“Ladri di sogni”. A cura di Beccaria, la Zanzara.

 

Credo che su: case editrici, lettori, blogger, autori  sia stato detto tutto e il  contrario di tutto.  In un momento in cui la crisi non permette alle persone di arrivare a fine mese, il superfluo viene eliminato. E, che ci piaccia o no miei gentili lettori, nel superfluo finiscono anche i libri.

 Soprattutto i libri. In un mondo dove la cultura viene rigettata il libro, quello che scuote le coscienze, che denuncia o semplicemente propaga cultura, DEVE scomparire. È inutile girarci intorno; Bradbury e Orwell avevano ragione.

Perchè correre il rischio di eliminare completamente i libri quando li si può trasformare in un veicolo conduttore e diffusore di immondizia?

 E come si fa a realizzare una mission così mastodontica?

Semplice. Basta proporre cose “comode” in quantità industriale. La via dell’Inferno è lastricata da buone intenzioni, vere o finte che siano. Distruggendo i principi, facendo credere nella loro inesistenza o peggio inefficacia,  si insinuano dubbi e confusione.

 A tale proposito mi viene in mente Aristofane nella sua commedia “le nuvole”, dove se semi-vivo è uguale a semi-morto e semi- è uguale a semi-, allora morto è uguale a vivo. Perciò se tra bianco e nero non esiste differenza, se tra morto e vivo non c’è differenza, se buono o cattivo sono la stessa cosa, se tutto non è altro che un orrido grigio senza neanche una sfumatura, allora la cultura è uguale all’ignoranza.

E dopo il primo passo accettiamo anche il secondo: che la cultura annoia mentre l’ignoranza diverte. Ecco che questo assioma ci tiene avvinti in un caldo abbraccio e soprattutto porta soldi.

Quindi anziché cancellare del tutto i libri e bruciarli (col rischio che qualcuno li legga e li memorizzi) molto meglio cambiarli e diffonderli. Nel momento in cui la massa vedrà sdoganata ogni bassezza propria dell’uomo, inizierà a pensare che essa sia la vera cultura.

E lo farà perché gli addetti al mestiere, coloro che detengono il potere di diffondere controllare, si sono adeguati al sistema, anzi ci sguazzano dentro.

 Un esempio su tutti: le case editrici a pagamento. Non voglio fare di tutta un’erba un fascio, per carità.  Ho visto in alcune librerie i loro testi (sì perché anche libri di CE a pagamento arrivano in libreria) ed hanno editing, correzione di bozze, impaginazione, persino significato.

Allora dov’è l’inghippo?

E’ semplice. Dietro l’apparente linearità logica di un pensiero, ossia pago un servizio editoriale in cambio avrò determinate agevolazioni (pubblicità, editing di esperti, canali di distribuzione privilegiati, promoter e marketing di alto livello) si nasconde l’insidia tipica del mondo del business: non tutti i contratti rispettano le clausole. Vale a dire che, se io pago una CE non sempre essa, furbescamente, rispetterà le promesse.

Perché ogni casa editrice a pagamento che ha la prospettiva non della diffusione del testo ma dell’accumulo di denaro, avrà, ostacolato quelle non a pagamento, che fanno i salti mortali per portare avanti i propri autori. E sacrificano al dio Mammona, la loro dedizione alla bellezza.

Molti autori si lasciano ingannare dai vari specchietti per le allodole e soprattutto dalle “leggende metropolitane”. Benché internet esista, le persone preferiscono, ancora adesso, affidarsi al “sentito dire”. Quindi l’aspirante scrittore “trova del tutto normale” che per pubblicare debba “investire” una somma di denaro. Siamo tutti vittime delle “superstizioni” che suonano grossomodo tutte così “un mio amico per pubblicare ha speso …”

E in paese dove sei abituato a pagare tutto, trovi normale che, anche per pubblicare un libro, occorra pagare.

