Oggi il blog consiglia “Caduto dal cielo” di Sarina Bowen, Quixote edizioni. Imperdibile!!!

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Trama:

Il ragazzaccio Hank “Hazardous” Lazarus aveva tutto: un’incantevole fidanzata, una carriera da snowboarder freestyle e un posto della squadra olimpica degli Stati Uniti. Ma in seguito a una brutta caduta su una rampa, si risveglia in ospedale incapace di muovere le gambe. E poi, nove mesi dopo, ci finisce di nuovo ma non per colpa della forza di gravità. La sua famiglia che preme per fargli provare un trattamento all’avanguardia, ma Hank cerca invece di curarsi con troppa tequila

La dottoressa Callie Anders ha il coraggio di rianimare il cuore di un paziente con migliaia di volt di corrente elettrica, eppure ha paura di rischiare con il suo, quindi non confessa al suo paziente di averlo incontrato prima dell’incidente, un incontro che lui non ricorda. Anche mentre la loro amicizia cresce, non smette di pentirsi di aver rifiutato il suo invito a cena, né di fare in modo che il suo cuore non tremi ogni volta che vede entrare quelle spalle tatuate dalla porta del reparto di fisioterapia.

Un altro inverno sta arrivando nel Vermont ed Hank ha bisogno di una mano che lo tiri fuori dalla valanga di tutte le sue delusioni. Se solo Callie fosse abbastanza coraggiosa da assumersi quell’incarico…

 

 

Dati libro 

TITOLO: Caduto dal cielo

 

TITOLO ORIGINALE: Falling from the sky

 

AMBIENTAZIONE: Vermont

 

AUTORE: Sarina Bowen

 

TRADUZIONE: Bruna Martinelli

 

SERIE: Gravity #2

 

GENERE: Contemporaneo

 

FORMATO: E-book

 

PAGINE: 248

 

PREZZO: 3,99 su Amazon (Link Preorder: https://tinyurl.com/y7a8e48o )

 

DATA DI USCITA: 10 ottobre 2018

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“Legio M Ultima. Sfida all’impero” I Demiurghi, Astro Edizioni. A cura di Frank Slade

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Miei cari lettori,

partiamo dal presupposto che questo libro (autoconclusivo, ma facente parte prima parte di uno strepitoso ciclo di libri ) rappresenta l’uniformarsi di una serie di generi letterari che, presi singolarmente, possono risultare chiari e immediati agli occhi del potenziale lettore. Ma in casi come questo, in cui un progetto editoriale risulta essere la somma di più di essi, ci potrebbe essere la possibilità di riscontrare una minore empatia spirituale con il testo, da parte di chi legge.

Questo accade non per difetti di editing, ma perché non tutti coloro che amano la lettura sono in grado di carpirne segreti e motivazioni, in maniera casta e repentina. Di conseguenza, maggiore sarà la sperimentazione dell’autore, più alto sarà il livello d’attenzione che bisognerà sostenere per poter amare un determinato libro.

In parole povere: non è un libro per tutti, ma un’opera per veri amanti della storia dell’Urbe romana e del dark-fantasy.

Infatti, a testimonianza di ciò che vi sto dicendo, nella loro prima opera si evince tutto l’amore e la passione che “I Demiurghi” hanno verso l’archeologia e la storia romana.

Ma perché dark-fantasy?

Beh, conio la parola dark in questo racconto perché la prima immagine che è apparsa nella mia mente, durante la lettura, è l’oscurità. Non intesa come buio, ma come momento particolarmente tenebroso dell’Impero romano, sotto la guida di Diocleziano.

Briganti e varie entità che di terreno hanno ben poco, metteranno in forte pericolo il nostro Impero, spingendo a dare il massimo la “Legio M Ultima”, ovvero il braccio armato di uno dei corpi più importanti di Diocleziano (la Specula).

