Oggi il blog presenta “Barret e Ivan” di A.D. Ellis edito da Quixote editore. Imperdibile!

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Trama 
Malgrado le spalle curve ricevute durante la sua infanzia, Barrett Kenner è diventato un musicista di successo. La sola cosa che gli manca è l’amore.
Ivan Romanov ha ucciso un uomo per salvare la vita della sorella. Nonostante abbia scontato la sua pena, il passato gli ha lasciato un bagaglio molto più pesante dei miseri effetti personali che si è portato via dal carcere.
Barrett si aggrappa alla memoria di un bacio appassionato, un bacio che Ivan finge fosse privo di significato, ma quando i due uomini accettano i sentimenti che provano l’uno per l’altro e la vita dovrebbe essere finalmente una passeggiata, il passato ritorna ancora una volta, in agguato nell’ombra.
Barrett e Ivan riusciranno a proteggere il loro amore e le loro vite o il pericolo in arrivo da molto lontano sarà troppo da sostenere?

 

 

L’autrice

A.D. Ellis trascorre la maggior parte delle sue giornate a calmare le dispute di due bambini in età scolare e a prendersi cura del marito, prima di dirigersi verso il centro della piccola città dell’Indiana dove abita, per insegnare a un gruppo piuttosto impegnativo di studenti. Spesso va in palestra dopo la scuola, nella speranza che il movimento fisico allievi lo stress e le emicranie della giornata, prima di recuperare i suoi figli e passare con loro le ore serali, prima di andare a dormire. Data la frenesia con cui vive tutti i giorni, non c’è da stupirsi che A.D. rallenti il ritmo durante le pause scolastiche, in modo da godersi la famiglia. È cresciuta in una piccola città rurale dell’Indiana meridionale ed è grata a sua madre per averle trasmesso l’amore per la lettura.
Essere un’insegnate è tutto ciò che A.D. ha sempre desiderato, anche se in certi momenti dell’anno scolastico, alcune cose la portano a lamentarsi della carriera che ha scelto. Per circa un anno ha avuto nella sua mente una storia e nell’ottobre del 2013, grazie all’insistenza di un amico, ha cominciato a scrivere il suo primo
romanzo. Da quel momento non si è più fermata. Condividere con i lettori i personaggi e le storie che sono nella sua testa è un’esperienza spaventosa, estenuante, gratificante e appagante, e che A.D. prevede di continuare fino a quando le storie continueranno a nascere nella sua testa.

 

 

Dati libro 

TITOLO: Barrett & Ivan
TITOLO ORIGINALE: Barrett & Ivan
AMBIENTAZIONE: Virginia
AUTORE: A.D. Ellis
TRADUZIONE: Algedi Sala
COVER ARTIST: Angelice graphics and book cover designer
SERIE: C’è qualcosa in lui #3
GENERE: Qlgbt Contemporaneo
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 270
PREZZO: 3,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google
Play, Store QE
DATA DI USCITA: 1° ottobre 2018

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“1984” di George Orwell. A cura di Andrea Venturo

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Immaginate. Immaginate gli anni cinquanta. Immaginate l’escalation della guerra fredda e immaginate che abbia portato alla terza guerra mondiale.
Immaginate che dal conflitto il mondo ne esca rivoluzionato. Tre blocchi: Oceania, Eurasia ed Estasia. Ogni tanto due blocchi si alleano contro il terzo e giù guerre a tutto andare. Ogni tanto uno perde, uno vince e poi si cambia. In Oceania in particolare nasce il Socialismo Inglese (tradotto in italiano come Socing) e quale contrappasso allopatico diventa il nuovo paradigma politico. Un solo partito al governo: il Partito Socialista Inglese. Un unico governante noto a tutti come il Grande Fratello. Chi sia questo personaggio non è dato saperlo né al lettore né ai personaggi. Nemmeno a quelli più addentro al partito, quello che viene chiamato “Partito Interno”. Il volto che compare sui media è quello di un incrocio tra Stalin e Hitler e tanto deve bastare… e in effetti è più che sufficiente.
Il Partito Socialista Inglese ha più livelli: il “Partito Interno” che comprende i dirigenti di livello massimo, le eminenze grigie che guidano il paese e quelli di livello alto che mettono in atto le decisioni. Il Partito Esterno con gli elementi di livello medio e basso, cui spettano compiti via via più limitati e puntuali. Infine vi sono i “Prolet” cui toccano tutti i lavori manuali e costituiscono la maggior parte della popolazione.
Il partito controlla ogni aspetto di ogni cittadino. Ci sono teleschermi ovunque e attraverso di essi può sapere chi sta facendo cosa in qualsiasi momento. Il “Ministero dell’amore” (miniamor) controlla l’affezione dei cittadini al partito e chi si allontana troppo da esso viene subito ripreso e ricondizionato. Il suo braccio armato, la “psicopolizia”, è in grado di conoscere ogni intenzione di ogni cittadino e di prevenire ogni possibile ribellione con un’abilità e una pervicacia che, nostro malgrado, ben conosciamo ma che talvolta fatichiamo a riconoscere. Un ruolo fondamentale lo ha la “Neolingua”, una variazione dell’inglese. Obiettivo finale della neolingua è quello di impedire ogni pensiero contrario ai principi del Socing, e di etichettare come “psicoreato” ogni tentativo poiché non poteva essere neanche pronunciato, in quanto la neolingua semplicemente non offre gli strumenti per farlo. Una vera catena verbale. Il partito auspica inoltre che, attraverso revisioni successive della neolingua, si riesca a eliminare un numero di parole sempre maggiore fino a rendere l’azione del parlare un mero movimento delle corde vocali, con la minor implicazione possibile del cervello, simile allo starnazzare di un’oca (in neolingua “ocoparlare”).
Terribile?

