi.

«Ragazze» ci ha detto, «mi dispiace ma porto cattive notizie. Il signor Curtis è morto.»


Perché il tutto accade sotto gli occhi degli ospiti alla festa di compleanno per Daisy.
È adesso che la società investigativa riapre i battenti, e la piccola Daisy dovrà indagare sulla sua famiglia cui vuole bene. Deve quindi riuscire a non cedere all’amore che prova per loro, alla paura di scoprire informazioni che la devasterebbero per sempre.

Era ormai evidente che ci stavamo occupando di un caso davvero serio, e la verità sarebbe stata molto più tremenda di quanto potessimo immaginare.

In questo Hazel è sempre al suo fianco e, come può una giovane donna della sua età, sostiene la sua amica e l’aiuta a svelare, indizio dopo indizio, il mistero sulla morte del Sig. Curtis.

Ormai eravamo molto vicine alla soluzione, eppure continuavo a domandarmi se quello fosse un caso che la società investigativa avrebbe dovuto risolvere. Sembrava che ci fosse qualcosa che ci sfuggiva, ma stava lì, fermo ad aspettarci.

Buona lettura

Milena

La letteratura IspanoAmericana, a cura di Valentina Menechini

 

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La narrativa breve messicana è stata sia il simbolo dell’anti-commerciale di fronte agli interessi degli editori, sia il mezzo di comunicazione di maggiore immediatezza tra gli autori e i lettori dell’epoca. In questo campo letterario a partire soprattutto dal secolo scorso, si sono cimentati molti autori sia maschili che femminili, che non trattano però argomenti stereotipati, anzi molti spesso trattano temi come i movimenti rivoluzionari, che hanno caratterizzato molto il Paese nel secolo scorso, oppure temi classici come l’amore, vi è perfino il poliziesco e il fantastico. Sono in gran parte caratterizzati da una forte ironia e da diversi stili di scrittura, alcuni molto particolari.

 

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Un esempio di testo con uno stile di scrittura particolare è Rapporto in nero di Francisco Hinojosa. Il testo è caratterizzato da brevi paragrafi numerati, simulando una serie di appunti annotati dal protagonista della vicenda.
Il tema è poliziesco e in questa particolare vicenda, scritta in prima persona dal narratore, il protagonista è un ex dipendente di una fabbrica di graffette che ha deciso di investire su sé stesso e di autonominarsi investigatore privato, così modifica il salotto della sua casa trasformandolo in ufficio, mette un annuncio sul giornale e nel bar vicino al suo ufficio porta dei biglietti da visita e mostra una foto di usa madre, mentendo sulla sua identità e dicendo  che è ricercata per omicidio.
Dopo poco tempo viene contattato dalla figlia della sua ex-moglie e si presenta nel suo ufficio ingaggiandolo per investigare circa la morte del suo fidanzato Chucho e di una minaccia di morte rivolta a lei, ricevuta tramite un telegramma firmato da una certa Manola.
Subito l’uomo si mette alla ricerca di informazioni e scopre che il ragazzo è stato ucciso da narcotrafficanti, in quanto faceva uso di droghe e farmaci. Al termine delle sue investigazioni, scopre che anche la figliastra abusa di questi prodotti, confessa il nome dello spacciatore; contemporaneamente viene chiamato dal barista il quale comunica all’ispettore che la donna nella foto si trova nel loro bar.
La donna in realtà non è affatto sua moglie e spiega che il vero assassino si trova in un altro locale, il barista lo accompagna e, fingendosi poliziotti, simulano un arresto dello spacciatore che si offre di portarli da Manola, purchè non venisse consegnato alla giustizia. L’ispettore accetta l’offerta e chiede supporto ad un suo collega poliziotto. Qui c’è un colpo di scena. Gli uomini arrivano nel luogo indicato dallo spacciatore e viene scoperta l’identità di Manola: questa è proprio la madre dell’ispettore.
L’autore ha sapientemente creato un’atmosfera di suspence e mostra come anche un membro della propria famiglia possa in realtà celare un’identità segreta davanti ai nostri occhi, in questo racconto è presente anche il cliché che gli europei spesso hanno riguardo gli abitanti dell’America Latina, ovvero storie di narcotrafficanti e omicidi compiuti da questi, con la particolarità di inserire a capo una donna e per la precisione, la madre del protagonista il quale, invece, si dedica alla giustizia.
Qui è presente una sottile ironia, atta a mostrare l’ingenuità del protagonista e il suo sgomento riguardo la scoperta di avere una madre assassina e spacciatrice. L’ingenuità dell’ispettore si mostra sia all’inizio della storia, fidandosi del racconto della figliastra per poi scoprire la verità su di lei e successivamente anche nei confronti della madre, in particolar modo quando egli la chiama per farsi prestare del denaro per iniziare la sua indagine. La donna lo invita a prendere i soldi nella sua casa, viene accolto dalla sorella che gli porge un grande fascio di banconote e lui si stupisce che sua madre riesca a guadagnare così tanto vendendo solo sciarpe.

