il blog consiglia “Onore nella notte” di Thea Harrison, Triskell editore. Imperdibile!

untitled.png

 

 

Sinossi:
In fuga dal suo ex datore di lavoro, Tess sa di essere vulnerabile, da sola tra le Antiche Razze. Ecco perché decide di fare un colloquio per diventare assistente di un potente vampiro del territorio dei notturni. Anche se quella posizione le offre la sicurezza che cerca, il suo protettore risulta essere più di ciò che si era aspettata.

Xavier del Torro, il braccio destro del re dei notturni, è al tempo stesso terrificante e affascinante. Sebbene la sua vera natura spaventi Tess, lei non riesce a ignorare il richiamo del suo innato senso di integrità e autocontrollo.
Catapultata nel mondo di Xavier, Tess deve imparare rapidamente a destreggiarsi tra i pericoli che attentano alla sua vita e al suo cuore. Ma la minaccia più grande viene dal suo passato…

 

 

Dati libro 

Data di pubblicazione: 12 Ottobre

COLLANA: RESERVE

Titolo: Onore nella notte
Titolo originale: Night’s Honor
Serie: Razze Antiche # 7

Autrice: Thea Harrison
Traduttrice: Laura Di Berardino

ISBN EBOOK: 978-88-9312-419-5
ISBN CARTACEO: 978-88-9312-422-5

Genere: Urban Fantasy
Lunghezza: 304 pagine

 

Prezzo Ebook: € 5,99
Prezzo cartaceo: € 12,00

Annunci

“Amber. L’isola perduta” di Antonella Arietano. A cura di Raffaella Carretto.

 

In genere scrivo sempre un’introduzione per alcuni libri, quelli più corposi dai mille significati. Ma in questo caso la recensione non ne ha bisogno. Incontro di due anime stupende, l’autrice e la blogger sono capaci di creare una magia unica, che non può non darvi gli stessi brividi che ha dato a me leggendola. Raffaella si immerge nel libro, ne viene quasi risucchiata e lo fa proprio, lo vive e gli dà voce. Ed è una voce dalle mille sfumature, dai mille gorgheggi che dovete ascoltare lasciando il mondo alle spalle.

Buon viaggio!

Micheli Alessandra 

 

Tra miti e leggende, muovendosi in un lontano quanto oscuro e crudele passato in cui le donne subivano soprusi da un mondo maschilista, o meglio autoritarista, un tempo passato che vive nel segreto di magiche misture e connessioni con la forza di un culto sacro e al contempo profano, che viene quasi nascosto e dimenticato da molti, perché lasciato volutamente scivolare nell’oblio da chi teme quel cammino spirituale e vocazionale che avvicina animi adepti a talune suggestioni … ecco, in questo contesto si dipana la storia di Amber, la protagonista del nuovo romanzo fantasy dal deciso accenno storico alle vicende arturiane che prende vita  grazie alla creatività dell’autrice Antonella Arietano

Opera la cui storia è pregna di magia e di suggestioni, quelle che permeano questo mondo leggendario e lo legano armoniosamente alla realtà:

 

Ero stanca, infreddolita, avevo paura. Ho bussato alla tua porta e tu mi hai accolta.
Mi hai salvata e hai curato le ferite della mia anima. E poi mi hai insegnato a occuparmi di me.
Lo Splendore che invade l’Oscurità

 

Quanto sentimento, quanto amore e quanta dedizione, fiducia e speranza nelle parole che fanno da incipit  al libro di Antonella Arietano,   un dono, il suo, nel saper parlare ai cuori attraverso meravigliosi flussi di parole che condivide con chi si avvicina alle sue creature e che, se pure in una forma diversa, sanno giungere al cuore di chi le legge. Ho avuto modo di apprezzare questa autrice che, con la delicatezza che la caratterizza, fa avvicinare il lettore alle varie sfaccettature di un mondo talvolta sconosciuto, com’è quello dell’animo umano, creando personaggi molto diversi tra loro,  ciascuno riflesso della realtà umana. Eppure Antonella sa cogliere il bello delle persone e lo riporta in quei personaggi positivi, a cui assegna un ruolo caratterizzante e cerca di trasmettere quel che più si avvicina al suo pensiero attraverso le storie che ci dona…

Questo nuovo  libro ci fa conoscere personaggi forti e al contempo ricchi di contraddizioni, ma che vivono la loro esistenza in un mondo aspro, dove gli affronti vengono lavati col sangue, o dove la prevaricazione e i soprusi sono all’ordine del giorno, perché chi nasce povero e sottoposto a un “padrone” non può combattere nella legalità e a muso duro contro il proprio “aguzzino”; eppure, quanta dignità e quanto rispetto questi uomini e donne che si affacciano nel romanzo di Antonella Arietano con le loro storie, dure e sofferte ma ricche di onore e amor proprio.

