Oggi il blog consiglia “Compensazioni.Lezioni di vita #3,5” di Kaje Harper

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Trama:
Questa storia si colloca una settimana dopo “Compiti a casa” (e contiene spoiler di quel romanzo).
Mac, Tony e i bambini hanno passato un lungo anno complicato. Ognuno di loro ha dovuto gestire paure e perdite, gioie e trionfi.
Mentre il 31 dicembre si avvicina, è tempo di guardare al nuovo anno e a ciò che potrebbe avere in serbo. E Mac e Tony si rendono conto che, qualunque cosa accada, saranno in grado di gestirla a patto che lo facciano insieme.

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 30 Settembre

COLLANA RAINBOW

Titolo: Compensazioni
Titolo originale: Compensations
Serie: Lezioni di vita #3,5

Autrice: Kaje Harper
Traduttrice: Cristina Bruni

Genere: Contemporaneo
ISBN: 978-88-9312-437-9
Lunghezza: 40 pagine

Prezzo: € 1,99

 

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“Aaron e la spilla di luce” di Claudio Massimo, Lettere animate. A cura di Alessandra Micheli

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Gli eroi celtici al servizio della nostra strana società smarrita. Mai regalo fu più bello di questo, da parte di un autore raffinato e elegante. Amore, onore, responsabilità sono descritti prendendo finalmente, oserei dire, spunto dalle nostre più importanti tradizioni. Perché le storie celtiche non sono soltanto piacevoli racconti da leggere in inverno davanti a un cammino, ma contengono insegnamenti imperituri, quelli che lo stesso Sant’Agostino definì Verità universali. E sono in sostanza gli archetipi su cui basiamo tutta la nostra socialità, l’interazione con l’altro, ma anche la capacita di interpretare e rendere intellegibile un universo vicino a noi, forse conosciuto, sperimentato, ma ancora profondamente estraneo.

Ecco che i racconti tradizionali aiutano a muoversi sia nella dimensione umana sia in quella simbolica, donandoci gli strumenti con cui organizzare, fondare e mantenere una società sempre nuova e rispondente al bisogno in costante evoluzione dell’uomo.

E non è un caso che Massimo, scelga appunto le storie celtiche.

Esse sono un importante corollario non solo di personalità umane, di capacità, di valori e di potenzialità espresse e inespresse, ma sono anche una guida profondamente reale del percorso che porta la persona a divenire uomo. E come si diventa uomini?

Raccogliendo la sfida della responsabilità. Nel primo libro si descriveva la scoperta dell’uomo che, lungi dall’essere banale e strutturato, scopre le sue potenzialità. Nel primo libro Aaron scopre la sua vera identità, badate bene: non quella che gli ha affibbiato la società, ma quella vera oltre la maschera del ruolo. Una volta scoperto chi è, una volta riuscito a specchiarsi davvero, inizia il suo percorso per riconquistare non tanto il suo posto nel regno magico, ma soprattutto per portare la stabilità nel regno caotico, minacciato dall’arconte per eccellenza: il risplendente.

E il risplendente, il lucifero di biblica memoria, non è che la rappresentazione peggiore del vizio per eccellenza dell’umanità: la finalità cosciente che dà origine all’invidia e alla competizione. Lungi dall’accettare di essere inserito in un mondo interconnesso dove ogni creazione non fa altro che nutrire di bello la divinità, il risplendente opera la cesura tra spirito e materia, rendendo la terra un posto desolato, campo di atroci e sanguinarie battaglie. Aaron, ritrovando sé stesso, le conoscenze perdute, deve con responsabilità scegliere il suo destino, porre le giuste domande e ristabilire il legame interrotto tra umano e divino. Non a caso lui stesso non è che il “prodotto” dell’unione di spirito (faerie) e materia (umano).

Diviene così non più solo un fantasy, ma un racconto di iniziazione, di riappropriazione del sé che sfiora sia lo gnosticismo che la psicologia junghiana.

Gnosticismo, perché ci permette di acquisire una conoscenza profonda della divinità e di conseguenza di noi stessi, consentendoci di travalicare le regioni inferiori, ree di ospitare i bassi istinti di possesso e di arroganza (simboleggiati dagli arconti) che danneggiano la parte più intima del nostro io, quella che è simboleggiata dalla Sophia, ossia dalla capacità di compenetrare la creazione divina, i misteri, perché no la creatività e che per sua stessa natura è cosi innocente, incapace di difendersi perché in-cosciente della natura del male e che, troppo spesso, viene rapita e schiavizzata dall’ego.

Ed è proprio il basso, oscuro antro umano che, se affrontato così come fa Aaron, ci permette di essere Semidei, ossia renderci conto che una parte dell’energia primigenia è profondamente incisa nel nostro DNA.

Oltre a lodare l’intento di Massimo di riportare in auge le antiche storia celtiche, con i suoi straordinari eroi, lodo soprattutto, la sua volontà di donarci messaggi anche ecologici, che presuppongono la nostra partecipazione attiva alla creazione; è il nostro spenderci in azioni volte a ristabilire l’ordine che di pari passo fa crescere anche la divinità. Ascoltate. Più che leggere, seguite il suono:

L’intento del Supremo era di spargere

nell’intero universo il seme della luce, e di dimostrare che tale seme

era efficace anche fra esseri di diverse specie. Inviò nella terra

di mezzo esseri di pura luce che per poter agire e sopravvivere

nella dimensione materiale, vennero ricoperti da un involucro fatto

di tessuti, muscoli e pelle. Si formarono così i primi esseri che

gli umani avrebbero chiamati in seguito dei.