 

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Un altro racconto caratterizzato da uno stile simile al precedente, ma con un argomento completamente differente è: “da Istruzioni per attraversare la frontiera: Avvertenze- Il lungo viaggio verso la cittadinanza” di Luis Humberto Crosthwaite.
Il testo è scritto sotto forma di un elenco di regole e azioni da svolgere correttamente per poter appunto oltrepassare la frontiera e divenire un cittadino degli Stati Uniti d’America.
La prima parte è caratterizzata da un serie di “norme” da rispettare per riuscire ad attraversare la frontiera ed evitare di non essere ammessi, qui l’autore usa utilizza un’ironia molto forte, che evidenzia come gli Stati Uniti abbiano forti pregiudizi nei confronti dei messicani e della quasi impossibilità di passare il confine senza problemi. Annota perfino la differenza tra due tipi di poliziotti presenti sul luogo, quelli dell’Aduana e quelli della Migra, i quali controllano rispettivamente: presenza di droga e il motivo per cui si sta varcando il confine; entrambi sono molto puntigliosi, ma in particolare la Migra, questi possono essere molto crudeli.
Enfatizza molto anche i tempi di attesa infiniti e come una coppia si debba separare per evitare contrattempi, solitamente la donna rimane in macchina, mentre l’uomo è costretto a scendere a piedi e a ritrovarsi con la moglie in un punto d’incontro.
La seconda parte invece narra del cammino che molte persone intraprendono per ottenere la cittadinanza americana, viene enfatizzato il mito degli Stati Uniti, come un luogo in cui è facile trovare lavoro e che, nonostante il lavoro sia completamente diverso rispetto al proprio campo di studi o al mestiere precedente, la paga sia molto più alta rispetto a quella del Messico.
Perciò molti uomini disprezzano il proprio Paese d’origine e vorrebbero essere nati nel Paese a loro confinante per godere di questi vantaggi fin dalla nascita, ma i loro figli godranno di questi diritti, se loro riescono ad entrare negli USA ed è per questo che iniziano tutte le infinite pratiche per poter ottenere la cittadinanza.
In questa parte del racconto, l’autore mette in evidenza le differenze di due grandi Paesi quali il Messico e gli Stati Uniti, questi ultimi vengono ritenuti più progressisti, hanno un ottimo sistema sanitario e abbiano un fondo pensioni per gli anziani e come vengono assistiti, un Paese perfetto e ricco di speranze; mentre invece il Messico non è altro che un Paese morente e arretrato e dal quale bisogna fuggire e liberarsene al più presto.
Sono presenti però degli elementi che rifiutano però queste “meraviglie” del paese confinante: i genitori di queste persone desiderose di partire. Questi preferiscono vivere come hanno sempre vissuto, hanno una sorta di rifiuto riguardo il trasferimento e non rinnegano affatto le loro origini.
Lo scrittore, in questo testo, ha saputo rappresentare sempre in chiave ironica, oltre che le difficoltà di un trasferimento in paesi completamente diversi di cultura, anche la differenza tra generazioni.

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Infine vi è un ultimo testo in cui si parla di un altro mito degli Stati Uniti, visto però sotto un altro punto di vista, più reale e meno conosciuto rispetto a quello che viene solitamente raccontato.
Questo racconto presenta uno stile completamente diverso rispetto ai due citati sopra, non è pi in forma di elenco o annotazioni, ma si presenta sotto forma di intervista.
Il testo in questione si intitola “Marilyn a letto” di Beatriz Espejo Díaz;
come si intuisce dal titolo, l’intervista è quindi rivolta ad un personaggio che ha influenzato particolarmente il secolo scorso, solo non attraverso guerre o rivoluzioni, bensì con il cinema e lo spettacolo: Marilyn Monroe.
Marilyn è stata un idolo, una donna desiderata da tutti, un sex symbol, una persona che ha influenzato generazioni intere. Eppure in questo racconto non è la donna che tutti conoscono, anzi risulta quasi irreale.
La storia inizia con una giornalista che è riuscita ad ottenere un’intervista da Marilyn, dopo la notizia del suo aborto al sesto mese di gravidanza. La giornalista viene ricevuta direttamente nella stanza di Marilyn, una stanza circondata da specchi e con un odore di Chanel n°5 misto ad altre fragranze prodotte dal corpo umano, la donna è coperta da un semplice lenzuolo bianco sporco e non sembra affatto la stessa persona che appare nelle foto dei giornali o sui calendari.
Appare come una persona normale, colta durante il suo risveglio quotidiano. La giornalista non si scoraggia e inizia a chiederle informazioni alle quali Marilyn risponde con voce assonnata e molto bassa raccontando della pietà provata verso i gatti randagi, che la costringevano a scendere fino in cantina per nutrirli, di come suo marito pensava che fossero solo frutto della sua immaginazione e che temeva per la sua salute mentale.
Purtroppo il suo tono è troppo basso e la giornalista insiste con le sue domande alle quali, nuovamente, l’attrice risponde con lo stesso tono e racconta anche parte della sua infanzia vissuta negli istituti e del suo terrore di ritrovarsi instabile mentalmente come sua madre.
Il racconto si conclude con la giornalista che è costretta ad avvicinarsi fino alle labbra di Marilyn, senza però riuscire a capire cosa questa raccontasse.
Se nel precedente racconto viene narrata l’immagine di un’America ricca di speranze, questo rappresenta uno dei lati oscuri che questo paese tanto idealizzato in realtà nasconde, mostra come dietro al successo e alla bellezza non si nasconda altro che depressione, tristezza e finzione.

