“Il cammino neocatecumenale. Storia e pratica Religiosa” di Danilo Riccardi, il terebinto editore. A cura di Alessandra Micheli

 

 

Perche interessarci a un libro che analizza e racconta uno dei movimenti ecclesiali più diffusi e controversi dei nostri giorni?

La risposta è semplice e scontata: perché è soltanto attraverso la loro analisi, la loro comprensione, possiamo altresì comprendere e scendere a patti con gli stravolgimenti valoriali e emotivi dei nostri tempi postmoderni.

Ed è questa,  la base ontologica dell’autore il bravissimo Danilo Riccardi, che con una notevole apertura mentale e una grande capacità di introspezione, utilizzerà gli strumenti della sociologia e dell’antropologia religiosa per svelare cosa si cela dietro gli oscuri anfratti del rinnovato interesse per la spiritualità.

Inizio con l’affermare che questo saggio si legge velocemente ed è adatto anche ai non addetti ai lavori. La notevole capacità di semplificare senza banalizzare dell’autore, rende il saggio avvincente come un racconto storico ponendo le giuste domande e soprattutto riuscendo ad ottenere la giusta distanza con l’oggetto in questione.

Infatti, spesso, i ricercatori odierni non riescono del tutto a estraniarsi dalla propria peculiare visione del mondo e di conseguenza della religione. Essa è spesso considerata ostacolo alla scienza, intralcio che limita la nostra percezione del reale.

Quest’atteggiamento eccessivamente scientista non tiene conto però, dei profondi impulsi viscerali, a volte oscuri a volte luminosi cosi com’è in fondo la definizione stessa di sacro ( da sacer ossia purezza o impurità) che sono alla base di ogni nostra azione e persino di ogni nostra ideologia.

Cito spesso, a tal proposito, il bellissimo saggio di Maria Luisa Maniscalco a proposito della filosofia di Vilfredo Pareto, e vi riporto uno stralcio per farvi comprendere quanto, lungi dall’essere una limitazione, l’attrazione verso i numinoso è una profonda esigenza umana che stimola e risveglia quella parte del cervello dedita all’emozionalità e all’attrazione dell’ignoto

 

Attratto dagli aspetti nascosti della modernità e cioè dal perdurare di vitalismi tessuti ed impastati di superstizione, di disordine intellettuale e privi di ogni tensione progettuale, Pareto illustra come il comportamento si ponga molto spesso la di fuori delle forme modellate dalla ragione e rintraccia il non logico fin nell’interno degli stessi ideali della cultura moderna.

Vilfredo Pareto e il senso della modernità

 

E’ questa che ci permette di reagire alla tendenza pericolosa dell’equilibrio che conduce, spesso alla stasi e quindi alla morte, è l’attrazione assurda per il caos e il disordine che mette in moto l’azione vitale per eccellenza che abbraccia l’ignoto, fonte di ogni modifica essenziale della nostra struttura sia fisica che emotiva.

Pertanto, la religione e ancor più la spiritualità sono in fondo nostre compagne da sempre e rappresentano il modo con cui rendiamo intellegibile la realtà e organizziamo il nostro spazio sia interiore che esteriore.

Del resto ciò che è dentro è fuori e ciò che è fuori è dentro.

Ecco che i residui non logici sono quasi sempre alla base del nostro vivere sociale, e vanno in disaccordo con la pretesa della logica ad ogni costo. Privati di quest’arcana area soprannaturale ( ossia sopra e oltre la natura non fuori dalla natura ossia diversa e aliena da noi) possiamo correre incontro a disastri terribili rendendo tutto privo di magia, di sogno e pertanto di empatia.

Che sia il sogno la base delle nostre costruzioni mentali e quindi della realtà, è la scienza che lo dimostra. E’ dal sogno ossia dall’afflato verso l’ideale che molte delle nostre conquiste si sono mosse, senza di esso avremmo accettato pedissequamente ogni valore e teoria imposta dall’alto.

Ma per fortuna siamo e restiamo uomini e non ci facciamo squarciare inermi l’altra parte del nostro io, quella in cui risiede la fame di Dio e dell’essenza della vita.

Tuttavia, una pericolosità insita in questo tempo privo di riferimenti e distruttivo nelle sue contestazioni feroci, se non uccide il lato spirituale o meglio intuitivo e magico dell’uomo, lo avvolge però di invisibilità e di indifferenza.

Una volta rotto il collegamento originario con la coscienza vigile esso prolifera indisturbato creando a volte muri, a volte deliri oppure disastri. E’ la reazione contro la costrizione, il rifiuto di Dio che contribuisce a creare l’integralismo e il fanatismo, e che ci porta a riscoprire posizioni che non sono più adattabili né all’ambiente ne alla nostra evoluzione: il fantomatico e tragico  binomio tra amico e nemico. Tutto ciò che mi spaventa, minaccia e ostacola è nemico, ciò che mi protegge mi rassicura mi dà stabilità è amico.

E’ ovvio che rifiutare il confronto provoca sempre più frustrazione e sempre più isolamento, e alimenta in modo spropositato l’oscurità in noi. Che come racconta Jung non è fonte di male e perversione ma di innovazione e libertà. Tutto dipende dalla nostra capacita e dalla modalità con cui l’accogliamo.

Pertanto, il movimento ecclesiale che tenta di riportare in auge una “primitiva” religiosità sentita e non imposta o seguita per socializzazione secondaria, (quel meccanismo con cui si mantiene una tradizione e una società reiterando valori condivisi ma non creduti) non è di per se maligno o perturbante, è semplicemente frutto e Riccardi lo spiega bene, di un contesto storico, ambientale, politico e sociale privo di sicurezze in cui l’antico spazio sociale e le antiche forme di solidarietà vengono messe in discussione e processate senza che, però, si riesca a pensare a una sostituzione alternativa. Bene dunque criticare e reagire contro le definizioni tradizionali, male è non saper, però, proporre successioni valide.

E in questo caso ci pensa, appunto, il ritorno a una religiosità naturale, più ristretta capace di ricostruire ciò  che si è perduto.

E questo terreno fertile per una sorte di misticismo più emotivo, è stato possibile dall’azione riformatrice di Giovanni XIII e del Concilio Vaticano II. Movimenti nati in condizioni di disagio, di solitudine di isolamento e di mancanza assoluta sia di diritti che di capacità di esprimere il proprio potenziale umano, possono ora diffondersi e andare a colmare quei vuoti lasciati bellamente sotto il sole.

La riscoperta di una divinità più intima e più vicina alla nostra realtà, meno trascendente e più immanente è cosi pronta per essere regalata a chi soffre del disagio di un mondo globalizzato, incerto e eccessivamente dedito all’apparenza, un mondo che seppur capace di mettere tutti in contatto, rende, però molto più soli e abbandonati.

Con questo né io ne l’autore vogliamo proteggere i movimenti che, se non controllati e regolarizzati, possono sfociare nel settarismo e nell’ossessione. Ma vogliamo poter capire come essi nascono cosa offrono e cosa rappresentano non tanto per la Chiesa di oggi, ma per la società odierna.

Perché soltanto rendendosi conto delle proprie profonde cesure, dei drammi e delle sue lacerazioni è possibile pensare e istituire un vivere comune e una collettività più attenta anche ai bisogni interiori, all’arte, alla cultura e meno alla soddisfazione di vizi e piaceri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...