“Formule mortali” di Francois Morlupi, Edizioni Croce. A cura di Alessandra Micheli

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Una mia cara amica, provetta psicologa, ama definire la mia personalità come dualistica. Da una parte c’è il richiamo inconscio e molto forte verso il mondo del numinoso, del sovrannaturale che acquieto immergendomi nelle storie del folclore tradizionale e nell’antropologia religiosa, quella che si occupa delle tradizioni magiche dei vari paesi. L’altra, più spiccata fa continue profferte d’amore alla scienza, considerata l’unica vera magia.

 Queste due parti lungi dal’interagire con una certa animosità hanno finito per darsi la mano complici, fondandosi in una peculiare epistemologia che considera le due discipline sorelle e profondamente legate una all’altra. E questo riferimento si basa sulle teorie batesoniane che proponevano una terza via tra materialisti atei e religiosi spiritualisti che si situava su un confine, labile e ricco di prospettive teoriche, definito Regno del Dio eco.

Insomma, né sovrannaturale né meccanico, ma anzi una sorta di flusso costante in grado di nutrirsi di entrambe le discipline fondandosi in un qualcosa di nuovo e intrigante. E in tal senso ho iniziato a considerare l’esoterismo e la magia, una sorta di scienza ante litteram, spesso ancora da dimostrare ma con un substrato ben preciso in grado di far riferimento agli sforzi intellettuali del buon vecchio Einstein. Grazie alla sua teoria della relatività, che ha dato via poi alla concezione dei multiuniversi, delle stringhe e dell’effetto farfalla, i presupposti esoterici sono sdoganati dal regno dell’illusione e posti con orgoglio e giubilo sul trono della scienza. Ancora molto c’è da scoprire e dimostrare, persino il nostro cervello è terreno di continua meraviglia, persino il nostro universo è fonte di splendore e di riverenza.

Basti pensare alla scoperta dei numeri di Dio.

Non li conoscete?

Provvediamo subito

Secondo il meraviglioso saggio edito da Mondadori di John D. Barrow “I numeri dell’universo”:

 

i più recenti risultati della ricerca scientifica hanno portato all’identificazione di  quei numeri misteriosi che stanno alla radice di tutti i fenomeni del mondo e ne determinano il ripetersi sempre uguale. Sono i numeri dell’universo quei valori che ne definiscono l’intensità della forza di gravità e del magnetismo, la velocità della luce o la massa delle più piccole particelle di materia.

Fantastico no?

In sostanza il nostro universo, composto da formule matematiche precise (come sosteneva il mio vecchio professore di chimica) è formato da costanti regolari e meravigliose che per un disegno puramente divino, restano regolari e costanti.

Ed è questa loro “Costanza” che dà una forma invece che un’altra, che rende ogni universo peculiare e unico.

Frutto del caso o di una grandiosa energia divina?

Sono domande che mi affascinano.

 Tutto è matematica, il suono, e con esso il verbo, addirittura la musica tanto che una traduzione della bibbia parla non già di verbo ma di suono.

Insomma tutto sembra nascere da una sorta di arcana melodia che noi inconsciamente o consciamente ripetiamo quando ci lasciamo cullare da litanie, dalla musica o addirittura dal regolare reiterarsi di parole come preghiere e filastrocche.

La matematica e le leggi della fisica regolano ogni nostro passo, alcune sono straordinarie e evidenti, altre occhieggiano beffarde invitandoci a rincorrerle. Ecco perché in questo mondo in cui in fondo, domina l’oligarchia e il fondamentalismo, pensare a un mondo non più dicotomico ma unico e organico, dai diciamola questa orribile parola MONISTICO, spaventa chi, di quelle certezze rigide e fallaci ha costruito il suo mondo.

Ma, direte voi, cosa centra questo con il  libro?

E’ un altro vaneggiamento alla Micheli, tanto per spandere narcisisticamente la sua cultura?

Ovviamente sì, se posso far proseliti lungo la strada che venera una scienza diversa e appiattisce la superstizione. Ma è anche l’argomento portante del testo di Morlupi.

Formule mortali prende il suo avvio da questa lotta intestina e fratricida tra concezioni simili ma mostrate come nemesi una dell’altra: Dio e Scienza.

Chi venera la scienza rifiuta Dio, considerato un ostacolo alla ricerca scientifica. E chi venera Dio odia la scienza, considerata un ostacolo del regno divino in terra

 

Così in cielo così in terra

Come in alto così in basso

Eppure in questo mortale scontro che è l’anticamera del male, si  scordano i contendenti che i migliori scienziati, quelli che oggi venero e ammiro  erano in fondo, esoteristi.

 Come non ci credete?

Vi faccio alcuni nomi.

Newton era un alchimista.

Pitagora ad  esempio.

Paracelso, il famoso medico, appresa (secondo quanto riporta la sua biografia) le arti dalle guaritrici di campagna.

E di Galileo ne vogliamo parlare?

E di Michelangelo Lanci famoso linguista?

E Keplero appassionato di astrologia?