Le nuove uscite di Leggereditore da non perdere!!!!

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Il vero sogno – Grace Burrowes

 

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“I personaggi sono ritratti in modo stupendo, con molto dramma romantico e arguti botta e risposta.” Publishers Weekly

Tornano le ragazze Haddonfield nel terzo attesissimo libro della serie Il vero gentiluomo, firmato da una delle autrici di spicco di romance storici. Lady Susannah Haddonfield prova ribrezzo per qualunque specie animale, ma per non offendere il corteggiatore di sua sorella deve imparare a dissimulare il suo fastidio. Si rivolge così a Will, suo amico durante l’adolescenza, affinché le insegni come andare d’accordo con i cani. Scoprirà così non solo la passione per questi animali, ma anche per Will, a cui in realtà lei non è mai stata indifferente…

 

 

La melodia delle piccole cose – Carlotta Pugi

 

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“Ho apprezzato il modo di scrivere dell’autrice, pulito, frizzante, con particolare attenzione ai dettagli.” Romance Non-Stop

Moonlight, popstar dalla voce potente, il ritmo nel sangue e il carattere esplosivo, si ritrova, suo malgrado, a collaborare con Ludovico J. Alberti, un genio della musica che sembra irritato tanto dalla sua ecletticità quanto dai suoi pezzi pop. Nella meravigliosa cornice di Cortina d’Ampezzo, le loro personalità entrano in collisione, emergendo per quelle che sono veramente…

 

 

 

Oggi il blog consiglia “Quando si cade” di L. A. Witt, Triskell editore. Imperdibile!

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Trama:
Dopo anni di risparmi, Nathan è finalmente riuscito a comprare il cavallo dei suoi sogni. Non vede l’ora di trascorrere l’estate a esplorare i percorsi da equitazione nelle montagne del Colorado sopra Tucker Springs in compagnia della sua Zarina. Purtroppo, durante la primissima uscita, un motociclista taglia loro la strada mettendo in fuga Zarina e lasciando Nathan con una gamba e una mano rotta, e un’estate rovinata.

Ryan è un solitario e un nomade, felice di accettare lavori a breve termine prima di trasferirsi in una nuova città. Sentendosi in colpa per aver provocato l’incidente che ha fatto finire Nathan con due gessi addosso, si offre di tenere in esercizio Zarina finché il ragazzo non guarisce.

A dispetto della pessima partenza, Nathan e Ryan presto diventano amici… e poi molto di più. Ma con un paio di pessime relazioni alle spalle, Nathan non vuole coinvolgimenti sentimentali, specie sapendo che Ryan non è tipo da mettere radici. Ma quando mai i sentimenti seguono una logica razionale?

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 28 Settembre

COLLANA: RAINBOW

Titolo italiano: Quando si cade
Titolo originale: After the Fall
Serie: Tucker Springs #6

Autore: L. A. Witt
Traduttrice: Eloriee

ISBN EBOOK: 978-88-9312-432-4

Lunghezza: 195 Pagina
Genere: Contemporaneo

Prezzo Ebook: € 4,49

“Daanan – Il destino degli Uomini” di Jordan River, DarkZone Edizioni. A cura di Davide Lambiase

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Il panorama Fantasy italiano si arricchisce ogni anno con miriadi di nuovi titoli, che spesso però si rivelano grandi calderoni vuoti, senza spirito e contenuti, trainati soltanto dall’ego di chi li ha scritti (o li ha pubblicati); questo crea dinamiche di sfiducia nel lettore e fa perdere molto interesse sul genere.

