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“Non c’è nessun vascello che, come un libro, possa portarci in paesi lontani, né corsiere che al galoppo superi le pagine di una poesia”

Emily Dickinson 1845.

Il romanzo si apre con una serie di lettere che il giovane francese Thèodore scrive alla sua amata, un amore non corrisposto tra indifferenza e freddezza, motiva ancora di più il suo imminente viaggio al Nord.

 

“So che voglio vedere quei luoghi, voglio camminare nei deserti bianchi della mia anima, per avervi ancora vicina”.

Thèodore e l’amico Alden, decidono di partire come marinai a bordo della Tara, assieme alle navi Erebus e Terror, guidate dal capitano Sir John Franklin, alla ricerca del passaggio a Nord Ovest. Un viaggio che in passato non ha avuto esiti positivi ed è costato la vita a molti marinai e avventurieri, che sfidarono la natura imprevedibile e selvaggia del Polo Nord.

Scrivere lettere durante la traversata è come sentirsi ancora legati alla terra, pur intraprendendo un viaggio in mare aperto per giorni e giorni, per non perdersi, per non perdere l’anima.

 

“La vostra assenza mi ha scavato dentro un deserto silenzioso e cresce ogni ora lasciandomi sbigottito di fronte all’oceano che ci divide”.

Tra le pagine del libro, emerge così un viaggio non solo fisico, un viaggio alla ricerca del proprio io, di un legame sempre cercato con il padre di cui custodisce un bastone di legno dalla forma ambigua e un oboe.

Un viaggio che lo porterà dopo un’ingiusta accusa e fuga, tra il popolo degli Inuit, scoprendo usanze e leggende di un popolo autosufficiente, orgoglioso e rispettoso.

Lo stile dell’autore, preciso e ricco di dettagli, con un buon ritmo narrativo, è in grado di immergere il lettore perfettamente nel viaggio che stringe in sé un’avventura immaginaria e una storia vera.

Un viaggio nell’anima, un’esperienza che attraversa paura, timori, scoperta dei propri limiti, scoperta del proprio io e della propria origine e di come dopo tanta sofferenza fisica ed emotiva si arrivi alla conquista della propria libertà.

La descrizione in un romanzo d’avventura è naturalmente un quid portante e fondamentale, è il proiettore che fa girare la pellicola narrativa e il libro con le sue pagine è il grande schermo per seguire Viaggio al Polo.

Se siete pronti a viaggiare con la fantasia e non solo, vi consiglio questa piacevole lettura.

 

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

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