“Prendiluna” di Stefano Benni, Feltrinelli editore. A cura di Davide Lambiase

 

Prendiluna emana una forte puzza di realtà, di quel sentimento che ti rimbalza nel petto quando cammini per strada e ti guardi intorno. Vecchie rachitiche vanno a fare la spesa, trascinandosi dietro come macigni quei carrelli vetusti, di solito di un orrendo marrone sporco. I senzatetto se ne stanno rannicchiati a dormire vicino ai semafori, con sfilze di ricconi che passano davanti a loro senza degnarli di uno sguardo. E senti il trambusto dei tram, delle auto, mentre avverti il terribile olezzo di aria stantia, contaminata da ogni odore, non più vergine. Questa è l’immagine della realtà odierna che mi trovo ad affrontare, quando esco di casa, qui in Italia. Un quadro che mi sembra anacronistico e deprimente. Tra le pagine di Prendiluna di Benni, ho ritrovato trascritte le stesse sensazioni, la stessa cruda e opprimente realtà.

Prima di entrare nel vivo della recensione, però, è giusto spendere due parole in merito all’autore (se qualcuno ancora non lo conoscesse).

Stefano Benni, classe ’47, è un eclettico; umorista, scrittore, sceneggiatore e drammaturgo (vanta pure qualche ruolo d’attore). Capiamo in breve che ha le dita d’oro, e Prendiluna non è altro che uno dei tanti, tantissimi suoi successi letterari (La Compagnia dei Celestini, Saltatempo, etc..). Insomma, uno che di narrativa se ne intende e ne fa il suo pane quotidiano.

Questo libro ci presenta una trama semplice, ma che non dobbiamo sottovalutare. Ci troviamo in un’Italia dove il reale e il fantastico si intrecciano così bene da far fatica a distinguersi. Prendiluna, vecchia insegnante di lettere ormai congedata, riceve un’importante missione che vale la salvezza di tutto il mondo: consegnare i Diecimici a dieci Giusti entro otto giorni. Sì, avete letto bene; una vecchina italiana è la sola in grado di poter salvare tutta l’umanità e ha ben poco tempo per farlo.

Prendiluna però è una donna molto arguta e per niente spaventata dalla missione divina. Carica tutti i Diecimici in una valigia e parte alla ricerca dei Giusti. Ora, chi sono questi fantomatici dieci gatti? Bella domanda. Sviscerarne il significato adesso potrebbe rovinarvi la lettura, quindi mi limito a dire che non solo assolutamente felini normali, ma stabilire il confine tra plausibile e onirico in questo libro è molto difficile.

Da questo momento in avanti, Benni ci lascia una caterva di personaggi sottomano, accompagnandoli con un contorno di satira sugli stereotipi degli italiani molto ben composto. Sotto i nostri occhi passeranno i Trumpi, che, come suggerisce il nome, sono dei razzisti convinti, dalle idee politiche molto ben delineate. Poi gli zombie lobotomizzati dagli “Smartafone”, i criminali, i poliziotti incompetenti…insomma, un tuffo nella realtà che già conosciamo, ma portata a un estremo umorismo drammatico. Ma è finzione, oppure è davvero così che il mondo ci gira intorno e noi non ce ne rendiamo conto? Leggendo Prendiluna, ho rivisto così tante situazioni quotidiane che ho avuto paura di me stesso.

La simpatica maestra non è l’unica protagonista di questo romanzo fantastico, ma sarà affiancata da tante personalità differenti e, com’è giusto che sia, ostacolata da altrettanti loschi individui. Tra le schiere dei suoi alleati possiamo senz’altro annoverare Dolcino e Michele, figure che scopriremo essere di vitale importanza, nel corso del libro; furono due alunni di Prendiluna, poi impazzirono e vennero messi in manicomio. Dolcino è fissato con i sogni e le premunizioni, mentre Michele crede, e forse è davvero, l’Arcangelo servo di Dio.

Tutto il testo è una sovversione della religione, della politica, della vita di tutti i giorni. Dio è il fulcro di questo libro, e la schifezza del mondo ne fa da contorno. C’è enorme critica alla società, trasmessa non a cuor leggero, ma con umorismo drammatico. C’è concretezza tra le pagine, nonostante ci accorgeremo sempre più di trovarci in un viaggio onirico e ben più grande di quanto lo potessimo immaginare. L’epilogo, poi, fa riflettere bene, anche se da una prospettiva abbastanza cinica, sullo scopo della vita di noi tutti; buttati in un mondo sozzo, schiavi di una omologazione sociale. Rinchiusi nel nostro stesso pattern, che non possiamo in alcun modo cambiare.

Lo stile di Benni è passionale. Gioca con le parole e con le regole della narrativa in modo eccelso. Come se si stesse giocando una partita di calcetto tra amici, ma noi fossimo quelli sotto di trenta goal. Ogni singolo elemento, dai dialoghi ai pensieri, alle digressioni e le descrizioni, fluisce con vorace rapidità e grande satira. Più che contarvi le volte che ho riso leggendo Prendiluna, farei meglio a contarvi quelle in cui non l’ho fatto: due. Il testo è così ricco e coinvolgente che vi verrà naturale rileggere qualche passo per riderci ancora. Inoltre si legge in un brevissimo lasso di tempo, il che mi fa sentire in dovere di consigliarla come lettura per tappare i momenti grigi, eppure non smettere di riflettere sul mondo in cui viviamo. Che sia sul tram, incastrati dietro una scrivania o costretti a letto dalla febbre, Prendiluna sarà lì per darvi la giusta scossa.

A voi, buona lettura!

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