Daanan di Jordan River, al contrario, è un titolo valido che si ritaglia il suo angolo tra mille altre pubblicazioni. L’energia del testo si percepisce, così come l’impegno dell’autore, nel portare una buona storia, scevra di ridondanze o dinamiche stucchevoli.
Fin dalla prima pagina veniamo catapultati all’interno del mondo di Daanan senza mezzitermini. Ci troviamo a Prime, per l’esattezza, a seguire la statuaria figura del nostro protagonista, appena arrivato alle porte dell’impero: Ryan Rhadamantys, feroce combattente e saggio oratore dal passato avvolto nel mistero.

«Nome e motivo del tuo arrivo a Prime.»
«Sono Ryan Rhadamantys e vengo a Prime in cerca di un lavoro.»
Il legionario prese nota e alzò lo sguardo. «Qualcosa da dichiarare? Oggetti particolari, armi, merci?»
Il giovane alzò le mani e le poggiò a due daghe che portava con sé e che estrasse con naturalezza. 

Il ritmo è subito repentino e spedito; l’autore vuole portarci al fulcro della narrazione. Ryan si mette al servizio del senatore Sirio Batai, dopo essergli giunto in soccorso. Lo strambo uomo dell’alta società si offre di ospitare il nostro protagonista fin quando non avrà trovato un vero e proprio lavoro, assumendolo nel frattempo come propria guardia del corpo.
Subito dopo i destini dei personaggi cominciano ad intrecciarsi in modo interessante. Facciamo la conoscenza di molte nuove facce, personalità intriganti che fanno da carburante per intrighi politici e ci forniscono informazioni sull’Impero, il suo monarca e la sua storia.
Abbiamo Lord Upyr, tenebroso combattente e fidato uomo dell’imperatore Aeon Prime: figura intrigante, la sua, che nasconde alcuni segreti, persino al suo stesso signore. L’Imperatore è un altro personaggio interessante, preoccupato da ciò che accade ai confini dell’impero e tra le mura del palazzo. Ai nostri occhi si rivela la figura di un governante spezzato dal dubbio e schiacciato dal peso del suo stesso potere (che, come sappiamo, comporta molte responsabilità).
Personaggio che risalta su tutti e veicola in gran parte la prosecuzione della trama di questa avventura, è Lilith, tenebrosa principessa del nord. Misteriosa, incrocio tra la dea Morrigan della mitologia celtica e la sua omonima dal Vecchio Testamento, intriga il lettore fin dalla prima comparsa. Degna di nota è la scena, memorabile quanto magistralmente scritta, della Danza delle Carte e della Spada del Demone che Ride; vediamo Lilith e Lord Upyr dare incredibile spettacolo delle loro abilità, per intrattenere i membri della corte di Aeon Prime.

“Lilith e Upyr a quel cambio di ritmo si staccarono uno dall’altro e diedero inizio a quello che apparve un duello. Mentre Upyr sfoderava la lama dal fodero, Lilith iniziò a lanciargli le carte, con movenze fluide e precise. I tarocchi volarono come rasoi verso l’uomo, che li colpì uno dopo l’altro.” 

Che nell’Impero ci sono grossi problemi è chiaro fin da subito. La pace e l’ordine vengono mantenuti con fatica e l’equilibrio della mastodontica colonia deve essere preservato. Questo viene costantemente minacciato dal resto del mondo di Daanan; in particolare, ci viene fatto capire, la cosa che più preoccupa l’Imperatore è la guerra nei territori del nord, dove la misteriosa figura di un cervo incupisce gli animi.
Insomma, Ryan sarà la nostra guida attraverso le strade del mondo di Daanan; ci aiuterà a scoprire gli intrighi che circondano Prime, i misteri celati da Lilith e i luoghi pregni di storia e conflitto, man mano che compirà il suo viaggio. Sarà la nostra porta aperta sugli eventi, il nostro confidente…e allo stesso tempo lo vedremo evolversi, capendo come ragiona nella selva di intrighi e difficoltà.
Come avete potuto leggere, ho cercato di essere esaustivo nell’incuriosirvi su questo testo, ma allo stesso tempo ho voluto darvi poche informazioni su quella che sarà la trama, perché altrimenti toglierei il gusto della lettura. Dovrete essere voi a farvi coinvolgere da Ryan, a camminare tra i vicoli di Prime per scoprirne i segreti e tutti i personaggi che, guardinghi, lo abitano. Non sarà solo il nostro tenebroso guerriero a farci da “contenitore”: avremo, nell’avanzare del romanzo, capitoli in cui seguiremo personaggi in situazioni e luoghi diversi da Ryan.

