mknj

Introduzione.

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.
(Khalil Gibran)

Più di ogni altro genere letterario è la poesia che esprime i più intimi moti di un anima. Ogni gesto, ogni oggetto, ogni emozione è filtrata dai versi e depurata dalle scorie della materialità, per ricostruire attraverso la musicalità della parola, l’origine della vita. Dal verbo e dal suono siamo nati e al suono apparteniamo. Ed è la poesia a ricordarci la nostra mistica discesa dall’alto. Attraverso questi occhiali nulla più è attraversato dalla banalità, nè l’amore, nè la passione, nè la rabbia. Tutto è degno di essere “cantato” tramite la reiterazione di specifici aggettivi come se si costruisse un mantra o meglio un incantesimo. Ed è questo che lega la nostra essenza al cielo rompendo i tristi legami con la materia e la terra.

Foltran rappresenta la vera anima del poeta, quella raccontata da Baudelaire, capace di osservare dall’alto ma anche conscio del profondo iato tra la sua sensibilità di livello superiore e un mondo improntato sulla fretta e la mondanità. Ogni oggetto raccontato ha la sua dimensione mistica non soltanto materiale persino la passione, persino la donna maliarda ricca di sfumature, di mille diverse sfaccettature attrice in un palcoscenico della vita in cui le maschere divengono muri che separano il nostro vero io dal ruolo sociale. Ma Fotrlan non può dimenticare quel battito di ali che, spesso la vita costringe a tenere nascosto nelle tasche, per paura di spiccare il volo come l’albatros baudeleriano, consapevole che si, dall’alto le montagne sono giganti di pietra, ma li nella realtà l’albatros non diviene che buffa, folcloristica, strana creatura.

Ascoltiamo dalle delicate parola della nostra Ilaria Grossi, perfetta signora dei versi, il racconto di questo straordinario viaggio poetico.

Alessandra Micheli

Alla ricerca dell’essenza. A cura di Ilaria Grossi

La poesia è un eco, che chiede all’ombra di ballare.
Carl Sandburg

Quando mi è stato proposto di leggere una raccolta di poesie, complice il titolo, ho deciso di accettare una lettura che richiede senza dubbio, maggiore attenzione, sensibilità e apertura.
Vi chiederete perché.
Perché la poesia mette a nudo i pensieri, emozioni e sentimenti nascosti tra versi e righe, è una continua ricerca, è un portare in superficie ciò che il poeta nasconde nel suo io.
La raccolta di poesie si compone di tre sezioni dal titolo: “Donne sparse”, “I lampioni e nessun altro, “In tasca la paura di volare”.
Da “Donne sparse”:

“E mi ritrovo a vagare in un luna park dove gira confusa la testa, non vedendo dal sogno uscita e fondo Non vuole in vero uscirne all’alba il cuore che rapito inebriato dal profumo alla soglia sia attarda della notte Io ti ho sempre nel cuore e nella testa, sempre della mia notte sei la luna Tu sei musa e profumo fino in fondo”.

“Io sono foglio bianco e sei la sola a scrivere”

Donne, muse, “attrici”, ammaliano con la loro femminilità e il loro profumo, un pensiero così fisso da restare nel cuore e nella testa. Donne, ciascuna con un nome e una storia.
Poesia tra piccoli pezzi di vita quotidiana, solitudine interiore e riflessioni personali in “I lampioni e nessun altro”.

“Non c’è più posto per la poesia Sugli scaffali la polvere, neve d’inverno, sta coprendo ciò che resta quello che non si vende ciò che nessuno vuole A me basta che qualche mano incerta alla ricerca di una storia, sbagli sezione e con le dita impolverate lasci l’unica impronta che il libro può lasciare”.

“Siamo tanti e siamo soli”.

“La casa resta tale, cambia terra e lingua. In tasca la paura di volare, di lavorare fino a sera…”

In quest’ultima parte, il poeta mette a nudo i pensieri, parla di viaggio, non solo quello che ci porta in altre città, ma un viaggio interiore, un continuo mettersi in gioco sfidando la paura, perché è proprio la paura a non farci scegliere o ci tiene così immobili da non avere il coraggio di andare, di partire.
La seconda e ultima parte, rispetto alla prima, mi hanno coinvolto maggiormente, l’ho sentito una sorta di diario interiore in cui assorbire riflessioni e pensieri, presenze costanti nella testa e nell’animo dell’autore.

È una lettura intensa, profonda, spesso sono tornata a rileggere un verso per essere sicura di sentire emozioni più tangibili e cercando il messaggio nel messaggio che spesso la poesia ci regala.

Non vi dirò che è una lettura semplice, ci sono passi intensi e altri che si colorano di ironia e leggerezza.

La poesia non necessariamente ha bisogno di recensioni, per me è un sentire, assorbire, assecondare o contrastare un fiume in piena, perché non sempre saremo d’accordo con le sue parole e altre volte sentiremo che quei versi sono lì proprio per noi.
Una sorta di odio et amo, capace comunque di suscitare emozioni.
Buona lettura.

Ilaria per Les Fleurs du mal blog letterario

Annunci