Eppure tutti nella vita abbiamo esperienza più o meno diretta di scrittori che campano grazie alla loro arte.

Dovremmo ricordarci dei vecchi cari proverbi come“ Se non c’è guadagno la rimessa è certa”.

Ci saremo imbattuti almeno una volta in un Network Marketing dove coloro che stazionano in fondo alla piramide sostengono la cima e se finiscono schiacciati, amen. Visualizzatevi come la base di questa enorme piramide e capirete che non state facendo un affare. Lo state facendo fare a qualcun altro. Questo per spendere una parola verso chi, in buona fede, pensa di fare una cosa normale.

 Soprattutto in questo periodo di crisi.

 Soprattutto quando si cerca di fare IMPRESA.

E quale impresa non ha bisogno di un benché minimo capitale per iniziare

Altri autori sono semplicemente vittime del loro ego. Non accettano di essere stati rifiutati dalle normali case editrici e, pur di vedere il loro nome stampato, consapevolmente si affidano a queste pseudo-industrie mangiasoldi, facenti parte dell’organizzazione, ben più ampia, dei ladri di sogni.

Ma veniamo alle promesse di questi sedicenti imbonitori; non prima però di porvi una domanda che spero vi faccia riflettere.

Ma in tutto questo parlare di impresa, fama, gloria, soldi, stipendi, classifiche, l’arte dove si posiziona?

In attesa di una risposta che non arriverà, continuiamo con la visita guidata.

Interviste su canali televisivi, giornali, rubriche dedicate, siti internet sono solo una parte delle briciole che gli imbonitori seminano lungo il loro cammino  che conduce al baratro.

Abbagliati da tanto sfarzo cosa sono poche migliaia euro?

Facciamo un po’ di conti.

Immaginate di dovervi pubblicizzare da soli. Questo significherebbe  contattare un’emittente radiofonica, un giornale o una tv (anche locale) , ed è ovvio presupporre che vi costerebbe un discreto capitale. Per non parlare poi della proposta a cui “non puoi dire di no”: la tiratura iniziale di un numero esagerato copie, distribuite a livello nazionale.

Immaginate come debbano sentirsi gli aspiranti scrittori?

Ai vertici del successo.

Un migliaio copie come tiratura iniziale, per un illustre sconosciuto, non sono niente male..

Se poi consideriamo che i tuoi euro servono solo per acquistare qualche copia del tuo libro, davvero non ti stanno rubando nulla. Già con un paio di presentazioni tra amici e parenti le rivendi e rientri del tuo investimento…

Inoltre, alcune case editrici hanno l’abitudine di restituire la somma che è stata anticipata, a cui si aggiungerà la percentuale del prezzo di copertina, nel caso in cui si venderanno un tot prestabilito di copie. E non un numero qualsiasi, ma talmente smodato da far sgranare gli occhi.

Chi è infatti quell’imprenditore che vorrebbe vedere la propria merce immobilizzata?

Facciamo di nuovi i conti: a fronte dell’investimento iniziale di poche migliaia di euro, oltre alla serie infinita di servizi, si acquistano copie (praticamente già vendute) sei già pronto per abbandonare il tuo lavoro e divenire scrittore  a tempo pieno.

E dove sta la fregatura?

Tutta la serie di servizi sono pressoché inutili in quanto a uso e beneficio solo e soltanto degli autori con vendite sicure, affermati e sopratutto fedeli, coloro che, nel corso degli anni, hanno sostenuto la loro impresa e dato prova di essere “amati dal pubblico”.

Inoltre le copie non vengono mai stampate tutte insieme e distribuite ma “udite, udite”, verranno stampate a richiesta (nel contratto questa piccola parte non viene affatto citata).

Quindi nessuna copia dei vostri libri, finirà mai in nessuna libreria…

Questo per il 97-98% delle Case editrici a pagamento.

Un consiglio?

Se avete soldi da investire, fate un bel viaggio.