Quindi la creazione avvenne soltanto per una sorta di dimostrazione della giusta tesi del creatore?

No.

Infatti Massimo va avanti con la filosofia e ci svela il vero segreto della creazione umana:

Ora sai che cos’è la luce Divina. Ogni essere ha una parte di

essa racchiusa in sé; una porzione infinitesimale del Supremo. Se si agisce per il bene universale, ogni carica elettrica del microcosmo

aumenta d’intensità, e a ogni aumento d’intensità si rinvigorisce

la luce divina, e il Supremo diviene sempre più luminoso. Pochi

umani hanno raggiunto questa dimensione, quella

dell’Eternità, e ci sono riusciti perché hanno rinunciato a qualsiasi

piacere, raggiungendo uno stato di purezza tale che gli ha permesso

di ricongiungersi al Supremo.

Non è un discorso da poco. La divinità ha, in sostanza, bisogno di creare per crescere, per passare a un livello evolutivo ed energetico superiore e per manifestarsi come Elohim, ossia la forza che va oltre, e smettere di essere la forma stabile di Colui che è.

E leggete le parole del ricercatore Maurice Cotterell ne “I superdei”:

Ci viene detto che dio ha fatto l’uomo a sua immagine. L’uomo può crescere attraverso il sacrificio (compiere il sacro NDR) di una parte di se , uno spermatozoo cosi come la donna deve sacrificare un ovulo per moltiplicarsi. il solo meccanismo della crescita noto nel nostro universo è il sacrificio. Potrebbe darsi che anche dio debba sacrificare una parte di se per crescere?

Maurice Cotterell “i Superdei” 

E ancora:

Il creatore originario era energia descritta da molti insegnamenti come luce colui che rappresenterebbe la bontà e l’amore universale… Lo scopo del creatore originario doveva essere la crescita.

Ecco perché Aaron deve imparare ad amarsi e amare, e per farlo DEVE prendere la responsabilità della sua missione che non è la guerra di per sé, ma la protezione delle dimensioni affinché esse possano aumentare di voltaggio, affrontare l’oscurità e crescere:

Può darsi che quest’energia creativa, una volta liberata dal mio corpo in decomposizione ritorni alla sua fonte soddisfacendo cosi lo scopo di crescita del creatore.

I superdei

-Maurice Cotterell

Ecco che si comprende al meglio lo spirito del testo per cui la morte, così come i grandi insegnamenti druidici ci raccontavano:

 

non è la fine di tutto figliolo.

E Aaron inizia la sua straordinaria avventura proprio morendo a sé stesso e rinascendo luce, così da completare la vera missione umana sulla terra.

Che solo la forza interiore ti porta a superare gli ostacoli, ma

non da solo, la mia presenza sta a significare che c’è sempre bisogno

dell’altro… nessuno basta a se stesso.

Potete leggerlo come un bellissimo, magico fantasy. Ma io vi consiglio anche di andare oltre le avventure, le battaglie e le parole per ottenere un saggio consiglio che vi guidi attraverso la vera unica avventura per eccellenza: la vita.

Buon Viaggio.

L’ultimo sorriso di Alfonso Pistilli, edito da Policromia. A cura di Ilaria Grossi

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Bari città, fa da sfondo ad una giornata triste e amara per Alessandro Cocco, venditore porta a porta di pacchetti vacanza.

La notizia della morte della sua cara amica Halina, escort lituana, conduce Alessandro all’interno di una bolla in cui non riesce a dare un senso, è una morte inaspettata e intorno alla quale c’è pochissima chiarezza.

Il caso si chiude rapidamente liquidando il tutto con ipotesi di suicidio.

Alessandro, fortemente scettico non vuole credere a tale versione dei fatti e ben presto, la morte di Halina fa emergere nuovi tasselli di un puzzle irrisolto e che coinvolge altre persone.

L’autore è stato bravo nel mettere sulla tavola da gioco le carte dell’intrigo e della suspense, carte che pian piano escono allo scoperto ciascuna con la sua storia, ciascuna legata ad un personaggio, svelando solo alla fine un mistero che poi tanto mistero non era perché il protagonista Alessandro aveva già avuto sentore di un qualcosa che non lo convinceva al 100%.

Suela, si presenterà come amica di Halina e sarà di grande “aiuto” e sostegno per le sue indagini personali, soprattutto quando iniziano a venire fuori nomi del calibro di Pietro Manetti, presidente della squadra calcio Bari e sua moglie Cinzia Bonafede, e Mamadi Billè, fidanzato di Halina.

Accanto alla morte di Halina, ruotano argomenti scottanti, tradimenti, giri di calcioscommesse e traffico di droga.

Alessandro sente per la prima volta nella sua vita, la voglia di arrivare fino in fondo ad una situazione che lo coinvolge per il profondo affetto che lo lega ad Halina e scoprire la verità con tutti i rischi che ne conseguono, è il suo riscatto personale nei confronti di un’amica comprensiva, attenta ai suoi pensieri e di cui non potrà più vedere il sorriso.
Alessandro, a cui additavano un atteggiamento statico e di chi non cerca altro, sarà determinante per scoprire scomode verità, mostrando grande coraggio e una sicurezza che non conosceva di se stesso.

 

“Anch’io posso giocarmi la mia mano al tavolo della vita”

 

Non aggiungo altro perché non voglio assolutamente rovinare la lettura, a te lettore.
Lo stile di Alfonso Pistilli è fluido e scorrevole, un giallo ben descritto e dal ritmo incalzante e ironico.

Una piacevole lettura che mi sento sinceramente di consigliare.

Buona lettura
Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario