“Ossido di rame”, di Federico Monterastelli. A cura di Vito Ditaranto.

 

“…Tra i muri verdi lanciati verso il cielo; tra il freddo ed umido inverno ed il caldo insopportabile l’estate; tra giorni monotoni ed esasperanti si era insinuato il tempo…”

Quando il tuo respiro si paca e fluisce adeguatamente nell’interno del tuo corpo, affluendo nei polmoni, ogni essere incrementa la sua energia, la mente si tranquillizza e si accede facilmente alle potenzialità interiori. Tutto intacca l’essere interiore come ossido, cambiando il colore del rame.

Un ragazzo senza nome rivive il suo vissuto non felice, allietato solo da una combriccola di amici. Un ragazzo profondo che come un fiume in piena, esonda le sue emozioni in riflessioni profonde.

“…Ci sono momenti di incoscienza in cui la vita ti sfugge di mano e scappa via velocemente; altri invece, quelli in cui sei cosciente, in cui ti accorgi che il tempo è il più rapido dei ladri, e ti domandi come fare per prenderne le misure. Ogni uomo ha il nome stampato su una clessidra e il tempo vi scorre dentro, scandito da granelli che cadono nel passato. Si può rimanere seduti a piangere sulla sabbia ormai immobile, oppure piantare un seme e sperare che le radici della vita rallentino quella corsa irrefrenabile…”

Cercare di cambiare la propria vita trasferendosi a New York, darà al protagonista l’opportunità per ripartire, azzerando un passato da dimenticare. Cercherà di riempire una vita vuota con un amore burrascoso e inusuale.

Una vita piatta e monotona che improvvisamente si trasforma in un incubo.

Non si tratta di un libro scialbo, ma mi ha lasciato l’amaro in bocca, ho avuto come la sensazione che l’autore abbia voluto di proposito lasciare alcune ombre nella narrazione. Si rimane stupiti e anche amareggiati quando vengono alla luce particolari…storie familiari colorate di giallo cupo.

Lo stile di questo scrittore è essenziale, volendolo definire con un’unica parola, lo chiamerei: minimalista.

Un opera stile “diesel”, nel senso che la lettura inizialmente scorre lenta senza nessun particolare su cui porre attenzione, a tratti un po’ noiosa intenta soprattutto a descrivere i personaggi che animano il romanzo. La storia sviluppandosi si rivela più avvincente facendo accrescere la curiosità per iniziare a percorrere la strada che sembra divenire in discesa occorre attendere un po’, ma poi, va che è una bellezza, appunto come un “diesel”.

Un romanzo scritto con molti punti di vista che lo rendono più completo, mostrandoci tante sfaccettature e facendoci entrare ancora di più nella mente dei protagonisti. I vari caratteri, sono descritti abbastanza bene, non tutti positivi o simpatici al primo impatto, ma rendono il tutto reale e che permette di immedesimarsi.

Personalmente ho apprezzato gli ultimi capitoli e la conclusione della storia da farmi quasi dimenticare l’impatto iniziale con il libro.

L’autore ha saputo ben dosare ogni elemento.

Ho apprezzato molto, anche, i viaggi interiori dei protagonisti.

Il finale non è proprio originale lasciando trapelare già da metà del libro il probabile epilogo, ma mi sento di consigliarlo ugualmente per passare qualche ora in compagnia di una piacevole lettura.

Consiglio questo libro a tutti coloro che amano passare alcune ore leggendo un buon lavoro, con qualche riserva agli amanti del thriller puro, (quello che crea ansia sino alla fine).

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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