Ma questa recensione non è ancora finita. Bisogna spendere due parole sull’impressione che mi ha dato il worldbuilding in questo libro. Daanan è un mondo vivo, e l’Impero di Prime è di lampante ispirazione a uno dei più grandi domini che la storia abbia mai conosciuto: Roma. Una scelta che ho apprezzato e trovato originale, in linea con il resto dell’ambientazione. Tutti i luoghi che visiteremo nel libro, da Prime al misterioso Abisso, sono pregni di un senso di tridimensionalità: creati sotto un inchiostro saggio, vivi sotto gli occhi del lettore più attento.
Lo stile di Jordan River, poi, si lascia apprezzare per la semplicità e la scelta di un lessico sì ricercato, ampolloso, ma mai eccessivo. I periodi brevi, i dialoghi veloci, le descrizioni semplici ma chiare; tutto ci permette di leggere questo tomo con particolare rapidità, senza sentire il peso delle parole sulla mente. Unica pecca è che, in alcuni casi, i periodi mancano di qualche virgola in più, che sarebbe stata capace di fornire la giusta pausa.
Per il resto è tutto gusto personale e sta a voi giudicare se Daanan, di Jordan River, sia un libro da apprezzare, bocciare oppure inserire tra le vostre letture preferite. A me, Davide Lambiase, il testo non ha deluso. Attendo di veder continuare le avventure di Ryan e le sorti dell’Impero nei libri che verranno.
Buona lettura!

“Miseri resti sepolti” di Miriam Palombi, Dark zone editore. A cura di Alessandra Micheli

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Sarà la tua anima disperata e sola fra i bui pensieri di una grigia lapide

-Edgar Allan Poe

 

Il grande oscuro, il nostro Edgar, con il suo delirante genio fu colui che riportò la morte ad abbracciare di nuovo la letteratura, divenendo suadente e affascinante protagonista di tanti inconfessabili sogni. Se prima la morte aveva quell’alone di orrore, avvolta dalla sensazione di annullamento totale, tipica dei tempi sfarzosi della scienza, con l’ottocento, finalmente si ri-celebrava la sua oscura bellezza. Ed Edgar ne fu fervente sostenitore.

Non perché fosse un pessimista cosmico o una mente malata, ma perché con il suo visionario talento sapeva che la signora con la falce possedeva un volto anche benevolo, colei che allieta le ansie e distrugge le ossessioni del vivere moderno. Ecco che la genialità, quella mente così superiore da travalicare il buon senso comune, di propendere con un coraggio invidiabile su un piano percettivo totalmente alieno al valore sociale, trovava un conforto (forse per molti macabro) nella lieta novella della nostra Hel (la morte scandinava NDR)

Una fine del viaggio beffarda, grottesca, latrice di ricompense, grande livellatrice e soprattutto agguerrita nemesi, colei che ripara i torti, raddrizza le ingiustizie e dona finalmente pace alle anime dannate.

E ogni mente sensibile, dotata di uno strano terzo occhio, di un’intuizione che scavalca i sensi comuni e la banale percezione terrena, è inesorabilmente attratta dal pensiero del dopo.

Cosa ci aspetta alla fine del viaggio terreno?

Ricompense paradisiache o atroci sofferenze del dannato?

Miriam Palombi si interroga, gioca con i versi e le immagini che, seppur terrorifiche, conservano un macabro fascino. Tiene avvinto il lettore con una musicalità, a volte dissacrante, che viaggia tra il lieve malinconico suono di un’arpa e lo stridere di unghie che stuzzicano il vetro.

Versi intensi e suggestivi si alternano a rabbiosi “No”, conditi con il sangue brillante della vendetta.

 

Si dice che i morti debbano restare in pace nelle loro tombe.

Ebbene io non ho una tomba.

Sono costretta a errare tra i frammenti spettrali

Ecco che le sue donne, vittime della spersonalizzazione classica operata dalla violenza di genere, divengono eroine raccapriccianti, Strix capaci di succhiare l’energia vitale dagli stessi uomini che volevano renderle inerti.

Altresì, le figure femminili divengono prototipi della Dea dell’oltretomba, la Lilith, con il suo tenebroso fascino o la dea Kali, con la sua capacità di distruzione e di ricostruzione in una forma diversa. Abbiamo la Dike, la giustizia che punisce i malvagi e ristabilisce l’ordine, una Mater tribale che domina il cosmo e tutela l’equilibrio dell’universo stesso, epurandolo dalle scorie caotiche che ne minacciano la forma.

E così le donne che vengono sottomesse all’uomo, muoiono nella loro forma sociale più che mortale, travalicando i ruoli da loro imposti (la vittima) per divenire spietate vendicatrici, romantiche arpie, terrificanti ma seducenti Lamie. È un ritorno alle antiche ritualità che ponevano la Dea morte accanto alla Dea vita, ristabilendo il legame antico con i cicli dell’esistenza.

