La bravissima Paola Garbarino torna con un altro libro emozionante “Love song” . da non perdere!

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Non riuscivo a far smettere il mio corpo di desiderarlo, la mia anima di tendersi verso la sua.

Sapevo di non poterlo avere ma, poterlo anche solo guardare, dalla finestra, vivere la sua vita, era pur sempre qualcosa.

E poi accadde una cosa assurda, più strana che se mi fosse apparso il Bianconiglio per invitarmi a prendere un tè col Cappellaio matto: lui mi prese una mano.

Mi venne lo sconcertante dubbio che non fosse del tutto gay, perché il modo in cui si comportava con me, gli sguardi che mi lanciava e i sorrisi che mi rivolgeva da quando l’avevo conosciuto, mi sembrarono, d’un tratto, semplicemente sospetti.

 

Forse non erano soltanto i miei ormoni impazziti. Magari non era solamente il mio impulso distruttivo di cacciarmi in brutte situazioni. Forse provava davvero qualcosa per me e il mio corpo lo captava.

Maya Parisi, scrittrice fantasy salita alla ribalta usando uno pseudonimo, è appena scappata da Londra e dalla storia sbagliata con un uomo sposato. In effetti, la fuga è ciò che le riesce meglio. L’ultima cosa che si aspetta, nel sonnacchioso paesino ligure in cui si è rifugiata per scrivere il suo nuovo romanzo, è innamorarsi dell’affascinante vicino di casa.

Gay.

È solo un altro dei suoi sbagli, un modo per non mettere davvero in gioco il proprio cuore, oppure è proprio quello stesso cuore ad avere ragione?

Un romanzo autoconclusivo, intenso e sensuale, dalla stessa autrice dei bestseller Amazon “Baby Don’t Cry”, “Strange Love – Per una sola notte” e “My bitter sweet symphony”, di “Non ricordo ma ti amo”, dell’intensa serie “Stars Saga” e dei fanta-romance “Il popolo dei Sogni” e “Il sangue degli Angeli”.

 

 

L’autrice

Paola Garbarino è nata a Genova il 30 novembre 1974. Ha studiato Letteratura e Arte e insegnato a lungo nella Scuola pubblica. Ha viaggiato molto e vissuto in Finlandia, Corea del Sud e Inghilterra. Attualmente vive in un esotico luogo del mondo assieme al marito e alle due figlie e sta scrivendo una nuova storia.

 

 

Dati libro

Pagine: 297.

Data di uscita in e-book, cartaceo, abbonamento KU, in esclusiva su Amazon: 6 ottobre 2018

Prezzo e-book: 2,99 euro

Prezzo cartaceo: 14,99 euro

 

 

 

Contatti

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Playlist del romanzo:

https://www.youtube.com/playlist?list=PL-QTADLvKqxDNYwk5ILkryQm8odQaTlc2

 

 

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Malinconia, ovvero le bufere dell’anima. Di Riccardo Alberto Quattrini (Fonte https://www.inchiostronero.it/filosofia-malinconia-ovvero-le-bufere-dellanima/)

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All’inizio tutte le cose erano insieme, poi venne la mente e le dispose in ordine.
Anassagora.

Adagiare sul fondo del bicchiere alcune foglie di menta, aggiungere zucchero e qualche spruzzatina di soda poi, aiutandosi con un cucchiaio da cocktail lungo, sciogliere adagio lo zucchero avendo cura di schiacciare contemporaneamente le foglie di menta, in modo che possano rilasciare tutto il loro aroma. Mescolare l’intruglio con rhum e abbondante succo di limone. Questo drink, apprezzato da uno dei più grandi romanzieri americani, oltre a rendere famosa la Bodeguita del Medio Bar all’Avana, serviva ad attenuare i momenti tristi e sedare le angosce derivanti dalla sua depressione. Si chiamava Mojito, ed era la bevanda preferita da Ernest Hemingway durante il suo soggiorno cubano. Quel “mal di vivere”, mescolandosi col rhum, quasi per incanto esaltava le passioni e sollecitava il celebre scrittore a scrutare in quel vortice di pensieri e di paure da cui estrarre la sua capacità creativa.
La malinconia è la gioia di sentirsi tristi” diceva Victor Hugo.