Non avete ancora visto nulla.
Avete appena sbirciato nell’anno 1984 immaginato da Orwell.

In questo scenario, i personaggi, persone comuni, mal digeriscono l’idea che la verità possa essere modificata a piacimento, non sopportano il bispensiero che li obbligano a sostenere un’idea e il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia; il dover dimenticare il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare tutto in un colpo solo come se la mente fosse una lavagna dove il partito può scrivere e cancellare ogni cosa a suo piacimento. Come se non bastasse, il sesso è, al pari del libero pensiero, fortemente sconsigliato e riservato solo alla mera riproduzione. Se qualcuno ha ravvisato nel “bispensiero” la dialettica leninista non è andato tanto lontano dalla verità. Attraverso la sua critica al bispensiero, Orwell prende di mira il materialismo dialettico leninista e ne mette in risalto le pecche.
Su tutti veglia il Grande Fratello, che come detto nessuno sa chi sia, ma la sua somiglianza con due scomodi dittatori del passato lo rende facilmente identificabile… e detestabile.
Immagino che negli anni successivi la pubblicazione questo richiamo sia stato ancora più forte dato che buona parte del pubblico aveva conosciuto i due dittatori di persona insieme alle devastazioni portate da una guerra moderna.
Credo sia stato quello lo scopo finale di Orwell: spingere il lettore a riscoprire la propria capacità di pensiero e a dargli l’importanza che ha, unita alla ricchezza della propria lingua che è un patrimonio da difendere.
Una grande capacità di adattare l’italiano alle trovate linguistiche di Orwell rende molto bene l’atmosfera cupa e paranoica che aleggia nelle pagine del romanzo. Considerazioni socio-psicologiche circa le ricadute della neolingua si intrecciano alle vicende del protagonista così che si viene trascinati nel mondo distopico della Londra di 1984 e si rimane col dubbio “ma è solo finzione o no?”.
Anche attraverso la traduzione si riesce a vedere qualcosa dell’autore originale. La distopia ucronica è un genere in cui occorre possedere una grande capacità di immaginare il futuro a partire dalle conoscenze contemporanee. Orwell inventa molti termini: socing, parlascrivi, ocoparlare, bispensiero… e li rende magistralmente all’interno dell’ambientazione mostrandone l’efficacia attraverso le azioni dei personaggi. La precisione con cui questo avviene è sbalorditiva perché non solo le sue invenzioni funzionano in modo coerente, ma riescono a sottolineare con la dovuta intensità l’atmosfera cupa e opprimente del romanzo.
Orwell non ha semplicemente scritto una critica al comunismo staliniano, il socialismo sovietico totalitario che tanta paura e tante speranze ha generato in numerose generazioni. Come un bravo scrittore di fantascienza ha preso delle idee plausibili o reali (il socialismo sovietico) e le ha sviluppate prevedendone un’evoluzione a partire da un evento potenzialmente imminente (lo scoppio della III guerra mondiale) a cui ha dato corpo, nella finzione.
Insomma si è domandato: cosa succederebbe se scoppiasse la III guerra mondiale?
E allora ha cominciato a preconizzare uno scenario futuro dove ha messo in forma parossistica i difetti della società a lui contemporanea, alla luce delle proprie conoscenze tecnologiche.
Brillante, sotto molti aspetti, non ha saputo (né avrebbe potuto) prevedere l’avvento di Internet (che nel 1984 era in embrione) e degli smartphone d’altro canto non gli interessava. Il concetto di teleschermo con telecamera obbligatorio per legge, nel romanzo, sottintende una infrastruttura tecnologica molto potente che poco o nulla ha da invidiare alle nostre.
Moltissimi di noi dispongono di uno smartphone con telecamera, ci vanno in giro, filmano, fotografano e poi sparano tutto sui social network.
Telecamere di sorveglianza in ogni-dove registrano ogni nostra mossa. Ogni transazione finanziaria è monitorata e tracciabile. Viviamo in un mondo connesso dove potenzialmente un singolo soggetto può sapere se non tutto di tutti, molto di molti. Le organizzazioni governative di intelligence hanno tutte una sezione di raccolta informazioni cui destinano molte risorse. I rapporti tra le superpotenze attuali somigliano moltissimo a quelli tra Oceania, Eurasia ed Estasia: al momento in cui scrivo USA e Cina sono un po’ ai ferri corti, mentre hanno buoni rapporti con la Corea del Nord cui pure, fino a un paio di anni fa, hanno minacciato di far piovere uranio arricchito in pillole da 5 kiloton. Insomma ben lungi da quel che Togliatti diceva del libro: “un’altra freccia” della Borghesia aggiunta “al proprio arco sgangherato”, 1984 era attuale ai tempi di Togliatti e ancor più attuale ai giorni nostri di cui rappresenta una semplificazione, ma che ne chiarisce i meccanismi fondamentali.
Viviamo in una dittatura totalitaria?

Probabile.

E la cosa divertente è che il grande fratello può diventarlo ognuno di noi. Con questa mia piccola chiosa vi invito dunque a leggere 1984, magari a piccole dosi, ma comunque a leggerlo fino in fondo e a riflettere. Le affermazioni urlate dagli slogan del Partito Socialista Inglese come “l’ignoranza è forza” sono tristemente attuali.