In fondo il vampiro non è altro che una figura mutuata dagli antichi rituali del fuoco Stellare, laddove il sangue lunare rappresentava non una fonte di vergogna, ma una sorta di elisir di lunga vita (si legga a tal proposito il libro di Lawrence Gardner “i Re del Graal”). Più potenti dell’uomo, esse tornano diverse dal viaggio nel regno di Hel: meno fragili, molto più consapevoli del loro potenziale, feroci e severe come le Parche.

Loro le vittime designate, i capri espiatori, i burattini in mano a una società che le vuole privare della creatività, ingabbiarle nelle ferree convenzioni sociali e renderle solo strumenti di piacere, divengono potenti psicopompi che, liberando i carnefici dalle pastoie della mortalità, quella deviata e privata dell’anima o coscienza, divengono Salvatrici. Esse, in fondo, non sono altro che la redenzione per il manipolatore:

Aveva deciso di diventare cattivo, sempre più cattivo fino a spaventare persino quegli esseri rintanati sotto il suo letto

Ecco che la violenza non è altro che una sorta di perverso e infantile reazione a un terrore antico, ignoto reso ancor più tremendo dalla mancanza di un senso da dare al mondo.

 

Ma c’era una cosa che suo padre non gli aveva insegnato. Come superare la paura del buio, l’oscurità che avvolge ogni cosa. In cui anche le ombre scompaiono. Era stata proprio quella paura infantile a far diventare Igor l’essere spietato che era

Privati del legame tra uomo e ambiente, privati del senso di dio, il buio è il senso di vuoto che accompagna un’esistenza priva di significati alti, di elettrizzanti salti nel vuoto, di pindarici voli di fantasia. Il vuoto è opprimente, devastante, un arconte che non fa altro che divorarci fino a non farci immaginare nessuna salvezza.

Era vero Skinny riusciva a scorgere l’oscurità negli uomini e tra loro sceglieva le proprie prede

Ma improvvisamente l’arte di Miriam stravolge il libro e l’orrore dei racconti cede galante, il passo alla poesia con l’immagine della Dama che dorme:

Il suo giaciglio è un cespuglio di rose.

L’erba cresce verde e rigogliosa

Nel sonno eterno tutto riposa

 

E non a caso quest’immagine ci ricorda il bellissimo, intenso e triste, terribilmente triste quadro del pittore preraffaellita John Everett Millais, “Ophelia”

 

 

 

 

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John Everett Millais, “Ophelia”

 

con il volto della ragazza abbandonato, circondato dalle acque con le mani tese come una preghiera la cielo, quasi un lamento di intensa sofferenza. E questi versi sembrano descriverlo perfettamente:

 

Era coricata in quel giaciglio di raso e sembrava felice

I lineamenti del suo viso erano distesi e le rughe leggere che le indurivano lo sguardo sembravano sparite

Come Ophelia di Millais, solo la morte sembra porre l’animo in uno stato di quiete e allora le mani parte sembrano quasi un ringraziamento a qualche benevola divinità che l’accoglie nella culla, lavando via ogni disonore, ogni fallimento, ogni strazio.

Ecco che il simbolo della Dea Bianca, così come è raccontato nella fiaba della “Fanciulla senza mani”, dove le privazioni, il dolore, la mutilazione, non sono altro che mezzi per ridare purezza, rendendo incontaminata la propria anima, congelandola in quell’istante supremo in cui la bellezza risalta fulgida.

Sonnecchia sulla tomba il rosmarino

il giglio si china sull’onda

Cingendosi di nebbia il petto

Il rudere si sgretola nella quiete

Ma guarda!

Il lago simile al Lete par che voglia ora cedere al sonno

E non più ridestarsi per il mondo

Dorme ogni bellezza…

Dorme o bella dama

Oh sia il tuo sonno altrettanto profondo

Il cielo l’abbia in sua sacra custodia

“The Sleeper”

-Edgar Allan Poe

Le assonanze con la leggiadria di Poe si manifestano come un’oscura ma meravigliosa eredità. Ma le differenze sono altrettanto ovvie alle menti allenate. Se Poe era una tormentata anima aliena a questo mondo distorto, la Palombi è regina fiera e sfrontata di entrambe le dimensioni, il reale e il numinoso. Prende la sua corona e si siede sul trono assiso di colori sgargianti e crepuscolari, si fa Matrona e scaccia i fantasmi poeiani. Si muove con delicatezza e sicurezza, datagli dall’accettazione della sua essenza totale, ricca di luce e di ombre, e ne è fiera, orgogliosa, come una signora della vita e al tempo stesso della morte, di cui conosce i segreti e i più sottili sussurri. E lei, demiurga di questo caliginoso mondo, capisce e conserva l’arcano, imperscrutabile segreto.