Perché sta nell’onore e nella dignità, con cui ogni personaggio affronta la vita e il suo destino, la bellezza e la forza di questa storia. A partire da Cassandra, la sacerdotessa che si prende cura della giovane Amber e le fa da guida; questa donna  votata alla Dea ne segue gli insegnamenti e usa questa connessione con le energie magiche per diffondere il bene e trasmetterlo agli altri esseri. Cassandra usa i suoi doni, quelli che la Dea le ha offerto, perseguendo il bene.

 

Cassandra si svegliò di soprassalto, la fronte madida di sudore. Aveva solo sognato, ma sapeva bene che immagini come quelle che aveva visto, così chiare e nitide, non potevano essere solo un sogno…

Sospirò e osservò pensierosa le braci ardenti, lo sguardo fisso, finché gli occhi parvero guardare al di là delle fiammelle guizzanti […] alla ricerca della ragazza bionda che, nel suo sogno, era stata rapita da uno sconosciuto. Cercò di ricordare quel volto spaventato e, d’un tratto, seppe che qualcosa sarebbe presto accaduta. Doveva solo aspettare.

 

È quasi un’esperienza ‘fuori dal tempo’ quella che leggiamo tra le pagine di questo libro, che ci avvicina quasi a una nuova realtà, a fornire una guida per l’anima e trasmettere amore incondizionato per il prossimo

E quanta onorabilità e forza emergono anche dalla figura della nostra protagonista, Amber, che nel suo essere donna e sorella manifesta tutti i sentimenti più puri e forti; eppure Amber è sola quando viene rapita, e quando rischia di perdere il suo onore per mano di un signorotto prepotente e crudele che crede di poter tutto solo perché nobile, anche oltraggiare una fanciulla. Ma Amber è intrepida e, se pure è in un momento di estrema fragilità e debolezza, riesce a trovare una via di fuga da una situazione complessa e atroce.

 

Il chiavistello si mosse. Lord Shamter fece il suo ingresso nella stanza.

Doveva pensare solo a se stessa! Non poteva permettere a quel maledetto di farla franca. Ma che cosa poteva fare?

…nella sua mente un pensiero improvviso prese forma, le parve quasi di sentirlo mormorare nella sua mente confusa, e la colpì con la sua ovvietà: “una via di fuga c’è, ed è proprio davanti ai tuoi occhi… ”

 

una donna in fuga, una donna come tante che pensa alla sua salvezza e ascolta quella voce interiore che le suggerisce di fuggire, e lei lo fa, fugge sino a che la sua strada si incrocia con la sua salvatrice, Cassandra, che si prende cura di lei…

 

..avvertì immediatamente una piacevole ventata di fresca energia, che la investì in pieno e si diramò poi in ogni parte del suo corpo indolenzito..

 

Durante la sua convalescenza Amber osserva le prime manifestazioni del suo dono…non le era mai successo prima di allora,

 

..Fu presa da un attimo di panico, mentre la confusione e lo sconforto crescevano in lei. Che cosa avrebbe fatto adesso? Fissò senza vederla la superficie turbinosa dell’acqua, quell’unica domanda che le girava e le rigirava nella testa. Tutto a un tratto, la sua mente parve svuotarsi completamente, mentre un leggero senso di vertigine s’impadroniva di lei…

…Così com’era venuta la Visione sparì e lei tornò a vedere unicamente l’acqua che scorreva limpida. Le sembrava di aver appena terminato una lunga corsa, il fiato corto, la gola che bruciava.

