“Tiziano e le testa” di Cristiano Fighera, EscScrivere editore. A cura di Davide Lambiase. Introduzione a cura di Alessandra Micheli

 

Introduzione. 

La letteratura intesa nella sua funzione comunicativa ha accompagnato l’evoluzione umana per secoli. Dai dipinti ai codici minati, mezzi con cui l’uomo ha cercato di esprimere sé stesso e quindi di conoscersi e raccontarsi, ma soprattutto mezzi con cui rendere intellegibile il mondo che lo circondava, spesso ricco di misteri e di ignoto.

La conseguenza della letteratura come mezzo esplorativo dell’universo interiore e esteriore è che un libro divenga documento storico e antropologico dei mutati contesti sociali, economici, e valoriali che rendono la nostra vita terrestre, sì fallace e disordinata, ma anche viva e interessante. Pertanto i mezzi comunicativi assolvono al loro compito di rappresentare di volta in volta non soltanto l’autore, ma la realtà geografica, intellettuale e sociale in cui esso si trova a vivere e creare.

Per questo “È scrivere” tenta di apportare sempre nuove energie al mondo letterario, nutrendosi dei suoi terrori e delle sue imperfezioni.

Tiziano e le teste racconta dei drammi postmoderni, della solitudine che porta alla pazzia, dell’incapacità di distinguere l’illusione dalla realtà. Dell’orrore di un’epidemia tragica capace di renderci tutti zombi. E in fondo non lo siamo?

Così attaccati a fallaci visioni filtrate dai mezzi tecnologici sempre più potenti, rinchiusi nelle abitazioni a sostituire i sensi con il virtuale. A rendere la propria testa, intesa come fonte di magico pensiero totalmente staccata dal corpo. Mente e materialità divengono antagonisti, quasi nemici, quasi elementi estranei uno all’altro.

Ma non è solo il dramma del cogito senza sum. Qua esiste la conseguenza estrema di quell’epidemia. La solitudine e l’esclusione sociale. Tiziano è un deviante, immerso totalmente nelle sue idee deliranti le quali, non potendo trovare riscontro né confronto con l’esterno considerato minaccioso, finiscono per relegarlo in un inferno personale. Ecco che il libro diviene, da ironico e istrionico, una sorta di dolceamara denuncia sociale. È facile prendere il treno verso il punto di non ritorno, quando davvero, come diceva il buon vecchio Baudrillard, la televisione, internet e facebook uccidono lentamente e inesorabilmente la realtà.

Una nota.

L’idea delle teste parlanti non può non ricordarci la famosa leggenda celtica di Bran il benedetto.

Ecco il racconto.

La storia inizia in Brittania alla corte di Bran il Benedetto. Vi era in corso il matrimonio di Branwen con il re d’Irlanda quando il fratello di Bran mutilò i cavalli di Matholwch. Bran, che più di tutto voleva riportare la pace con i due popoli donò il proprio calderone, donatogli dal gigante Gyfnewid, al re irlandese. L’offesa fu cancellata e tornò a regnare la pace. Dopo qualche tempo Branwen partorì un figlio di nome Gwern ma la regina britannica non era ben vista dal popolo irlandese. Fu così che il marito la ripudiò sia come moglie che come regina e la fece divenire una delle sue serve nel castello delle terre di Eriu. Qrando Bran venne a sapere di ciò radunò un esercito e marciò verso l’Irlanda. L’esercito di Matholwch fu sconfitto e cedette alle proposte di Bran. ovvero di porre sul trono irlandese il figlio avuto da Branwen, Gwern. Evnissien, durante i festeggiamenti della vittoria, forse in preda all’ebbrezza o forse in preda al delirio totale uccise Gwern, buttandolo nel fuoco scatenando una nuova guerra tra i due popoli. Stavolta il popolo degli Eriu ebbe la meglio in quanto Mathowlch riponeva i corpi dei caduti nel calderone facendoli riportare in vita. Fu così che Evinissien decise di sacrificarsi e portandosi all’interno del calderone, lo spezzò. Ma la battaglia era persa. Bran fu avvelenato e chiese ai suoi guerrieri di mozzargli la testa e di condurla lontano. Attraversarono il mare fino a giungere all’isola del Gwalles dove i guerrieri di Bran dimenticarono ogni cosa, mentre la testa del re raccontava le storie delle battaglie e delle guerre. Un giorno, uno di questi guerrieri varcò una porta e l’incantesimo ebbe fine, essi ricordarono chi erano. Tornarono alla loro terra e posero la testa di Bran nella montagna Bianca, con il viso rivolto verso la Francia

 

Tratto da http://wylteagle.blogspot.com/

 

Perché la testa?