Malinconia deriva dal greco mélas, mélanos che significa nero, e cholé bile, pertanto bile nera. Il termine fu usato per la prima volta da Ippocrate nel IV secolo a.C.. Egli applicò lo studio della melanconia a un importante teoria definita dottrina degli umori. Tale teoria, assai singolare e fantasiosa, si basava su quattro sostanze presenti nell’organismo umano secondo cui dipendeva lo stato di benessere. Questi fluidi, altrimenti detti umori, ovvero: sangue, bile, atrabile (o bile nera) e flegma (pitùita-muco). Ciascuna sostanza è responsabile di un particolare temperamento: sanguineus, cholericus, phlegmaticus, melancholicus. Malinconia, mestizia, inquietudine. Forse è soltanto uno dei tanti stereotipi privi di reale fondamento, eppure il nesso profondo del letterato introverso, solitario, emarginato da una società frenetica e indifferente alla bellezza, portavoce del disagio d’intere epoche. “La realtà è che l’uomo e la natura stessa sono bipolari, il giorno e la notte, l’estate e l’inverno, l’infanzia e la vecchiaia – scrive lo psichiatra Athanasios Koukopoulos – trascorrono fra infinite variazioni dell’umore, fra grandi gioie ed esaltazioni, grandi dolori e abbattimenti. Ma solo alcune persone predisposte soffrono di depressione e di mania. Quindi di umori bipolari è fatto l’uomo e se pensiamo che, negli anni bui dell’ultimo conflitto mondiale, tutta l’umanità era affidata nelle mani di cinque capi di Stato più o meno bipolari, ovvero affetti da sindrome maniaco-depressiva: Mussolini, Hitler, Churchill, Stalin e Franklin Delano Roosevelt e Lincoln. Ma la compagnia di tali maniaco-depressivi è lunga; si va dall’imperatore Adriano, a Napoleone e Robespierre. Ai poeti come Byron, Shelley, Whitman, Baudelaire, Tasso, Alfieri e il malinconico per eccellenza: Giacomo Leopardi. Scrittori come Balzac, Hemingway e Gogol. Poi musicisti come Rossini, Mahler e Ciaikovskij, non potevano certamente mancare pittori come Michelangelo, Caravaggio e Van Gogh. Tutti splenetici.
La malinconia o melanconia, nel linguaggio moderno la si usa per indicare indifferentemente cose alquanto diverse tra loro. Nella cultura medica viene indicata come segnale della depressione.
Da cosa deriva quello strano malessere che spesso ci accompagna nella quotidianità. Perché ciò che possediamo non ci rende più felici? Per quale ragione non abbiamo più nessun interesse per qualsiasi cosa? Gli antichi la descrivono come “afflizione dell’anima” affine alla tristezza, ma non così dolorosa, e anche se cupa e profonda porta con se una certa tenerezza e dolcezza. Inoltre, a differenza della tristezza, che sfiora la depressione e non induce alla riflessione, la malinconia si alimenta di un pensiero più intimo forse più a contatto con le “ragioni” del cuore.
Ma la grande tragedia di questo mal-de vivre è, il suicidio. Non si fa che cercare la via migliore per morire: corda, veleno per topi, monossido di carbonio, barbiturici. Questa perdita di ogni speranza, questa sofferenza del vivere, rendono l’idea della morte una liberazione, praticamente, l’unica via.

Scriveva Gustave Flaubert: “La gente si meraviglia che il suicida non consideri il dolore degli altri. Chi pensa questo ignora che, al contrario si crede di fare il bene degli altri”
. Van Gogh prima di morire, scrisse al fratello Theo: “Non soffrire, l’ho fatto perché è meglio per tutti”.

C’è però chi, di fronte a un animo in tumulto, riesce a vederne un lato positivo. Questa è Madre Teresa di Calcutta che dice: “La sofferenza non scomparirà mai del tutto dalla nostra vita. Non abbiate, quindi, paura. Se la sappiamo sfruttare diventa un grande veicolo d’amore”.

Sofferenza?
Che centra ci si chiederà. Stiamo parlando di malinconia e la intendiamo comunemente come una forma di delicata e intima mestizia, un languore, un aleggiante pensiero opprimente, accompagnato da sfiducia e avvilimento. Ma perché, tutto ciò, non comporta una sofferenza? Il termine “sofferenza” non indica forse, la nostra interiorità quando è dilaniata e dibattuta? E questi tormenti intimi, molto spesso, non avvengono per cause inspiegabili, incomprensibili, e giungono quando meno ce li aspettiamo?

E dunque ne soffriamo.

Anche un fatto apparentemente banale, momentaneo, all’inizio ci può apparire tanto grave quanto irrisolvibile, basta ad affliggerci, a produrre in noi ansia, mancanza di tranquillità.
C’è un detto americano che interpreta perfettamente quella sofferenza e dice: “Preoccuparsi è come mettere le nubi di domani davanti al sole di oggi”.

 

 

Featured image, Lagrenee, Louis-Jean-Francois(1725-1805) La Melancolie-Melancholy, 1785. Tela, 50 x 62,5 Louvre Parigi.