 

e Cassandra seguendo il suo destino vocazionale di Sacerdotessa della Dea, contribuirà a rendere Amber consapevole del suo dono, in modo da contribuire all’accettazione dello stresso da parte della ragazza, aiutandola nella ricerca di una migliore percezione di questo suo potere. Ma tante sono le situazioni vissute da Amber che si vede catapultata in imprese al limite del rocambolesco, la sua fuga dal perfido Lord Shamter ad esempio, o anche il viaggio verso la salvezza di un neonato che rischia la vita e che la coinvolge in un’imboscata. Amber non è sola nelle sue vicissitudini, e di fatto se pur segnata da esperienze forti e negative, riesce a vivere delle emozioni importanti. Amber infatti trova al suo fianco persone di valore che la accompagnano in questo vissuto e che le danno la forza di credere nella bontà d’animo delle persone e nel prossimo. A volte noi stessi diffidiamo di chi non conosciamo; a volte però dietro una cattiva fama, c’è una persona onesta e dall’animo puro, e nel caso di Amber, anche un bandito può avere l’animo di un cavaliere.

La storia che Antonella ci offre è ricca di avvenimenti ma al contempo è pregna di quel romanticismo fiabesco che caratterizza l’autrice. Di fatto Amber è certamente un fantasy, perché tratta di doni magici, parla di Avalon una terra sacra e dimora dell’altro mondo, parla di un regno segreto e incantato…ma io l’ho intesa anche come una bella fiaba dove tutti i protagonisti vivono situazioni forti e ricche di emozioni. Come quelle che la nostra Amber vive con il giovane David, nobile rampollo che la accompagna nel suo cammino..lo leggiamo  durante gran parte della storia, vivendo le stesse emozioni , gli stessi turbamenti  di questi ragazzi..e il loro amore..

 

«Sono felice di averti incontrata. Mi sento bene in tua compagnia, ho l’impressione che tu possa comprendermi meglio di chiunque altro. Io non sono una persona semplice da capire, Amber. Ma tutto sembra più facile con te.» Lei sorrise, grata che il buio celasse la sua aria beata e soddisfatta. «Mi fa piacere che la pensi così. Anch’io sto bene con te, mi sento… al sicuro.» Lui cercò la sua mano e la strinse forte.
«Io ti amo,» mormorò con la voce arrochita dall’emozione. Amber sorrise, mentre una lacrima furtiva le rotolava dall’angolo dell’occhio lungo la tempia. «Ti amo anch’io.»

 

Ma Antonella Arietano ci dà anche la possibilità di riflettere sull’essere umano e su tutte quelle sfaccettature del suo animo, anche i lati più nascosti o oscuri, e comunque i più intimi, perchè custodi di segreti inconfessabili o verità nascoste e intime paure. Anche in questo frangente la penna dell’autrice ci conduce a vivere, coi personaggi del suo libro, degli incontri casuali che si riveleranno, a posteriori, importanti e determinanti per lo sviluppo delle vicende narrate.. o comunque il lettore ritroverà in itinere durante la lettura persone speciali e momenti di vita di ciascun protagonista che avranno un peso importante nel dipanarsi delle vicende.

Questo libro ci fa immergere vorticosamente in una storia avvincente e ricca di suspense, forse per i dialoghi diretti tra i personaggi, forse per l’alternarsi dei momenti tra il presente dei protagonisti e il tempo a volte passato e altre del futuro nelle visioni di Amber, che creano momenti di tensione e di attenzione nel lettore. Ma tutto questo pathos è creato in modo molto lineare, con un filo conduttore nei vari scenari che porta il lettore ad apprezzare questo susseguirsi di eventi, alcuni dei quali sono quasi un pugno allo stomaco, ma nel complesso sanno richiamare l’attenzione sulle situazioni, coinvolgendo il lettore che si vede immerso in quel vissuto, quasi immaginandosi lì… vivendo la stesse paure …

Amber fu richiamata improvvisamente alla realtà, risvegliata bruscamente da una mano che le copriva la bocca. Cercò di gridare, ma non ci riuscì.

Un punto fondamentale che emerge durante la lettura è però la presa di coscienza che in ogni essere umano c’è il desiderio di essere felice;  desideri che però a volte possono offuscare la nostra mente e farci vivere in un’illusione, che può esser fautrice di una disfatta…come quella che rischia David durante l’impresa di raggiungere Avalon, col fine ultimo di salvare la sua Amber, mentre rischia di essere risucchiato da quel senso di pace che può dare il riflesso di un desiderio …

 

All’improvviso David sentì crescere dentro di sé un’emozione fortissima, che lo pervase inarrestabile, senza lasciare spazio a nient’altro: niente più preoccupazione, niente più frustrazione, niente più dolore. Si sentiva felice, appagato, soddisfatto oltre ogni dire. E più guardava l’immagine nella lastra di cristallo, più aumentava quella meravigliosa percezione di perfezione.

