“E se poi te ne penti” di Cristina Vichi. A cura di Alessandra Micheli

 

Destino, finali alternativi, le mille strade che le nostre scelte ci portano a percorrere è stato oggetto di riflessioni per ogni autore. Addirittura fece la fortuna di una serie di intelligenti libri a scelta multipla, una sorta di “rule game” chiamati appunto “Libro Game”.

In questi testi il lettore, immedesimatosi nel protagonista, poteva scegliere la sua storia con scelte responsabili di azioni da compiere a ogni drammatico bivio.

Lo stesso percorso l’ho ritrovato sviluppato con originalità in altri testi contemporanei, in cui il doppio finale dà una sorta di innovativa spunta alla narrazione facendo comprendere come, l’universo, non sia uno schema compatto ma piuttosto una sorta di ragnatela di complesse interazioni causa effetto.

A tal proposito è interessante citare la teoria dell’effetto farfalla che calza a pennello con l’intento del libro che sto per analizzare. Non temete. La mia digressione è utile e consona alla recensione.

E pertanto mi trovo in diritto di richiamare ancora una volta la vostra attenzione e appellarvi alla vostra pazienza.

L’effetto farfalla è la protagonista indiscussa del testo della Vichi.

Che lei ne sia consapevole o meno.

Del resto non è l’unica a esserne stata ispirata pensiamo allo straordinario racconto di Ray Bradbury “Rumore di tuono” del 1952,un viaggio immaginario in un futuro vivibile grazie a una macchina del tempo. Grazie a questa si organizzano dei veri e propri safari temporali per turisti, in una remota preistoria. Il punto focale della storia avviene quando, un escursionista del futuro calpesta distrattamente una semplice, innocente farfalla. Da questo gesto, apparentemente innocuo, si scatenano una catena di conseguenze, catastrofiche per la storia umana.

Vi invito caldamente a leggerlo.

Fidatevi è un racconto straordinario.

Già nel 1950 Alan Turing, anticipava il concetto espresso da Ray in un saggio chiamato “Macchine calcolatrici e intelligenza

 Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza. »

(Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, 1950)

Interessante, direte voi, ma qual è l’utilità immediata di questo excursus letterario e quale attinenza ha con il testo in esame?

Tutto vi rispondo io.

Perché il succo del libro della Vichi è in questa frase: ogni singola azione, ogni scelta può determinare eventi imprevedibili nel futuro. Cosi come avviene alla protagonista del libro, che rifiutando, o alternativamente accettando un semplice invito a un aperitivo, determinerà tre scenari diversi.

Che ovvio, non posso svelarvi.

Complimenti alla sua fantasia?

Diciamo che i miei complimenti vanno alla sua intenzione, lodevole di affrontare in chiave moderna un tema dibattuto già da tempo.

Che si sappia, nulla nella letteratura è innovativo.

Originale.

O eccentrico.

Ogni trama, ogni sviluppo è solo una diversa modalità con cui l’autore, affronta i temi donando qualcosa della società dell’epoca in cui esso scrive.

Pertanto la Vichi, elaborando questo eterno tema, apposta modifiche ai dettagli, introduce elementi di romance contemporaneo e una sua personale riflessione su un altro tema chiave proposto da Freud: cosa davvero desiderano le donne?

La risposta della Vichi, per fortuna si distacca dalle tristi riflessioni odierne ( in cui l’unico scopo è di trovare un manzo miliardario, possibilmente preda di schizofrenie e doppie o triple personalità, dedito al sadismo) proclamando una verità anch’essa eterna appartenente al filone femminista, (cito Clarissa Pinkola Estes o Betty Fridan o Simone de Beavoir. Se non le conoscete vi perdete molto) in cui si sciorina che quello che la donna cerca è la realizzazione personale come essere umano a prescindere dalle limitazioni del sesso.

Che sia una carriera, che sia il ritrovare l’equilibrio in amore, che sia il ritorno alle origini, quello che la protagonista cerca è la sua egoistica felicità. Un egoismo che come direbbe il grande religioso alternativo Anthony de Mello, è un egoismo sano che si erige contro la dannosa idea del sacrificio per amore. Non siamo stati creati per quello ma per onorare la divinità con occhi brillanti, orgoglio di se e dignità mostrata con fierezza.