Ma parliamo anche di case editrici a pagamento che NON fanno nemmeno quelle poche cose. Si fanno pagare e basta per stampare il vostro libro così com’è.

Senza  editing.

 Senza effettuare la scontata correzione di bozze.

A volte senza neanche prendersi la briga di leggere il testo.

Così sulla “fiducia”. Se poi ci sono errori di tutti i tipi amen, colpa dello scrittore.

 Per quale motivo fregiarsi di un tale titolo, se poi non sei capace di mettere due parole in croce?

Peccato che, magari, nel contratto fosse previsto un minimo di qualcosa, che fosse almeno una lettura iniziale. Una valutazione, una cura a dimostrazione del minimo rispetto per l’autore.

Capisco che, oggi, un’editoria è pari a un impresa.  E capisco l’impegno nella  nella difficile impresa di accumulare capitale.

 Pertanto è ovvio che, il marketing, impone l’incapacità di contemplare la creatività della persona, fino a distruggerla totalmente in favore della logica finanziaria. E questo è possibile intessendo con abilità priva di scrupoli, la rete adatta per intrappolare sprovveduti che ai sogni e all’arte ancora ci credono.

Con la conseguenza logica di approfittarsi della loro ossessiva ricerca della fama.

Ecco perché la volontà di pubblicare diviene abile preda per il tormentato mercato del self pubblishing, più immediato, più semplice da gestire e apparentemente meno pericoloso. Il rischio è però quello di liberalizzare non soltanto il talento ma anche la semplice brama di apparenza. Ed ecco perché il mercato rischia di essere saturo di testi, fino a produrre anche livelli non accettabili dal punto di vista stilistico, cosi come lamentato da molteplici critici del self. Ecco che grazie alla disattesa delle aspettative degli scrittori e la democratizzazione eccessiva del sistema si crea un gorgo di proporzioni immani pieno di stereotipi e pregiudizi

Allora perché siamo arrivati a questa situazione intricata?

Per mettere in luce i grandi marchi editoriali?

Per dichiarare il loro brand sigillo di qualità?

Se come lettore ti rivolgi a un self publisher e trovi un libro poco incisivo dal punto di vista del contenuto e del significato o hai la sfortuna di imbatterti in una casa editrice a pagamento  che pubblica banalità,  penserai che, tutto quello che non è tutelato da un grande marchio sia una porcheria.

Poi se ci sono self o piccole CE che credono nella qualità e si impegnano per regalarla ai lettori, non è contemplato. Si sceglie la facile strada di affidarsi a stereotipi e cliché.

Cosa centra in questo discorso il riferimento alle grandi marche?

Che c’entra tutto questo con i grandi marchi?

Semplice.

 Anche loro pubblicano mediocrità, libri poco strutturati, poco coerenti.  Perché anche loro sono a rischio di sfornare testi che non brillano di luce propria.

 Perché, con una buona pubblicità dietro, si possono convincere le persone e manipolarle, spacciando per bellezza la banalità  ed è così che si resta convinti che il nome sia sinonimo di qualità.

E acquistare delegando la propria possibilità di scelta alla propaganda del marketing convinti che un sigillo o un acronimo sia una garanzia è assolutamente tipico di una società addormentata.

 La qualità, la cultura, oggi più che mai passano in secondo piano.

 Se un libro che inneggia il ruolo salvifico della donna, anche nelle peggiori situazioni possibili, come una violenza, senza proporre un modello alternativo di donna che pone LA SUA salvezza personale, non viene denunciato, si rischia di dare un messaggio distorto alle nuove generazioni.

 Senza chiedervi chi sia stato a decretare che quel particolare messaggio decisamente pericoloso e decadente, sia un capolavoro letterario.

E sapete il nome del colpevole?

 VENDITE.

Ecco cosa davvero conta. Soldi e visibilità, il vincere facile.

 Tutto il resto è solo contorno.

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