All’interno di questo corpo speciale, troverete piacevoli e intensi scambi di vedute, spesso anche violenti. Troverete volti segnati da passati burrascosi, ma soprattutto porrete la vostra attenzione sulla guerriera “Azia Medea” (immensa e intelligentissima combattente, che farà del suo legame con gli dei un punto di forza) e sul condottiero “Gautighot” (carismatico e potente, dai modi apparentemente burberi).

Altra impressione, anzi direi imponente suggestione, che vi apparterrà leggendo questo libro, sarà quella di sentirvi come se stesse, voi tutti, salendo su un treno in corsa, che non offre il tempo di metabolizzare chi sei, da dove vieni e soprattutto dove vuoi arrivare.

Verrete trascinati in un vortice di forti emozioni, battaglie all’ultimo sangue con strani e magici fenomeni, con gli dei che faranno da testimoni, nel bene e nel male.

Il fulcro centrale di questo primo racconto sarà l’avvento di Azia e Gautighot nelle grotte di Lamia, luogo che porterà loro alla scoperta di creature mitologiche, ma soprattutto porterà a galla le paure della nostra Sapiente di diventare avida di potere e che quindi il suo alterego “Medea” prenda il sopravvento.

Ci sarebbero fiumi di parole da dire su questo romanzo, ma non posso esprimermi più di tanto, miei cari lettori, perché ci sono sfaccettature tra le sue righe che non si possono commentare, ma soltanto leggerle e assaporarle secondo la vostra brama di conoscenza e curiosità.

Ma un pensiero posso ancora condividerlo, piacevolmente, con voi: questo primo volume, inizia e termina con una partita a scacchi e nel mezzo del racconto troviamo continue scelte e decisioni che influenzeranno i nostri amici e nemici dell’Impero.

Quindi che dire….

Leggetevi questo volume, di questo attento e minuzioso ciclo di volumi autoconclusivi,  con la consapevolezza di trovarvi di fronte a un capolavoro di cultura antica, fantasia e perché no, anche sociologia, dato che i rapporti umani (e non) sono elemento imprescindibile di questo racconto.

To be continued…

 

“Forse basta trovare il modo giusto per parlare e ci capiremmo, si risolse a pensare”.

 

“Ventimila Leghe sotto i mari” di Julius Verne. A cura di Andrea Venturo

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Se stai leggendo questa recensione stai per balzare indietro nel tempo. È una storia tragica che parla di ricerca, curiosità e spesso morte.

Quella del sottomarino.
Costruire una nave capace di esplorare gli abissi marini era stato uno dei chiodi fissi dell’umanità, a seguire una nave capace di solcare i cieli e infine una capace di volare tra le stelle.
I primi due sogni oggi sono realtà, per il terzo… ci stiamo attrezzando.

In principio era il sommergibile. Qualcuno potrebbe pensare che sommergibile e sottomarino siano sinonimi. Sbagliato: identificano due tipi di battello molto differenti tra loro per capacità, mobilità e utilizzo. Di sommergibili ne è piena la storia: navi capaci di muoversi sfruttando il vento, il vapore o il diesel e in grado di immergersi per brevi tratti a profondità relativamente modeste. Il primo esemplare di sommergibile fece la sua comparsa nella prima metà del XVII secolo, ad opera di Cornelius Van Drebbel, a Londra. Il battello si immerse nel Tamigi e ne percorse un breve tratto sotto lo sguardo compiaciuto di re Giacomo I d’Inghilterra.
Per arrivare al sottomarino, ovvero ad una nave che può operare in immersione per periodi molto prolungati, bisognerà attendere fino al 1888 quando lo spagnolo Isaac Peral realizzò una nave sottomarina a propulsione elettrica e batterie.
Chiara la differenza? Un sommergibile è un veicolo che opera sopra il pelo dell’acqua per la maggior parte del tempo. Un sottomarino invece potrebbe non dover emergere mai se non per il tempo strettamente necessario a fare rifornimento.

Chiarita la differenza si può finalmente arrivare al libro. La prima pubblicazione de “20000 leghe” risale al 1870: diciotto anni prima del varo del Peral e venti anni prima del primo attacco di un sottomarino con un siluro e, a dirla tutta, circa cinquant’anni prima del primo sottomarino dotato di doppio scafo… insomma Verne immaginò e calcolò come avrebbe dovuto funzionare un sottomarino con largo anticipo e poi ne raccontò le imprese.

