“Giusto per chi” di Alessia di Maria. A cura di Alessandra Micheli

 

Sono una blogger esigentissima.

Questo mi porta spesso a rifiutare le recensioni a libri, che considero non all’altezza di determinati standard qualitativi.

Nulla di straordinario.

Seguo i canoni classici dove struttura, coerenza del genere con la trama, leggerezza dello stile, attendibilità e significato identificano la bellezza secondo l’idea di equilibrio armonico.

E spesso qualcosa manca. Specie nei rosa, che sono considerati livelli leggeri nonostante parlino di emozioni importanti e delicate, di concetti che sono stati osannati da ogni grande filosofo e che Sant’Agostino considerava parte di verità universali che travalicano i tempi.

Assurdo pensare come per noi, amore, bellezza, magia, dolore e armonia siano semplicemente faccende da gossip.

Ecco che, nel marasma di lavori più o meno accettabili, destreggiandosi tra veri orrori prodotti dalla mente umana ( purtroppo le donne scrittrici, sono in maggior parte traditrici delle conquiste femministe) emergono piccoli ma indispensabili gioielli.

Come quello scritto da Alessia di Maria.

Io non faccio sconti.

Seppur con correttezza e buon gusto le mie critiche vengono donate laddove possano trovare una loro utilità nell’indicare, non la giusta via ( non ho pretese messianiche), ma una via aggraziata e quantomeno responsabile.

Ecco Alessia io a te non posso donare nessuna critica.

Il tuo lavoro va esaltato e portato come esempio a tutte coloro che pensano, erroneamente, che nello scrivere un buon romanzo e un romanzo vendibile, debbano essere ignorati non solo il buon gusto, ma la profondità del significato e la realtà dei personaggi.

Non cadere in questo errore, continua a scavare nell’animo portando alla luce bellezza e orrore perché a volte, e tu lo hai dimostrato con il racconto di Atena, è una porta da cui si può accedere a uno splendido giardino incantato.

Atena è il simbolo dell’anaffettività creata dall’ambiente malsano. Un caso classico, uno psicologo direbbe da manuale, in cui c’è un’ impossibilità oggettiva di instaurare veri rapporti umani.

Quello che noi apprendiamo dalla famiglia nell’infanzia è di importanza cruciale per un sano sviluppo sociale e soprattutto umano. Se mancano le basi di una corretta affettività si rischia di diventare autistici all’amore. E questo non comporta soltanto la solitudine, ma una sorta di baratro che diversifica noi dall’altro. La persona anaffettiva è più fragile di chi apre se stessa al mondo e al contatto umano, perché semplicemente si preclude la possibilità di vedersi allo specchio, riflessa nell’altro. L’altro ci definisce in virtù della diversità .

Per essere noi stessi dobbiamo essere altro, e possiamo essere altro solo se possiamo avere termini di confronto E la Di Maria lo spiega perfettamente con penna agguerrita tratteggiando ogni psicosi e ogni ossessione di chi è ingabbiato da muri invisibili ma potenti.

Atena lo sa.

Atena è consapevole di essere “distorta” e si difende rivendicando la sua distorsione come un grido di libertà dai conformismi che le hanno legato l’anima in passato.

Atena ha voglia di vivere e di essere libera e questa voglia la dimostra perché ha scelto un mestiere che necessita di quel contatto umano a cui non è abituata e che teme perché sconosciuto.

Non ha fatto questa scelta per protesta, così come si racconta, ma per salvare quel pezzo di umanità dentro di sè.

L’amore, in senso largo e non solo relativo a un uomo, è qualcosa che dà calore, che dona emozioni e bellezza e noi, lo ripeto abbiamo uno struggente bisogno di bellezza. La malattia mentale di Atena è una malattia guaribile soltanto da quella scintilla di volontà, di cui forse non siamo consapevoli, ma che Atena tiene viva abbracciando un cane, gustandosi la corsa, la fatica e immergendosi nel dolore, che ci sporca ma ci consente di non inaridirci.

Senza quegli input Atena non incontrerebbe mai il suo salvatore, non amerebbe la stupenda bastardina Greta, non lavorerebbe con il dolore.

Esisterebbe rinchiusa in un folle paese delle meraviglie ghignante fino a languire.

Quello che ho letto è un racconto perfetto ma non romantico di una realtà che ci è vicina e che temiamo.

Non è edulcorato, non è dai toni sommessi né eccessivamente dipinto di rosa.

E’ vita, una vita che in Atena lotta, per non morire, ma che sa, che conosce la possibilità dell’altra strada quella che porta al rifiuto del camminare, che si rinchiude in se stesso e si dissolve nell’oblio come racconta splendidamente con queste parole:

Non mi salverete mai. Io ci proverò ancora e ancora e

ancora. . Potete leggere tutti i libri che volete ma non potrete mai

capire cosa c’è qui dentro. Indicava le sue tempie e bussava su di

esse con forza che se avesse potuto avrebbe scavato con le sue

mani ed estirpato tutto. In quei momenti, quando tutto sembra

complicarsi e spariscono le soluzioni, quando si amplifica tutto quel

che di sbagliato c’è in me e nella mia vita, in quei brevi momenti io

DESIDERO morire. Gran bel mestiere il vostro. . distruggere i sogni

di noi poveri pazzi”

Non mi soffermerò sullo stile ( per quanto sia semplice e complesso da linguaggio forte ma aggraziato) perché per me Alessia va osannata per il coraggio di creare un romanzo diverso, intenso e che alla chiusura ti lascia dentro un’emozione, una sensazione che cambia per sempre la tua anima.

In questo caso, Alessia, non ci interessano i refusi, né la sintassi (ineccepibile) ci interessa quanto c’è di raro nelle tue pagine.

Tanto.

C’è un universo intero.

C’è finalmente e lo dico con forza una profondità che, non in tutti i libri di emergenti, ho letto.

Troppo prese da se stesse per poterci donare un po’ di sè.

Tu invece, concentrata sul lettore riesci a parlarci, a sedurlo e affascinarlo.

Per me vai premiata a pieni voti.

Brava.

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