Boyle era un appassionato di teologia

Franklin era un massone

E per finire, il mio amato Albert Einstein era profondamente al mistero:

 

Il sentimento più bello che possiamo provare è il senso del mistero. E’ la fonte di ogni arte autentica, di ogni vera scienza.Colui che non abbia mai conosciuto un tale sentimento, che non possieda il dono di meravigliarsi, tanto varrebbe che fosse morto, giacché i suoi occhi sono chiusi” 

In questo orribile dramma, lo stesso a cui Gregory Bateson tentò di porre, rimedio rischiando di essere tacciato come folle e pazzo, ognuno si identifica con la sua ideologia, come se essa potesse assicurare quella certezza che, il nostro vivere in fondo rifiuta. Perché siamo foglie al vento, siamo bambini smarriti in una notte senza stelle, siamo Adami ed Eve cacciate dal paradiso.  Siamo capitati in un mondo ignoto da leggere e interpretare, da abbellire con le luci delle torce o di un sole che ci sembra così maestoso da renderlo un dio.

Noi uomini che consideriamo il Sabato (ossia le ideologie ferree e perniciose) più importante dell’’uomo abbracciando una vita di non empatia e di non compassione, tanto da renderci veri e propri agenti del male.

E sapete cos’è il male?

Il non considerarsi parte di questo mosaico interconnesso e spaventosamente bello.

Terribilis est locus iste

Terribile luogo ma degno di venerazione e rispetto. Fonte di sogni e incanti, ma anche di  atti reali che sperimentano e perché non compiono l’esperienza del dolore. E in questi due schieramenti uniti dalla violenza e dal sangue, il nostro autore inserisce gli Uomini.

Uomini che vivono con quella volontà di non cedere all’orrore anche se dallo stesso ne verranno toccati, blasfemamente toccati. E mentre le sterili liti intellettuali compiono il loro tetro rito, gli uomini, quelli veri, continuano a sperimentare la vita, essendone sopraffatti ma rialzando sempre quella testa dal viso striato di lacrime, con una sorta di assurda volontà di

Morire con un fucile in mano.

Ansaldi, Eugeniè sono gli eroi più emozionanti che abbia mai incontrato, così come i loro colleghi, si battono con l’ignoto, pur toccando il fango. Non muoiono neanche quando il male tenta di tranciare le loro anime.

Vivono perché, eh si sembra banale, non si arrendono.

Sanno che chi guarda nell’abisso ne viene risucchiato. Ma non lo permetteranno mai, perché hanno appreso che basta solo un passo falso per finire in pasto ai propri demoni.

Ma sanno anche che il demone può essere anche un elemento divino.

Sta a noi scegliere che identità dargli.

Sanno cosa significa lottare per un giorno solo di serenità e se la stringono forte al petto.

E di fronte a tanta vita, quella fatta e intessuta dal dolore, le sterili discussioni appaiono assurde.

Patetici tentativi di chi, di questo dono ne ha terribilmente paura.

A volte è più amante dell’esser uomo chi vive zoppicando e tenta a suo modo di rompere la paura dell’ignoto anche con piccole ossessioni.

Perché come racconta vecchioni

 


Gli uomini son come il mare: L’azzurro capovolto Che riflette il cielo;
Sognano di navigare, Ma non è vero.

Il cielo capovolto. Vecchioni

Siamo fatti più degli angeli e coronati di gloria e stelle.

 Siamo capaci si di bassezze oscene ma anche di grandi gesti.

Siamo imperfetti ma al tempo stesso perfetti.

Siamo come siamo, ma siamo soprattutto carne e sangue e dopo idee. E le idee non dovrebbero  mai, e sottolineo mai, essere più importanti del nostro sangue.

Nessuna idea, nessuna ideologia dovrà mai sottomettere la nostra umanità che non è altro che la capacità di provare emozioni.

Qualsiasi emozione ci invada.

Dio e la scienza non sono altro che sfaccettature di un immenso diamante chiamato uomo, quello che in fondo, deve godere non della meta ma del viaggio.

 

Non scendere”, mi dici, continua con me questo viaggio e così sono lieto di apprendere che hai fatto il cielo e milioni di stelle inutili come un messaggio, per dimostrarmi che esisti, che ci sei davvero. Ma vedi, il problema non è che tu ci sia o non ci sia il problema è la mia vita quando non sarà più la mia, confusa in un abbraccio senza fine, persa nella luce tua, sublime, per ringraziarti non so di cosa e perché. Lasciami  questo sogno disperato d’esser uomo. Lasciami quest’orgoglio smisurato di esser solo un uomo

La Stazione di Zima Vecchioni

 

Sono lieta di dirvi che formule mortali è più di un thriller, di una detective stories.

E’ vita, è umanità e la bellezza di quel grido che dice io sono solo un uomo, ma orgogliosi di esserlo.

Ci mette in guardia dall’orrore celato in noi stessi e di quanto, questo famoso male, si sviluppi dentro di noi, dentro quel vuoto che colmiamo troppo spesso con rigidità mentali, pregiudizi, preconcetti e un’incapacità di lasciarsi cullare dal mondo.

Leggetelo e emozionatevi.

E trovate Dio non nei grandi sistemi filosofici ma nella nascita di un fiore, nel piacere che dà un libro, nell’ammirazione estasiata di un quadro, nella forza di un commissario così buffo, così goffo, ma di una bellezza da far impallidire il sole.

 

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