Le uscite di Ottobre di Leggereditore, da non perdere!

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L’amore e altre parole – Christina Lauren

 

 

 

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“L’amore e altre parole è una meravigliosa storia sull’amicizia e sullamagia del primo amore.” Vilma Iris

 

Un’appassionante e brillante storia sull’eternità delle vere emozioni. Marcy, ventottenne ambiziosa e abitudinaria, sta per sposare un uomo più grande di lei, separato e finanziariamente stabile. Ma quando si imbatte in Elliot, il primo e unico amore della sua vita, le sue certezze iniziano a vacillare. Entrambi hanno la possibilità di riscoprire le emozioni travolgenti del primo amore, quello che non si dimentica mai, a patto però di superare il passato e andare oltre sé stessi…

 

 

 

 

Impudente e malizioso – Susan Elizabeth Phillips

 

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“Una favola moderna, sexy e originale.” Greensboro News & Record

Un nuovo, imperdibile capitolo dell’amata serie Wynette, Texas. Lady Emma parte per gli Stati Uniti per rovinare la propria reputazione ed evitare di sposare il duca di Beddington. Kenny è stato allontanato per pessima condotta dal golf e solo una completa rispettabilità potrebbe ristabilire la sua carriera. Proprio a lui viene affidata Lady Emma durante la sua permanenza in Texas. È l’occasione giusta per cancellare le proprie colpe, ma quando un uomo affascinante che non può permettersi un altro scandalo incontra una donna determinata a causarne uno… tutto può succedere!

 

 

Magnetic – Sara D’Amario

 

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Arlo e Tessa, due storie, un amore proibito.

Arlo canta in un gruppo rock, è dotato di una bellezza straordinaria e tutte le ragazze stravedono per lui. Tessa ha una famiglia complicata, frequenta tutti i rave della città e vive senza regole. Nonostante l’iniziale avversione reciproca, imparano a conoscersi sperimentando un’attrazione quasi magnetica uno per l’altra. Ma l’amore tra loro sembra irrealizzabile: qualcosa di ineluttabile e terrificante li separa.  Due protagonisti straordinari, un insieme di emozioni da togliere il fiato, il racconto di un sentimento destinato a colmare il vuoto di una vita incompresa e difficile, dove tutto quello che resta è lasciarsi andare al sogno che ogni grande storia d’amore contiene.

 

 

 

Mala vida – Cristel Caccetta

 

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E se la libertà tanto sognata somigliasse invece a un gabbia da cui non si può uscire?

Un romanzo sull’inesorabile navigare che è la vita, sulla possibilità, benché sia inverosimile, di governarne il vento, manovrare le vele e improvvisamente invertire la rotta. Carla giunge a Roma da un piccolo paesino del Salento per allontanarsi dalla sua famiglia, collusa con la malavita. In tutti coloro che incontra ritrova una parte di sé. Ma forse quello che Carla cerca davvero è perdersi per non soffrire più e dimenticare la violenza subita. Alla fine scoprirà che per liberarsi davvero dai propri fantasmi e dalle proprie paure non basta fuggire ma chiudere una volta per tutte i conti con il passato.

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“E vissero tutti feriti e contenti” di Ettore Zanca edito Ianieri Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Un padre tiene per mano il figlio ed entrano nel tendone di un circo. Iniziano così una serie di racconti che ci proiettano nella vita dei protagonisti, i loro problemi, paure, ansie, una perenne lotta tra bene e male.

Vite che hanno qualcosa da raccontare, da sottolineare, da evidenziare in questo giro di vita, dove tra una gioia e un amore, c’è un pitstop di dolore, la perdita di una persona cara, una felicità inaspettata.

Ci vuole coraggio a girare la ruota, quello che fa più paura è non avere la certezza di cosa accadrà domani, oggi sei felice, domani ti svegli piangendo e il giorno dopo ancora sei di nuovo felice.

 

“La vita eh? Alle volte congeleremmo i momenti belli, tutti in freezer, per tirarli fuori quando l’ospite inaspettato si presenta, che sia Nostra signora della Paura, oppure Madame felicità, o sua Maestà Miseria Nera. Ma non si può caro Signore. Per nostra natura i momenti belli li perdiamo perché sono fatti di sabbia”

 

Siamo tutti spettatori all’interno di un grande circo, possiamo scegliere di essere protagonisti, in che modo?

“Vivendo”, questo è il messaggio più bello e confortante tra le pieghe del libro, perché nonostante le ferite e i momenti no, vale sempre la pena di vivere anche quando la caduta ci sembra inevitabile.

Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi. Il lettore si sente davvero all’interno di uno spettacolo, dove si susseguono storie su storie e alla fine ci si sente come un bambino che stanco dei visi tristi (ce ne sono tanti in giro), ha capito che il segreto è saper far sorridere “sempre”.

