“1984” di George Orwell. A cura di Andrea Venturo

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Immaginate. Immaginate gli anni cinquanta. Immaginate l’escalation della guerra fredda e immaginate che abbia portato alla terza guerra mondiale.
Immaginate che dal conflitto il mondo ne esca rivoluzionato. Tre blocchi: Oceania, Eurasia ed Estasia. Ogni tanto due blocchi si alleano contro il terzo e giù guerre a tutto andare. Ogni tanto uno perde, uno vince e poi si cambia. In Oceania in particolare nasce il Socialismo Inglese (tradotto in italiano come Socing) e quale contrappasso allopatico diventa il nuovo paradigma politico. Un solo partito al governo: il Partito Socialista Inglese. Un unico governante noto a tutti come il Grande Fratello. Chi sia questo personaggio non è dato saperlo né al lettore né ai personaggi. Nemmeno a quelli più addentro al partito, quello che viene chiamato “Partito Interno”. Il volto che compare sui media è quello di un incrocio tra Stalin e Hitler e tanto deve bastare… e in effetti è più che sufficiente.
Il Partito Socialista Inglese ha più livelli: il “Partito Interno” che comprende i dirigenti di livello massimo, le eminenze grigie che guidano il paese e quelli di livello alto che mettono in atto le decisioni. Il Partito Esterno con gli elementi di livello medio e basso, cui spettano compiti via via più limitati e puntuali. Infine vi sono i “Prolet” cui toccano tutti i lavori manuali e costituiscono la maggior parte della popolazione.
Il partito controlla ogni aspetto di ogni cittadino. Ci sono teleschermi ovunque e attraverso di essi può sapere chi sta facendo cosa in qualsiasi momento. Il “Ministero dell’amore” (miniamor) controlla l’affezione dei cittadini al partito e chi si allontana troppo da esso viene subito ripreso e ricondizionato. Il suo braccio armato, la “psicopolizia”, è in grado di conoscere ogni intenzione di ogni cittadino e di prevenire ogni possibile ribellione con un’abilità e una pervicacia che, nostro malgrado, ben conosciamo ma che talvolta fatichiamo a riconoscere. Un ruolo fondamentale lo ha la “Neolingua”, una variazione dell’inglese. Obiettivo finale della neolingua è quello di impedire ogni pensiero contrario ai principi del Socing, e di etichettare come “psicoreato” ogni tentativo poiché non poteva essere neanche pronunciato, in quanto la neolingua semplicemente non offre gli strumenti per farlo. Una vera catena verbale. Il partito auspica inoltre che, attraverso revisioni successive della neolingua, si riesca a eliminare un numero di parole sempre maggiore fino a rendere l’azione del parlare un mero movimento delle corde vocali, con la minor implicazione possibile del cervello, simile allo starnazzare di un’oca (in neolingua “ocoparlare”).
Terribile?

Non avete ancora visto nulla.
Avete appena sbirciato nell’anno 1984 immaginato da Orwell.