La morte non è la fine di tutto

Sono polvere leggera che giace sotto le assi del pavimento

Sono ossa calcinate rese fragili dal tempo

Sono brandelli di stoffa disfatta

Un dramma che ha come protagonista assoluto l’uomo reso marionetta da un fato serafico, schiavo dei suoi turpi vizi, ingabbiato tra tetri palazzi di una società decadente. In Miseri resti sepolti si entra quasi in punta di piedi, per restarne incantati, muoversi tra polverosi ricordi, tra immagini che terrorizzano e affascinano… È ascoltare un urlo sommesso che dalle pagine si propaga nelle ossa, tra in nervi, aizzando e stimolando le sinapsi addormentate.

E non c’è più scampo, Miriam ti trascina con se in una danza senza fine, dalla quale vorresti uscire… eppure sai che non puoi.

E in un giro di valzer vorticoso abbracci quelle ombre lacere, osservi gli orrori e non puoi, non devi, abbassare lo sguardo.

Perché comprendere come i demoni, l’abisso, la vendetta e ogni altro impulso segreto non sono altro, in fondo, che un’immagine speculare ma non meno reale di te stesso.

Nel cuore nero alberga l’ardore di chi cerca vendetta per il proprio dolore

Placa la tua sete con il sangue degli empi

Fa che dal loro castigo non siano esenti

Arma la tua mano come falce argentata

Dona alle vittime la pace agognata.

Il grande ritorno di “Cherry Fox” di Eleonora Pescarolo,targato Adhiapora editore!

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«Tu hai paura di me perché non puoi controllarmi.
Puoi minacciarmi, torturarmi, iniettarmi ogni tipo di droga,
ma non riuscirai mai a piegarmi al tuo volere.»

 

 

Negli ultimi mesi abbiamo pensato a lungo a come preparare questo annuncio, ma alla fine per la saga fantawestern Cherry Fox di Eleonora Pescarolo non serve altro che la cover con la fantastica illustrazione di Nicoletta Migaldi e la nostra quarta di copertina!
Perché? Perché ormai non potete più sfuggire alla #CherryFoxMania e al fascino ribelle di Ireen Devar.

Attenzione: ormai manca pochissimo alla scadenza della PREVENDITA: un’occasione imperdibile per ricevere a casa senza spese di spedizione una copia del romanzo autografata dall’autrice! Tramite il nostro e-commerce, Illusioni sarà disponibile in prevendita fino al 28 settembre e in vendita dal 6 ottobre, in occasione dell’evento milanese Stranimondi.

Ed ecco cosa vi attende in questo nuovo volume:

TRAMA

Korrar Tammon è alla deriva.
Annebbiato dall’alcol, dalle continue risse e dal vuoto lasciato dalla scomparsa di Ireen Devar, si trascina di pianeta in pianeta, nello Spazio Selvaggio. Sobbarcandosi sfiancanti lavori manuali nella speranza di raccogliere il denaro necessario per continuare la sua ricerca, non accetta di arrendersi alla disperazione. Non gli rimane altro che una flebile speranza e la Ruvak.
Eppure, una notte, Ireen torna da lui. È confusa e marchiata da altre orribili cicatrici fisiche e psicologiche, inflitte dalla Cacciatrice Calhar Redna e dal traditore Nardim Shen. Korrar vorrebbe credere che quell’incubo sia finalmente concluso, ma qualcosa gli suggerisce di non fidarsi. Qualcosa lo avverte, sotto la pelle, che una fitta rete di inganni sta stringendosi loro attorno.
Nonostante l’evidenza, non può smettere di tormentarsi: è la vera Ireen Devar, la donna al suo fianco?
E se tutto fosse soltanto un’illusione?

“Gli spiriti selvaggi” di Andrea De Angelis, DarkZone Edizioni. A cura di Sara Canini

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Immaginate una casa, anzi, un grosso castello dell’Europa dell’est: la cancellata ha le punte aguzze e due leoni, fieri e feroci, sormontano le colonne; il giardino è semiabbandonato, ma qualcuno lo curerà…forse, ogni tanto; una vecchia auto d’epoca è parcheggiata in un garage dalla serranda sempre alzata e la parte principale del castello, imponente come poche, sta arroccata su una collinetta che guarda tutto e tutti dall’alto. Avete pensato alla villa degli Addams, eh? Beh, magari ci si ispira, ma l’importante è dentro… come sempre.
Pensate al nostro castello come una metafora fantasiosa (e spettrale) del mondo editoriale, dove ognuna delle decine e decine di stanze corrisponde a un genere, abbellito e addobbato da abat-jour con le frange, drappi rossi sulle finestre e tappeti venuti dai mercati più sciccosi dell’estremo oriente.
Ecco, una delle camere più belle e ampie è quella del fantasy classico. Se accarezzata nel verso giusto, la coperta rivela una stoffa squamosa: non viscida come quella dei serpenti, bensì maestosa, dura e resistente quanto lucente e viva. Una coperta di pelle di drago. E di là, allo specchio, il riflesso ci mostra un lettore con le orecchie a punta, lo sguardo fiero e il petto pieno d’orgoglio. Nella teca dei trofei, custoditi sotto chiave, ninnoli e reliquie di ogni tipo e alle pareti troviamo mappe, regioni e posti tratteggiati dall’abile maestria degli illustratori più capaci.
Bella roba il fantasy, eh?