..non era lui a ricevere abbracci e baci, era il suo riflesso; era il riflesso della vita che voleva, il futuro che desiderava per loro due. Era il suo sogno più bello

 

Ma molti altri sono i colpi di scena che si ritrovano durante la lettura e che di certo non vi racconterò, perché chi si appresta a leggere questo libro deve scoprire da sé e vivere la suspense che ho vissuto io nel momento in cui li ho incontrati, durante il mio momento di fame librosa.

C’è forza nella narrazione, che si manifesta nell’alternarsi dei dialoghi tra i personaggi e delle descrizioni, quelle delle storie che stanno dietro ciascun personaggio; ad esempio il giovane David e le sue vicissitudini, che lo hanno segnato sin da bambino, ma anche l’essere messo alla prova per salvare il suo amore. Come pure la storia della stessa Cassandra, che nel finale avrà dei risvolti inaspettati. Ma tutte le vicissitudini raccontate sono legate da un filo conduttore che si comprenderà leggendo l’opera e lasciandosi trasportare attraverso le parole in un mondo antico e quasi fiabesco, ma di certo magico e ricco di sentimenti veri, percorrendo un viaggio alla scoperta di se stessi .

Ho immaginato anch’io di specchiarmi nell’acqua per avere quelle visioni, che certo rappresentano un turbamento e una fonte di forte stress, ma sono riflesso della capacità di vivere un evento e trovare il modo di volgerlo al positivo.

Una frase,infine, mi ha colpita, e mi ha dato modo di pensare…che può essere un input anche ai giorni nostri:

 

Mi raccomando, non rinunciate alle vostre capacità solo perché vi spaventano, imparate a usarle come un’arma, forse l’unica arma che possedete per difendere voi stessa e le persone che vi amano.

 

Il senso di responsabilità quindi la fa da padrone anche in questa opera, in cui la protagonista non può tornare indietro, e deve accettare il suo destino, seguire la sua strada, riconoscere la propria forza interiore e crescere per costruire e conquistare la propria felicità.

La sofferenza, le insicurezze, le paure pervadono il suo cuore, Amber riesce a vincerle attraverso la piena consapevolezza di sé e del suo essere e delle sue capacità, sino a emergere come figura coraggiosa, determinata, in grado di proteggere se stessa anche da sola.

Ho molto apprezzato anche questo romanzo di Antonella Arietano, nella narrazione con un lessico semplice e ordinato, nell’ambientazione con ricche descrizioni dei paesaggi e dei luoghi in cui si svolge la storia e i singoli accadimenti, nelle dinamiche degli eventi, che forse a volte sono state molto veloci, ma che hanno dato un buon ritmo alla lettura.

Un romanzo che mi ha colpita per la sua scorrevolezza..e che consiglio a tutti di leggere, per godere di questa semplicità.

Vi lascio con queste parole che attribuisco indubbiamente a Cassandra che, pur non essendo la reale protagonista del libro, è una figura che mi ha colpita e ammaliata.

 

…tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine.

Il mio cammino, nel corso degli anni, si è incrociato con quello di diverse persone: persone che ho amato, persone che non ho saputo apprezzare e persone che non hanno saputo conquistare il mio rispetto.
Amore, odio, gelosia, orgoglio, dovere… Buffo come la casuale mescolanza di questi semplici ingredienti possa avviare una serie infinita di storie diverse.

L’unica domanda è: quale sarà il mio ruolo, alla fine?

 

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

Già detto anche questo.

“La commedia dei pazzi”di Marco Pennella, Lettere animate editore. (Fonte http://amiamoinostrilibri.blogspot.com/2016/11/recensione-la-commedia-dei-pazzi-di.html)

51I+o+IBNOL

 

 

 

Il fascino di questo libro si evidenzia in due fondamentali elementi: il coraggio e la geniale riflessione sulla divina commedia.

 Il primo elemento che desidero analizzate, è quello che personalmente considero il  più importante ossia il coraggio.

