“E vissero tutti feriti e contenti” di Ettore Zanca edito Ianieri Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

 

Un padre tiene per mano il figlio ed entrano nel tendone di un circo. Iniziano così una serie di racconti che ci proiettano nella vita dei protagonisti, i loro problemi, paure, ansie, una perenne lotta tra bene e male.

Vite che hanno qualcosa da raccontare, da sottolineare, da evidenziare in questo giro di vita, dove tra una gioia e un amore, c’è un pitstop di dolore, la perdita di una persona cara, una felicità inaspettata.

Ci vuole coraggio a girare la ruota, quello che fa più paura è non avere la certezza di cosa accadrà domani, oggi sei felice, domani ti svegli piangendo e il giorno dopo ancora sei di nuovo felice.

 

“La vita eh? Alle volte congeleremmo i momenti belli, tutti in freezer, per tirarli fuori quando l’ospite inaspettato si presenta, che sia Nostra signora della Paura, oppure Madame felicità, o sua Maestà Miseria Nera. Ma non si può caro Signore. Per nostra natura i momenti belli li perdiamo perché sono fatti di sabbia”

 

Siamo tutti spettatori all’interno di un grande circo, possiamo scegliere di essere protagonisti, in che modo?

“Vivendo”, questo è il messaggio più bello e confortante tra le pieghe del libro, perché nonostante le ferite e i momenti no, vale sempre la pena di vivere anche quando la caduta ci sembra inevitabile.

Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi. Il lettore si sente davvero all’interno di uno spettacolo, dove si susseguono storie su storie e alla fine ci si sente come un bambino che stanco dei visi tristi (ce ne sono tanti in giro), ha capito che il segreto è saper far sorridere “sempre”.

 

“Per far ridere bisogna conoscere anche un po’ di tristezza E disse che la leggerezza del sorriso ha bisogno della profondità, come il mare per essere splendido ha bisogno dei suoi abissi e alleggerire significa anche saper volare più in alto”

 

Lo stile di Ettore Zanca è potente e profondo, a tratti ironico ma così veritiero, ci coinvolge nelle sue riflessioni figlie di un epoca in cui si cerca di etichettare ogni cosa, anche il dolore e dove l’indifferenza ha un suo peso, dove si ha paura ad essere felici e dove è più semplice indossare maschere a seconda delle circostanze e delle occasioni della vita.

Buona lettura!

 

Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

 

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