 

Sembra che ne sia valsa la pena

 

Andrea de Angelis è un illustratore ed è anche un musicista, oltre che essere l’autore de “Gli spiriti selvaggi”, fantasy classico edito dalla DarkZone di Francesca Pace. Quando si sfoglia il primo volume della saga, perché di questo si sta parlando, si ha subito la sensazione che il viaggio di Mohegan, il protagonista, non sarà un’esperienza di sole parole. L’autore prova a fornire al lettore una storia che va al di là della semplice trama del giorno, e che sa circondarsi di specifiche che stuzzicano i più curiosi o tutti quelli che adorano perlustrare ogni angolo del nuovo mondo. Come ogni buon giocatore di Skyrim, il lettore di De Angelis se ne va in giro per le Terre di Asha con la speranza di imbattersi in qualcosa di straordinario e l’autore non delude, offrendo razze, particolarità e chicche per i veri amanti del world building.
D’altronde, chi è abituato a comporre, illustrare e scrivere, ha la mente che lavora in multitasking e riesce a rappresentare la stessa storia in modi assai diversi. Prendete ad esempio Harry Potter: libri, cinema, concerti, teatro, parchi a tema, merchandising di ogni genere; la Rowling ha caratterizzato così bene la sua opera da averla resa immortale, perché rappresentabile sotto ogni forma d’arte conosciuta.

 

La quiete spesso inganna

 

 In “Gli spiriti selvaggi” si ritrovano tutti gli ingredienti classici del fantasy: le razze, le mutazioni e soprattutto, i draghi. L’autore caratterizza le creature (e ogni descrizione) in maniera discreta, tanto da lasciar vagare il lettore per le Terre di Asha. Basti pensare al Lavico dei vulcani, creatura maestosa con non poche qualità.
Se tornassimo nella stanza fantasy del nostro castello, l’angolo degli esordienti sarebbe diviso tra amanti del classico, sperimentali e del tutto folli, siamo onesti. De Angelis prenderebbe posto tra i primi e lo troveremmo lì, impelagato tra matite, pennelli e altri strumenti del mestiere. Tra gli amanti delle storie vecchio stampo, lui sta lì e racconta il raccontabile in ogni modo che gli è possibile… perché illustratori si nasce e si resta, anche quando si sostituisce il pennello con una penna nuova di zecca. La “malattia di raccontare” non è propria solo allo scrittore, ma infetta chiunque riesca a far uscire qualcosa da sé per regalarlo al mondo. Che sia colorato, che sia parlato, che sia cantato, che sia creato dal niente con le proprie mani.

 

L’eroe controvoglia

 

Nella nostra stanza fantasy troveremo eroi di ogni genere: dal più abile al più inconsapevole, dal più testardo al più insicuro, dal più esperto al più negato. Eppure, tutti sono eroi, ma ognuno lo è a modo suo. Oggi si ha predilezione per quelli come Mohegan, il nostro protagonista con il cranio glabro e la barbetta simpatica, e non per i suoi occhi di ghiaccio e lo sguardo intenso.

Oggi, l’eroe moderno è “vero eroe”, cioè colui che supera ostacoli insormontabili e lo fa soffrendo, senza l’innata capacità, l’esperienza e la forza di un novello Hercules dei giorni nostri. I nostri eroi, come Mohegan e come il suo diretto rivale, sono fallibili e fragili nella loro condizione di essere umani, al di là delle razze. Il realismo piace al fantasy moderno e per quanto questo possa risultare un paradosso, è così che stanno le cose: il lettore vuole poter credere che sia vero, che Silente o Frodo vengano a bussare alla sua porta, con l’intento di portarlo via verso un mondo nuovo.

Forse, il lettore è un eroe come Mohegan… che sbaglia, che ha dubbi, che si ritrova a vivere avventure in cui magari non si ritrova spesso vincente, ma che vive perché lui è ciò che è: un eroe moderno, che soffre e riesce… anzi: con la speranza di riuscire.