Pennella, infatti,  affronta il tema della pazzia, del terrore che la società avverte nei confronti delle distorsioni mentali ma soprattutto di come essere vengano percepite e tradotte in una sorta di anatema comunitario. Letta in  questo senso, la pazzia non è altro che disapprovazione di comportamenti ritenuti fuori dal normale, con tutto il bagaglio ontologico che la definizione di normalità porta con se. Coraggio perché il tema della follia proprio per la sua definizione nebulosa, al confine con perbenismo e scienza non è affrontato spesso dagli autori italiani. Ho letto libri come il bellissimo la Strada di Santiago, o eccellenze come la Psichiatra di Wolf Durne, ma quasi mai autori nostrani.

Questo perché la follia è poco conosciuta in Italia. Badate bene siamo un paese di folli, un paese dedito al culto degli stereotipi e della facile morale preconfezionata, poco elastica di fronte al tema del libero arbitrio. Pur avendo eccellenze nel campo della psicologia e della psichiatria, soffriamo di una sorta di autoritarismo del pensiero che divide in modo rigido tra normalità e anormalità. I concetti sono cosi sfumati, cosi labili che è impossibile definirli in categorie rigide.

Cos’è la normalità?

La normalità è la consuetudine portata alle estreme conseguenze.

Ce la spiega mirabilmente l’autore con una spiegazione surreale ma calzante:

 

“In pratica è come se coloro che mangiano pasta al sugo dessero la caccia a chi mangia la pasta con il formaggio, definendo questa tendenza del formaggio la malattia da combattere”

 

Le persone diverse, originali, con una sessualità diversa o con un diverso modo di concepire il mondo sono perseguitati in nome della difesa della comunità, come se la malattia fosse il terrorismo da combattere per preservare lo status quò:

 

“Vendono terrore, dall’altra parte dello schermo scatta la paranoia, la paura, e così la caccia a noi ‘ pazzi ” non avrà mai fine. Il terrorismo mediatico ha sempre funzionato! Il caro, vecchio, Welles aveva ragione! Basta una fonte che sembri sicura, una notizia falsa montata come se fosse vera, un pizzico di paura: ed ecco, un proiettile magico spara nella testa di un’intera popolazione.”

Quindi la creazione del nemico, del diverso serve, o si è convinti possa servire per delimitare confini tra noi e l’altro in difesa della staticità, della consuetudine tramutata in legge e per la sopravvivenza della cultura di riferimento. Peccato che una cultura messa in sicurezza con muri, confini, imposizioni, senza che sia rinnovata e rigenerata da energie creative, quelle cosi temute, diventa cosi stagnante da essere soffocata fino a morirne.

Quello che si preserva è semplicemente un fantasma irreale di una rigidità in un sistema, sociale, in continuo mutamento evolutivo. Perché la società facente parte di una costruzione umana, e l’uno facente parte di una complessa unità biologica vivono e sopravvivono attraverso l’informazione che genera cambiamento adattandosi ai diversi stimoli dell’ambiente anch’esso soggetto a evoluzione.

Cosa significa in questo contesto di perenne lotta tra evoluzione e staticità la follia?

Se definiamo la follia come disordine mentale, dobbiamo tenere a mente cosa sia il disordine. Riprendo a tal proposito una frase di Gregory Bateson, anch’esso psicologo, che definiva cosi il disordine/ordine:

 

“Se ordinato significa, per me, una cosa speciale certi ordini degli altri mi sembreranno disordini….”

 

Ed è in pratica la stessa definizione dataci da Pannella con lo straordinario dialogo tra un’ospite del manicomio e il protagonista sui gusti alimentari. L’autore ci fa riflettere attraverso quest’onirica avventura sul significato reale di follia e su come essa sia un alibi per definire, categorizzare quello che a noi risulta diverso, estraneo e incomprensibile.

Non tutto è vera distorsione della mente, non tutto è malattia mentale; spesso la follia è semplicemente creatività e arte, o un eccentrico modo di indagare i rapporti con l’altro o con il mondo.

E’ eccentrico perché ci risulta straniero, ci risulta ostico da comprendere in quanto differenza dal nostro modo di percepire il reale. Ma è nella differenza che si cela il mistero della comunicazione. Senza differenze che veicolano informazioni non si avrebbe cambiamento né dialogo. Se fossimo tutti simili, stereotipati non esisterebbero relazioni. Anche nella biologia è la differenza, ossia l’informazione di una differenza a scatenare il processo biologico, è l’informazione di una differenza che scatena la reazione difensiva di un organismo, è la differenza del DNA che ci rende esseri umani.