In questo scenario, i personaggi, persone comuni, mal digeriscono l’idea che la verità possa essere modificata a piacimento, non sopportano il bispensiero che li obbligano a sostenere un’idea e il suo opposto, in modo da non trovarsi mai al di fuori dell’ortodossia; il dover dimenticare il cambio di opinione e perfino l’atto stesso del dimenticare tutto in un colpo solo come se la mente fosse una lavagna dove il partito può scrivere e cancellare ogni cosa a suo piacimento. Come se non bastasse, il sesso è, al pari del libero pensiero, fortemente sconsigliato e riservato solo alla mera riproduzione. Se qualcuno ha ravvisato nel “bispensiero” la dialettica leninista non è andato tanto lontano dalla verità. Attraverso la sua critica al bispensiero, Orwell prende di mira il materialismo dialettico leninista e ne mette in risalto le pecche.
Su tutti veglia il Grande Fratello, che come detto nessuno sa chi sia, ma la sua somiglianza con due scomodi dittatori del passato lo rende facilmente identificabile… e detestabile.
Immagino che negli anni successivi la pubblicazione questo richiamo sia stato ancora più forte dato che buona parte del pubblico aveva conosciuto i due dittatori di persona insieme alle devastazioni portate da una guerra moderna.
Credo sia stato quello lo scopo finale di Orwell: spingere il lettore a riscoprire la propria capacità di pensiero e a dargli l’importanza che ha, unita alla ricchezza della propria lingua che è un patrimonio da difendere.
Una grande capacità di adattare l’italiano alle trovate linguistiche di Orwell rende molto bene l’atmosfera cupa e paranoica che aleggia nelle pagine del romanzo. Considerazioni socio-psicologiche circa le ricadute della neolingua si intrecciano alle vicende del protagonista così che si viene trascinati nel mondo distopico della Londra di 1984 e si rimane col dubbio “ma è solo finzione o no?”.
Anche attraverso la traduzione si riesce a vedere qualcosa dell’autore originale. La distopia ucronica è un genere in cui occorre possedere una grande capacità di immaginare il futuro a partire dalle conoscenze contemporanee. Orwell inventa molti termini: socing, parlascrivi, ocoparlare, bispensiero… e li rende magistralmente all’interno dell’ambientazione mostrandone l’efficacia attraverso le azioni dei personaggi. La precisione con cui questo avviene è sbalorditiva perché non solo le sue invenzioni funzionano in modo coerente, ma riescono a sottolineare con la dovuta intensità l’atmosfera cupa e opprimente del romanzo.
Orwell non ha semplicemente scritto una critica al comunismo staliniano, il socialismo sovietico totalitario che tanta paura e tante speranze ha generato in numerose generazioni. Come un bravo scrittore di fantascienza ha preso delle idee plausibili o reali (il socialismo sovietico) e le ha sviluppate prevedendone un’evoluzione a partire da un evento potenzialmente imminente (lo scoppio della III guerra mondiale) a cui ha dato corpo, nella finzione.
Insomma si è domandato: cosa succederebbe se scoppiasse la III guerra mondiale?
E allora ha cominciato a preconizzare uno scenario futuro dove ha messo in forma parossistica i difetti della società a lui contemporanea, alla luce delle proprie conoscenze tecnologiche.
Brillante, sotto molti aspetti, non ha saputo (né avrebbe potuto) prevedere l’avvento di Internet (che nel 1984 era in embrione) e degli smartphone d’altro canto non gli interessava. Il concetto di teleschermo con telecamera obbligatorio per legge, nel romanzo, sottintende una infrastruttura tecnologica molto potente che poco o nulla ha da invidiare alle nostre.
Moltissimi di noi dispongono di uno smartphone con telecamera, ci vanno in giro, filmano, fotografano e poi sparano tutto sui social network.
Telecamere di sorveglianza in ogni-dove registrano ogni nostra mossa. Ogni transazione finanziaria è monitorata e tracciabile. Viviamo in un mondo connesso dove potenzialmente un singolo soggetto può sapere se non tutto di tutti, molto di molti. Le organizzazioni governative di intelligence hanno tutte una sezione di raccolta informazioni cui destinano molte risorse. I rapporti tra le superpotenze attuali somigliano moltissimo a quelli tra Oceania, Eurasia ed Estasia: al momento in cui scrivo USA e Cina sono un po’ ai ferri corti, mentre hanno buoni rapporti con la Corea del Nord cui pure, fino a un paio di anni fa, hanno minacciato di far piovere uranio arricchito in pillole da 5 kiloton. Insomma ben lungi da quel che Togliatti diceva del libro: “un’altra freccia” della Borghesia aggiunta “al proprio arco sgangherato”, 1984 era attuale ai tempi di Togliatti e ancor più attuale ai giorni nostri di cui rappresenta una semplificazione, ma che ne chiarisce i meccanismi fondamentali.
Viviamo in una dittatura totalitaria?

Probabile.

E la cosa divertente è che il grande fratello può diventarlo ognuno di noi. Con questa mia piccola chiosa vi invito dunque a leggere 1984, magari a piccole dosi, ma comunque a leggerlo fino in fondo e a riflettere. Le affermazioni urlate dagli slogan del Partito Socialista Inglese come “l’ignoranza è forza” sono tristemente attuali.