“Le parole fra la cenere” di Roberto Guerzoni. A cura di Lothair Dunn

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Giovinezza.

Non importa chi siamo o cosa facciamo oggi; la parola giovinezza ci suscita istintivamente ricordi lieti, ammantati di quella nostalgia tipica di un tempo in cui “eravamo giovani”. Non avevamo i pensieri, le preoccupazioni, le responsabilità tipiche dell’età adulta. Certo, non per questo dovevamo essere frivoli o incuranti del futuro, ma potevamo esserlo. Anche solo per poco: una sera, un fine settimana, un’estate intera.

E cosa ricordiamo di noi stessi, della nostra giovinezza?

Beh… gli amici, gli amori, i giochi, la scuola, i momenti familiari…

Bei tempi, bei ricordi.

Eppure, se volessimo spendere due minuti in più, se grattassimo via la dolciastra patina nostalgica che tutto ricopre, cosa verrebbe alla luce?

Le liti, le delusioni, i tradimenti, le difficoltà, i rimpianti…

Bei ricordi?

 Non proprio.

In effetti non andava tutto per il meglio, non sempre.

 E allora cosa distingue così tanto la giovinezza dall’età adulta?

Forse che il tempo ci aiuta a ricordare le cose belle e meno le brutte?

Può darsi.

Magari che, semplicemente, allora a differenza di adesso, c’era tempo.

 Tempo per rimediare, per cambiare o se non altro per dimenticare…

E allora dimentichiamo i torti, le offese, le ferite ricevute e quelle inferte. Ricordiamo solo i momenti belli, così che alla prossima rimpatriata si possa brindare ai tempi che furono, perché bei tempi furono, invero…

E qual è il ricordo che prepotentemente ci suscita le emozioni più forti e più durature, se non l’amore?

Quale altro sentimento è capace di sconvolgere le nostre vite, rimettendo in discussione tutto quello che avevamo pianificato, organizzato con fatica e freddo calcolo. Perché l’età adulta ci impone ritmi, scadenze, doveri, tutte cose che non possono essere vissute “alla giornata”, non veramente, non come quando eravamo giovani. Ma a niente serve questa preparazione, questa diligente guida, nel momento in cui l’amore piomba nelle nostre vite…

E, ve lo dico, peggio ancora se è un amore che torna nelle nostre vite.

Perché l’amore è motore universale, un sentimento assoluto e dalla forza immensa. Pensate a quello che può causare, quando a questo già di per sé potentissimo elemento, associamo quella dolce nostalgia dorata. Una combinazione in grado di sconvolgere chiunque e qualunque ordine. Siamo appena entrati in una dimensione in cui la lucidità, il ragionamento, il senso comune, non trovano spazio.

Certo, la storia di Mirco e Sara è anomala… ma forse non tanto da fare caso a parte.

Poco importa che lei sia fuggita all’improvviso, che sia sparita per più di vent’anni. Anzi, è proprio questo antefatto che rende possibile all’amore di tornare.

Eh, già.

Perché Mirco è andato avanti, ha preso la sua strada verso l’età adulta, ma il suo primo, vero amore è rimasto irrisolto. Il fuoco che bruciava in lui adolescente si è coperto di grigia cenere, ma le braci hanno continuato ad ardere. E il ritorno di Sara glielo fa capire molto bene. La sua vita ordinata, programmata, è sconvolta. L’amore prima di tutto.

È così che Mirco rimane invischiato in qualcos’altro, però… perché ricordate cosa ho scritto qualche riga più sopra? Sotto la dolciastra patina nostalgica si celano rancori, odi, ferite, sofferenza… Il ritorno di Sara apre uno squarcio nel velo dei ricordi e costringe tutti, lettore compreso, a sbirciare dietro lo strappo. E come ben sappiamo, non tutto ciò che custodiamo nella nostra memoria è un bel ricordo.

Nella giovinezza come in ogni altra fase della vita.

Rivivremo le risate, le lacrime, le discussioni, gli errori, i rimpianti… l’orrore.

Ma su tutto svetterà l’amore.

E proprio questo amore porterà Mirco a rischiare, a comportarsi in maniera stupida magari… ma lo capiremo benissimo.

Perché come ho detto: l’amore prima di tutto.

Un bravo a Roberto Guerzoni.

A voi altri, buona lettura.

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