E qua va il mio plauso all’autrice.

Finalmente qualcuna che, al bello e ricco preferisce la cultura, la cura di se e perché no la semplicità. Ben venga.

Come ho già detto, il testo si basa tutto su una precisa idea, espressa nella metafora che, un semplice movimento di molecole d’aria generato dal battito di ali di un insetto possa causare una retroazione di altre molecole fino a scatenare addirittura un uragano. E la storia di Viole è un susseguirsi di uragani più o meno devastanti ma che portano lo stesso a una medesima conseguenza: l’incontro con il destino scritto sul libro della vita piuttosto che quello considerato l’unico possibile da una serie di strane aspettative.

Come dire non siamo noi che possiamo sapere quale futuro meglio si adatta ai nostri talenti, alle nostre capacità. Ma è una forza che vede la vita attraverso una prospettiva più ampia, scevra da ogni condizionamento. E tutti noi siamo, più o meno condizionati. Dalla nostra cultura, dal nostro ambiente, sociale o fisico. Dalla nostra educazione ma soprattutto, dai nostri terrori. E spesso le scelte sono le modalità con cui ci approcciamo a questa fragilità nutrendole quando in un mondo sano, dovremo osservarle per sottometterle.

E siccome siamo guidati da radici oscure che fanno da motore pulsante a ogni nostra azione si può comprendere come i sistemi complessi, come spero sia l’uomo (anche se ultimamente ne dubito. Che sia composito e che sia umano) è difficile non solo prevedere ma soprattutto conoscere.

E schematizzare.

Inutili diventano, quegli stereotipi con cui cerchiamo di catalogare la realtà che ci circonda. E sono dannosi perché sacrificano la complessità con la varietà. Ne è un esempio lampante il protagonista maschile del testo, Patrick che è il contrario del  prototipo che si affligge a impersonare. Se dicesse semplicemente sono un insicuro bisognoso di una giusta terapia, sarebbe la sua salvezza.

Ma leggete il libro per capire meglio codesta affermazione.

Lo stile è gradevole scorrevole e impegnato a dar conto delle diverse sfumature psicologiche dei protagonisti e a inserire dettagli e indizi. Lodevole.

E qua faccio un altro complimento all’autrice, invitandola a migliorare, rendere ancora più preciso, ricco e sfaccettato il suo intento di indagine psicologica che per fortuna, lo fa diventare molto più ricco del solito romance.

Quello che invece posso dire è che mi aspettavo una dedica personale della scrittrice ai libri e ai film che l’hanno ispirata. Trovo che informarsi, lasciarsi influenzare dalla cultura sia una lode invece che un biasimo. Qua potete trovare spunti per interessarvi ai film, posso citarvi “fino alla fine del mondo” di Win Wnders, “Naked “di Mike Leigh, “Lola corre” di Tom Howitt e lo splendido film “Sliding Doors” che ha profondamento ispirato il testo, un film a sua volta influenzato dal quello del polacco Krzysztof Kieslowski con “Destino cieco” del 1981. O il film “the butterfly effect” di Eric Bress e J. Mackye Gruber.

Perché ho citato le influenze?

Perché vi serva da esempio.

Si dico a voi mie testoline ricce di idee.

Ma spesso confuse e nebulose.

Un libro non è solo una affannosa opera di fantasia. In cui cercate disperatamente un’ispirazione che sia straordinaria e unica.

Neanche gli scienziati inventano.

Un libro è il frutto di una attenta ricerca, esempio di come una di una scrittrice possa riuscire con un semplice libro a raccontare la cultura occidentale in un libro di narrativa.

Non sottomette nulla alla tua originalità ma la esalta.

E da parte mia ripeto come l’artista che raccoglie queste eredita, prometta un radioso futuro letterario. E soprattutto possa donare a lettori ignari e costretti nel buio dell’oblio a prendere in mano testi antichi e dimenticati, a sacrificare un’oretta sui sociale per visionare film indimenticabili. Ovviamente rielaborandoli e personalizzandoli a seconda delle capacità, dei gusti e delle volontà private.

E resto con la consolante convinzione che la nostra Cristina Vichi quei film, quei libri li ha divorati come me.

Diventi una sorta di sorella spirituale.

Se non è cosi ha una notevole dote mesmerica.

Brava.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...