La follia psichiatrica non può essere definita come le diverse modalità con cui l’umano si approccia al reale, ma come una completa alienazione dal reale in cui esiste l’assenza di emozionalità. Non è pazzo l’artista che vede le forme in un’ottica simbolica, non è lo scrittore che immagina e crea mondi altri, non è l’omosessuale che decide di amare in modo libero. Questi sono gli eretici che il sistema deve combattere per rimanere com’è.

E gli eretici chi sono?

Coloro che in barba a un sistema autocratico scelgono.

La lotta che si presenta cruda e farneticante in questo testo è la classica lotta di sopraffazione della specie, in cui parti di uno stesso organismo, in questo caso quello sociale si rivoltano uno contro l’altro, in un inquietante gioco di potere. Tanto che, il medico, colui che è investito della sacra missione di salvaguardare la salute, mentale, fisica e emotiva di una comunità diventa il mostro da combattere. Cosi spaventato e non incuriosito dalla follia, dopo aver guardato il baratro diventa parte dell’abisso più mostruoso del demone che intendeva combattere.

La legge Basaglia descritta in questo testo esiste davvero. E’ la legge che impose, sulla sica della teoria di uno psichiatra  Thomas Szasz, la chiusura delle strutture sanitarie definite manicomi. Questo perché i manicomi erano connotati come luoghi di contenimento sociale dove l’intervento riabilitativo e terapeutico risentiva delle limitazioni di un impostazione clinica e aggiungo io, intellettuale, che li considerava come elementi di disturbo. Evidentemente questa concezione imponeva un atteggiamento freddo, distaccato se non crudele cosi come avviene nel romanzo. Perché seppur sembra che ne libro di Pennella esistano esagerazioni, tortura accanimenti terapeutici, vessazioni, capitavano spesso( non oso dire sempre) in quei luoghi oscuri. Sin dall’ottocento agli anni 70, i manicomi erano dei veri e propri lager dove il personale creava un dominio personale, fatto poco spesso di umanità e molto di terrore, un terrore che si combatteva con la crudeltà. Ed è la crudeltà più che la comprensione a far da sfondo a questo inquietante paesaggio, cosi vivo nella memoria e cosi reale se si segue la cronaca.

Secondo elemento.

La presenza di una rielaborazione della divina commedia. La commedia dei pazzi è questo, un viaggio dantesco attraverso i gironi dell’inferno della degradazione della professione medica fino alla liberazione finale.

Stupiti?

Eppure il libro fondante la cultura italiana non è che un allegoria di un viaggio interiore verso la realizzazione di se.

Perché accostarla alla follia?

Perché in fondo, il famoso viaggio di Dante non è che un delirio.

Il sommo poeta di ritrova catapultato nella selva oscura che non è altro che un fantasmagorico simboli della nostra interiorità, di quel luogo oscuro sede di vizi e virtù chiamato inconscio. Ed è nell’inconscio che ritroviamo l fiere, i demoni, i vizi, in cui la salvezza la si può ritrovare nella forme di un Virgilo/ coscienza capace di fare ordine in quel marasma di figure spesso terrori fiche. Il viaggio di Dante è il viaggio personale alla ricerca del vero sé, ed è anche il viaggio di redenzione di un intera umanità alla ricerca non tanto di Dio, quanto della conoscenza, dell’illuminazione e perché no della perfezione. Ed è nella follia, simboleggiata dalla perdita della strada, della direzione da seguire, di quella coscienza che spesso è cosi eterea da non essere percepita che si inizia.

Tutti noi siamo Dante.

Che ci si ritrova a fare i conti con un avventura mitologia attraverso vizi, ( inferno) le espiazioni ( incontro con la coscienza) e la rinascita ( l’arrivo nel paradiso) o che sia l’avventura dell’altro Dante, dove da novello psicologo si imbatte nel labirintico mondo della psichiatria, con le sue orride distorsioni, la consapevolezza della crudeltà sociale, prima che medica, per ritrovare la forza di uscirne e di denunciare,siamo tutti alle prese con la difficile risposta al quesito millenario della sfinge: cos’è l’uomo?

Pennella ce lo racconta come un incredibile complessa creatura, sospesa tra abisso e paradiso.

Ed è quella la bellezza poetica che vi invito a scoprire immergendovi in quel mondo delirante ma non per questo meno reale.