Dunque cosa abbiamo? Avventura? Un Fantasy? Della Fantascienza? Steampunk?
Nessuno e tutti insieme: romanzi d’avventura se ne erano visti e Verne si inserisce in quel fortunato filone cui aggiunge qualcosa di suo. Immagina come potrebbe evolvere una tecnologia e quale impatto potrebbe avere sulla società.

Il risultato è la creazione del Nautilus, ma pure delle tute stagne con bombole di ossigeno, fucili “elettrici” per uso subacqueo e molto altro dal design retrò, ma assolutamente avanti rispetto alla tecnologia dell’epoca e, per certe innovazioni, anche per la nostra (vedi alla voce: scafo ed eliche che reggono 50 nodi in immersione).
Insomma Verne ha dato vita a ben due generi letterari: la Fantascienza (a costruirlo il nautilus, velocità a parte, funziona) e lo steampunk.

La trama è molto lineare la cui struttura è quella tipica del romanzo d’avventura: una minaccia si palesa e al protagonista l’ingrato compito di confrontarsi in presa diretta con essa. In questo caso abbiamo una serie di misteriosi affondamenti con dettagli via via più spaventosi e poi un manipolo di eroi che parte per far luce su questa vicenda.
Si tratta di Pierre Arronax “Naturalista” (oggi lo chiameremmo Biologo Marino), Conseil il suo cameriere (ed esperto tassonomista) che segue il suo padrone sulla Abraham Lincoln: fregata statunitense. Pierre è a bordo come consulente scientifico e incontra Ned Land, fiociniere. I tre stringono una solida amicizia e quando infine il “mostro” si palesa quasi affonda la nave, ma poiché non batteva bandiera inglese viene solo molto danneggiata. Nell’urto i tre cadono fuoribordo e finiscono per trovare rifugio su di un isolotto metallico, ovvero il “mostro” che altro non è che il Nautilus. I tre fanno conoscenza del capitano Nemo, Nemo non è il vero nome dell’uomo che terrà la propria identità segreta per tutto il romanzo, è latino e significa Nessuno. Il misterioso capitano ha però il chiodo fisso delle navi inglesi. Se ne avvista una mette le macchine avanti tutta e il rostro di prua provvede a farne polpette, forte dei cinquanta nodi di velocità (circa 90km/h) di cui il Nautilus è capace.

E qui si arriva al limite della finzione letteraria. Il passaggio dal mondo reale a quello della finzione avviene quando i tre protagonisti varcano il portello stagno del Nautilus ed entrano in un mondo fantastico. Il Sottomarino è arredato come un transatlantico dei primi del ‘900. Salone panoramico, sala per la musica, cabine personali… invito i più curiosi a fare un viaggetto a Milano a visitare, presso il museo della scienza e della tecnica, l’Enrico Toti: un ex sottomarino ora a disposizione del pubblico. La differenza è enorme. MA nel 1870 ancora nessuno aveva mai visto un vero sottomarino e Jules Verne fu così accurato nel descriverne in modo coerente il funzionamento da essere, ancora oggi, una invenzione credibile. Insomma: è difficile filare a più di 30 nodi sott’acqua senza che la cavitazione si mangi le eliche, ma se lo si racconta bene diventa credibile. Il Nautilus diventa così la seconda casa di Pierre, Conseil e Ned per molti mesi e un viaggio di 20.000 leghe tra tutti e tre gli oceani fino alle coste della Norvegia dove i tre riescono a scappare mentre il sottomarino scompare tra le onde del Maelstrom: un pauroso vortice che risucchia la macchina meravigliosa negli abissi. La parte più interessante del viaggio non è la fine. Appare evidente, mentre si legge, che l’autore doveva far sparire in qualche modo un oggetto tanto ingombrante o l’incredulità del lettore, proprio sul finale, gli avrebbe fatto defenestrare il libro al grido di “ma che idiozia”. La parte più interessante è il viaggio che porterà i protagonisti ad esplorare gli abissi di tutti e tre gli oceani con una puntatina anche al polo Sud. Ogni tanto una nave battente bandiera inglese finirà affondata, mentre il capitano Nemo si lascia andare a ricordi amarissimi e pensieri talmente cupi che per calmarsi deve suonare l’organo di bordo. In prevalenza sui tasti neri della tastiera. Il nero è il colore preferito dal Capitano, che già si nota dal suo stendardo: una N dorata in campo nero. Di fronte alla prima di queste, Arronax tenterà di scuotere la coscienza del capitano, ma la sua risposta è durissima:

«Guardatevi dal giudicarmi, signore. (…) Sono stato attaccato, la mia risposta sarà terribile! (…) Io sono il diritto, sono la giustizia! Sono l’oppresso. Ecco l’oppressore! Per sua mano ciò che ho amato adorato e venerato: patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quel che io odio è là. Tacete!»

 

Per comprendere le ragioni di tanto odio occorrerà leggere il seguito “L’isola Misteriosa” e allora si chiuderà il cerchio anche con un altro romanzo pubblicato in precedenza: “I figli del capitano Grant”.

Il modo in cui Verne gestisce il passaggio dal mondo reale al mondo fantastico degli abissi è semplice ed efficace. L’acqua è l’elemento di contatto tra i due mondi, quel che accade sopra al pelo dell’acqua è raccontato in modo assolutamente coerente con il periodo in cui il libro è stato scritto (1870), gli elementi che dalla superficie scendono negli abissi (navi affondate, pescatori di perle, arpioni… ecc…) sono elementi reali. Tutto ciò che dagli abissi arriva sulla superficie e diventa oggetto di cronaca è pure reale: parti di navi affondate, denti di narvalo, tesori e quant’altro. Gli elementi fantastici come le tribù di cannibali assassini, il calamaro gigante o Atlantide sono relegati agli abissi o a isole remote dove gli occidentali ancora non sono giunti e quindi inaccessibili al lettore se non per mezzo del Nautilus. Diventa così non solo facile, ma necessario imbarcarsi a bordo del prodigioso sottomarino per poter ammirare queste e molte altre meraviglie. Una volta a bordo si viene completamente stregati dal fascino magnetico (e un po’ inquietante) del Capitano Nemo e del suo misterioso equipaggio. Ampio spazio viene dato ai prodigi tecnologici del Nautilus, dai motori elettrici alle batterie Sodio-Mercurio che vengono impiegate per alimentarli e che possono essere ricaricate con il carbone, ma senza bruciare ossigeno. Su questo passaggio Verne glissa e passa oltre, lasciando intendere che il capitano Nemo non vuol condividere tutti i suoi segreti.
Nota: nel primo film della Disney ispirato al romanzo il Nautilus si muove grazie ad un reattore nucleare (o almeno questo viene lasciato intendere allo spettatore).

Per quanto affascinante, il viaggio a bordo del Nautilus si deve concludere una volta solcati tutti e sette i mari: Pacifico, Indiano, Mar Rosso, Mediterraneo, Atlantico del sud, Atlantico del Nord, Mare del Nord… ed ecco che il trio Arronax, Consiglio e Land riesce a filarsela con la lancia di servizio, giusto in tempo per vedere il Nautilus filare dritto dentro a uno spaventoso vortice nel bel mezzo di una tempesta violenta.

Leggere 20000 leghe sotto i mari è un vero viaggio nel tempo, oltre che in un mondo fantastico che nulla ha da invidiare alla Terra di Mezzo. Verne si diverte a raccontare la propria epoca attraverso la finzione letteraria, offre uno spaccato del modo in cui si scriveva a quei tempi e descrive minuziosamente la società (che era maschilista oltre ogni possibilità di recupero).

Tanti livelli di lettura per un solo libro che si lascerà leggere molte volte, rivelando ad ogni passaggio nuovi dettagli e meraviglie.