 

“Per far ridere bisogna conoscere anche un po’ di tristezza E disse che la leggerezza del sorriso ha bisogno della profondità, come il mare per essere splendido ha bisogno dei suoi abissi e alleggerire significa anche saper volare più in alto”

 

Lo stile di Ettore Zanca è potente e profondo, a tratti ironico ma così veritiero, ci coinvolge nelle sue riflessioni figlie di un epoca in cui si cerca di etichettare ogni cosa, anche il dolore e dove l’indifferenza ha un suo peso, dove si ha paura ad essere felici e dove è più semplice indossare maschere a seconda delle circostanze e delle occasioni della vita.

Buona lettura!

 

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

 

Là dove finisce il mare e comincia l’orizzonte di Erika Stellitano. A cura di Alessandra Micheli (Fonte http://amiamoinostrilibri.blogspot.com/search?q=l%C3%A0+dove+finisce+il+mare)

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Come ben sapete sono decisamente titubante quando mi accingo a leggere dei romanzi di autrici emergenti italiane. A dire il vero ho proprio una diffidenza verso la letteratura contemporanea made in Italy. Si lo confesso sono un esterofila convinta, una becera traditrice della patria.

Reputo che, in termini di creatività e di stile l’estero, Americani e inglesi in testa, ci battono nettamente.

Non c’è partita.

Noi siamo cosi tronfi e estremamente orgogliosi di un indubbio passato letterario glorioso, da crogiolarci su questi antichi splendori, tanto che ogni prodotto viene spacciato per autentica qualità italiana.

Avrei molto da dire su codesto punto, ma non è il luogo e la sede adatta.

Eppure….Sarà il mio karma positivo o un indiscusso colpo di fortuna, o la benevolenza del Dio Bragi, o una tenace volontà di cercare incessantemente la bellezza, fatto è che mi capitano tra le mani testi incredibili.

E tutti italiani.

Per caso avete iniziato a nutrirvi di pane e Balzac?

Quello che mi accingo a analizzare non è, come mi è stato presentato un romanzo rosa, ma è un piccolo capolavoro filosofico, introspettivo, dai marcati tratti di narrativa di formazione. Ed è per questa sua complessità stilistica, di linguaggio e di trama che rappresenta un’ oggettiva innovazione in questo mondo, spesso contorto e banale, che è il mondo delle emergenti.

Creare un testo che richiami echi di scrittori del passato di indubbio valore, ma soprattutto dotati di una notevole enfasi lirico-poetica non è da tutti. E Erika Stellittano si merita di entrare a pieno titolo nella top ten dei libri di letteratura.

Mi spiego.

Per quanto un rosa o romance come amate definirlo, sia un genere che non disdegno e può essere strutturato in maniera elegante e intensa, creare opere di letteratura è tutt’altra cosa.

Significa usare precise forme linguistiche, precise tecniche narrative e perché no, anche l’uso di figure retoriche atte a dare corpo e senso al testo.

La narrativa classica di formazione è questa, un genere che ambisce a esplorare i meandri della psiche umana, dando materia alle emozioni e rendendole quasi vive, reali personificate in elementi naturali, in frasi che contengano in sé una corporeità che le distingua da mere emozionalità irreali e evanescenti. Significa essere capaci, nel parlare di un percorso evolutivo interiore, di far assumere allo stesso una forma materiale, fisica e tangibile, tanto da avvolgere il lettore in una sensazione che può quasi toccare.

Partito con il preciso scopo di promuovere l’integrazione sociale del protagonista (ricordo che fu un romanzo tipico dell’ottocento, momento storico molto complicato e molto elitario) raccontava il passaggio da soggetto alienato e deviante da una persona in grado di ritagliarsi un ruolo preciso e utile nella società grazie alla presa di coscienza di se stesso e dei suoi talenti. Soltanto con il tempo si arricchì di elementi emozionali, della capacità di indagare sensazioni, sentimenti progetti e azioni.

Erika unisce il vecchio e il nuovo, creando un mosaico in cui convivono perfettamente le due anime fondamentali del romanzo di formazione. I suoi protagonisti sono, infatti, alienati. Non si riconoscono nella realtà di ogni giorno, la rifiutano e non la comprendono, spesso fuggendo da essa poiché percepita come ostile. E un libro a metà tra i dolori del giovane Werther di Goethe in cui si narra l’incapacità di vivere e il favoloso racconto di Italo Svevo con la coscienza di Zeno, in cui proprio dall’incapacità di vivere e dallo sviluppo del pensiero portano il protagonista a percorrere una personale autoanalisi:

Mi era servito del tempo per capire che quella strana e fastidiosa sensazione di incompiutezza con la quale convivevo forse ormai da sempre, era il sintomo di un vuoto, di una mancanza, che dovevo ad ogni costo colmare: l’assenza di me. Probabilmente non mi ero mai reso conto che nella mia vita avevo visto, incontrato, conosciuto, se pur superficialmente, migliaia di volti, di nomi, di persone, ma mai me stesso. Sembrava paradossale, utopico, irreale, eppure io mi ero completamente estraneo, quasi come se nel mio io più profondo, ci fosse un altro ipotetico me stesso del tutto sconosciuto, del quale, forse, avevo sempre avvertito la presenza. Ora però era tutto diverso, non potevo più ignorarlo, non potevo fingere di non sapere, perché così facendo avrei soltanto continuato a prendere in giro me stesso”

Si tratta di una “finta storia d’amore” dove il poetico racconto di un sentimento, serve soltanto come pretesto per raccontare altro, come se il rapporto che non si realizza concretamente, restando nel mero campo delle ipotesi e delle illusioni ( preponderante l’elemento del se, splendidamente raccontato come possibilità eterna perché non realizzatasi) facesse da “overture” alla mancanza di coraggio che si ha nell’affrontare spesso non tanto la vita, quanto l’immagine vita che i nostri occhi e le nostre aspettative costruiscono:

Nessuno ci delude. Siamo noi che diamo agli altri la possibilità di deluderci riponendo in loro delle aspettative che finiscono per rivelarsi delle illusioni e per essere puntualmente disattese. Costruiamo su di loro un’immagine che non gli appartiene, che non è loro, ma che vogliamo vedere ad ogni costo, perché è ciò che vorremmo realmente, è ciò che stiamo cercando per noi. Così, del tutto automaticamente, crediamo di vedere in loro ciò che desideriamo. Quasi ce lo imponiamo e così puntualmente finiamo per essere delusi. Ma non da loro…da noi stessi, dalle nostre aspettative”

L’amore nell’ottica della Stellittano, diventa non un sentimento romantico e idilliaco, ma una lente di ingrandimento focalizzata sull’osservazione del più strano e misterioso dei fenomeni: l’uomo stesso.

Come se innamorarsi e soffrire sia uno dei mezzi con cui iniziamo la conoscenza del nostro io, per indagarsi e indagare come noi stessi descriviamo, interpretiamo l’esistenza. E l’esistenza si prospetta cosi intricata, cosi variegata da lasciarci stupefatti, attoniti e meravigliati ma profondamente vivi, attoniti davanti alle innumerevoli strade da percorrere, dai bivi a volte tortuosi dalle rapide discese e sublimi risalite, al vuoto che la perdita del ricordo, marchio di identità di ognuno di noi rischia di lasciare nel nostro animo. L’amore, racchiuso in un nome in un’idea, è il segno che accarezza l’anima, che la sprona a provare, a pensare e in fondo a credere nella bellezza e nella magia di un mondo che non è solo quello reale e tangibile, ma che si manifesta nei sogni nel lampo creativo, nella nostra voglia di sacro. Una vita ricca sì di amarezza perdita ma anche di possibilità, di vizi e virtù e perché no di follia anche nelle scelte più atroci, che hanno e avranno sempre un senso.

Ed è davanti all’orizzonte che si incontra su un’immensa distesa d’acqua, il mare, perfetto simbolo non soltanto di rinascita ma anche di inconscio che il protagonista trova davvero le risposte che cerca, il senso del suo vagare, la forza straordinaria della sua bizzarra scelta. Con un racconto nel racconto di una poeticità che mi ha dato i brividi ( che non posso svelarvi per non togliervi il gusto di assaporarne la magia) che il lettore, oramai immedesimatosi totalmente nel testo, capirà davvero il senso profondo del bellissimo titolo del libro, ma soprattutto comprenderà il senso che la Stellitano ha dell’esistenza stessa: non serve che le sensazioni, che l’amore e le sua emozioni si concretizzino davvero; serve semplicemente vivere:

Bisognava solo avere il coraggio di intraprendere un cammino e vivere. Nient’altro che questo.

Melodico, armonioso come una sinfonia classica, con un tocco di dolcezza e disperazione ( associo il libro alla bellissima sinfonia della patetica TChaikovsky) con quel tocco di delicatezza tutto femminile che la discosta dalla disperazione senza via d’uscita dei grandi scrittori del passato,( come Goethe e Foscolo).

Consiglio vivamente questo romanzo a tutti coloro che bramino aver tra le mani non solo un libro emozionante, in grado di procurarci piacevoli brividi sulla pelle, ma che soprattutto lasci un segno dentro di noi e che sia capace di farci guardare le realtà con altri occhi e una diversa prospettiva.