Esisteva per i popoli celtici uno strano culto chiamato appunto il culto della testa, considerata la dimora dell’anima. Non a caso in quella scatola cranica da loro riverita e osannata, tanto da conservare come reliquia quella dei nemici, esiste la capacità connessa con l’intuizione (ghiandola pineale) la sede della mente, considerata da Bateson la produttrice feconda di ogni pensiero e di ogni interpretazione, e la sede del pensiero che rende reale il corpo umano. Penso, dunque sono.

La capacità della testa/mente di creare la realtà è quello legato alla percezione, soltanto cosa noi percepiamo attraverso i sensi e il movimento delle sinapsi diviene per noi tangibile. E questo significa che esisteranno tante realtà quanti livelli di evoluzione mentale esistono.

La testa è anima perché da lì si dipartono i nervi che portano a elaborare sensazioni e emozioni. Da lì nasce la creatività e l’immaginazione rendendo il concetto di anima meno legato alla teoria religiosa e più vicino al concreto. Staccare la testa dal corpo, dunque può essere considerato il frutto della dicotomia cartesiana che divide sostanza da forma, numinoso dal reale, la mente dal corpo. E da questa cesura, che sembra andare contro l’essenza stessa del divino che è e resta monistico, ossia interconnesso, forse derivano i mali del nostro vivere, tra cui le ossessioni, la paura e la pazzia.

Il racconto di Tiziano assume connotati molto più ampi di quelli di un semplice horror dove ogni suo elemento è profondamente simbolico ponendo il testo sul piano complesso del testo di formazione. Ognuno può trarne l’insegnamento migliore, considerarlo come una narcisistica sperimentazione letteraria, come una satira sull’uomo e la società o come libro di svago, di ludica utilità, creato dall’autore per puro divertimento.

È sicuramente un testo che destruttura la letteratura horror originaria e classica, inserendo elementi di disturbo nelle descrizioni troppo affrettate, nella conclusione che sciocca e sconvolge, nelle minuziose descrizioni delle personalità. È immediato ed ermetico. È affrettato, ma al tempo stesso pone in rilievo gli elementi dissonanti, quasi una sciarada capace di condurci verso il vero autentico significato. Sicuramente non per tutti, sicuramente contradditorio e provocatorio, sicuramente un testo che susciterà molta discussione. Noi lo presentiamo lasciando a voi l’arduo compito di destreggiavi tra i suoi labirintici e stretti percorsi. Dandovi speriamo, strumenti intriganti che possano servirvi da bussola.

Ascoltiamo ora, dalla viva voce del nostro Davide, lettore accanito di fantasy, il racconto di quest’esperimento letterario. Sperando possa elencarvi ogni elemento utile a una consapevole scelta.

Da parte mia sostengo che ogni lettore deve impadronirsi anche dei testi più criptici, anche di quelli più “fastidiosi” nella consapevolezza che, mettersi alla prova è sempre un grande atto di coraggio.

Buon viaggio.

Che le teste inizino a parlare.

 Vi racconto il libro. A cura di Davide Lambiase

Cristiano Fighera ci propone un racconto post-apocalittico nostrano, dove seguiamo le vicende di Tiziano Slavi, un “sopravvissuto” alquanto interessante.
Prima di procedere con la recensione, però, è giusto spendere due parole sulla collana editoriale da cui è tratto. Curata da È scrivere, vanta un parco di racconti gratuiti molto validi, di cui in passato ho particolarmente apprezzato Satyros di Giorgio Borroni. Vi consiglio di dare una sbirciata alle opere in questione.

Bene, riprendiamo da dove eravamo rimasti.

Seguire il nostro protagonista, Tiziano, ci mostra sprazzi di vita in un’Italia invasa dai morti, con numerose digressioni (forse anche troppe) che ci lasciano ben comprendere la piaga che ha colpito il mondo. La particolarità del racconto sono le teste, su cui l’autore ha giocato per creare anche un interessante “plot twist”, devo dire ben riuscito, ma facilmente intuibile. Insomma, il nostro Tiziano mozza le teste agli zombie e scopre che queste, una volta distaccate dal corpo, sembrano riacquistare il senno di un tempo. Così ci viene mostrata la sua personale crociata per salvare quanta più vita possibile. Interessante anche se forse, non necessario, è l’approfondimento sull’identità di alcune delle teste “raccolte” da Tiziano. Questo può risultare per il lettore meno esperto, non utile alla narrazione, ma un eccesso che potrebbe appesantire la lettura.

Ma come diciamo sempre è l’autore a dettar legge. Quindi non ci resta che fidarci della sua scelta.

Che altro dire?

L’idea del racconto è molto valida e senza dubbio la prosa competente di Cristiano rende la lettura molto gradevole. La parte conclusiva del testo potrebbe risultare affrettata, seppur coerente con l’idea originale e con l’intento del nostro prolifico autore.
In conclusione il racconto è una lettura che consiglio, soprattutto per la sua brevità e l’accattivante idea di fondo.

L’autore è stato capace di sfornare un buon prodotto.

Buona lettura a voi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...